Basta Champagne! In Francia ormai si brinda a “spumante italiano”



Parola della Coldiretti e degli agit-prop dello “spumante”

Puntuale come l’arrivo della cartella delle tasse è arrivato anche quest’anno il consueto propagandistico comunicato stampa, prontamente ripreso da agenzie e siti vari, di quella singolare organizzazione che è la Coldiretti, la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale ed europeo, dedicato all’appassionante tema dell’inarrestabile successo del cosiddetto “spumante italiano”.
La “notiziona” di quest’anno, che peraltro trova autorevole conferma in una valutazione meditata e non propagandistica da parte del più accreditato analista dell’andamento economico finanziario del mondo del vino italico, Marco Baccaglio con il suo blog I numeri del vino, è che in Francia si starebbero (il condizionale è d’obbligo) “stancando” dello Champagne per passare, armi e bagagli, alle “bollicine” italiche.
Ovvero, come si legge testualmente, “Clamoroso agli Champs Élysées”: sempre più francesi stapperanno spumanti italiani per i brindisi di Capodanno. Tanto che l’export di bollicine italiane nella terra dello Champagne, nei primi 9 mesi del 2012, e in vista dell’ultimo brindisi dell’anno, è cresciuto del 91%, per Coldiretti”.
Intendiamoci, l’informazione corrisponde al vero, lo “spumante”, pardon “gli spumanti” italiani (leggasi Prosecco, Asti e frizzantini vari) in Francia nel 2012 sono sinora andati bene, anche se Baccaglio nella tabella riportata qui sopra attesta al 64,4 per cento la crescita nei primi 9 mesi, è lecito pensare che questa crescita percentuale sia stata avvantaggiata da una partenza, i dati del 2011 che Coldiretti evita di comunicarci, piuttosto bassa. Che non si poteva far altro che migliorare.
Però, anche se come racconta Les Echos in questo articolo nel 2012 le vendite (loro preferiscono dire “les expeditions”) di Champagne in patria dovrebbero segnare un calo del 5% (con un decremento delle vendite nella GDO riferito al solo mese di novembre che tocca l’11,4% in volume ed il 14,9% in valore) lo “spumante italiano” è ben lontano dall’insidiare lo Champagne, che in terra francese venderà presumibilmente qualcosa come 175,7 milioni di bottiglie.
Per questo motivo, solita confusione semantica e cattiva informazione relativo al termine “spumante” a parte (che riguarda non solo Coldiretti, ma anche larghissima parte della stampa, che ha bellamente riportato l’agenzia senza eccepire alcunché) gioiamo pure per il “boom degli acquisti di bollicine italiane” anche nel Regno Unito (+33%), che diventa il terzo importatore dopo Stati Uniti e Germania, nel Canada, che cresce del 35% e in Giappone (+31%). Performance che porta a quota “240 milioni le bottiglie di spumante italiano esportate all’estero. Un numero superiore a quelle consumate in Italia se si considera che sono state prodotte nel 2012 poco meno di 400 milioni di bottiglie”.
Ma calma e gesso, perché ne passerà di tempo prima che il multiforme e risparmioso “spumante italiano” (espressione che va riferita a larghissima maggioranza a vini prodotti con il metodo Charmat, a denominazione d’origine e non) possa sorpassare, en France, Monsieur le Champagne.
Con buona pace di quelli che, magari per interessi di bottega (leggasi banner pubblicitari e incarichi di comunicazione per aziende e consorzi) vorrebbero farci credere ad un mondo ormai totalmente conquistato e devoto alla causa del Prosecco….

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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