Trento Doc Tridentum Riserva Extra Brut 2005 Cesarini Sforza

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
7


Accidenti, non sono decisamente fortunato con i Trento Doc della Cesarini Sforza. Ad ogni nuova occasione d’assaggio, che sia alla cieca, oppure palese, non riesco ad entrare in sintonia con loro e capirli. Insomma non riesco a farmi emozionare e coinvolgere da loro. O forse non sono loro in grado di emozionarmi…
Confesso questa oggettiva impasse anche se sono consapevole, come annotano Nereo Pederzolli Francesco Spagnolli in quel bel loro libro Trento Doc quando la montagna diventa perlage, che vale la pena di procurarsi qui e di leggere con attenzione, che “la Cesarini Sforza è una delle prime “maison” dello spumante classico trentino. Ha l’autorevolezza data dall’esperienza, trent’anni di costante evoluzione qualitativa di una produzione nata e cresciuta a Trento, mirata esclusivamente al rilancio dello spumante trentino”.
Eppure, pur tenendo in considerazione, con il dovuto rispetto, la storia aziendale, che vede nel 1974 un gruppo di imprenditori del settore vitivinicolo trentino fondare la Cesarini Sforza, e dotarla di un marchio deciso, mirato all’identità del territorio dove nasce “l’Aquila“ stemma di Trento e del Trentino, nonché i successivi sviluppi, l’acquisizione nel 2008 da parte della Cantina La Vis, ed il recente arrivo, nella primavera di quest’anno, come direttore generale di una persona che conosco da molti anni, dopo 11 anni trascorsi in qualità di “brand ambassador” alla Cavit, quando passo alla prova del nove, quella che veramente conta, la prova bottiglia e bicchiere, non riesco, come mi farebbe piacere (anche per non passare per il solito “bastian contrario), ad essere pienamente convinto.
Le perplessità di sempre mi sono state confermate anche dall’assaggio meditato del Trento Doc Tridentum Riserva Extra Brut 2005, una cuvée di sole uve Chardonnay ottenuta da vigneti altamente vocati posti oltre i 500 metri di altezza, da 500 a 700 metri, sulle colline della Valle di Cembra. Qui, dice il produttore, “il particolare microclima ed il terreno di origine porfirica creano le condizioni ideali ed uniche che conferiscono a questa Riserva grande raffinatezza e longevità”.
I dati evidenziati nella scheda tecnica del vino costituirebbero la premessa ideale per creare un vino di grande personalità: terreni, come dicevo, sciolti fluvio-glaciali da disfacimento di rocce porfiriche, poco strutturati, sabbiosi, esposizione a sud – sud-est, altezza, insolazione generalmente superiore alla media, resa produttiva per pianta ridotta, dovuta al minor numero di grappoli e al peso medio del grappolo stesso. E poi note aromatiche delle uve più intense e complesse grazie alle rilevanti escursioni termiche tra il giorno e la notte.
Lungo affinamento sui lieviti, dai 48 a 60 mesi, affinamento dei vini avvenuto per l’80% in acciaio e per il 20% in legni di varie età, sboccature diverse nel corso dell’anno fatte con vini di riserva conservati in legno, un contenuto di zuccheri contenuto il 4,50 grammi litro, eppure…
Eppure nisba, per quanto mi riguarda non ci siamo proprio e preferisco di gran lunga molti altri Trento Doc che non vantano il blasone della Cesarini Sforza. Bellissimo il colore, un paglierino oro di notevole intensità e brillantezza, perlage molto fine e sottile, naso ricco, grasso, con fruttato maturo in evidenza, note di frutta secca tostata, pan brioche, sfumature leggermente burrose, una bella vena di ananas e agrumi, ricordi di alloro e cioccolato bianco, per un bouquet molto compatto e denso che non rivela però particolare finezza e sconta una certa vinosità. Leggeri accenni petrosi minerali.
Passato all’assaggio ho tenuto conto di quanto annotavano a proposito Pederzolli e Spagnolli nel loro Trento Doc quando la montagna diventa perlage: “molto accentuate le riserve (…) ampio quanto intenso al naso , si conferma al palato senza esitazione, potente e variegato, ottima saporita trama strutturale”.
Il mio giudizio è però decisamente diverso: impatto in bocca diretto, incisivo, molto secco perentorio che tende all’asciutto, piuttosto largo e pieno, con la vinosità apparsa al naso, si allarga e non vola manca di dinamismo e leggerezza e appare un po’ statico.
Un Trento Doc gastronomico e non da servire certo come aperitivo, che tende ad asciugare e chiude leggermente amaro sul finale che non evoca solo la mandorla ma una leggera nota boisé. Mancano la croccantezza della bolla e l’esprit de finesse di un grande Champagne o metodo classico italiano, e appare evidente una carenza di verticalità e leggerezza. E’ la staticità a dominare.
Ed ora confesso di avere un qualche timore nell’accingermi, cosa che farò prestissimo, a degustare, con la dovuta cura ed il rispetto dovuto al fatto che si è recentemente aggiudicato i Tre Bicchieri ed il premio bollicine dell’anno nella guida Gambero Rosso Vini d’Italia 2013, il Trento Doc Aquila Reale Riserva 2005.
Sarò finalmente in grado di capirlo? E un Trento Doc di Cesarini Sforza sarà finalmente in grado di parlarmi ed emozionarmi?

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/


 

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