Trento Doc Cuvée dell’Abate 2006 Abate nero

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
8


E’ una delle aziende storiche del Trento Doc, con quarant’anni di storia dalla fondazione che ricorreranno nel 2013, l’Abate Nero di Trento, creata nel 1973 (con prima apparizione ufficiale dei vini alla Mostra dei vini di Trento del 1976) da tre soci, Claudia Moser, Walter Valentini e Eugenio De Castel Terlago, da un’idea di Luciano Lunelli.
Soci diventati quattro, a metà anni Ottanta, quando ai tre si affiancò Alfonso Trentin, forte di un’esperienza maturata in un’altra azienda storica, Equipe 5. Sede originaria della cantina, che sin dalla fondazione decise di concentrarsi sulla produzione di metodo classico, erano le cantine di Palazzo Schulthaus a Lavis, ma dopo pochi anni, con la crescita della produzione, si rese necessario il trasferimento in una sede meno fascinosa ma più razionale, a Lamar di Gardolo.
Suddivisa in cinque tipologie, Brut, Extra Brut, Extra Dry, Brut Rosé, Millesimato e Riserva, la produzione, assai gradita ad un pubblico di affezionati consumatori, ha raggiunto la quota di circa 70 mila bottiglie ed il valore di tecnico e grande conoscitore di Luciano Lunelli è universalmente riconosciuto, tanto da portarlo a far parte del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Trento Doc eletto lo scorso dicembre.
Sul nome dato all’azienda circolano due ipotesi, che ci si ispiri alla figura dell’Abate francese ritenuto il “papà” dello Champagne, ma anche che l’abate sia quello del monumento a Don Grazioli che sorge a Lavis proprio davanti all’antica sede della cantina.
L’azienda nasce, come si legge sul sito Internet aziendale, dall’idea “di fare vino con e per passione, quasi una sfida con se stessi, per poi garantire piacevolezze a consumatori sempre più esigenti”, ma da un operare per diletto si è passati progressivamente ad un operare nel segno della più grande professionalità.
Lo dimostra ad esempio, il migliore Trento Doc dei miei assaggi di vini dell’azienda nel corso della degustazione di 70 campioni fatta ad inizio settembre a Trento, il Brut riserva Cuvée dell’Abate annata 2006, un vino che sembra perfetto per contraddire la mia convinzione che larga parte dei migliori Trento Doc non siano le selezioni particolari e le riserve ma i vini base. Dove si punta sulla freschezza e non ci si fa prendere la mano inseguendo improbabili e arzigogolate complessità, frutto di affinamenti in legno e di lunghissime permanenze sui lieviti, tecnica che, molto spesso, porta ad ottenere vini dalla dubbia piacevolezza, affaticati e faticosi al gusto.
Un Trento Doc che mi è piaciuto senza se ne ma, che mi ha reso compiutamente l’idea di quello che si può fare, anche non accontentandosi del “piccolo cabotaggio” di sicurezza di un affinamento sui lieviti contenuto in 18-24 mesi, volendo ottenere un vino importante, una cosiddetta “riserva” dove l’affinamento sui lieviti viene protratto sino a 48 mesi, ovvero quattro anni. Chardonnay in purezza per questo 2006, da vigneti vocati e ben esposti sulle colline sopra Trento e Lavis, allevati sia con il sistema tradizionale della pergola semplice trentina, sia con il Guyot, con 4000-4500 ceppi ettaro.
E poi vinificazione in bianco con fermentazione e affinamento sia in acciaio che in barrique, ma senza mai, cosa che purtroppo accade con altri titolati ed inspiegabilmente premiati Trento Doc, fare emergere il legno e finire nella “camicia di forza” di una presenza eccessiva e che asciuga, toglie freschezza, regala note caffettose e tostate e un gusto asciutto e pesante.
Il resto, con uve di qualità e sicuro savoir faire in cantina, è semplice, un dosaggio degli zuccheri calibrato in 6,5 grammi litro, una giusta acidità ed il vino, pur strutturato, si fa bere bene, mantiene un esemplare equilibrio, un bel nerbo, quella vitalità che i consumatori si attendono da una “bollicina” di montagna.
Colore paglierino vivace brillante luminoso, naso ben secco, molto fiori bianchi e frutta secca, incisivo, salato, nervoso di bella fragranza.
Buono, sin dal primo attacco, ben vivo, l’equilibrio in bocca, precisi il sale, la freschezza ed il dinamismo, con un gusto che si dispone largo sul palato, pieno ben strutturato, molto persistente e ricco, ma con una bellissima acidità che lo innerva e dà energia e sale e regala una grande piacevolezza.
Buoni anche gli altri vini di Abate Nero degustati, ad esempio il Trento Doc Brut Domini 2007, anche questo Chardonnay in purezza, colore verdolino paglierino brillante, con un naso un po’ compresso, con una certa espressività e fragranza, con prevalenza di note agrumate e di frutta gialla matura, bocca larga e matura e ricca, ma un po’ carente di spinta anche se il vino é saldo e ben costruito, ma questa Cuvée dell’Abate 2006 ha davvero una marcia in più.

Abate Nero di de Castel Terlago E. & C.
38121 Trento
Sponda Trentina, 45
e-mail Spumante@abatenero.it
sito Internet www.abatenero.it

4 commenti

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4 commenti

  1. Fabrizio

    ottobre 15, 2012 alle 10:27 am

    Ottimo nonchè meritatissimo giudizio su questo Trentodoc prodotto da una azienda di tutto rispetto…

  2. Rocca Filippo

    ottobre 15, 2012 alle 11:25 pm

    Amo quel vino, l’ho in casa e in carta, purtroppo il pubblico non lo capisce molto… me li berrò io e con gran gusto. Stupendi anche i fratelli minori!

  3. Fabrizio

    ottobre 16, 2012 alle 3:29 pm

    Beato te… 🙂

  4. Pingback: » Ascesa degustativa del TRENTO DOC

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