Trento Doc Extra Brut AlpeRegis 2007 Mezzacorona

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay
Fascia di prezzo: da 10 € a 20 €

Giudizio:
7


C’era una certa attesa, tra gli osservatori delle cose del vino trentino per l’annunciata uscita di un nuovo Trento Doc alta gamma delle Cantine Rotari di Mezzacorona, che doveva inserirsi, anche a livello di prezzo, tra la Cuvée 28, la Riserva e la speciale selezione Flavio.
Un vino di quella tipologia Extra Brut che incontra sempre maggiori consensi tra gli addetti ai lavori, anche se il grosso pubblico continua a sentirsi a proprio agio con la più morbida rotonda (ben diverso il dosaggio degli zuccheri) tipologia Brut.
Anche da parte mia, che non sono notoriamente un fan del lavoro di questa cantina cooperativa, (vorrei anche esserlo, ma quando mi faccio organizzare dall’Istituto Trento Doc una degustazione comparativa di tutti i vini della denominazione il management Rotari evita accuratamente, per manifesta reciproca scarsa “simpatia”, di mandarmi i campioni da assaggiare…) c’era una certa curiosità per questo vino.
E così cogliendo l’occasione della mia recente presenza a Trento per condurre una degustazione di Dosage zero nell’ambito della rassegna Bollicine su Trento, prima di un momento conviviale a Palazzo Roccabruna ho chiesto agli organizzatori, che sono stati così gentili da farmi assaggiare un paio di altri Trento Doc di recente conio di cui ho scritto (qui e poi ancora qui), di consentirmi l’assaggio meditato del nuovo gioiello di casa Rotari.
Innanzitutto la spiegazione, per la quale ho attinto ai vari panegirici trovati sul Web, di cosa sia il nuovo prodotto. Innanzitutto il nome, altisonante, come piace ai responsabili di Rotari (darsi un po’ di importanza pare corrisponda ad una precisa strategia di marketing…) ovvero AlpeRegis, che “evoca la figura Reale di Rotari ed un forte richiamo al territorio alpino che ha contribuito a rendere leggendario Rotari fissando le sue gesta nella storia”.
AlpeRegis è prodotto a base esclusivamente di uve Chardonnay, vendemmiate rigorosamente a mano, selezionando direttamente in vigna i grappoli migliori, è, come già detto, un Extra Brut, quindi con basso residuo zuccherino, “con l’obiettivo di esprimere al meglio il territorio e tutto il lavoro svolto nei vigneti dai soci e poi dagli enologi in cantina. Un Trento Doc franco, realizzato evitando l’utilizzo di liqueur troppo invadenti e lasciando spazio agli aromi tipici del territorio e della varietà e a quelli ottenuti in seguito alla lunga rifermentazione in bottiglia”.
La scheda tecnica riferisce che “il vino base fermenta principalmente in acciaio e solo una piccola percentuale in legno, utilizzando barrique con tostature leggere, in modo da apprezzare al meglio il vino senza coprire il frutto dello Chardonnay con note di legno troppo invasive”.
La maturazione sui lieviti è di oltre 48 mesi e l’obiettivo aziendale era di ottenere “un prodotto complesso che può essere abbinato perfettamente alla migliore cucina italiana ed internazionale. Particolarmente adatto per essere gustato con crudità di mare, scampi crudi e ostriche, con ricchi piatti a base di pesce, risotti e secondi piatti anche a base di carne”.
E così, con il carico di responsabilità rappresentato da tutte queste precise dichiarazioni e con la consapevolezza di trovarmi di fronte ad un vino che ha la “mission” di essere grande e che vuole “rappresentare al meglio lo stile Rotari e le potenzialità della denominazione Trento Doc, dando modo al tipico clima alpino del Trentino di essere riconosciuto nel calice”, mi sono messo ad assaggiare, possono esserne testimoni Sabrina Schenk di Trentino Marketing, Fabio Piccoli, consulente dell’Istituto Trento Doc e una bravissima sommelier del team dell’A.I.S. Trentino di cui mi sfugge il nome, ma che mi conosce bene, con la massima attenzione e tutta la coscienza professionale possibile ed immaginabile.

Intrecciando le dita e facendo voti che questo novello Trento Doc potesse ammaliarmi, convincermi totalmente senza se né ma, e portarmi nel suo mondo magico e leggendario.
Bella, per iniziare, l’intensità del colore, un paglierino oro brillante, luminoso, sottile e continuo il perlage. Non male, sin dal primissimo impatto, il naso, all’insegna di una grande maturità e intensità del frutto, con agrumi, fieno secco, fiori bianchi, frutta secca, alloro e cioccolato bianco, e le tradizionali note di crosta di pane tostato e lieviti a completare uno scenario dove a prevalere sono le note di mela, tipicamente trentine, e di frutta esotica, nella fattispecie ananas e mango. Un insieme di buona complessità, con un’espressione nitida.
Meno entusiasmanti ahimé, dal mio punto di vista, ça va sans dire, le notizie una volta passati alla fase gustativa. La bocca è decisamente ricca, strutturata, piena, di un certo peso, all’insegna di una palese e dichiarata (difetto di tutta una serie di Trento Doc di alta gamma e molte pretese) ricerca e ostentazione d’importanza, ma se la materia non fa difetto, anzi, ad apparirmi clamorosamente carenti, sempre secondo il mio punto di vista, sono apparsi l’articolazione, perché il vino è un po’ monocorde e statico, quasi “bloccato”, il dinamismo, il brio.
E l’eleganza, perché va bene e io generalmente lo amo, uno “stile asciutto”, ma quando questo si traduce in secchezza, in una vena leggermente amara e verde, che non fa “decollare” il vino e gli toglie armonia e freschezza, tutto a scapito della piacevolezza “bollicinosa”, che nel caso di questo “vinone” mi sembra un po’ latitante, e di quella freschezza minerale che ho la pretesa di trovare in un Trento Doc, allora anche se il vino si chiama AlpeRegis e a produrlo è la Cave Coopérative Rotari (una cantina che arriva a fare persino miracoli) mi spiace dirlo, non ci siamo proprio.
Intendiamoci, non un vino cattivo, o tecnicamente difettoso, tutt’altro, ma un Trento Doc della serie “vorrei ma non posso”, venduto a 18,15 euro sullo shop on line della Rotari (dove il Flavio 2004 viene via a 26 euro e la Cuvée 28 a 13 euro, mentre su altri siti la Riserva si trova intorno ai 20) che mi guarderei bene dallo scegliere per chiudere alla grande questo 2012 un po’ da dimenticare. O qualsiasi altra serata nel nome dell’alta qualità… “bollicinara”.

P.S.
A proposito di questo vino segnalo il “singolare” comportamento del sito Internet palermitano Cronache di gusto, che sembra ispirarsi al “fulgido esempio” di qualche altro sito del vino infarcito di advertising vinosi.
In questi giorni Cdg ha pubblicato un lungo elogiativo articolo sul Rotari Alperegis, proclamandolo “vino della settimana”. Meravigliosa cosa, peccato che poco sopra l’articolo, sulla home page del sito, siano visibili in bella mostra, in spregio a qualsiasi norma di buongusto, banner pubblicitari della Cantina Rotari produttrice del vino, della Cantina Mezzacorona del cui potente Gruppo Rotari fa parte, e della tenuta siciliana (oh yes) proprietà della Cantina trentina.
Nel nome della “completezza dell’informazione”, così come la intendono loro…, a Cronache di gusto non si fanno mancare niente…

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

4 commenti

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4 commenti

  1. Mario Gagliardi

    dicembre 31, 2012 alle 6:42 pm

    Gentilissimo Signor Ziliani,in primo luogo,grazie.Certo,grazie per avere dedicato tempo prezioso al fantastico mondo del vino.Per avere dato luminosità a questa realtà fantastica;costruita con fatica,passione,e tanto coraggio.Doti queste,che non mancano ai nostri vignaioli.Uomini e donne che danno e daranno lustro alla viticoltura Italiana. Quindi,a parte gli elogi,auguri a lei,ai vignaioli,agronomi,enologi;ma sopra a tutto,ai contadini. I quali,rendono a tutti noi la vita più piacevole. Che sia un grande 2013; Un’ottima Annata.

    • Maurizio Cella

      gennaio 7, 2013 alle 11:18 am

      Quoto quel che ha scritto Mario Gagliardi e le rinnovo i complimenti.

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