Franciacorta Extra Brut e Rosé Corte Bianca

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
8

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
8


Ho già plaudito altre volte e non mi stancherò certo di farlo alla comparsa in Franciacorta di sempre nuove e giovani realtà produttive. Certo, il numero delle aziende, ormai superiore a cento, rende difficile fare un attento ed esaustivo monitoraggio della situazione e avere il panorama produttivo sotto controllo, ma molto meglio trovarsi di fronte ad uno sviluppo, anche disordinato per certi versi, che alla situazione statica, sempre uguale a se stessa e polverosa che si registra in altre zone vinicole italiane.
Oggi voglio raccontarvi, in breve, la storia bella e positiva di uno di queste nuovi protagonisti della Franciacorta, un’azienda piccola, che è partita senza alcuna tentazione di gigantismo con sole 12 mila bottiglie distribuite su tre tipologie di Franciacorta, ottenute da poco più di cinque ettari di vigneto, ma mi sembra sia partita proprio con il piede giusto, con scelte non casuali ma ragionate e con una consapevolezza di quello che vuole essere che mi ha pienamente convinto.
Sto parlando dell’azienda agricola Cortebianca di Sergnana di Provaglio d’Iseo, una “scelta naturale” fatta da due persone che non provengono dal mondo agricolo, visto che Marina Tonsi è architetto particolarmente attenta alle tematiche di bioedilizia e recupero del territorio ed il marito, Mauro Franzoni, è un imprenditore nel settore delle acque minerali in Trentino, attivo in un’azienda biodinamica in Molise e in un’azienda tessile familiare.
Nel 2001 la coppia individua il posto speciale dove intraprendere la propria avventura franciacortina. Come raccontano, si tratta di “una bellissima cascina lombarda a corte chiusa, lasciata però in uno stato di assoluto abbandono. Architettonicamente era completamente da ristrutturare e riportare alla sua originaria bellezza. Anche i campi intorno erano trascurati: solo una parte di terreno era ancora coltivata a vigna.
Quando abbiamo visto per la prima volta questo luogo, tutto era in pessime condizioni: non solo la casa, ma anche i terreni, che erano semi abbandonati. Qualche particella di vigna resisteva negli appezzamenti in collina, ma tutta la parte pianeggiante era coltivata a grano e granturco”.
I Franzoni non si scoraggiano e cercano, con grande intelligenza e sensibilità di cogliere e ricreare il “genius loci”. Come annotano “dai racconti dei vecchi contadini dei terreni circostanti, però, siamo venuti a conoscenza che in passato, fino agli anni ‘60, in quei campi c’erano dei vigneti, da cui si produceva un vino che tutti ritenevano molto interessante.

Attraverso l’osservazione del luogo e stando ai racconti, abbiamo desunto che le vigne migliori erano quelle poste nella parte più alta, collinare, della tenuta. È da lì che si doveva ripartire. Nel 2003 abbiamo impiantato le prime vigne, poi altre nel 2005, mentre l’ultima piantumazione è della primavera del 2011: oggi i nostri vigneti in piena produzione, di circa quattro ettari, hanno tutti tra i sette e i nove anni.
Fin dall’inizio abbiamo fatto la scelta del biologico, che riteniamo irrinunciabile e assolutamente coerente con la nostra visione. Questa scelta, infatti, al di là e al di fuori di qualsiasi moda, è nata in assoluta spontaneità dalla nostra formazione culturale e dal nostro desiderio di rispettare l’ambiente e l’autenticità di un microcosmo.
Il nostro obiettivo è quello di trattare al meglio quanto di straordinario la nostra terra ci offre e di raggiungere, nel tempo, una qualità senza compromessi”.
In altre parole hanno riportato a CorteBianca la vite, scegliendo vitigni vocati come Pinot nero e Chardonnay, e utilizzando solo tecniche naturali. Per capire appieno le caratteristiche dei terreni hanno fatto anche un’indagine geologica approfondita scoprendo che CorteBianca si colloca su un conoide di deiezione della montagna, di cui sono stati lasciati inalterati gli equilibri idrogeologici, con interventi mirati solo su canali di recupero e di scarico delle acque. Ovviamente l’indagine è stata anche “culturale” e parlando con i vecchi contadini della zona, “osservando foto d’epoca e aiutati da un bravo agronomo, abbiamo cercato di riproporre le caratteristiche ambientali e naturali del territorio, curando anche i dettagli.
Come le bordure che circondano la vigna dove sono state piantumate essenze autoctone e i gelsi del viale di casa nostra, alcuni preesistenti e altri messi a dimora da subito, nel rispetto di una tradizione locale molto antica”.
La “mission” che i Franzoni si sono data è semplice, vivere e operare in un bel posto e cercare di portare nella bottiglia, con fedeltà, tenacia e coerenza, i valori e la specificità di questo “micro ecosistema” dove posti “ai piedi di boschi di roverelle e castagni, circondati da colline, isolati dalla modernità rumorosa, i vigneti godono di condizioni climatiche uniche.
L’equilibrata ventilazione portata dal monte e la particolare escursione termica generano un microclima che ben si coniuga con le particolari caratteristiche del terreno”.
L’obiettivo, dichiarato e meravigliosamente ingenuo (evviva!), quello di “fare vini che piacciano a noi”, in un modo buono, sano e bello e rimanendo piccoli, per controllare bene, insieme ai collaboratori, in primis l’enologo Leonardo Valenti e l’agronomo Pierluigi Donna, tutte le fasi della produzione dal vigneto alla cantina.
Il loro essere e voler rimanere piccoli non lo avvertono “come un limite, ma come la condizione necessaria per produrre un vino che è autentica espressione di uno specifico territorio”.
A loro avviso la vinificazione, “non deve stravolgere i risultati ottenuti nella vigna, ma permettere alle uve di esprimere al meglio la loro peculiarità distintive. Un lavoro che rispecchia la nostra filosofia: il vino nasce in vigna ed il nostro lavoro è di “liberarne” l’unicità che il terroir trasmette da sé naturalmente.”
Fedele a questa particolare sensibilità ambientale è la scelta di non procedere a dotarsi di una cantina – “la Franciacorta è già fin troppo cementificata” dicono – ma di appoggiarsi per tutte le fasi di vinificazione con un’azienda che condivide la loro scelta naturale, Barone Pizzini, pioniera in Franciacorta dell’agricoltura naturale e prima a produrre Franciacorta Docg da viticoltura biologica, e di cui sono anche conferitori di uve.
Non ci sarebbe aspettarsi miracoli da vini ottenuti da vigneti tanto giovani, eppure l’assaggio dei tre vini, fatto in due momenti diversi, nell’ambito della mia degustazione agostana di Extra Brut e Dosaggio Zero, e nel corso di una piacevole visita alla bellissima Corte bianca, uno splendido posto dove vivere in armonia con la natura, mi hanno dato riscontri decisamente positivi.
Questo con l’ExtraBrut innanzitutto, (6000 bottiglie, 3,5 grammi zucchero litro) da un 95% di uve Chardonnay e da un 5% di Pinot Nero, raccolte e vinificate nell’annata 2008, affinato 24 mesi sui lieviti, caratterizzato da una bella intensità cromatica un paglierino oro vivo brillante e luminoso, da un perlage sottile e continuo, da un naso molto aperto e fragrante, compatto, con frutta secca a dominare fiori bianchi e fieno e accenni agrumati molto nitidi e una vena di sale.
Attacco in bocca vivo, nervoso, con energia, incisività e nerbo ed una buona continuità e sviluppo e persistenza lunga e precisa, gusto saldo e bella vena sapida e minerale.
Bene anche il Satèn, sempre millesimato 2008, da uve Chardonnay in purezza, vinificato unicamente in acciaio e con 30 mesi di permanenza sui lieviti, dotato di un perlage sottilissimo e continuo, di un bel colore paglierino brillante, con naso giustamente maturo, ampio, con pesca bianca, agrumi, e una notevole componente di fiori bianchi ad emergere e a scandire un insieme ben sapido e molto gradevole.
Bocca ricca, più piena e corposa che dinamica, larga, piena, succosa, con un frutto succoso e di buona continuità, eppure ravvivato da una nitida vena acida che dà croccantezza alle bolle e conferisce equilibrio e grazia al vino. Note ampiamente positive anche per il Rosé 2008 (3000 bottiglie, proprio come il Satèn e 4 grammi zucchero litro contro i sei del Satèn) cuvée che vede giudiziosamente dominare, con l’80%, il Pinot nero, completato da un 20% di Chardonnay, vino (sboccatura marzo 2012) che mi è piaciuto per la sua bella intensità di colore un bel rosa salmone vivo con luminosità e brillantezza, il perlage fine e continuo, il naso piuttosto vivo, elegante, decisamente agrumato (pompelmo rosa e mandarino) e succoso, con una certa freschezza e sapidità che apre poi alle note di piccoli frutti rossi (ribes e lampone soprattutto) e a sfumature di rosmarino e rosa.
Bocca sorprendentemente molto più secca di quello che ci si sarebbe aspettati dopo l’esame aromatico, molto asciutta, diretta, incisiva, con energia e dinamismo e bella sapidità e continuità, con una buona ricchezza di corpo che richiama i frutti di bosco e una vena di mandorla in chiusura.
Tre bei Franciacorta da provare e gustare – il Rosé anche su preparazioni di pesce in umido, salumi, piatti a base di carni bianche in insalata, il Satèn come aperitivo e su preparazioni a base di pesce, di mare e acqua dolce, mentre l’Extra Brut può essere arrischiato non solo su frutti di mare e crostacei, ma anche su piatti più impegnativi e non solo a base di pesce – ed una realtà, Corte Bianca, da tenere d’occhio e di cui studiare i futuri sviluppi.

Azienda agricola Corte Bianca
Caduto Antonini 1
località Sergnana Provaglio d’Iseo BS
tel. 030 983293
e-mail cortebianca@corte-bianca.it
sito Internet www.corte-bianca.it

___________________________________________________________

Attenzione! … non dimenticate di leggere anche Vino al vino

http://www.vinoalvino.org/

3 commenti

Condividi

3 commenti

  1. Ale

    novembre 19, 2012 alle 5:35 pm

    Buongiorno,
    sono qui di passaggio su questo bel blog e volevo, se è possibile, chiedere un consiglio:mi potreste consigliare una cantina da visitare vicino a Trento città(il più vicino possibile!)?

    VorreI degustare dei Trenro Doc.

    Grazie.

  2. Contestatore

    novembre 19, 2012 alle 8:33 pm

    Ma perfavore Ziliani…lo sà il Mondo intero che questo è un Barone Pizzini…

    • Franco Ziliani

      novembre 19, 2012 alle 8:36 pm

      lei dice? Lo saprà anche “il mondo intero”, come lei dice dall’alto della sua proverbiale arroganza e dell’abitudine a sparlare senza portare lo straccio di una prova delle sue affermazioni, ma io leggo in etichetta il nome di questa azienda e per me é un Franciacorta di Corte Bianca e non dell’azienda che lei cita

Lascia un commento

Connect with Facebook