Orgoglio piemontese e “bollicine piemontesi”. Alta Langa e il “caso” Contratto

Parte oggi su La Stampa e sulle pagine piemontesi, molto seguite in regione, di Repubblica, una bella e credo intelligente campagna pubblicitaria (realizzata in collaborazione con la Regione Piemonte e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale) che presenta la Docg Alta Langa, ovvero il Brut metodo classico millesimato piemontese ai consumatori.
Mi piace molto e lo trovo particolarmente indovinato, il claim della campagna, che recita “orgoglio piemontese”, perché credo che i piemontesi debbano essere davvero orgogliosi di questa denominazione bollicinara piemontese che designa metodo classico esclusivamente millesimati con almeno 30 mesi di affinamento sui lieviti da uve, a predominanza Pinot nero, con una parte minore di Chardonnay, coltivate in collina e alta collina, in provincia di Alessandria, Asti e Cuneo.
Trovo giusto che i miei amici “piemunteis”, che sono stati storicamente i primi a produrre in Italia vini prodotti con la tecnica champenoise della rifermentazione in bottiglia cerchino di recuperare il tempo perduto e proporsi, con una produzione ancora piccola, circa 300 mila bottiglie proposte da una decina di soggetti produttivi, all’attenzione degli appassionati. E non trovo casuale né sbagliato, né tantomeno “provinciale”, che con questi numeri la campagna pubblicitaria che parte ora si rivolga ai potenziali acquirenti, semplici appassionati o addetti ai lavori come enotecari e ristoratori, piemontesi.
In moltissime carte dei vini, splendidamente fornite, dei ristoranti di Langa e Roero trovano (giustamente) spazio svariate etichette di metodo classico italiani (soprattutto Franciacorta) e di Champagne. Sarebbe cosa buona e giusta se questi stessi ristoratori che danno spazio, accanto a grandi rossi locali base Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, alle “bollicine” che vengono da fuori dessero spazio, perché svariati prodotti lo meritano, anche ai metodo classico dell’Alta Langa Docg.
Una denominazione che rimarrà per diversi anni ancora di nicchia, e che potrebbe crescere (escludendo però lo sviluppo di zone come Franciacorta e Trentino) se accanto agli attuali aderenti a questo piccolo Consorzio si andassero ad aggiungere altri produttori che attualmente realizzano una microproduzione molto parcellizzata. Proposta attualmente in maniera generica come spumante Vsq o vsqprd, che non si avvale di una denominazione peculiare. Oppure in qualche caso si avvale di una denominazione non precisamente di grande allure come la Doc Piemonte Spumante.
Sto pensando ad aziende note dell’astigiano come Coppo, oppure delle Langhe come Cordero di Montezemolo Monfalletto, Castello di Neive, che utilizza per il proprio Pinot nero metodo classico la Doc Piemonte Spumante, e poi Rizzi, Barale, in Roero Deltetto.
Nulla mi impedisce di pensare che in futuro anche un grande nome come Bruno Giacosa, se la Docg Alta Langa crescesse, invece di approvvigionarsi per i suoi eccellenti Extra Brut in Oltrepò Pavese potrebbe piantare un paio di ettari di Pinot nero in Langa. Diverso il caso di chi invece, per i propri metodo classico, come ad esempio Erpacrife ha scelto la strada, legittima, della produzione di vini a base Nebbiolo in purezza.
Il disciplinare attuale dell’Alta Langa Docg limita l’uvaggio ai soli Pinot nero e Chardonnay e non credo si potesse fare diversamente, visto che dalla Champagne in poi in tutto il mondo i metodo classico si producono prevalentemente con queste uve. E non penso che l’Alta Langa avrebbe dovuto puntare sul Nebbiolo come base per le sue “bollicine”. Magari si potrebbe rivedere il disciplinare e consentire l’utilizzo, accanto a Pinot nero e Chardonnay, anche del Nebbiolo.

Chi invece mi sembra debba percorrere tanta strada, salvo che per un vino, il Blanc de Blanc da 100% uve Chardonnay provenienti dalla zona di Costigliole d’Asti, che al momento avrebbe tutte le carte in regola per esserlo, per diventare eventualmente Alta Langa, è un’azienda nobile e storica, dal 2011 passata a nuova proprietà, come la Contratto di Canelli, sul cui sito Internet si legge che “ritorna alle sue radici ed oggi produce soltanto vini spumanti, metodo classico. Sei diversi vini, tutti millesimati e prodotti seguendo rigorosamente il metodo classico tradizionale saranno messi in vendita a partire dal 2011”.
Al momento, da quello che si può leggere dalle schede dei vini presenti sulle pagine Web,  tutti i vini , tranne il Rosè ed il Blanc de Blancs, sono un assemblaggio di circa 80 % di Pinot Noir e 20% di Chardonnay.
Ma mentre l’origine dello Chardonnay viene dichiarata piemontese, del Pinot noir (o nero) ci viene correttamente detto che viene dall’Oltrepò Pavese. Che continua ad essere in provincia di Pavia ed in Lombardia, non in Piemonte…
Ecco perché mi sembra un po’ arrischiato e corrisponde ad un’idea della geografia molto personale, che la proprietà attuale della Contratto si proponga, sul sito Internet e su pubblicità via manifesto affisse in giro per la regione, come “Le bollicine piemontesi”. Quantomeno bisognerebbe aggiungere anche la dicitura “e oltrepadane”.
Ecco perché l’orgoglio piemontese per le bollicine metodo classico mi sembra dover essere appannaggio esclusivo dell’Alta Langa Docg e non di altri…

p.s.

In questo articolo su fatto una clamorosa e imperdonabile dimenticanza di cui mi scuso pubblicamente. Non ho citato Rocche dei Manzoni del carissimo Valentino Migliorini, che nel lontano 1978 uscì sul mercato con il Valentino Brut Riserva Elena, metodo classico da uve Chardonnay e Pinot Nero che si può oggi fregiare di essere stato il primo spumante prodotto in Langa da uve di Langa.
Negli anni successivi sono usciti un blanc de blanc ed un rosè entrambi Brut Zero senza aggiunte di liqueur. Da due anni i Metodo Classico dell’azienda riportano la dicitura MADE IN LANGA a voler sottolineare e rafforzare la propria origine.
Spero possano presto entrare nel cartello dell’Alta Langa Docg.

5 commenti

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5 commenti

  1. EugeRambler

    ottobre 9, 2012 alle 9:14 am

    Quello che Lei auspica, caro Ziliani, ovvero una crescita intelligentemente controllata, è già realtà, grazie alla collaborazione tra la Regione Piemonte e il Consorzio Alta Langa.

    E proprio con l’intento, voluto fortemente dagli attuali produttori consorziati, di “tirar dentro” altri colleghi spumantisti.

    Per farsi un’idea:
    http://www.regione.piemonte.it/agri/politiche_agricole/viticoltura/dwd/schedario/dd727_2012.pdf

    http://www.regione.piemonte.it/agri/politiche_agricole/viticoltura/dwd/schedario/dd727_2012_al1.pdf

  2. benux

    ottobre 9, 2012 alle 9:55 am

    io invece vado controcorrente e dico che non ne vedo il senso di utilizzare pinot nero dell’oltrepo’ pavese quindi fuori regione invece di utilizzare il nebbiolo che avrebbe dato anche un che di caratteristico a questa docg.

  3. EugeRambler

    ottobre 9, 2012 alle 10:15 am

    Benux, per la docg il Pinot nero deve arrivare dalla zona di produzione ovviamente, non dall’Oltrepò.

    • Franco Ziliani

      ottobre 9, 2012 alle 10:27 am

      esattamente quello che facevo notare riferendomi alla cantina di Canelli che nella sua pubblicità parla incongruamente di “bollicine piemontesi”… Con l’80% di Pinot nero dell’Oltrepò Pavese le potrebbe più correttamente definire bollicine oltrepadane…

  4. Sapi

    giugno 26, 2014 alle 12:10 pm

    Amo l’alta langa e pinot nero e chardonnay sono chiaramente la base spumante per eccellenza in tutto il mondo, ma in piemonte abbiamo Moscato, Nebbiolo, Cortese, Favorita ed Erbaluce che sono tutti ottime basi spumante.
    Si sarebbe dovuto, secondo me, includere questi vitigni in quelli ammessi anzichè parlare di orgoglio piemontese con vitigni francesi.

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