L’operazione Talento viene rottamata e Rotari miracolosamente “riscopre” il Trento Doc

Come sempre ben informato sulle aziende di cui pubblica banner pubblicitari, il sito Internet Wine News venerdì scorso, qui e anche nella news letter quotidiana La Prima, ha fornito una “notizia” interessante sulla spumantistica metodo classico trentina.
Per la serie Monsieur de La Palice comunica, il sito ilcinese ci ha fatto sapere che “Il Rotari punta forte sul Trentodoc”, ovvero “Addio Talento, adesso anche Cantina Rotari, punta di diamante del gruppo Mezzacorona, ha deciso di puntare forte sul Trentodoc.
Il motivo, del resto, è comprensibile: la denominazione Talento, nata per raccogliere sotto uno stesso ombrello tutti i metodo classico d’Italia, non ha sfondato, un po’ a causa di un’offerta eccessivamente frammentata, un po’ per errori di comunicazione, ma soprattutto perché manca quel legame, fondamentale, tra vino e territorio, ben incarnato, invece, dal Trentodoc”.
A parte il fatto che la notizia data da Wine News è una notizia di seconda mano, perché l’annuncio del disimpegno dal Talento da parte del massimo sostenitore del progetto di rilancio era già stato dato lo scorso 17 settembre da questo blog, nell’ambito della prima parte della lunga intervista al Presidente dell’Istituto Trento Doc Zanoni, di fronte al corsivo di Wine News viene da fare un paio di domande.
Non mi chiederò intanto, visto che la risposta è ovvia, avendo da subito considerato il rilancio dell’operazione Talento un tentativo di riesumazione di un cadavere, che (triste) fine farà ora questo tentativo affannoso di dare un nome comune al variegato scenario del metodo classico italiano. Non essendo mai nato questo progetto non farà altro che portare a termine la propria silenziosa agonia…
E non perché, come scrive Wine News, sono stati fatti errori di comunicazione, o perché l’offerta fosse troppo frammentata (all’Istituto aderivano una ventina di aziende, pochissime veramente valide o di rilievo), ma perché quel progetto era ormai superato e irrealistico. E rifiutato dalla stragrande maggioranza dei soggetti produttivi cui era rivolto.

Le domande da fare, non a Wine News ovviamente, che si limita a fare da megafono della versione ufficiale dell’azienda, ma alla Rotari Mezzacorona, sono molto semplici.
Quanto è costata, all’azienda, la fallimentare operazione Talento?
Per realizzarla si sono utilizzati eventuali contributi pubblici arrivati dalla Provincia di Trento, dal Consorzio vini Trentini o Trentino Marketing o dalla Camera di Commercio o il costo dell’operazione è stata unicamente sostenuto dalla grossa cantina cooperativa?
E, infine, si può sapere perché invece di disperdere tempo ed energie perseguendo la “chimera” Talento, Rotari non abbia già deciso da tempo di “puntare forte sul Trentodoc”, visto che dell’Istituto Trento Doc faceva parte e che i suoi metodo classico erano già, a tutti gli effetti, dei Trento Doc, come si poteva leggere in etichetta?
A cosa è dovuta questa tardiva folgorazione sulla via del Trento Doc della mega cantina cooperativa trentina?
Ha forse avuto un ruolo, come spesso accade in Trentino, dove quello tra politica e cooperative del vino è un legame strettissimo, la decisione della giunta Dellai, come si è letto sul Corriere del Trentino, di porre fine alle “sovrapposizioni che s’erano create tra Camera di commercio, Trentino Marketing ed Istituto Trentodoc sulle politiche di promozione, individuando un solo interlocutore”?
Non si saranno stancate anche le istituzioni di vedere disperdere la forza del potenziale messaggio di comunicazione del Trento Doc con il segnale di disturbo e contraddizione rappresentato da un Talento fortemente voluto e sostenuto da Rotari?

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