Franciacorta Gran Cuvée Rosé Brut 2007 Bellavista

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
10


Inutile girarci intorno: con i rosati, o i rosé, come li si preferisce chiamare, è tutta un’altra musica e forse, come cercherò di fare, nel nuovo spazio sul sito Internet del Cucchiaio d’argento, servono davvero un linguaggio ed un approccio apposito per tentare di raccontarli.
Tutte le sfumature del rosa, potrebbe essere il sottotitolo di quella rubrica, oppure… le vin en rosé, a sottolineare come nel caso dei rosati le differenze, quelle che fanno appunto la differenze, non siano che nuances.
Prendete il colore, qual è, se esiste, una corretta idea di rosato, si può fissare una sorta di canone cromatico al quale attenersi? Lo escludo. Se si allineano una accanto all’altra dieci bottiglie di rosato, di qualsiasi denominazione si tratti, fermi o con le “bollicine”, troveremo altrettanti universi cromatici, altrettante infinite, meravigliose, irrimediabilmente individualista (anarchiche?) sfumature di colore.
E questo non è il limite, ma l’infinita, inimitabile bellezza dell’universo dei rosati… Le cose si complicano ancora un po’ di più, come se ne sentissimo il bisogno…,quando entriamo in un settore particolare di questo Grande Universo in rosa, l’angolo, molto ampio e articolato, riservato ai rosati, con le “bolle”…
Uno spazio, con tanti compartimenti che sono sia singole denominazioni, più o meno note e affermate, sia nomi di etichette e più raramente di vini, che indicano una multiformità di prodotti che cercano di evocare ognuno una personalissima idea del rosato.
Una delle zone dove, risultati alla mano, mi sembra stiano riuscendo a costruire un “progetto” sicuramente perfettibile, ma già valido, di rosé, è la Franciacorta. Datemi pure, se volete, del “partigiano”, visto che abito a Bergamo che è ad un tiro di schioppo dalla zona vinicola bresciana e dove mi reco molto spesso, ma non credo di essere lontano dalla realtà se affermo che in questa zona, con alcune rare eccezioni, penso ad esempio al Trento Doc Perlé Rosé di Ferrari, all’Extra Brut Rosé di Bruno Giacosa, ad uno o due Cruasé o non Cruasé oltrepadani, si producono i migliori Rosé metodo classico italiani. E non un singolo vino, ma svariati.
Vini, dotati di una loro indubbia personalità e piacevolezza che li rende degni di essere apprezzati. E ovviamente non paragonati, visto che sono altra cosa, ai rosè che vengono prodotti in una storica zona vinicola transalpina…
C’è un problema però, tipicamente italico. Tu dici Franciacorta Rosé e immagini che si tratti di un tipo di vino abbastanza codificato, con piccole varianti legate alla sensibilità del produttore. Errore, a causa di un disciplinare di produzione che dovrebbe assolutamente stringere di più le maglie ed essere meno “comprensivo”, oggi si possono produrre Franciacorta Rosé utilizzando una quantità minima consentita di Pinot nero pari al 25%. Un po’ pochino, a mio avviso.
Certo, esistono valide eccezioni di Rosé franciacortini prodotti con un contributo così ridotto dell’uva nera borgognona (vinificata in bianco), ma larga parte dei vini più interessanti sono prodotti con almeno 40-50 e più per cento di Pinot nero, quando non in purezza. Pertanto di Franciacorta Rosé e non parlo solo di livello qualitativo, come avrebbe detto Veronelli “ce ne sono millanta, che tutta la notte canta”…
E tra quelli non integralmente pinotneriani, ma che vedono il contributo di quell’uva magica e difficile minoritario rispetto a Messer Chardonnay, uno di quelli veramente buoni, buonissimi, anzi di più è senza alcuna contestazione possibile, il Franciacorta Gran Cuvée Rosé Brut di Bellavista. Azienda cui qualche lettore di questo blog mi ha benevolmente “accusato” di non dare lo stesso rilievo che darei, invece, ad un’altra celeberrima Maison storica di Erbusco…
Forse il lettore aveva ragione, confesso le mie debolezze e simpatie, quindi ho cercato, anche in virtù di una lunghissima conoscenza con lo Chef de Cave dell’azienda di proprietà della famiglia Moretti, sua Altezza (si avvicina ai due metri) Mattia Vezzola, di recuperare il tempo perduto mediante una visita accurata con degustazione che ho fatto recentemente.
Il risultato saranno almeno due post (il secondo prossimamente) che ho deciso d’imperio di dedicare ai due vini che maggiormente mi hanno entusiasmato (oh yes, entusiasmato): la Gran Cuvée Pas Operé 2006 e appunto la Gran Cuvée Rosé Brut di cui ho delibato il millesimo 2007, annata calda che ha visto il contributo del Pinot nero ridotto al 42%.
Questo Rosé, esemplare e paradigmatico, è “una speciale cuvée che viene prodotta in quantità molto limitata (circa il 3% della produzione aziendale) e nasce dall’unione di almeno 20 delle più prestigiose selezioni dei vigneti di Bellavista, “alcune delle quali lavorate con la tecnologia delle piccole botti. Il vino proveniente da frutto rosso è prodotto con il metodo della macerazione a cappello sommerso, che consiste nel lasciare il mosto a contatto con le bucce di Pinot Nero fino ai primi segnali di inizio fermentazione. Questo per ottenere un colore delicato e costante, segno distintivo di un’opera d’arte”.
Un vino, 48 mesi di permanenza sui lieviti, manifesto dell’eno-estetica di Mattia Vezzola e del suo stile, dove la leggerezza prevale sulla potenza. Che vi devo dire? Io di fronte a vini del genere m’inchino e prego Bacco che me faccia trovare tanti di altrettanto deliziosi… E magari un filo meno costosetti, io penso sempre a voi lettori – consumatori, visto che in enoteca (anche quelle on line) questo Rosé viene via intorno ai 35 euro.
Un Rosé di quelli che quando lo stappi e hai voglia di bere e magari non sei da solo a berlo (non sia mai con un Franciacorta Rosé!) ma in dolce compagnia, vola via che non te ne accorgi nemmeno. Bello il colore, che a me piacerebbe un filo più intenso, ma che Mattia Vezzola vuole proprio così, un salmone scarico, rosa tenue, che solo con il tempo prende alcune sfumature che virano verso la buccia di cipolla, ma mantenendosi più rosa che aranciato, brillante, luminoso, molto appealing nel suo modo di proporsi, fine e continuo il perlage, molto sottile, ed un profumo che subito ti seduce con la sua fragrante, elegante, delicata raffinatezza, dove piccoli frutti di bosco, più le fragoline che il lampone o il ribes, e non la ciliegia, si sposano ad accenni di rosa, agrumi, con una grande freschezza, sapidità e leggiadria aromatica che conquista e non ti lascia respiro.
Attacco in bocca secco il giusto, con calibrata pienezza di frutto e succosità, una bolla ben croccante e setosa che accarezza il palato, e una struttura che progressivamente, senza forzare, direi quasi con un sorriso, con lo stile di una bella donna.. di classe, conquista il palato, si allarga, gli dà calore e spessore e persistenza lunga che richiama la mandorla non tostata, pur in una cornice di assoluta freschezza e di piacevolezza contagiosa e mirabile.
Credetemi, se volete regalarvi un metodo classico rosé italiano esemplare, un Franciacorta da applausi, e se avete magari un amico francese, appassionato di “bollicine” cui dimostrare che anche noi insomma ce la caviamo, questo è il vino su cui andare a colpo sicuro.

9 commenti

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9 commenti

  1. bevo_eno

    dicembre 20, 2012 alle 12:41 pm

    Ziliani, volevo chiederle, in che modo lei prepara la bocca ed il palato per le sue degustazioni?
    grazie

    • Franco Ziliani

      dicembre 20, 2012 alle 1:05 pm

      bevo_eno: mi vuole cortesemente spiegare la sua domanda? Non riesco a capire cosa intenda dire ed eventualmente a cosa alluda. Vuol essere tanto gentile da essere chiaro e parlare, se é in grado di farlo, pane al pane e…vino al vino?

      • bevo_eno

        dicembre 20, 2012 alle 3:05 pm

        nel senso,
        io mi accorgo che quando bevo come aperitivo prima di mezzogiorno il vino lo gusto meglio (le bolle ed i bianchi in particular), rispetto a quando lo bevo alla sera, volevo sapere se c’era un modo od un particolare alimento per diciamo, RESETTARE le papille gustative…

        • Franco Ziliani

          dicembre 20, 2012 alle 3:11 pm

          visto che ha modificato l’impostazione della sua domanda le rispondo. In genere, soprattutto in occasioni come la degustazione a Bellavista, preferisco degustare al mattino. Niente caffé, nulla che possa disturbare o condizionare il palato e tanta concentrazione e attenzione e disponibilità a farmi meravigliare/emozionare dai vini.
          Poi, bevo e assaggio anche normalmente a casa, soprattutto se conto di scrivere di quei vini, ma creando le condizioni migliori possibili perché si tratti di una valutazione coscienziosa, meditata e attenta.
          Inoltre quando sono in azienda o a casa, faccio in modo di ignorare il nome del produttore. Non mi condiziona se si tratti di piccolo o grande, potente o esordiente. I complimenti e le “eno-bastonate” li regalo a prescindere…
          Sono stato chiaro?

          • bevo_eno

            dicembre 20, 2012 alle 3:55 pm

            è stato chiaro, un ultima domanda, che tipo di bicchiere usa per i Franciacorta, ne ha uno che preferisce oppure quelli che le propongono sono sempre validi?
            TEORICAMENTE QUELLO NELLA FOTO DOVREBBE ESSERE PIU CHE OKKEI

  2. benux

    dicembre 20, 2012 alle 2:34 pm

    5 stelline a questo punto può essere un serio candidato per il brindisi di fine anno !!!!!!!

    • Franco Ziliani

      dicembre 20, 2012 alle 2:48 pm

      Eh no caro lettore, questo grande vino merita tutta l’attenzione possibile e non può essere “sprecato” nei momenti frenetici e non perfettamente lucidi del brindisi di fine anno…
      Quando generalmente si tende a bere un po’ di tutto, basta che faccia il botto.
      Questa é, nel suo genere, un’opera d’arte e merita rispetto e una degustazione la più attenta possibile

      • benux

        dicembre 20, 2012 alle 5:36 pm

        giusta osservazione.
        Allora lo vedrei bene con gli antipasti del pranzo di capodanno con il concerto di di Vienna in sottofondo, meglio?

  3. Francesco

    dicembre 11, 2013 alle 1:15 pm

    Salve, sono inesperto e ho acquistato due bottiglie di questo bellavista rosè: solo che una del 2002 e una del 2005.. secondo lei sono ancora buone da bere o hanno perduto la loro qualità?

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