Jacquart o le nuove squillanti trombe della fama


Il caro amico e confrère francese (residente in Belgio) Hervé Lalau, responsabile dell’ottimo blog Chroniques vineuses, collaboratore della rivista belga Vino Veritas, amministratore della Association française de la Presse du Vin (APV) e Committee Member del Circle of Wine Writers, inaugura con questo articolo, già pubblicato mesi fa sul suo blog, uno spazio dedicato a contributi di colleghi internazionali sul tema “metodo classico”.
Oggetto della sua analisi una nota Maison de Champagne, una cantina cooperativa, la Jacquart, i cui vini importati in Italia dalla Fratelli Rinaldi di Bologna. Buona lettura !

Le cooperative sono una componente molto importante della vita vitivinicola della Champagne: per un semplice fattore numerico (sono circa 140) e per la proporzione delle uve che trattano (circa la metà di tutto il vigneto regionale, ovvero 15 mila ettari). Sono tuttavia rare quelle che sono riuscite ad imporre il loro nome o quello del loro marchio rispetto alle Maison de négoce.
Jacquart è una di quelle e non una delle meno importanti. Nata nel 1962 per iniziativa di una trentina di viticoltori, si é estesa progressivamente ai tre grandi bacini di produzione (compresa la Côte des Bars) e può contare oggi sull’approvvigionamento di più di 1800 cooperatori. Jacquart fa in effetti parte del gruppo Alliance Champagne, il terzo più grosso raggruppamento cooperativo della Champagne (63 milioni di euro di cifra d’affari) subito dietro Nicolas Feuillatte e Union Champagne.
Fino a pochi anni fa, sfortunatamente, il marchio era condizionato da un’immagine un po’ debole, questo a causa di una gamma pletorica di prodotti, ma anche in ragione di una politica commerciale che puntava soprattutto sui prezzi bassi e la distribuzione di massa. Quell’epoca é fortunatamente lontana : “l’angelo che suona la fanfara della Fama”, icona storica del marchio, sembra oggi suonare una nuova musica ben più gradevole alle nostre orecchie

Il simbolo più evidente del cambiamento è senza dubbio aver situato la sede aziendale all’’Hôtel de Brimont, sul Boulevard Lundy, “proprio come le grandi case”, giusto a fianco di Louis Roederer…  Il punto più importante riguarda però la strategia manageriale e produttiva.
Nel 2009, un nuovo direttore generale ha fatto il suo ingresso in Jacquart, Laurent Reinteau. Un uomo che conosce i grandi marchi avendo fatto tutta la propria carriera alla Veuve Clicquot. Sin dal suo arrivo ha chiaramente svelato le proprie intenzioni: “la nostra ambizione è far crescere la qualità di tutta la gamma Jacquart”. E farla passare ad un livello superiore.
Un nuovo enologo è stato assunto nella persona di Floriane Eznack, a sua volta proveniente dalla Veuve Clicquot. Prime decisioni : ridurre la gamma e rendere più evidente la gerarchia tra le diverse cuvées. Si cura inoltre l’affinamento: “un buon invecchiamento permette di affinare la tessitura del vino. Una buona cuvée è frutto di una serie di decisioni, di scelte che si intrecciano le une nelle altre” dice Floriane.
Ma vediamo i risultati di tutte queste buone intenzioni.. nel bicchiere.

Jacquart Brut Mosaïque

A naso note di cera, miele, pane a cassetta, frutti bianchi, in bocca è piuttosto floreale, e complesso per un vino base. Un vino evoluto eppure ancora molto fresco 15/20. Come dice il grande sommelier belga Eric Boschman « finezza con un filo di robustezza in fondo”. Non è proprio uno Champagne “aereo” giocato sulla freschezza, ma una bella “bestia” ben equilibrata.

Jacquart Brut Rosé

Fresco, più floreale che macedonia di frutta, lillà, rosa, violetta (é il Pinot che dà questa nota, dice Floriane). In bocca emergono le ciliegie di Basilea, il “pomelo”, ma dietro c’è una materia tutta a merletti che lusinga ma non è ruffiana. Jacquart è uno stato uno dei pionieri dello Champagne rosé e la moda lo ha raggiunto, ma la Maison, che beneficia di ottimi apporti del Pinot noir di Riceys, privilegia sempre l’eleganza. Uve base annata 2007.

Jacquart Extra Brut

Questa cuvée é frutto di una selezione di parcelle di vigneto e contiene una percentuale maggiore di Chardonnay rispetto al Mosaïque Brut. E dosata a tre grammi zucchero litro invece di 8 e la base del vino è annata 2004. Molto fine a naso, in un registro leggermente mielato, un po’ di pane caldo (ah, le belle panetterie della nostra infanzia!) e un accenno di evoluzione.
Uno Champagne che forse punta un po’ meno ad un consenso generalizzato ed è un vino “di nicchia”, pur tenendo conto che gli amanti dei vini poco dosati sono sempre più numerosi, ma che resta assolutamente adatto agli abbinamenti ai cibi.

Brut Mosaïque 2002 in Magnum

Un millesimato a netta dominante Chardonnay presentato in magnum. A naso, note leggermente affumicate-speziate (liquirizia e pepe), accenni di frutti tropicali (ananas). In bocca è fresco, ben secco, con un ritorno agrumato sul finale, una bella salinità, il termine “minerale” è qui quanto mai adatto, si sente come del gesso nella tessitura ed il vino appare del tutto “solido”.

 Jacquart Brut de Nominée 2000 (in magnum)

Bellissima acidità, agrumi (pompelmo rosa), leggere sfumature speziate, molta presenza in bocca, con un finale molto salino.

Jacquart Brut de Nominée 1996

Che complessità ! A naso cuoio, moka, caramella mou, burro. In bocca la stessa cosa, ma ben fusa con una tessitura fine e fresca, piena di vivacità. Sul finale note di Armagnac invecchiato e di tartufo. Un grande Champagne, perfetto da bere oggi!

Hervé Lalau

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