Trento Doc Brut 2009 Letrari

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
9


Sull’onda dei giudizi di parte della stampa specializzata (e delle guide in particolare), che chissà perché tende sempre a preferire e privilegiare nelle valutazioni le “cuvée de prestige”, ovvero le selezioni speciali, prodotte in quantitativi limitati e più costose, elementi che le rendono difficilmente reperibili da parte del normale appassionato, si tende colpevolmente a trascurare le cuvée base, quelle che meglio di qualsiasi altro vino danno la misura dello stile e del savoir faire di un’azienda.
Eppure in molti casi queste bottiglie non top di gamma non hanno niente di meno da offrire, e lo fanno anzi in maniera perfettamente compiuta e coerente, con una linearità e una personalità assoluta, rispetto a vini che la stessa azienda immette sul mercato in un numero più limitato e a prezzi decisamente superiori.
Questa evidenza mi è balzata alla mente di recente quando in occasione di una degustazione di una settantina di Trento Doc, degustazione rigorosamente coperta e fatta senza conoscere di chi fossero le bottiglie che via via mi veniva proposte all’assaggio, ho scoperto che dei quattro Trento Doc dell’eccellente casa roveretana Letrari, che propone una gamma di ben sette bottiglie diverse, quello che mi aveva davvero convinto non era il nuovo Dosaggio Zero riserva 2007.
Vino che attendo ad una nuova più convincente prova, considerando che abbia bisogno di un po’ più di permanenza in bottiglia e di affinamento per trovare un equilibrio completo, bensì il Brut base il semplice Trento Doc Brut millesimato 2009.
Un vino (leggete qui quanto avevo scritto di recente dell’annata 2008) che non ha l’allure ed il lignaggio dei due Trento Doc di Leonello e Lucia Letrari che io prediligo (e che questa volta non avevo avuto, conoscendoli già benone e avendone già scritto positivamente più volte, in degustazione), ovvero il Brut Riserva ed il 976 Riserva del Fondatore, ma che con la sua calibrata sintesi di Chardonnay e Pinot nero e con una permanenza sui lieviti inferiore agli altri e contenuta in 24 mesi, ho trovato godibilissimo, equilibrato, piacevole, fatto per essere bevuto e goduto, da solo come aperitivo, oppure portato a tavola e abbinato ad antipasti freddi, piatti a base di pesce, primi a base di pesce e verdure, ad esempio, senza tante storie.
Semplicemente e golosamente, come dovrebbe accadere (e non sempre accade) con le migliori “bollicine” metodo classico, quelli che quando sono veramente riusciti e non “se la tirano” inutilmente rincorrendo chissà quali insondabili complessità (che spesso sono sinonimo di maturazione sui lieviti eccessiva, di affinamento in legno squilibrato e dell’uso di una liqueur aggressiva) fanno sì che la bottiglia finisca presto senza battere ciglio. E che nel caso di due persone dabbene che bevono e gustano il vino sarebbe opportuno disporre di un magnum e non di una semplice sette decimi.
Mi è piaciuto davvero senza se ne ma questo Trento Doc Letrari Brut annata 2009, ad iniziare dal suo colore intenso, un bel paglierino oro vivo e luminoso, per continuare con il bel perlage fine e continuo, e arrivare al naso molto secco e deciso, con una bella componente sapida minerale nervosa e fresca in evidenza, una nota agrumata viva, corredata da sfumature di fiori bianchi e leggera frutta secca.
Bene anche la bocca, ricca, articolata, con bella materia succosa, una bolla ben croccante e salata, con notevole allungo e dinamismo e una bella energia e finale lungo e persistente di buon corpo freschezza e piacevolezza. Proprio tutto quello che vorrei trovare in ogni Trento Doc degno di questo nome…

Azienda Agricola Letrari
via Monte Baldo 13/15
Rovereto TN
tel. +39 0464 480200
e-mail info@letrari.it
sito Internet www.letrari.it

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

2 commenti

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2 commenti

  1. il farmacista goloso

    dicembre 17, 2013 alle 10:42 pm

    Quest’azienda ce l’ho nel cuore, da quando ho conosciuto ormai anni fa il signor Lionello, la sua passione entusiasta, e soprattutto i suoi vini mai deludenti.
    Incerto, qualche anno fa assaggio i loro Trento Doc, e ora non posso più farne a meno, per l’esemplare piacevolezza, dal semplice brut alla riserva.

    Gli amici scherzano, la chiamano (a gran torto) la sottomarca del Ferrari, ma poi chissà perchè le bottiglie sembrano avere il buco e una magnum non basterebbe.

    Passate a trovarli, la signora Lucia vi accoglierà con semplice e squisita cortesia.

  2. Andrea Li Calzi.

    maggio 28, 2014 alle 2:22 pm

    La considero semplicemente la miglior azienda dell’intera denominazione e non,vini dritti eleganti rappresentativi equilibrati completi, i soli che possano letteralmente aggredire i cugini d’oltralpe,ma che strano che siano famosi solo tra gli appassionati.. molto strano…

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