Trento Doc: una presidenza all’insegna del vorrei ma non posso…

Dopo la prima parte, pubblicata ieri, ecco la seconda parte dell’intervista al presidente dell’Istituto Trento Doc Enrico Zanoni

Zanoni, quale pensa sia la percezione del Trento Doc tra gli appassionati?
Non ho un dato scientifico e mi baso su colloqui e contatti: sicuramente la notorietà tra gli appassionati è inferiore a quella del Franciacorta, e c’é ancora molto lavoro da fare, con una priorità per noi, la notorietà e la reputazione del marchio.
Ho chiesto di fare una ricerca precisa che ci consenta di misurare oggettivamente la crescita di notorietà del marchio, da misurare ogni anno, ogni due anni, per vedere come si evolve. Una delle cose che l’Osservatorio dovrebbe fare…

E allora questo famoso Osservatorio quando si manifesterà finalmente?
Guardi io non voglio fare promesse che so di non poter mantenere, dobbiamo risolvere una serie di questioni, e voglio essere preciso, e a proposito voglio citare l’estratto da una mia relazione al Consiglio: dobbiamo aumentare la quota di mercato in Italia in primis, rafforzando il marchio e la sua percezione presso opinion leader e consumatori, e valorizzare l’immagine del territorio di origine.
Prima conquistiamo l’Italia poi pensiamo all’estero
Poi crescere all’estero in modo mirato, perché prima devi guadagnare la notorietà in casa tua prima di farti conoscere fuori, in alcuni Paesi come Svizzera, Germania, Russia, Usa. Avevo detto di tenere conto della forte crescita del Prosecco sui mercati internazionali, un dato ineluttabile, che può avere risvolti positivi anche sulla spumantistica metodo classico perché mostra l’Italia come un Paese importante produttore di bollicine, cosa che non è sempre stato evidente, poi i consumatori potranno andare su prodotti più complessi e sofisticati, ma dobbiamo essere bravi a portarli da noi, a farglielo capire…
Per cogliere le opportunità, e oggi ancora non ci siamo, serve una visione di lungo periodo, con chiare linee guida e una coerenza nella comunicazione e nelle strategie, informazioni chiare e tempestive, monitoraggio del ritorno delle attività. Soprattutto definire il ruolo guida dell’Istituto del Trento Doc in allineamento con gli altri soggetti istituzionali.
Chiarire le competenze, questa la priorità!

Questo non sta succedendo: sto facendo una fatica enorme e sto portando a casa niente o poco. Dobbiamo capire cosa fa l’Istituto, cosa fa il Consorzio vini trentini, cosa fa Trentino marketing, se no è veramente difficile.

L’Istituto perché non riesce ad avere un suo ruolo scorporandolo dagli altri soggetti, perché non dargli un’autonomia decisionale e finanziaria?
Io sono pragmatico per natura e la vedo così:  oggi abbiamo Trentino marketing, poi Consorzio vini, con tutte le sue problematiche. E’ stato già dichiarato, ma questo deve ancora essere realizzato, che al Consorzio vini verrà dato un budget per la promozione del vino trentino, e questo budget il Consorzio dovrà decidere come allocarlo.
Per me l’Istituto Trento Doc deve essere in collegamento con il Consorzio, cosa fattibile dal punto di vista giuridico, per fare tutta l’attività di promozione, monitoraggio per quanto compete a questa specifica tipologia di vino. Il resto sono chiacchiere.
Oggi invece abbiamo la Camera di Commercio, Trentino marketing, il Consorzio vini, la Provincia, l’Istituto e non si capiscono bene le competenze. Le problematiche del metodo classico sono completamente diverse da quelle degli altri vini trentini.
Pronto a sciogliere l’Istituto del Trento Doc se servisse
Ho detto anche di considerare come ipotesi di lavoro l’idea di sciogliere l’Istituto, se questo servisse, per farlo diventare un sottogruppo del Consorzio. Ma ci credo poco perché sono problematiche diverse e lo dico operando in un’azienda che produce al 90% vini tranquilli e si può benissimo mantenere un Istituto focalizzato che dialoghi con il Consorzio e abbia precise deleghe.

Ma oggi la quota di finanziamento pubblico del Trento Doc è nettamente maggioritaria sulla contribuzione degli associati?
Sicuramente, non so dire esattamente, perché la quota del pubblico è annessa ad altre cose e non so dire quanto spenda, ma poi si tratta di una quota all’interno di un investimento più ampio.

Operazione Trento Doc – Mostra del Cinema di Venezia: non si poteva fare diversamente e avere garanzie più precise di una maggiore visibilità?
Quella cosa faceva parte di un pacchetto ampio gestito da Trentino marketing con la Rai, pacchetto che comprendeva anche quella cosa del Trento Doc. Nel “calderone” mancava per forza di cose l’indicazione della specificità della questione Trento Doc.
Tornando alla sua domanda sull’utilizzo dei contributi, la logica dice: ci sono ipoteticamente due milioni, un milione va al Trento Doc e uno ai vini fermi. Sarà difficile che il Trento Doc possa avere una quota così pesante…
Sono scelte politiche, sono in molti oggi a dire di credere nel Trento Doc…Va detto che Trentino marketing sta investendo sul Trento Doc, magari alcune iniziative andrebbero meglio canalizzate e hanno un ritorno non sempre esaltate, è un problema di budget e di risorse umane…
Non esiste una loggia P2 del Trento Doc

Le istituzioni pubbliche credono veramente nel Trento Doc?

Io devo dire che l’Assessorato sembra essere molto sensibile…

Anche all’Associazione dei giovani del Trento Doc, che sembra proprio farina del suo sacco…
L’idea è bella, ma come tutte le cose va gestita bene…Tutto nasce da una lettera da un gruppo di figli di produttori, lettera che ho visto in modo positivo, ma tutto deve essere nell’alveo dell’Istituto e non deve fare pensare che esista una sorta di secondo Istituto….
Purtroppo un paio di volte queste iniziative sono scappate di mano, e i giovani tendono a dialogare direttamente con le istituzioni. L’Associazione giovani non è una creazione personale dell’Assessore, ma una volta piaciuta la cosa, visto che elettoralmente paga e ha un suo fascino, è stata gestita così così ed è sfuggita al controllo, forse anche per colpa mia.
Carlo Moser, che ne è il responsabile, è persona di grande equilibrio, educazione e rispetto, ma a volte i giovani non si rendono conto che tutto deve stare all’interno dell’Istituto. Non esiste una loggia P2 del Trento Doc.. Sono giovani, hanno energie positive, ma devono agire ed essere inquadrati all’interno dell’Istituto.

domani la terza e ultima parte dell’intervista

2 commenti

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2 commenti

  1. Osservatore trentino

    settembre 18, 2012 alle 12:41 pm

    Fino a 12 anni fa, quando un paio di squali (con la compiacenza di alcuni e l‘indifferenza dei più) decisero di chiudere l’Istituto Trentino del Vino cui era collegato l’Istituto Trento Metodo Classico, la tutela e la valorizzazione si facevano assieme, co-finanziando al 50 % i costi relativi. Per avere le mani libere, tutela e valorizzazione vennero separate affidando la prima ad un Consorzio vini saldamente in mano alle cantine sociali e la seconda alla Camera di Commercio che, con fondi pubblici, si è incaricata della promozione istituzionale. Ora si è finalmente capito che le due attività sono come le braccia di un unico organismo che deve essere guidato da una sola testa, ma quel paio di squali stentano a mollare. Non avendo (potuto) il Consorzio elaborare alcun piano di breve, medio e lungo periodo, anche l’Ente pubblico tergiversa. Ma il mondo va avanti nonostante la crisi e chi è senza progetti è destinato a soffrire ancora di più. Zanoni denuncia la situazione, ma il suo CdA che non ha la vocazione da terzo squalo, non trova nemmeno lo slancio per organizzare la flotta da pesca. Intanto fa il pesce in barile.

    • Franco Ziliani

      settembre 18, 2012 alle 12:58 pm

      finalmente un’acuta osservazione e un’analisi precisa delle parole di Zanoni proveniente dalla terra trentina! Prendo però atto che, per quieto vivere, il nostro Osservatore preferisce ricorrere ad un nickname…

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