Alta Langa Docg Ettore Germano 2009 & 2007

Denominazione: Alta Langa Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
8


Conosco bene le obiezioni che alcuni osservatori fanno nei confronti dell’operazione Alta Langa Docg. I produttori del Piemonte che si riconoscono in questa denominazione che designa i vini prodotti con il metodo classico anche se vantano un’antica storia alle spalle, essendo stati piemontesi (e non trentine, oltrepadane o franciacortine) i primi “champenoise” italiani, si sono mossi in clamoroso ritardo rispetto alla concorrenza e hanno perso un po’ tutti i treni possibili.
E anche se oggi cercano di recuperare il tempo perduto e propongono vini di buon livello (e in qualche caso di eccellente) e varano operazioni promozionali intelligenti e una politica di comunicazione sensata, che punta a far conoscere e consumare i loro vini soprattutto in territorio regionale, sarà arduo che possano recuperare il terreno perso rispetto ai loro competitors.
Questo anche perché la cosiddetta “massa critica”, ovvero le bottiglie prodotte, intorno alle 250 mila, sono poche per pensare che anche ad un consumatore attento e informato come quello di oggi possa arrivare pienamente il messaggio.
C’è però un’altra obiezione, mossa all’Alta Langa, che mi trova assolutamente in disaccordo, ed è quella che imputa ai produttori aderenti al Consorzio, o per essere più precisi alle “case spumantiere” (bruttissima definizione) aderenti, di essere sostanzialmente degli “industriali” del vino. E che pertanto l’Alta Langa sia appannaggio delle Grandi Aziende.
Obiezione che è facile smontare, perché basta dare un’occhiata alla pagina del sito Internet della denominazione che presenta i consorziati per vedere che accanto a quelli che possiamo definire grandi spumantisti (soprattutto in virtù della loro produzione di Asti), ovvero Bosca Giovanni Tosti, Gancia, Martini & Rossi, Vigne Regali – Banfi e se vogliamo anche la Fontanafredda, non mancano, e danno il loro contributo paritario alla causa, con la qualità dei loro Alta Langa e con la capacità di entrare con i loro vini su mercati più di nicchia che le grandi aziende non frequentano, anche piccole realtà come Paolo Avezza, Valter Bera, Monteoliveto di Casà e alcune un po’ più grandi come Enrico Serafino e Giulio Cocchi – Bava.
Aziende che rendono il panorama dell’Alta Langa un po’ più articolato di quel che sia lecito pensare.
Da parte mia, pur essendo con il cuore ben più vicino alla eno-filosofia delle aziende agricole non posso non plaudire alla scelta di grandi aziende abituate a fare volumi e fatturati con altri prodotti di credere, producendola e commercializzandola, nell’Alta Langa Docg, una scelta che ha un certo non so che di idealistico e che non porta di certo, almeno per il momento, grandi utili e vantaggi. Credo che lo sforzo e l’impegno di queste aziende meriti un plauso e non certo note di biasimo da parte dell’ennesimo eno-snob di turno….
Tornando alle piccole realtà dell’Alta Langa non ho volutamente nominato un’altra azienda, di sicuro prestigio per quello che ha dimostrato di saper fare nell’ambito dei vini fermi e soprattutto nell’affollato panorama del Barolo. Credo che anche in questo caso la scelta di diventare anche “altolanghista” (o “altolangarola”?) meriti altrettanto plauso e sostegno.
Parlo, siamo in quel grandissimo terroir da Nebbiolo da Barolo che è Serralunga d’Alba, terra di grandissimi e memorabili cru, dell’azienda Ettore Germano, dieci ettari vitati sulla collina della Cerretta a Serralunga d’Alba (dove vengono prodotti i Barolo Serralunga, Prapò, Cerretta, Lazzarito riserva, oltre a ottimi Dolcetto d’Alba e Barbera d’Alba e Langhe Nebbiolo), e cinque a Ciglié, in Alta Langa, dove Sergio Germano, figlio di Ettore, entrato in azienda nel 1985 e oggi responsabile della conduzione insieme alla moglie Elena, ha impiantato nel 1995 un vigneto con la convinzione che i vitigni bianchi potessero dare risultati interessanti.
Dapprima venne piantato Riesling Renano, che si è tradotto in un bianco strepitoso come l’Herzu e in uno molto buono come il Binel dove il Riesling è in tandem con lo Chardonnay.
Nel 2001, con la nascita della nuova DOC Alta Langa Germano impiantò un ettaro di Pinot Nero adatto a produrre “spumante”, con un po’ di Chardonnay. Il risultato è un Alta Langa, da un vigneto posto a 550-600 metri, su terreni di natura calcarea, dove domina la presenza di scheletro, costituito da strati di considerevole spessore di arenaria, pietra calcarea chiamata in gergo “Pietra di Langa”, dove il calcare è percentualmente inferiore rispetto alla zona del Barolo, ma comunque in quantità da conferire una buona struttura e mineralità ai vini, godendo grazie alla frazione di scheletro e di sabbia presente di acidità sapide e stabili, dotato di sicura personalità.
Un Alta Langa per ora prodotto in piccoli quantitativi (inferiori alle 5000 bottiglie) dove il Pinot nero domina con un buon 80% sullo Chardonnay, con una resa per ettaro contenuta in 50 ettolitri, con una tecnica di vinificazione che prevede la selezione del primo mosto fiore, fermentazione a bassa temperatura, per lo chardonnay in piccole botti di legno, mentre per il pinot nero in vasche di acciaio.
La fermentazione in bottiglia dura circa 4 -6 mesi, poi il vino rimane sui lieviti per almeno altri venti mesi. Al termine del periodo di stazionamento sui lieviti, con la sboccatura si ricolmano le bottiglie con solo vino senza aggiunta di alcuna liqueur.
Di recente, nella mia degustazione collettiva di Alta Langa ho avuto modo di assaggiare due annate diverse del metodo classico di Germano, convincendomi di trovarmi di fronte ad un passista delle bollicine e non ad uno sprinter, ad un vino, solido, importante, che emerge alla distanza e ha bisogno di tempo per esprimersi appieno, un metodo classico dove il carattere vinoso è spiccato e che per la sua personalità necessita di essere portato a tavola (abbinato alla vasta gamma dei golosi antipasti di Langa, ma anche, perché no?, ad un tonno di coniglio, o alla magnifica fantasia di merluzzo con marmellata di cipolle e patate croccanti che si gusta in quell’autentico santuario della cucina di Langa che è il ristorante Da Felicin a Monforte d’Alba), più che essere servito come aperitivo.
Il 2009, colore paglierino verdognolo, perlage fine ma poco persistente, si propone con un naso ben secco, diretto, tutto fiori secchi e frutta secca e una notevole sapidità. Bocca non di grande ampiezza, ma gusto molto equilibrato, coerente, con una buona ricchezza di sale e un certo nerbo, anche se prevale una certa dolcezza di frutto scopertamente piacevole, appealing senza essere ruffiano, che regala una buona lunghezza e persistenza.
Diversa e per me più interessante la musica con il 2007, cui il periodo maggiore di maturazione in bottiglia ha fatto decisamente bene.
Colore paglierino scarico verdognolo di media intensità, perlage abbastanza fine e sottile e continuo, si propone con un bel naso fine, fragrante, sapido, nervoso, di nitida definizione con note di mandorla non tostata e frutta bianca e una precisa vena minerale e petrosa che innerva il gusto e lo rende fresco, vivo, ricco di nerbo, ben teso, molto lungo e persistente, pieno di carattere saldo, che rende la beva molto piacevole.
E bravo Sergio, non solo barolista di rango ma ora anche produttore di metodo classico da tenere in considerazione!

Azienda Agricola Germano Ettore
Località Cerretta, 1
12050 Serralunga d’Alba (CN)
tel. 0173.613528
fax 0173.613593
e-mail germanoettore@germanoettore.com
sito Internet www.germanoettore.com

3 commenti

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3 commenti

  1. massimiliano nanetti

    novembre 14, 2012 alle 10:06 am

    Fantastico vignaiolo Sergio Germano, sempre pronto a sperimentare cose nuove.
    Sempre splendida la batteria dei suoi barolo, nonchè la sua Barbera Vigna della madre, per non parlare dell’Herzu.
    Nell’ultima visita mi ha sorpreso con un rosè 100% nebbiolo, che ho preferito al suo Alta Langa. Lei lo ha provato e se sì cosa ne pensa?

  2. michele tarentini

    novembre 14, 2012 alle 2:14 pm

    quoto in toto, ottimo l’alta langa, ma il suo herzù ragazzi che riesling!

  3. Pingback: Alta Langa Cocchi: portabandiera e fiore all’occhiello della denominazione | Il Prosecco

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