California Champagne in etichetta: è ora di dire basta

Molto interessante e per certi versi rivelatorio quello che ha scritto recentemente il wine writer americano Tyler Colman sul suo molto seguito wine blog Dr. Vino.
In un post intitolato Say Champagne, mean Champagne, il  blogger – professore universitario ricorda che “quasi la metà degli sparkling wines venduti negli Stati Uniti riportano la parola champagne in etichetta. L’unico problema è che il termine California nella dizione “California champagne” viene scritto in caratteri piccoli mentre il termine Champagne è molto più grande”.
Quanto sottolineato da Colman riporta in evidenza un’assoluta assurdità che vige tuttora negli Stati Uniti e che è stata giustamente più volte denunciata, anche di recente, dallo Champagne Bureau USA, emanazione americana del C.I.V.C., ovvero il fatto che anche se il termine Champagne non può più essere utilizzato sulle bottiglie degli sparkling wines prodotti in Messico e Australia ed il Canada si è impegnato a fare altrettanto entro il 2014, negli Stati Uniti, il terzo mercato più importante per lo Champagne, dopo Francia e Regno Unito, continuano ad essere tranquillamente commercializzati sparkling wines presentati in etichetta come Champagne.
Sei anni orsono l’Unione Europea e gli Usa avevano raggiunto un accordo di non consentire ad altre nuove etichette di riportare questa menzognera dizione, ma restano tuttora sul mercato, a proporsi per qualcosa che non sono e ad ingannare il consumatore, qualcosa come ben 16 etichette di vini “spumanti” prodotti negli Stati Uniti presentati come “champagne”.
Una vera assurdità che ha recentemente portato Sam Heitner, direttore dello Champagne Bureau Usa, a dichiarare che è venuta finalmente l’ora di cambiare le leggi e inasprirle e bandire la dizione “California Champagne” dalle etichette. A suo parere esiste una palese contraddizione nell’atteggiamento della legislazione americana, che protegge appellazioni comunali come Napa Valley, e consente di utilizzare il termine Champagne per prodotti che con lo Champagne e la Champagne non hanno nulla a che fare.
Fortunatamente alcuni produttori californiani hanno preso coscienza di questa assurdità e marchi come Schramsberg (America’s house of sparkling wine) e Chateau Frank hanno eliminato il termine “Champagne” dalle etichette dei loro sparkling e la potentissima Constellation ha presentato un nuovo sparkling wine senza ricorrere al termine francese in etichetta.
Altre aziende sembrerebbero disponibili a rinunciare a loro volta a questa indicazione menzognera, ma occorre cambiare la legge per indurre le altre a fare altrettanto.
Soprattutto aziende come Korbel (che vende l’otto per cento di tutte le “bollicine” americane, contro il sette per cento dei vari sparkling wines di qualità) che sul proprio sito Web si presenta come Korbel California Champagne e usa costantemente il termine Champagne in ogni propria comunicazione, presentando i prodotti come “family of Champagnes” oppure ricorrendo a queste definizioni: “America’s favorite bottle-fermentend champagne” oppure “Champagne for all occasions”.
La stessa identica cosa che accade con un marchio molto popolare come Barefoot, che propone tra gli altri un Pinot grigio California Champagne che è tutto un programma.
C’è poco da consolarsi pensando che questi improbabili “Champagne” californiani occupano la fascia bassa del mercato e che è praticamente impossibile trovarli a prezzi più alti di 15 dollari, mentre, come osserva Colman, non si trova assolutamente un vero Champagne che costi meno di 30 dollari a bottiglia.
Oppure considerando che larga parte degli acquirenti di questi vini, che non vogliamo pensare siano tanto stupidi da pensare che si tratti in qualche modo di “Champagne”, anche se prodotto in California, non si curano più di tanto della veridicità di queste dizioni e sono indifferenti al fatto che l’etichetta riporti indicazioni reali e non fallaci.
Bisognerebbe invece, annota bene in chiusura del proprio post Colman, che la “voce del vino californiano che rappresenta oltre 1000 aziende”, ovvero il California Wine Institute, si facesse parte più diligente, visto che rappresenta produttori che hanno un legittimo interesse a proteggere e promuovere denominazioni americane.
Ma c’è qualche dubbio che davvero il Wine Institute, e ovviamente le aziende che tuttora “spacciano” sparkling wines californiani come “champagne”, vogliano cambiare le cose…

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook