Franciacorta a prezzi stracciati: non nascondere la testa sotto la sabbia!

Non fa assolutamente parte della mia forma mentis, umanamente e professionalmente parlando, nascondere la testa sotto la sabbia.
Aborro e ho “in gran dispitto”, come avrebbe detto il sommo padre Dante, tutti quelli che si dedicano a quello sport assai diffuso in Italia che è il gioco delle tre scimmiette, che non sentono, non vedono e soprattutto non parlano. E fanno finta di niente per quieto vivere, perché non conviene, perché non si sa mai ed è più prudente tenere un profilo basso..
Questo detto, avendo dato vita ad un blog che ha nelle “bollicine” soprattutto metodo classico il suo centrale oggetto di indagine, ed essendo la Franciacorta una delle zone vinicole di cui scrivo più spesso, grazie alla qualità diffusa dei suoi prodotti e al vasto numero di protagonisti, non posso di certo fare finta di niente e ignorare, come se non esistesse, e non fosse il segnale di un più ampio fenomeno decisamente preoccupante, il post, eloquentissimo, affidato alla forza delle immagini, che Giovanni Arcari ha pubblicato sul suo blog Terra uomo cielo.

Nel post – di cui potete prendere visione qui – Arcari pubblica le fotografie di quattro bottiglie di Franciacorta Docg, con etichette e fascette in evidenza, che sono (s)vendute, come attesta un chiarissimo scontrino fiscale, ad un risibile prezzo di vendita, rispettivamente pari a 4,50, 5,90, 6,90 euro. 23,20 euro totali per quattro bottiglie, un po’ più del prezzo che si paga, in enoteca, per una bottiglia di qualità medio alta di Franciacorta Docg.
Un prezzo, in particolare quello sotto ai 6 euro, degno, non ce ne vogliano i produttori di questa pur rispettabile tipologia di vini, di un Prosecco Doc o anche Docg, venduto a prezzo promozionale nella Grande Distribuzione.
Un prezzo che fa male, che offende, che fa pensare che quei vini, che rivendicano una denominazione ambiziosa e prestigiosa, rispettata e onorata da tantissimi produttori, siano stati svenduti a prezzi ancora più bassi, visto che erano disponibili già ad inizio dicembre e non a pochi giorni prima del Natale in un piccolo supermercato in provincia di Vicenza.

Allora, senza voler in alcun modo fare dello scandalismo, ma semplice cronaca, con l’amarezza profonda data dal vedere che una delle quattro bottiglie porta l’etichetta di un’azienda agricola, Cornaleto, che vanta una lunga storia produttiva in Franciacorta e che evidentemente ha visto tempi migliori, e sperando che dietro a quelle etichette dai nomi di fantasia ci siano solo imbottigliatori che hanno fiutato il business e che magari hanno rilevato a prezzo stracciato partite di vino di aziende che sono sparite dal mercato, è ineludibile porsi, senza nascondere la testa sotto la sabbia, il problema dell’esistenza di aziende che vendono a prezzi che fanno danno all’immagine della Franciacorta.
Che praticano una politica, spericolata e suicida, di prezzo che non è assolutamente in linea con i prezzi proposti da larghissima parte delle aziende associate al Consorzio.
Che diffondono un’idea del Franciacorta Docg come vino, prodotto con la metodologia della rifermentazione in bottiglia, che ha tempi – 18 mesi minimo sui lieviti – e costi ben precisi, completamente diversi da quelli dei vini prodotti velocemente in autoclave con il metodo Charmat, che fa letteralmente a cazzotti con l’idea, molto più alta e nobile, che spinge le aziende di Franciacorta ad investire, rischiare, affrontare il mercato, sfidare nel nome della qualità i concorrenti di altre zone.
Queste bottiglie, il cui livello qualitativo non mi interessa, quello che conta è il loro modo errato di presentarsi e di vendersi, sono sul mercato, creano danno e confusione nel consumatore.

Ecco perché non si può far finta che non esistano ed è doveroso che nell’universo produttivo franciacortino si apra un dibattito senza indulgenze (dapprima interno, poi doverosamente portato all’esterno, perché oggi la produzione è sempre più strettamente legata alla comunicazione) su come fenomeni deteriori del genere siano potuti nascere, su quali ne siano le cause e quali i responsabili.
Sarà attraverso un simile confronto, inteso come momento di crescita e di interrogazione sui termini esatti dello “sviluppo” franciacortino, e l’individuazione di rimedi e anticorpi che non ci troveremo più di fronte al tristissimo spettacolo di Franciacorta Docg sbattuti sugli scaffali a prezzi offensivi.

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

81 commenti

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81 commenti

  1. Lorenzo Gatti

    dicembre 10, 2012 alle 8:29 am

    Bravo Giovanni,bravo te Franco.Triste è triste vedere questi prezzi..Mi vengono in mente tutte le fatiche fatte in vigna ,io e Enzo ,l’attenzione maniacale in fase di pressatura,gli assaggi per stabilire quanto zucchero aggiungere in sboccatura. L’attesa e il desiderio di sentire il vino dopo qualche mese dalla sboccatura per capire se tutto è stato fatto al meglio. Poi vedi queste cose…Questi NON sono produttori SERI! Non conoscono il vino ,quando escono da casa loro non si confrontano con gli altri vini ,non assaggiano. Uno che fa vino DEVE avere una conoscenza delle materia. Detto questo voglio dire che ne dobbiamo parlare! Fare nomi e cognomi.E ribadisco, questi non sono produttori sono persone che puntano solo ed esclusivamente al commercio di sostanze idroalcoliche.Ciao a tutti

  2. Oreste

    dicembre 10, 2012 alle 10:51 am

    Ziliani quali siano le aziende che sono dietro a queste bottiglie svendute a prezzi vergognosi è un segreto di Pulcinella.
    Ad esempio basta fare una ricerca su Google inserendo questi dati Franciacorta Le Terre Brut Docg per trovare chi le vende on line a 9,08 euro: http://www.vinoshop.it/le-terre-franciacorta-brut-docg.html E per capire che l’azienda produttrice del marchio Le Terre è Villa Crespia proprietà della famiglia Muratori

  3. Pietro

    dicembre 10, 2012 alle 12:42 pm

    Ma i Muratori proprietari di quella Villa Crespia che vende Franciacorta a prezzi bassissimi sono gli stessi Muratori un cui membro, Michela Muratori, siede nel consiglio di amministrazione del Consorzio Franciacorta?…
    Se la risposta è sì, mi chiedo come i produttori associati allo stesso Consorzio possano accettare una cosa del genere..

    • Contestatore

      dicembre 10, 2012 alle 1:56 pm

      E’ veramente vergognoso…il fatto che in un consorzio come quello del franciacorta, la democrazia latita, e i gli altri produttori fanno silenzio…

      • Franco Ziliani

        dicembre 10, 2012 alle 2:07 pm

        ho scritto questo post e ho pubblicato tutti i commenti (il suo non integralmente perché come al solito conteneva affermazioni al limite della calunnia e che devono essere dimostrate oltre alle solite intemperanze verbali…) proprio sollecitando il Consorzi Franciacorta ad aprire un serio e rigoroso dibattito, senza indulgenze, su questi fatti. Che oggettivamente rischiano di fare danno all’immagine della zona e della denominazione.
        Conoscendo i responsabili del Consorzio, presidente in primis, sono certo che questo dibattito interno non mancherà.

    • Giovanni Arcari

      dicembre 10, 2012 alle 3:21 pm

      Sono certo che Michela si stia interrogando. Almeno lo spero.

  4. Vittorio Vezzola

    dicembre 10, 2012 alle 1:07 pm

    Io non la vedo tanto negativa Franco, per il consumatore se si tratta di vini buoni non è un danno, anzi un vantaggio. Posto che sia una vendita sottocosto, per il consorzio Franciacorta è un danno solo se la cosa diventa ripetitiva, a quel punto costringerebbe all’allineamento tutti i produttori a marchio. Se invece è una situazione spot si avvicina un consumatore che avrebbe bevuto solo prosecco o frizzanti generici ad un metodo classico e magari in futuro ogni tanto sarà disposto ad acquistare una bottiglia al prezzo standard sui 12/15 euro.

    • Giovanni Arcari

      dicembre 10, 2012 alle 3:27 pm

      Francamente non vedo alcun vantaggio in nessun caso. Il consumatore deve sapere che produrre vino in un certo modo ha dei costi diversi da altri.
      Svendere dei vini in questo modo è un danno per la denominazione e per tutti i suoi attori, almeno per quelli che hanno un’idea di quello che stanno facendo.

  5. Michela Muratori

    dicembre 10, 2012 alle 4:05 pm

    scusate leggo solo ora questi commenti. confermo a tutti che la cosa ha lasciato basiti anche noi! Il prezzo a cui è stato acquistato Le Terre Brut (che è una linea frutto delle vigne più giovani di nostra proprietà) è inferiore al prezzo, iva esclusa, a cui cediamo questo prodotto sul mercato! del resto non è l’unico caso purtroppo… in GD ma molto più online (e non solo su ebay) in effetti abbiamo trovato moltissimi di questi casi! grazie per la segnalazione stiamo indagando… Michela

  6. Gianpietro

    dicembre 10, 2012 alle 4:19 pm

    Confermo il prezzo, li trovo sempre nei vari outlet dolciari della nostra zona.
    Ammetto che il prezzo è veramente allettante…
    Nella GD, da molto tempo, trovo Cornaleto e Montorfano de Filippo a prezzi stracciati e solo alla Conad “I Gere” Brut a prezzo fisso, da circa un anno, a 9,90€.

  7. Gianpietro

    dicembre 10, 2012 alle 4:35 pm

    Date un’occhiata anche qui:

    http://www.outletdolciario.it/enoteca/vino/spumante.html

    Gianpietro

  8. Pingback: » Metodo classico (e non solo), un natale stracciato

  9. max perbellini

    dicembre 10, 2012 alle 6:30 pm

    Ti avevo a suo tempo segnalato il Cornaleto acquistato pochi mesi fà a 3,90 euro, l’ho assaggiato: bevibile, ma il tappo era ben secco, e dopo 5 ore dalla prima apertura e tappata col richiudibile da spumante la mezza bottiglia rimasta, praticamente era morto.
    a chi giova tutto ciò???

  10. UFFICIO STAMPA CONSORZIO FRANCIACORTA

    dicembre 10, 2012 alle 7:08 pm

    Il Consorzio Franciacorta desidera ringraziare per le segnalazioni e i contributi apportati alla discussione: una conferma dell’interesse e della passione verso il Franciacorta e la Franciacorta da parte di amici sempre più numerosi. Il fenomeno evidenziato danneggia pesantemente tutta la denominazione ma, nostro malgrado, non possiamo intervenire né sulle politiche commerciali delle singole aziende né sulla fissazione dei prezzi, in quanto la normativa antitrust nazionale ed europea vieta categoricamente ogni accordo e azione in tal senso.
    E’ opportuno ricordare che, considerata la notorietà raggiunta dal Franciacorta, in alcuni casi i prezzi al pubblico scaturiscono da scelte del distributore, che esulano dalla volontà del produttore.
    Il nostro ruolo è quello di vigilare costantemente sulla qualità del vino dei nostri associati nel rispetto delle norme che ne regolano la produzione, garantendo la tutela e la promozione del marchio e del territorio. Ciò nonostante, stiamo operando nel pieno delle nostre possibilità, con l’obiettivo di creare la cultura necessaria per una ‘maturazione’ di quegli associati che ritengono la ‘politica del prezzo basso’ una strategia idonea per veicolare il proprio Franciacorta.

    • Zakk

      dicembre 11, 2012 alle 9:41 pm

      Accidenti, eravate partiti bene con la cosa dell’antitrust e poi avete rovinato tutto aggiungendo la chicca: “il nostro ruolo è quello di vigilare costantemente sulla qualità del vino dei nostri associati….”
      Davvero controllate? E tante di quelle “cose” targate franciacorta che si trovano a zonzo nei wine bar italiani sono davvero approvate da voi?
      Beh, grazie di cuore, di questi tempi una risata aiuta a tirare avanti.

  11. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 10, 2012 alle 11:06 pm

    Vedi che bravi i franciacortini, subito un comunicato stampa, subito i produttori che danno spiegazion. Pensi che domani il consorzio trentino o l’istituto…. faranno la stessa cosa su trentino wine? Uhm……….

    • Franco Ziliani

      dicembre 10, 2012 alle 11:18 pm

      hai una domanda di riserva Cosimo? :)
      Dai, quelli dell’Istituto Trento Doc li chiamerò in causa mercoledì con una proposta precisa… :)

    • Zakk

      dicembre 11, 2012 alle 9:44 pm

      Purtroppo i franciacortini sono più bravi nelle pubbliche relazioni che nel fare vino. Subito un bel comunicato, ma poi? Signor Cosimo ci metto sopra un Trento DOC o un MC Alto Atesino (uno di quelli buoni neh) che non succederà niente.

      • Franco Ziliani

        dicembre 11, 2012 alle 10:16 pm

        la solita stucchevole, ripetitiva e ormai noiosa “zakkata” di Zakk…

  12. carlopietrasanta

    dicembre 11, 2012 alle 8:05 am

    Ciao Franco come sempre sei molto attento.
    Ti faccio una domanda, secondo la tua opinione è meglio vendere franciacorta con la giusta etichetta magari ad un prezzo ribassato viti i tempi bui o è preferibile declassarlo e usare un etichetta generica come metodo classico .
    Io per serietà preferisco la prima .
    buona giornata
    Carlo

    • Franco Ziliani

      dicembre 11, 2012 alle 8:13 am

      Caro Carlo, non mi piacciono e presto ne scriverò, quei produttori di Franciacorta che vendono come seconda linea un Franciacorta declassato a vsq generica, dimenticando che sono in Franciacorta non in una zona qualsiasi. Ma non mi piacciono nemmeno, e l’ho dimostrato ieri con il mio post che riprendeva quello di Giovanni Arcari, i produttori franciacortini che invece di fare come dici tu, ovvero ritoccare i prezzi tenendo conto dei “tempi bui”, svendono i loro vini a livelli risibili, causando un oggettivo danno d’immagine a tutti i loro colleghi e all’intera denominazione.
      Spero di essere stato chiaro.
      Ciao!

      • Giovanni Arcari

        dicembre 11, 2012 alle 11:31 am

        Io proverei anche una via alternativa: puoi produrre un vsq non utilizzando il nome della tua azienda e neppure la medesima grafica, logo, ecc. Scrivi solo il codice icq e le diciture necessarie per legge.
        Questo non significa declassarlo ma rappresenta un utilizzo diverso delle eccedenze partendo in fase di vendemmia. Fai un vino da 10 mesi sui lieviti che già in partenza non sarà mai un franciacorta.
        Piuttosto che sputtanare una denominazione in questo modo, preferisco una politica di questo genere.

  13. veronica

    dicembre 11, 2012 alle 9:27 am

    in tutti i settori esiste per lo stesso articolo un ventaglio di prezzi che vanno dal basso verso l’alto, dettati dalla qualità, dal brand e dalle politiche comm. delle varie aziende, anche lo champagne esiste da 15€ fino ad oltre 200€ e nessuno si scandalizza. Quindi non vedo il problema, il problema esisterebbe solamente se la qualità dei franciacorta venduti ad un prezzo più alto fosse la stessa di quelli svenduti.

    • Zakk

      dicembre 11, 2012 alle 9:52 pm

      Infatti son ben più scandalosi certi prezzi, come dire, più dignitosi che questi incriminati qui.

      Incredibile poi come in (quasi) qualsiasi blog che tratti l’argomento vino o prima o dopo salti fuori l’argomento prezzi del vino al ristorante e in enoteca, intendendo criticare certi ricarichi abbastanza pesanti. Proviamo a partire da cifre più abbordabili e magari anche il prezzo finale sarà meno proibitivo….. Ah no, bisogna tenere i prezzi degni di cotante denominazioni poi o meno garantite.

  14. Carlos Mac Adden

    dicembre 11, 2012 alle 5:03 pm

    Una considerazione di fondo, che riguarda il canale distributivo chiamato in causa dalla fotografia di Giovanni più che il Franciacorta: alla GDO, per sua natura, poco o nulla importa dell’immagine di un prodotto ma quanto da quel prodotto potrà ottenere benefici, non solo in termini d’incasso immediato. Immaginare una grande distribuzione attenta alla salvaguardia di un metodo di produzione è, in Italia e nel momento attuale, pura utopia se non per rari casi che diventano conferma di un atteggiamento globale. Questo accade non solo per il vino – dove Franciacorta può rappresentare una tipologia “appetibile” per attirare il consumatore, ma per olio extravergine, miele, panettoni… E via discorrendo. Teniamone conto se vogliamo analizzare il problema in tutte le sue componenti.

    • bEVO eNO

      dicembre 11, 2012 alle 5:27 pm

      concordo in pieno, la Gdo fa i prezzi che vuole, spesso slegati dal prezzo di acquisto del bene, nel reparto LIQUIDI quello che perde con la svendita di una bottiglia di vino, recupererà con la vendita di 12/24 bott di acqua/birra/liquore ecc…

  15. Mario

    dicembre 12, 2012 alle 9:33 am

    ciao franco e un ciao a tutti i commentatori.
    sto seguendo questo blog dal suo lancio ma ho atteso un paio di giorni prima di inserirmi per cogliere il senso degli interventi e poter dare il mio contributo. Alla base del problema, che è e rimane culturale prima che tecnico, commerciale o legislativo, c’é il progressivo impoverimento, nel nostro settore, di “cavalieri romantici”, di figure che negli anni hanno fatto diventare grande il vino fino a farlo divenire, in alcuni casi, mito. E questo perché ci sono sempre più “pervenuti” che, colmi di denaro e di (specifica e spesso non solo) ignoranza trattano il nostro nettare alla stregua di bottoni, bulloni e quant’altro. Confesso che ho poco o punto da spartire con questi tristi figuri e perciò continuo, correndo il rischio di essere preso per presuntuoso, a pensare, creare, affinare e proporre il mio Franciacorta del quale non esito a sottolineare la differenza etica prima che qualitativa, creativa prima che di produzione ritagliandomi, giorno dopo giorno, la mia nicchia di estimatori. Perché, scusatemi, di estimatori ne esitono ancora. Persone sensibili, attente, capaci di leggere ed interpretare un bicchiere. Questi mi bastano perché non ho ne’ un progetto di enologia “industriale” ne’di passatempo. Il vino è la mia passione mente i miei passatempi non inquinano altrui sitemi produttivi. Sono nato nel vino, ho vissuto nel vino e per il vino, ho studiato e girato il mondo per comprenderlo, rilancio nuove sfide, mi confronto, ma sono consapevole di essere sempre più mosca bianca. Per concludere e rientrare nel tema credo di poter così sintetizzare il mio pensiero:
    – franciacorta con etichette di fantasia: basta guardarle! la qualità estetica spesso è superiore (!) a quella insita nella bottiglia. Inoltre questa scelta da parte delle aziende è l’esplicita ammissione che alle stesse non interessa impostare, veicolare, far crescere con ogoglio il proprio marchio ma piuttosto si producono etichette per fare affari….
    – vsq: qui sono molto più categorico e intransigente. qui si mina alle fondamenta la credibilità della denominazione (patrimonio collettivo)e benché la legge, come sostiene ufficialmente il consorzio, non consente di impedire che ciò avvenga, credo che il consorzio stesso, con un regolamento interno ad hoc, possa chiedere, previa firma per accettazione del medesimo, che i soci produttori di vsq perdano al qualifica di soci e vengano espulsi dal consorzio stesso. Le ragioni di una scelta così drastica sono facilmente comprensibili. Ho assistito a trattative riguardanti questi “sottoprodotti” e vi assicuro che il produttore li decanta, non come sostiene nei forum per giustificarsi dicendo che si tratta di vini ottenuti da uve di vigne giovani, da superi di produzione e da seconde di pressatura, ma – al cliente -che è lo stesso identico Franciacorta della medesima azienda che può essere venduto a prezzo inferiore perché non “deve pagare” le quote al consorzio, la fascetta, i controlli, ecc. E questa gente siede in cda di consorzio e vorrebbe spiegarmi come ci si comporta in sede consortile.

    • Zakk

      dicembre 12, 2012 alle 4:46 pm

      Nome della tua azienda, please?

      • Franco Ziliani

        dicembre 12, 2012 alle 4:52 pm

        io conosco il nome della persona che ha commentato e dell’azienda che dirige, ma per correttezza lascio che sia lui, se lo riterrà opportuno, darne comunicazione anche qui.

      • Stefano

        dicembre 13, 2012 alle 2:24 pm

        Nome e cognome dei tuoi genitori, please? Che cazzo fai l’arrogante senza nemmeno avere il coraggio di firmarti?

        • Zakk

          dicembre 13, 2012 alle 7:52 pm

          Ma quale arroganza, Mario ha detto cose interessanti, però se non si sa quali sono i suoi vini è difficile pure provarli.
          Io mi chiamo Zakk, tu Stefano. Ma chi ti/mi dice che non ci chiamiamo pinco/pallo?
          Cosa te ne fai di un nome e un cognome?

          • Franco Ziliani

            dicembre 13, 2012 alle 8:49 pm

            Lei Zakk deve finirla di prendere per il… naso la gente. Pretende nome e cognome lei che posta con uno pseudonimo nascondendosi dietro a quello? Ma mi faccia il piacere!

          • Zakk

            dicembre 14, 2012 alle 7:17 pm

            Ma di cosa parla Ziliani? Io non tiro per il… Naso nessuno! Ho solo voluto chiedere a Mario per quale azienda lavora, in modo da poter prova i suoi vini.
            Più sotto l’ha scritto e quindi adesso proverò a procurarmi delle bottiglie di Quadra e le berrò per vedere se è cambiato qualcosa da 4/5 anni a questa parte, quando feci una visita in cantina in occasione del Meregalli Truck parcheggiato presso di loro.

            Se anche mi firmassi Mario Rossi cosa cambierebbe? Chi mi dice che un nome e cognome come nickname corrisponda veramente alla reale identità? Stia sereno Ziliani, sono più reale (e schietto) io, Zakk, che tanti che qua e altrove scrivono.

          • Franco Ziliani

            dicembre 14, 2012 alle 7:54 pm

            lei non si smentisce mai, é un teorico delle zakkate. Perché si trincera dietro ad uno pseudonimo? Per essere più libero di sparare a zero, senza assumersi la responsabilità di quello che dice.

          • zakk

            dicembre 14, 2012 alle 10:47 pm

            io uso questo nick così lei può scrivere “zakkate”. Le pare poco?

  16. Pingback: Franciacorta: impedire alle cantine consorziate di produrre Spumante VSQ? | TerraUomoCielo

  17. Umberto Cosmo

    dicembre 13, 2012 alle 10:20 am

    Al di là di ogni personale considerazione in merito all’effettiva svalutazione nel corso dell’ultimo paio d’anni dell’eccellente immagine così faticosamente costruita in questi vent’anni da parte dei produttori di Franciacorta, mi sento di dover intervenire citando un semplice insegnamento appreso ancora nel mio primo anno di studi economici e che dovrebbe essere scolpita in testa a ogni produttore/venditore: “il prezzo lo fa il mercato”. E il mercato è formato da due figure: chi compra e, solo in seconda battuta, chi vende.
    Stracciarsi le vesti, accusando qualche produttore di praticare prezzi “non in linea” con i nostri desiderata non porta da nessuna parte e contribuisce solo a rendere evidenti alle controparti (i compratori) le fratture latenti di una compagine che dal di fuori sembra solida e monolitica.
    Mettere in concorrenza sul prezzo è l’arma dei compratori e le attuali condizioni del mercato la rendono sempre più temibile.
    Non c’è modo di sottrarsi a questo meccanismo se non utilizzandolo a nostra volta, proponendo una fascia di prezzi dal quale il mercato possa scegliere a seconda delle proprie necessità. Ma è un processo che va governato senza pregiudizi e senza paura dell’ignoto.
    Il prezzo non è mai offensivo, il prezzo è un numero e non un epiteto e come tale va guidato e non gridato.
    Il Franciacorta, come tutti gli altri vini, non è tutto buono. Ce n’è di eccellente, di buono e di pessimo (poco per fortuna). Cosi come l’immagine delle aziende, che ha un suo valore, può essere più o meno prestigiosa. L’incrocio di questi due fattori porta al prezzo che il mercato è disposto a pagare.
    Semplice, vale dallo Champagne al Cava, da Napa alla Sicilia.
    Il tono dell’articolo invece sembra non tener conto di queste semplici constatazioni, quasi a voler rinchiudere la denominazione in una torre eburnea.
    Siete certi che tutti valgano tanto?
    Si può, infatti, produrre un metodo classico decente con costi che rendono remunerativa la fascia di prezzo tra i 4 e i 6 euro al consumatore, e il conto economico della produzione mi dice che appena qualche grande azienda si accorgerà del potenziale guadagno che potrebbe fare immettendo sul mercato grandi quantità a basso prezzo, in una situazione come quella del franciacorta dove le bottiglie nel totale sono pochine, potrebbe portare a uno sconquasso potenzialmente letale per l’immagine della denominazione che ancora, seppure a fatica, tiene. Mi sa che reggerebbero la botta solo i pochi noti.
    Io so che il mercato è per sua natura volubile e si rivolge a chi soddisfa al meglio le sue aspettative e questo dovrebbe guidare le scelte di chi guida e regge le sorti di una denominazione così importante.
    Cordiali saluti.

    • bEVO eNO

      dicembre 18, 2012 alle 12:53 am

      complimenti, con quel che ha scritto è riuscito a spiegarmi al meglio tutta la questione in maniera semplice, scusi, Cosimo, perchè ritiene che negli ultimi anni Franciacorta abbia perso importanza???

  18. Cristian

    dicembre 14, 2012 alle 6:58 am

    Vabbe’ dopo i vari gne gne e richieste di cata d’identita’…
    Veniamo al sodo.
    Una bottiglia e’ di Muratori.
    Le altre invece?….. su su non fate i timidoni.
    C.

    • Franco Ziliani

      dicembre 14, 2012 alle 7:39 am

      una bottiglia, come già detto, é del Cornaleto. Le altre due… sono in tanti ormai in Franciacorta a sapere di chi siano…

  19. CRISTIAN

    dicembre 14, 2012 alle 8:49 am

    Suvvia ziliani quanta omertà…

    • Franco Ziliani

      dicembre 14, 2012 alle 9:02 am

      Cristian, atteggiamenti “omertosi” di qualsiasi tipo, sono lontani anni luce da me. Non pubblico il nome di quel produttore, anche se mi é stato detto di chi si tratterebbe, perché non ho personalmente in mano elementi concreti per suffragare la cosa e giustificare la rivelazione. Si tratta comunque di un produttore poco noto ai più.

      • Cristian

        dicembre 14, 2012 alle 9:46 am

        Sono 2 che mancano all’appello.
        Ove trovare la lista icq in rete?

  20. Mario

    dicembre 14, 2012 alle 10:18 am

    ciao mi ripresento nel forum, dopo un paio di giorni di assenza perché impegnato furoi sede. e mi ripresento non per nascondermi ma per rendere manifeste le mie generalità o forse, nel caso specifico, le mie credenziali.
    sono Mario Falcetti, agronomo ed enologo, direttore di Quadra Franciacorta dal 2008 e prima di allora dalla fine del 1996 con lo stesso ruolo in Contadi Castaldi, azienda che, orgogliosamente, posso dire di aver portato ad affermarsi. Ma prima ancora ho vissuto una lungo periodo in Trentino le cui bollicine sono un altro focus primario e meritato di questo blog. Detto ciò invito amici, curiosi, appassioanti ma anche e soprattutto scettici e diffidenti a venirmi a trovare in cantina per condividere “un giro di selezioni”, provare l’emozione di cimentarsi nella creazione di una cuvée, vivere l’aspettativa di una sboccatura al volo provando ad immaginare, come poi spesso mi capita, di lasciare il franciacorta così com’é dopo 2, 3, 4 o più anni dalla vendemmia. E questo al di là delle categorie, delle tipologie, del “grado di dolcezza” dichiarato dall’etichetta. Ma anche solo per parlare di vino.
    Permettetemi un ulteriore consiglio ai commentatori di questo blog: Franco, pur nel tono piccante che da sempre contraddistingue i suoi interventi (per i più giovani qualche anno era era soprannominato “franco tiratore”), si sforza di mantenere nel solco della correttezza e dell’educazione i contenuti qui pubblicati. inviterei tutti quelli che amano il Vino, con la maiuscola, e che qui intervengono a mantenere un profilo civile e propositivo al fine di contribuire alla discussione e chissà (è il mio sogno) riuscire a far evovere il blog in un forum reale dal quale possano scaturire proposte concrete tali da stimolare una attenta riflessione del consorzio e dei suoi amministratori.Altrimenti diamo solo spazio a semplici discussioni da bar… un saluto effervescente (si può dire?). mf

    • CRISTIAN

      dicembre 14, 2012 alle 10:35 am

      Va bene mario, abbiamo trovato la terza bottiglia.
      Attendiamo il poker.
      C.

      • Franco Ziliani

        dicembre 14, 2012 alle 10:40 am

        Cristian, guardi che le bottiglie dell’azienda di Mario non c’entrano un fico secco…

        • CRISTIAN

          dicembre 14, 2012 alle 10:50 am

          Va bè almeno uno l’abbiamo fatto fuori (nel senso dalla lista) :-).
          Vedendo le Bottiglie di Mario le sottopongo la seguente questione. Per quale motivo le etichette del franciacorta sono cosi “anonime”?
          Basta vedere i Cava venduti qui

          http://www.vinissimus.it/it/vinos/regiones/index.html?id_region=cav&order_criteria=precio

          per analizzare come:
          – Il design dell’etichetta sia molto piu’ moderno ed accattivamente
          – Spesso il retro riporta la “spiegazione Tecnica del prodotto” anche in inglese.

          Il vino si compra con gli occhi e si degusta……..

          Mi scusi se sono andato fuori tema, ma qui in Franciacorta Nevica. :-)

          • Franco Ziliani

            dicembre 14, 2012 alle 10:53 am

            anche a Bergamo, dove vivo io, nevica…
            Quanto alle etichette dell’azienda dove lavora Mario, le trovo anch’io un po’ minimali.

  21. Mario Gagliardi

    dicembre 15, 2012 alle 6:10 pm

    Gentilissimo Ziliani,vedo che il suo post è stato molto commentato.Tanto da intervenire tecnici di Livello. Probabilmente,la questione riceve la dovuta attenzione. Mi permetta di salutare Lorenzo Gatti e Mario Falcetti.Essendo prossime le feste Natalizie,vorrei esprimere i migliori auguri a Lei e a tutti i frequentatori di questo Blog. Buon Natale.

    • Franco Ziliani

      dicembre 15, 2012 alle 6:27 pm

      Grazie Mario, ovviamente ricambio! Diciamo che é stato un post che alcuni non hanno gradito, altri avrebbero preferito che non scrivessi (evidentemente senza conoscermi), e che altri hanno trovato molto interessante. Sicuramente é stato un post molto partecipato, che dimostra la vitalità e la centralità, nel discorso sul metodo classico italiano, di questo Millebolleblog.

  22. Carlo Merolli

    dicembre 17, 2012 alle 11:05 am

    “Scusate il ritardo”, ma leggendo questo interessantissimo blog mi rimane una domanda: qualcuno ha poi assaggiato i quattro spumanti ? erano buoni ? erano all’altezza del nome Franciacorta ? oppure magari sono stati svenduti perché oramai inesorabilmente sul viale del tramonto ? e magari i pochi euro pagati erano anche troppi ?….

    • Franco Ziliani

      dicembre 17, 2012 alle 11:26 am

      caro Carlo, perdonami il francesismo, ma francamente me ne frego altamente se fossero buoni, cattivi, ossidati o chissà che. A me interessava il discorso prezzo, squalificante, che propongono…

      • Zakk

        dicembre 18, 2012 alle 12:37 pm

        Beh, in linea di principio ok, ma pretendere prezzi “alti” per vin ossidati o con altri difetti non mi sembra possa far bene all’immagine del franciacorta.
        Andrebbe acquistata una campionatura, assaggiata e, se difettata, portarla dove la si è acquistata e pretenderne il cambio. Così poi passa anche la voglia di fare acquisti solo in base al prezzo.

        • Franco Ziliani

          dicembre 18, 2012 alle 12:38 pm

          ah rieccolo, come si diceva tanti anni fa con Fanfani, il solito Zakk!

          • zakk

            dicembre 18, 2012 alle 10:09 pm

            ma nel merito? cosa c’è che non va in quello che ho scritto?

          • Franco Ziliani

            dicembre 18, 2012 alle 10:21 pm

            provi a rileggersi, inguaribile zakk

          • Zakk

            dicembre 19, 2012 alle 9:08 am

            Riletto.
            A lei sembra stano che venga restituita una bottiglia ossidata o comunque con un vino “scollinato”?
            Non crede che al terzo reso anche chi ha provato a fare il furbo poi ci ripensi?
            Lei vorrebbe che l’immagine del Franciacorta sia rappresentata da vini che costano cari nonostante provengano da partite mal conservate?
            Le devo fare un disegno?

          • Franco Ziliani

            dicembre 19, 2012 alle 9:36 am

            i disegni non mi servono.
            Auspico come lei che le bottiglie ossidate o mediocri o pessime vengano rifiutate e restituite al mittente in ogni contesto, al ristorante, in enoteca, o dopo un ordine fatto che si rivela essere un pacco.
            L’immagine della Franciacorta deve essere tutelata innanzitutto da una qualità incontestabile, altrimenti…

  23. Carlo Merolli

    dicembre 17, 2012 alle 3:06 pm

    Si, questo era chiaro, ma una delle ragioni della svendita avrebbe anche potuto essere trattarsi di vini vecchi o peggio danneggiati
    da prolungata esposizione al calore al freddo
    vini provenienti da offerte fine partita: ci puó anche stare come spiegazione al prezzo.
    Il prezzo da solo non dice mai nulla ( o perlomeno: non tutto)

  24. Gianpietro

    dicembre 17, 2012 alle 8:58 pm

    Ho appena acquistato un Montorfano de Filippo Brut a 4,75€ presso un supermercato di Rodengo, durante le feste lo stappo, così vi dico….

  25. Gennaro

    dicembre 17, 2012 alle 11:46 pm

    Ieri 16 dicembre all’ipermercato panorama di Cassino Franciacorta docg saten Duca d’Iseo in promozione a 4,95 euro!!!

  26. Gianpietro

    dicembre 18, 2012 alle 9:37 am

    Aggiungo anche che, finchè supermercati della Gdo come l’Auchan di Curno (Bg) , nel banco dedicato al Franciacorta (con tanto di cartello!) inserisce Prosecco e spumanti semi sconosciuti , la confusionr non aiuterà di certo il consumatore meno esperto a scegliere, capire ed apprezzare le differenz

    • Franco Ziliani

      dicembre 18, 2012 alle 9:42 am

      grazie per la segnalazione. Oggi stesso, vivendo a Bergamo, andrò a verificare se é vero quello che sostiene. Se così fosse, non mancherò di segnalare l’assurdità della cosa alla direzione dell’Auchan

  27. Gianpietro

    dicembre 18, 2012 alle 11:09 am

    Franco, lavoro nella torre Mediamarket in fianco al cc di Curno, ho visto cose aberranti :)
    Guarda nella gondola Franciacorta davanti agli scaffali e vedrai…

  28. Francesco Beghi

    dicembre 19, 2012 alle 11:32 am

    My two cents. Per anni Franco Timoteo Metelli è stato un salvifico rilevatore e riciclatore di sovraproduzioni altrui. Ora che è fallito le sue bottiglie ritornano in circolazione sotto altra veste e si rivelano un’arma a doppio taglio per la denominazione.

    • Franco Ziliani

      dicembre 19, 2012 alle 11:44 am

      Beghi, non maramaldeggiare troppo, che da voi in Oltrepò Pavese si sono viste e si vedono cose… che gli umani nemmeno s’immaginano… :)

      • Zakk

        dicembre 19, 2012 alle 1:31 pm

        Questo è ben’altrismo però.
        Purtroppo non si sono mai viste prese di posizione radicali sull’argomento Franco “Timoteo” Metelli, evidentemente a molti faceva comodo. E adesso che non c’è più le bottiglie abbondano.

        • Franco Ziliani

          dicembre 19, 2012 alle 1:47 pm

          ricordo di come venisse definito l’ineffabile Metelli: “lo spazzino della Franciacorta”… E non era proprio un complimento, ma una constatazione del suo ruolo…

  29. Francesco Beghi

    dicembre 19, 2012 alle 12:33 pm

    Oh lo so bene Ziliani; diciamo, per essere diplomatici, che ogni zona ha le sue luci e le sue ombre… :-)

  30. Conte Rinaldo

    gennaio 21, 2013 alle 12:43 pm

    Vedo con ampio ritardo la bellissima discussione sul Franciacorta a prezzi bassissimi nel pre-natalizio (che però pare continuare anche dopo le feste – vedi GDO Emisfero in provincia di Vicenza).
    Il Franciacorta oggetto della discussione non è esente dalla barbara “legge di mercato” che vige all’interno della Grande Distribuzione per TUTTI i prodotti, indistintamente.
    La sopracitata catena ha, per esempio, distribuito nello stesso periodo un numero nemmeno poco limitato di smartphone TOP di gamma concorrente diretto di Iphone al prezzo di 445 euro invece di 699 euro…in questo particolare caso, il bene in vendita aveva le stesse caratteristiche di TOP di gamma di quello venduto nella stragrande maggioranza degli altri punti vendita!

    Ho voluto citare di proposito la telefonia perchè qui vi è la risposta all’interrogativo del titolo.
    Apple ha venduto fino ad un anno fa prodotti ad un prezzo NETTAMENTE superiore alla concorrenza perchè ha saputo trasformare l’azienda (tramite la creazione delle “boutiques” APPLE STORE)in un “excellence BRAND”…

    Vendere l’eccellenza nella GDO è un’operazione di autentico “SUICIDIO”, frutto della debolezza imprenditoriale di chi pensa a questa via come soluzione alla “crisi” (fate caso al fatto che da quando Apple ha iniziato – fatalmente dopo la morte del suo Fondatore – a vendere i suoi prodotti non più solo negli Apple store, ma anche nella GDO generalista, sia iniziato il declino del marchio…).

    Ma quel che è più importante è che il concetto di eccellenza va di pari passo con il concetto di “limitata disponibilità” (la Franciacorta è un’area ben delimitata, che però rischia di fare la fine dell’area del “Prosecco”, una volta circoscritta in Valdobbiadene e Conegliano” e poi indisciplinatamente estesa in maniera quasi esponenziale, violando a mio modo il concetto di “tipicità”.

    Serve autoregolamentazione e autodisciplina da parte dei produttori e di coloro che da questi sono eletti a Tutori e Garanti del prestigio del marchio…senza ciò, il declino sarà solo questione di tempo.

  31. Conte Rinaldo

    gennaio 21, 2013 alle 1:00 pm

    La limitata “visione globale” del mercato è il secondo enorme difetto da imputare ai produttori del Franciacorta.

    Vi sono alcuni imprenditori che hanno aperto gli occhi e vendono i loro prodotti in mercati che fino a poco tempo fa erano ritenuti “improbabili” (e che per questi stessi imprenditori ora sono i mercati che danno l’adeguato margine di profitto per continuare in maniera brillante la loro attività di produzione “di qualità”).
    Il mondo è cambiato, cambia di continuo e cambierà ancora, essere al passo dal punto di vista commerciale è altrettanto importante che mantenere standard produttivi di alto livello…se non si comprende questo, la via è sempre la stessa, già citata nel post precedente.

    • Franco Ziliani

      gennaio 21, 2013 alle 1:06 pm

      caro Conte Rinaldo, la invito a mettersi in contatto con me via mail. Lei dimostra lucidità e capacità d’analisi non comuni. Mi piacerebbe confrontarmi sui temi da lei indicati e altri con lei

  32. Conte Rinaldo

    gennaio 22, 2013 alle 11:37 am

    Mi sia permesso citare il pioniere delle “Consegne in tutta Italia” per ciò che riguarda i vini:

    http://www.enogamma.it

    Creato dall’indimenticato Gianni Genovese, è stato per decenni (e lo è ancora, grazie alla fedeltà al servizio della Moglie di Gianni e al coraggioso impegno della figlia, arrivata in aiuto alla madre nel momento in cui Gianni ci ha lasciati…) un punto di riferimento per chiunque voglia acquistare prodotti di media ed alta qualità a prezzi che spesso sono inferiori a quelli applicati dalle cantine nel loro punto vendita.
    Gianni è stato l’uomo “contro” per antonomasia…odiava le mode, le persone stucchevoli e non mancava di mostrarlo ogni volta ne avesse avuto l’occasione…insomma, semplicemente “VERO”, come i vini che sceglieva per la distribuzione nel suo punto vendita di Thiene (VI).

  33. mattia

    agosto 12, 2013 alle 5:17 pm

  34. gabriele

    gennaio 9, 2014 alle 11:49 am

    Scusate, ma qualcuno sa dirmi se é buono il Francicorta quadra saten o il brut o il rosé?? Grazie

    • Franco Ziliani

      gennaio 9, 2014 alle 11:55 am

      i Franciacorta di Quadra, azienda diretta dal vecchio amico Mario Falcetti, sono di buon livello. Conto di scriverne presto qui

  35. Gabriele

    gennaio 10, 2014 alle 1:23 pm

    Grazie! Mi sembra abbiano prezzi anche interessanti e se nn sbaglio producono anche uno “strano” franciacorta fatto con pinot nero e bianco…

  36. Carmelo

    giugno 20, 2014 alle 5:34 pm

    Salve, Mi Chiamo Carmelo e sono titolare di un enoteca in provincia di Livorno, vi scrivo perché mi é stata fatta assaggiare una bottiglia di le terre Brut Franciacorta, chiedo gentilmente a tutti voi cortesemente di farmi avere un contatto del produttore di questa bottiglia, in modo da potergli spiegare educatamente che non esiste produrre dei Franciacorta del genere é semplicemente un’offesa a me che li vendo, e alle persone a cui le vendo. Non si può sputtanare un prodottto cresciuto negli anni sopratutto grazie ad una forte attività di marketing che in questo momento é avanti allo champagne francese. Purtroppo le mele marce ci sono sempre. Vorrei sapere davvero chi é l azienda agricola M.F. Di Adro, io un ipotesi c’e l’ho? Voi? Vergogna Comunque.

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