Lanson invita ad aromatizzare lo Champagne e le vendite crollano

La strana modalità di servizio della cuvée White Label
Forse ho sbagliato a scandalizzarmi, qui e poi ancora qui, per quella che ho definito la “new wave” della proposta di servizio di alcuni vini dell’Oltrepò Pavese. Ingenuità e sciocchezze del genere, spostandoci in una zona vinicola ben più importante e appealing, si combinano addirittura in Champagne. Dove accade che una Maison con ben 250 anni di storia, anzi come dicono loro sul sito Internet aziendale, con “250 ans d’excellence”, si inventi qualcosa di altrettanto assurdo, l’invito ad aromatizzare a piacere una propria cuvée.
Qui, per fortuna, non ci troviamo di fronte all’invito a mettere ghiaccio nel vino, come è accaduto nella terra della Bonarda, ma sempre a qualcosa che, sebbene nell’universo champenoise si siano già prese licenze del genere, appare, almeno ad un occhio un po’ purista come il mio, strano da capire.
Cosa é successo da Lanson, la Maison cui facevo riferimento? E’ successo che la casa ha pensato bene di creare una particolare Cuvée, che non sembra essere distribuita dall’importatore italiano (Gancia), definita all’inglese White Label, etichetta bianca, che intende rappresentare “un nouveau mode de consommation”, un nuovo modello di consumo, che garantisce “nuove esperienze aromatiche personalizzabili all’infinito”.
Specialmente creato dalla Maison Lanson, il White Label “permette di apprezzare sottilmente uno Champagne con ogni genere di aromi naturali”. Uno Champagne che quindi è, dicono, “un vero esaltatore di aromi”.
Questo Champagne “unico e singolare”, é stato appositamente creato da Jean-Paul Gandon, Chef de Cave della Maison da 25 anni. Si tratta di una cuvée composta da Chardonnay, utilizzato per la finezza e da Pinot noir, scelto per la potenza.
Niente fermentazione malolattica “per mettere in primo piano gli aromi originali fruttati”, una liqueur più accentuata e ben 32 grammi di zucchero per litro per “favorire la circolazione degli aromi”.

La modalità di servizio consigliata prevede che il White Label venga proposto molto freddo (7 gradi) in ampi bicchieri da vino particolarmente adatti a questo genere di consumo, e soprattutto “Ajouter un ingrédient naturel (feuille de menthe, framboise, zeste d’orange…) selon vos préférences, vos envies, vos désirs, votre humeur…”, ovvero aggiungere un ingrediente naturale, foglie di menta, dei lamponi, buccia d’arancia (o di limone, come si vede in un advertising usato sulla stampa di lingua inglese dove si definisce questo Champagne “délicieux avec du citron”), secondo le vostre preferenze, i vostri desideri, le vostre voglie, il vostro umore.
E, quasi si trattasse di un cocktail, “agitare circolarmente il bicchiere per consentire agli ingredienti naturali di liberare i loro aromi”, con l’invito finale, rivolto ai consumatori, “A vous d’inventer la suite…”, a voi inventare il seguito, secondo estro. De gustibus…
Chiaro è che in questo modo, invitando a sperimentare altre soluzioni (magari aggiungere pesca, banana, quelle fragole che a taluni piace mettere nel Prosecco…) lo Champagne finisce con l’essere un vino di qualità e diventa l’ingrediente di un beverone facile, molto easy drinking style, che forse andrà bene per compiacere il gusto di un pubblico di giovani o non appassionati, ma che fa storcere la bocca i competente. Ed i veri amanti dello Champagne. Liberissima la Maison Lanson di scegliere questa politica commerciale, se non che i risultati, anche di operazioni del genere, sono tutt’altro che soddisfacenti. Come si legge difatti in questo articolo, pubblicata dalla rivista inglese specializzata The Drink Business e dedicato alle performance 2011 delle dieci più importanti (in termini di volumi venduti) Maison de Champagne, e come ho annotato anche qui, l’andamento di Lanson nel 2011 è stato disastroso.
Nel 2010 si classificava al quinto posto in questa classifica degli Champagne Top Ten, nel 2011 scende al nono posto, facendo registrare un calo vertiginoso, quasi un tonfo rispetto al 2010, con un decremento delle vendite di 2.640.000 bottiglie pari al 54%. Nel 2010 erano state 7.500.000 (625.000 casse) le bottiglie vendute, nel 2011 sono scese a 4.860.000 (405.000 casse). Probabilmente a forza di banalizzare i propri Champagne (o quantomeno una propria cuvée) la Lanson ha perso credibilità e appeal verso i propri clienti, ad appannaggio di altri marchi che non rincorrono stravaganti nouveaux modes de consommation

8 commenti

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8 commenti

  1. Marco

    settembre 27, 2012 alle 9:57 am

    Analisi interessante. Un calo così vertiginoso è davvero indecifrabile per una Maison che, almeno per le etichette presenti nel mercato italiano, produce dei interessanti champagne e di cui ho sempre apprezzato l’eleganza. Come scrive lei può essere davvero il risultato di una perdita di credibilità e appeal verso i propri clienti.

  2. Silvana Biasutti

    settembre 28, 2012 alle 7:10 pm

    Quaranta e passa anni fa, la mia mamma – altrimenti astemia – nel suo Lanson ci metteva qualche petalo di rosa…
    De gustibus; ma quando è la casa produttrice a suggerirlo è come se dicesse di farne ciò che si vuole, pur di consumarlo.
    Forse le flessioni nelle vendite erano già in corso?

  3. Rocca Filippo

    settembre 30, 2012 alle 6:52 pm

    Speriamo che le vendite calino ancora!! A parte che non si augura del male a nessuno, mi chiedo come si possa pensare di superare la crisi banalizzando un proprio prodotto… mi sembra ora di premiare chi fa qualità, vera, anche al prezzo che la qualità impone!

    • Franco Ziliani

      settembre 30, 2012 alle 7:17 pm

      tenga conto che accanto a quella cuvée discutibile Lanson continua a proporre ottimi Champagne

      • Silvana Biasutti

        ottobre 1, 2012 alle 11:17 am

        oggettivamente, non è facile tenere botta in tempi di crisi nerissima.
        tuttavia un po’ più semplice lo è quando si propone un prodotto di “lusso” (il lusso non è mai andato così bene: lo dicono tutti).
        però il lusso vero – quello decente – deve essere portatore di valore vero (non solo luccichii). una volta questo champagne era una festa…

      • Rocca Filippo

        ottobre 1, 2012 alle 8:38 pm

        Grazie per la risposta, mi fido, del nome della maison e della “parola di Franco” perché non l’ho mai provato. Il mio è uno sfogo più contro la tendenza che spudorati uomini di marketing propongono, siano Francesi, Italiani o di chissà dove…

  4. Tigre

    ottobre 4, 2012 alle 11:53 am

    Solo Ziliani poteva dire che quella cuvée è
    discutibile: de gustibus!!!!!

    • Franco Ziliani

      ottobre 4, 2012 alle 12:08 pm

      “caro” Tigre, in verità sono in molti ad aver trovato questa pensata discutibile, da parte di una nobile Maison come Lanson, non da parte del primo spumantista o frizzantista di casa nostra…

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