Franciacorta Cuvée Prestige Cà del Bosco: buoni, a dispetto degli eno-snob

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco

Giudizio:
7

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero, Chardonnay

Giudizio:
8


Nel mondo del vino esiste una variante ancora più da puzzetta al naso e birignao e boccuccia a cuore di quello “snobismo anti-franciacortino” cui ho recentemente dedicato un post che ha fatto abbastanza discutere.
E’ una variante, un po’, consentitemi il termine non proprio raffinato, da “eno-sboroni”, (ne conosco diversi del genere, che scrivono e imperversano facendo danni, naturalmente dandosi un tono da “esperti” e palati fini, su wine blog et similia), che quando parlano di vino danno l’impressione di detenere solo loro la verità (come se il vino non fosse invece qualcosa di soggettivo legato al gusto personale) e di sapere, senza dubbi ed esitazioni, quanto sia valido e quanto invece sia cheap.
Questa forma di snobismo porta naturalmente a parlare bene di un’azienda portabandiera della Franciacorta come la Cà del Bosco e delle sue “bollicine”, solo a patto che si tratti delle cuvée più esclusive come l’Annamaria Clementi, oppure di quel trio di formidabili vini, in genere i miei preferiti, che sono il Brut, il Satèn, il Dosage Zero millesimati.
Ma porta ad adottare il tipico sorrisetto di compatimento, come per default, quando il discorso cada sul Franciacorta più importante in termini quantitativi quindi più facilmente rintracciabile in circolazione, ovvero la Cuvée Prestige.
Se si vuole essere uomini di mondo, se si vuole convincere l’interlocutore di trovarsi di fronte a qualcuno che di vino, perdiana!, ne capisce, la stroncatura senza mezzi termini, fatta senza possibilità di appello, anche con una certa violenza verbale, è automatica.
Poco conta ricordare a questi “saputelli”, che magari non hanno problemi a giudicare come ottimi vini prodotti da mega aziende, grandi cantine sociali, oppure vini prodotti in quantitativi rilevanti, che questa Cuvée, prossima al milione di bottiglie prodotte, rappresenti l’80% del business di Cà del Bosco.
E che sarebbe davvero da stupidi, visto che questo vino ha successo e porta utili produrlo con una filosofia del tutto diversa da quella che porta a produrre gli altri Franciacorta.
L’eno-snobismo un po’ fighetto, quello che porta a definire questa Cuvée Prestige “roba da banchetti” o “vino da Santa Margherita” (come se gli altri vini, quelli “giusti”, fossero prodotti da un’altra azienda e non dalla stessa che fa parte del celebre gruppo veneto leader del Pinot grigio) non accetta discussioni.
Quel vino, secondo loro, è Cà del Bosco “per modo di dire”, anche se la sua esistenza consente alla casa di Erbusco di produrre quegli altri Franciacorta, eccellenti e talvolta eccezionali, che fanno sdilinquire gli eno-sapienti.
Io stesso, non sarebbe giusto se non lo confessassi, sono rimasto per qualche tempo vittima di questa forma di aprioristica preclusione e pur essendo un Dosage Zero o Brut CdB fan, e un forte estimatore della Cuvée Annamaria Clementi, non posso dire di essere stato un regolare e affezionato consumatore di questo Prestige.
Un Franciacorta prodotto con un mix ragionato di Chardonnay 75%, Pinot Bianco 10%, Pinot Nero 15%, provenienti da 131 vigne, di età media di 21 anni, e con una resa media per ettaro di 9.000 chilogrammi / 5.800 litri, e con una vinificazione che prevede che i vini base, vinificati separatamente in base alla loro diversa origine, dopo la prima fermentazione alcolica maturano per 8 mesi in vasche d’acciaio termocondizionate.
In seguito sono sapientemente assemblati a nobili vini di riserva delle migliori annate (almeno il 20%) per formare la Cuvée. Questa particolare tecnica conferisce alla Cuvée Prestige, che si affina per 25 mesi sui lieviti, una peculiare personalità, che fa sì che il vino piaccia così tanto (tranne che agli eno-snob) e si faccia bere con grande piacevolezza in ogni contesto.
Nel corso di una mia recente visita a Cà del Bosco e di una lunga chiacchierata con il suo bravissimo enologo, ho chiesto a Stefano Cappelli di far iniziare la mia degustazione proprio con questa Cuvée Prestige, una bottiglia ottenuta con una base (almeno 70%) di uve dell’annata 2009, con un 30%, affinato in legno da 6 a 10 mesi, di uve delle annate 2006, 2007, 2008.
Un Franciacorta multivintage dunque, con 5 grammi zucchero per litro e acidità di 6,2, che ho trovato molto più complesso e ben fatto e soddisfacente di quanto gli eno-snob, magari senza averlo degustato, considerino stroncandolo a priori, forti di un palato che ritengono, bontà loro, particolarmente raffinato e superiore a quello dei tanti che la Cuvée Prestige, con la sua bella bottiglia bianca trasparente, che fa indubbiamente la sua bella figura e ha un certo appeal, bevono senza tante storie.
Colore paglierino oro molto brillante, stupisce con la finezza e la continuità spumeggiante del suo perlage piuttosto fine, per un naso molto aperto, fragrante, diretto, di notevole intensità aromatica, ricco e compatto, molto fruttato, con note di agrumi e mela e pesca bianca in evidenza.
La bocca, com’è ovvio e comprensibile attendersi da un vino che deve piacere al primo impatto, che è “progettato” per farsi bere, è molto morbida, rotonda, cremosa il giusto, con una bolla leggera piacevolmente croccante e non aggressiva, una interessante consistenza vinosa e una moderata naturale dolcezza (nessuna traccia di piacioneria o di ruffianesca dolcezza), con la stessa fruttuosità che si coglieva nei profumi e una buona persistenza.
E per non farmi mancare niente, per apparire ancora più bieco agli occhi degli eno-snob anti-franciacortini, più “servo del capitale” e quindi meritevole degli strali di “contestatori” e anonimi in vena di… zaccate…, mi sono concesso anche la versione Rosé della Cuvée Prestige, sempre con uve Pinot Nero 75%, Chardonnay 25%, (Chardonnay scelto per temperare l’impatto un po’ aggressivo del Pinot nero) provenienti da 24 vigne di 31 anni di età media, prodotta con una tecnica che “prevede la vinificazione separata delle uve di Pinot Nero e di Chardonnay.
Le uve di Pinot Nero, una volta separate dai raspi, vengono trasferite per gravità all’interno di tini dove viene condotta per 24 – 48 ore una breve macerazione: soltanto poche ore per “cogliere l’attimo”, per ottenere cioè quella particolare e delicata sfumatura di colore rosa che distinguerà il Franciacorta Rosé in bottiglia. In seguito il mosto, separato dalle bucce, fermenta in tini d’acciaio a temperatura controllata.
Le uve di Chardonnay vengono invece vinificate in modo tradizionale: dopo la pressatura dei grappoli interi, le diverse frazioni di mosto fermentano separatamente in tini d’acciaio a temperatura controllata. Dopo 8 mesi di affinamento si procede alla creazione della cuvée, assemblando i vini base di Pinot Nero con i vini base di Chardonnay”. 30 mesi di permanenza sui lieviti per una produzione di 30 mila bottiglie.
Salmone occhio di pernice – melograno il colore, di grande brillantezza e bellissimo impatto visivo, perlage sottile e continuo, il Rosé si propone con una nitida finezza aromatica, con agrumi in evidenza, soprattutto pompelmo rosa, accenni floreali, di fragole di bosco e lamponi, a comporre un bouquet più fresco e fragrante che carnoso.
Molto fresca la bocca, che si allarga progressivamente e conquista il palato con bella polpa succosa morbida e non aggressiva, con una moderata vinosità e una rotonda piacevolezza che facilita la beva e ne consiglia il servizio anche come aperitivo.
Davvero niente male queste due Cuvée Prestige di Cà del Bosco: e adesso chi glielo va a dire agli iperciliosi, malmostosi e un po’ acidi enosnob anti-franciacortini?

63 commenti

Condividi

63 commenti

  1. michele biscardi

    settembre 10, 2012 alle 8:24 am

    L’articolo molto corretto, concordo pienamente che la Cà del Bosco sia un’azienda “portabandiera” del prodotto Franciacorta.
    Grazie con i tuoi articoli allarghi il mio limitato conoscere del mondo del vino e di quello che gli gira intorno.

  2. Vittorio Vezzola

    settembre 10, 2012 alle 8:25 am

    Vero quello che dici sugli eno-sboroni che snobbano i vini troppo facili e beverini, per contro ci sono alcuni piccoli produttori di metodo classico fissati con il basso dosaggio a tutti i costi che fanno uscire vini che ti stropicciano la bocca tanto sono secchi.

    • zakk

      settembre 10, 2012 alle 11:12 pm

      mah, mi fai un paio di esempi di vini facili e beverini? Perchè secondo me c’è un grosso equivoco da risolvere: facile e beverino non significa vino slavato e senza complessità.
      Io considero facili e beverini quei capolavori che fanno a bordeaux, in borgogna, in Langa, nel chianti Classico, in cote du rhone….. i grandi vini, quelli si che sono facili e beverini, la bottiglia finisce in un amen e se ne vuole aprire un’altra.
      A parte Serena qui sotto, chi riuscirebbe a finire una bottiglia di cuvée prestige con un paio di piatti a tavola?

      • Vittorio Vezzola

        settembre 11, 2012 alle 5:17 pm

        Mi viene in mente perché l’ho bevuto ieri sera… Delamotte blanc de blanc 1999, ma anche il brut o il bdb non millesimato sono gradevoli e facili da bere senza essere banali. Mi hai fatto ricordare anche Alfred Gratien rosé… in Italia Ferrari Maximum o meglio il Perlé bdb sono piacevoli per chiunque.

        • zakk

          settembre 11, 2012 alle 10:14 pm

          e tu questi giocattoli qui sopra li paragoneresti ai due cuvée prestige di cui il thread?

          • Vittorio Vezzola

            settembre 12, 2012 alle 1:42 pm

            Mai bevuto nulla di Ca del Bosco. Comunque quando l’avrò assaggiato potrò dire nello specifico, il mio era comunque un concetto generale, in molti casi si dimentica la gradevolezza alla ricerca di virtuosismi a mio parere fini a se stessi.

          • Franco Ziliani

            settembre 12, 2012 alle 1:57 pm

            vendi Champagne e sei appassionato di “bollicine” e non hai mai bevuto nulla di Cà del Bosco? Non ci posso credere..

          • Vittorio Vezzola

            settembre 12, 2012 alle 3:33 pm

            Franco, non sono molto amante dei Franciacorta, ho bevuto ancora Monterossa e Enrico Gatti, Vezzoli brut base, de Gaioncelli, e qualcos’altro. Non li ho trovati male, ma in generale troppo intensi e con poca freschezza rispetto al mio gusto. Alcuni leggermente amarognoli. Per altri invece questa intensità e l’amarognolo sono il non plus ultra.

  3. Luca

    settembre 10, 2012 alle 9:01 am

    Anche io ho avuto modo di provare entrambi i prodotti. A meno che non ci sia stato un notevole salto di qualità nell’ultimo anno (provati a metà 2011), la mia impressione è stata molto negativa (il rosè non l’abbiamo nemmeno finito). Personalmente li reputo prodotti di livello inferiore a quasi tutti gli altri Franciacorta della stessa fascia di prezzo da me bevuti: notevolmente inferiore dato che anche un degustatore poco esperto come me ha notato la differenza in negativo. Rapporto qualità prezzo che non giustifica l’acquisto, se non per fare “scena” con una bottiglia indubbiamente bella da vedere (questa l’ho scritta anche a costo di passare per snob).

    • Luca

      settembre 10, 2012 alle 9:31 am

      Per la precisione: stiamo parlando di prodotti che si trovano intorno ai 25 euro (CP) e ai 35 euro (CP rosè).
      Posso aggiungere che a mio modesto avviso anche molti Franciacorta nella fascia di prezzo 15-20 euro superano nettamente in qualità i Cuvèe Prestige. Per un confronto con altri Franciacorta già provati da Ziliani, prodotti assimilabili di Cavalleri costano mediamente 5 euro in meno a bottiglia, con un notevole divario qualitativo (Ziliani ha assegnato mezza stella in più per entrambi ma per me potrebbe esserci anche più di una stella di differenza).

  4. michele tarentini

    settembre 10, 2012 alle 10:22 am

    lasciando stare la qualità e la bontà del prodotto, concordo con il sig. Luca questi due prodotti hanno un prezzo decisamente alto (cmq i numeri danno ragione a ca del bosco visto che ne vendono a quintali) che personalmente mi fan preferire per la stessa cifra o a cifre inferiori altri prodotti!

    • Franco Ziliani

      settembre 10, 2012 alle 12:02 pm

      nel mio post ho volutamente evitato di parlare della questione prezzo dei vini, concentrandomi sulla qualità da me riscontrata, a mio avviso ben superiore a quella che secondo gli eno-snob con la puzzetta sotto il naso i due Franciacorta avrebbero…

      • Zakk

        settembre 12, 2012 alle 9:06 am

        Però Ziliani lei non è tanto corretto: perchè a chi non ama questi due vini e il franciacorta in generale bisogna affibbiare l’etichetta di enosnob? Non pensa che tra questi bevitori ci sia gente che non apprezza la Franciacorta perchè non si trova in sintonia con quei prodotti? E non potrebbe allora il presunto “enosnob” dare dell’enobanale a lei che tanto ama i vini di questo fazzoletto di terra lombarda? Io credo che da parte sua ci sia una mancanza di rispetto verso chi non la pensa come lei e lo palesa qui o in altri spazi internettiani. Con la differenza che lei gestisce questo spazio, gli altri possono esser soltanto di passaggio.

        • Franco Ziliani

          settembre 12, 2012 alle 9:14 am

          amen, vedo che non ha capito lo spirito e il significato di quanto ho scritto, ma ci rinuncio, tanto non scrivo per una persona come lei

  5. serena

    settembre 10, 2012 alle 6:18 pm

    Buon giorno a tutti,
    sono d’accordo con il Sigror Ziliani ed il suo post, anche se sono solo una consumatrice normalissima di Verona, ma che si sta avvicinando a questo mondo affascinante ( ho fatto il 1 corso AIS).
    Sono un amante del Prestige da circa 3 anni e trovo il prodotto ottimo, sia per qualità/prezzo, sia per il suo gusto e soprattutto per la sua qualità che non tradisce mai.
    Lo reputo una delle migliori bolle in Italia in questo genere.
    Inoltre un mese fa ho aperto una bottiglia del 2009 (dimenticata in cantina) ed ho scoperto un gusto ancora più meraviglioso di quello che amo già!
    Lo preferisco di gran lunga al Dosaggio Zero sempre di Ca’ del Bosco, che mi è sembrato molto più austero e meno piacevole.
    Mentre – se posso – la Prestige vale molto di più di uno Champagne che invece costa di più e di cui tutti parlano bene recante un’etichetta arancione…
    Ma vogliamo essere orgogliosi di un nostro vino italianissimo, invece di essere sempre così critici !!!

    Buona giornata a tutti!

    • zakk

      settembre 10, 2012 alle 11:07 pm

      – Cuvée prestige una delle migliori bolle (se lo scopre Ziliani…) d’Italia
      – Q/P
      – prodotto ottimo
      mumble mumble….. corso AIS!
      ecco, adesso tutto torna!

      • Franco Ziliani

        settembre 11, 2012 alle 9:50 am

        no, torna solo la sua inguaribile, endemica stupidità. Mi correggo, imbecillità

        • Marco Braga

          settembre 11, 2012 alle 2:55 pm

          Concordo… In un Zakk!!! Diamoci un taglio…

        • Zakk

          settembre 11, 2012 alle 6:52 pm

          Ziliani, sorrida che la vita è bella. Ma come si fa a fare il giornalista del vino e esser tristi?

          X Marco Braga: zzzzzzzzzaaaaaaaaaaakkkkkkkkk

          • Franco Ziliani

            settembre 11, 2012 alle 6:57 pm

            Zakk, io non sono triste e sorrido: trovo solo stupidi, salvo rare eccezioni, i suoi, chiamiamoli così “commenti”… 🙂

    • michele tarentini

      settembre 11, 2012 alle 11:35 am

      de gustibus!!!

    • Roberto Mizzulinich

      settembre 11, 2014 alle 3:11 pm

      Mi capita spesso di discutere sui prezzi e sulla qualità dei Franciacorta
      Il prezzo di Cà del Bosco è un metro di paragone, se le altre aziende vogliono vendere, devono posizionarsi su una fascia più bassa. Altra storia è che se si è convinti di produrre qualità superiori, si deve avere il coraggio di proporre prezzi adeguati, ma questo comporta impegno e sacrificio, costa meno scegliere la strada del prezzo , che però, non valorizza il prodotto. Se La Cuvée Prestige o la Anna Maria Clementi avessero quel rapporto qualità prezzo richiesto, non saremmo qui neanche a discutere.
      Aziende come Cà del Bosco, Bellavista e Ferrari, rappresentano l’eccellenza delle aziende spumantistiche italiane, possiamo discutere sui nostri gusti personali, ma la capacità di produrre qualità e quantità non può essere riservata solo ai cugini francesi, dove aziende neanche troppo grandi producono quanto tutta la Franciacorta. Forse inserendo i Francesi sono uscito fuori tema, ma spesso mi capita di sentire persone che sostengono che allo stesso prezzo bevono Champagne, ma quali? Se le aziende sopracitate rappresentano quell’eccellenza, dobbiamo confrontarle con Bollinger, Thienot, Roederer, Laurent Perrier etc, ma non mi risulta abbiano lo stesso prezzo.

  6. Davide

    settembre 10, 2012 alle 7:27 pm

    per rendere merito a chi lavora giorno per giorno per costruire la qualità e spesso è dietro alle quinte, mi sembra giusto precisare che l’enologo si chiama Stefano Capelli.

    • Franco Ziliani

      settembre 10, 2012 alle 9:15 pm

      giustissimo, e difatti nel mio articolo l’ottimo Capelli era doverosamente citato

      • Davide

        settembre 12, 2012 alle 2:24 pm

        si, l’articolo l’ho letto. mi riferivo alla doppia “p” capelli–>cappelli probabilmente dovuta ad un correttore automatico.

  7. zakk

    settembre 10, 2012 alle 11:02 pm

    fiuuuuuuuu, per un pelo ho evitato di prendermi dell’enosborone. Infatti io, pur non apprezzando i due campioncini Prestigiosi, non riesco ad apprezzare neanche i millesimati della maison franciacortina. Certo, colpa mia che bevo senza staccare l’idea che quegli spumanti (tiè!!) costano cifre per me folli in rapporto alla qualità offerta.

    A voler ben vedere mi paiono più enosboroni quei personaggi che decidono di bere cuvée prestige soltanto perchè la bottiglia (questa si!!) è davvero bella. E poi non si vuol parlare di operazione di marketing.
    Ziliani, si ricorda come è avvenuto il lancio della cuvée prestige anni fa? E quello non è marketing?
    E il voler giustificare un’ipotetica qualità dicendo che lo comprano in moltissimi è pura follia: avete idea di quanta gente beve tavernello? Sarei enosborone se dicessi che a me il tavernello proprio non piace?

  8. Il Contestatore

    settembre 13, 2012 alle 10:56 am

    prodotto vergognoso, recensore vergognoso, consumatori vergognosi che spesso beveno questo orribile prodotto con 1 settimana di sboccatura!
    la cuvèè imperiale da 9.90€ di berlucchi è molto meglio!!

    • Franco Ziliani

      settembre 13, 2012 alle 11:05 am

      domanda: ma lei pensa che un “commento” del genere, tutto insulti e nessun ragionamento, possa essere preso sul serio? Perché non prova, sempre che sia in grado di farlo, ad articolare il suo “discorso” e a farci capire le ragioni del suo “dissenso”?

    • Franco Ziliani

      settembre 13, 2012 alle 2:49 pm

      “Contestatore” voglio provare a seguirla nel suo… “ragionamento”. Il Franciacorta in oggetto é, come dice lei, orribile. Io ho scritto quell’articolo perché mi sono venduto a Cà del Bosco. I consumatori che lo acquistano e lo bevono tranquillamente sono una banda di ignoranti incompetenti che non capiscono nulla di vino. Possibile che ad avere capito tutto e saperne di vino sia solo lei e magari il suo amico e sodale Zakk? Non le viene il dubbio che le sue, diciamo così, “contestazioni” non abbiano un filo di senso logico e che siano sparate fatte per il puro gusto di sparare?

  9. Zakk

    settembre 13, 2012 alle 12:54 pm

    Il mio punto di vista è che cuvèe prestige sia un vino piatto, costruito a tavolino per essere piacione per le masse, cosa commercialmente accettabile, ma se si sta in uno spazio specializzato sulle bollicine allora non si può pretendere che chi lo frequenta si infiammi per un vino così.
    Il Contestatore mette in campo Berlucchi: uno scontro tra titani dico io. Vini fatti con la stessa filosofia, cioè quelk di essere facili per il palato più “semplice”. Ziliani, cosa si da in premio ad un bambino quando fa una cosa giusta? Si da una caramella, una cosa dolce. Il palato medio della gente, per quel che riguarda il vino, è ancora il palato di un bambino, per cui niente asperità, niente cose troppo secche come diceva qualcuno più sopra, niente acidità*** spinta, ma morbidezza e, mi passi il termine, “ruffianeria”.
    Ecco, da questo punto di vista Ca’ del Bosco, tra tipo di prodotto e confezione, ha fatto bingo, e non credo l’abbia fatto a caso, io penso che la cosa sia stata studiata a tavolino. Lei se la sente di dire che un vino di Claudio Faccoli sia sotto la stessa docg del cuvèe prestige? Suvvia.

    • Franco Ziliani

      settembre 13, 2012 alle 1:11 pm

      un vino di Faccoli, del Mosnel, di Majolini, Colline della Stella, Camossi, Cavalleri, Gatti, per fare qualche nome, può tranquillamente, pur con le differenze stilistiche legate alle uve, ai diversi terroir, alle scelte dei produttori, stare nella stessa denominazione che accoglie la Cuvée Prestige di Cà del Bosco. Che io ho assaggiato senza preconcetti, cercando di capire il valore e la qualità intrinseca del vino. Mi auguro che abbia fatto altrettanto anche lei Zakk… Ma questi sono discorsi inutili, tanto per lei o per personaggi tipo “il contestatore” io ho parlato bene di questo vino solo perché sono al servizio del Capitale non perché mi sia piaciuto…

      • zakk

        settembre 13, 2012 alle 11:52 pm

        eeeeh no Ziliani, non mi mette nella tastiera parole che non ho digitato e che nemmeno penso!
        Io Contestatore non lo conosco!
        Io non credo che lei si sia venduto a Ca’ del Bosco!
        Mi risponda nel merito: quel tipo di vino, con quella veste (che devo ammettere essere davvero accattivante) sono stati studiati per soddisfare i (purtroppo pochi) palati più scafati o per fare (lecitamente) cassa.
        Nessuno potrà mai trovare un difetto in quel vino, ma nemmeno un’emozione o un sussulto di vitalità. Ripeto è un vino piatto perchè piatto lo si vuole fare, perchè per vendere centinaia di migliaia di bottiglie si deve fare così. Faccoli se facesse lo stesso numero di bottiglie del cuvée prestige, e le facesse come le fa adesso, domani mattina chiuderebbe la sua azienda. Si ricordi che siamo pur sempre il paese del tavernello, forse il vino più venduto in Italia.
        Vede bene che Ca’ del Bosco, quando vuol fare un prodotto valido è capace: si chiama annamaria clementi, è innegabile che sia un vino valido, poi con i prezzi siamo fuori scala, lei sa bene che con quei soldi i francesi ci fanno un mazzo così. Scusate il francesismo.

      • zakk

        settembre 13, 2012 alle 11:55 pm

        e stia tranquillo che io parlo di quello che bevo, non per partito preso, non ho niente contro ca’ del bosco.

  10. Zakk

    settembre 13, 2012 alle 12:56 pm

    ***: e parlare di acidità in franciacorta, quando si vendemmia ad inizio agosto fa abbastanza ridere.

  11. Antonella

    settembre 14, 2012 alle 4:53 pm

    Sento di ringraziare la CA’ DEL BOSCO di produrre l’elegante Cuvee Prestige che amo bere, come leggo, insieme all’80% dei suoi consumatori, perché ha pensato proprio a noi dal palato non così fine e nobile!!!, ma che con il nostro consumo diamo la possibilità anche agli eno snob di degustare gli altri prodotti straordinari che l’azienda produce.
    Anche a me piacciono il Dosage Zero e l’ Annamaria Clementi … Quando capita!
    Poi vorrei chiedere a Zakk: “come mai ti accanisci così tanto se non ami bere Franciacorta?” A questo punto la tua valutazione parte da un pregiudizio! E poi, caro snob, non c’è nulla di male ad appartenere alla “massa”…
    Rispetto, innanzitutto al lavoro di chi produce e alla scelta dei consumatori!

    • Franco Ziliani

      settembre 14, 2012 alle 5:06 pm

      ben detto Antonella! Ma il rispetto, per il lavoro non dell’ultima delle aziende e per il gusto di voi consumatori, che non siete così cretini da decretare il successo di vini mediocri, gli eno-snob arroganti di turno non sanno nemmeno che cosa sia…

      • Zakk

        settembre 14, 2012 alle 8:34 pm

        Ecco, da un intervento del genere certo non prendo lezioni di rispetto! E nemmeno dal suo autore, che sembra che se non ci si accoda al suo giudizio si sia solo snob e irrispettosi.
        Ziliani, sveglia, gli appassionati di vino sono capaci di avere un proprio giudizio autonomo anche senza una guida (anagramma di giuda).

    • Zakk

      settembre 14, 2012 alle 8:21 pm

      Antonella, grazie per il tuo intervento.
      Io non mi accanisco contro la Franciacorta, ma con chi vuol far passare prodotti mediocri come capolavori (il riferimento non è per forza attinente a questo caso).
      L’eleganza del cuvèe prestige sta ad un abito di Benetton come certi champagne stanno ad un abito di Armani. Tutto bello, ma troppo semplice e banale Benetton rispetto al Giorgio nazionale.
      La mia valutazione non parte a nessun pregiudizio, ma da una valanga di assaggi fatti in cantina, al bar, a casa, al ristorante, da solo e con gli amici. Niente da fare, per me qui in franciacorta mancano quelle condizioni pedoclimatiche che fanno si che un metodo classico possa esser grande: escursione termica giorno/notte, temperature medie durante l’anno più basse, sottosuolo simile a quel blocco di calcare che i francesi hanno la fortuna di avere sotto Reims ed Epernay. Qui mancano le acidità e per risolvere il problema si vendemmia ad inizio agosto (quest’anno ho visto vendemmiare l’8 di agosto) fregandosene della maturazione fenolica delle uve che arriverebbe circa un mese dopo. Mettiamoci il cuore in pace: questa non è una terra vocata per le bollicine, molto meglio il trentino alto Adige. Sono infatti appena stato ad un banco d’assaggio a Bolzano dove oltre a produttori alto atesini erano stati invitati bellavista, bosio, abate nero e Ferrari. Per gli alto atesini presenti haderburg, Lorenz Martini e stokker: un paragone impietoso, haderburg presentava due MC molto intriganti e freschi e si staccava dagli altri, a seguire Lorenz Martini, un vino davvero notevole il suo millesimato 2007. Il perlage di stokker con l’apporto del sauvignon nella cuvée veramente setoso. Ferrari, con perle nero e Giulio
      Ferrari insegue affannosamente, i bresciani quasi funzionano solo se li bevi da soli, ma appena provi gli altri crolla tutto.
      Ti assicuro, io vivo in franciacorta e vorrei tanto poter dire che qui si fanno grandi bollicine, ma per adesso le bollicine bresciane sono solo grosse, non grandi.

      Ti assicuro che anche io appartengo alla massa, ma come dice quel famoso proverbio: la vita è troppo breve per bere vino cattivo. Per cui io cerco di soddisfare le richieste del mio palato e non riesco ad accontentarmi di certe cose. È snob questo? Se “si” allora sono snob, ma non ci credo, l’uomo per natura è portato a cercare sempre le cose migliori e siccome in questo settore possiamo facilmente aggiungerle…..

    • Zakk

      settembre 14, 2012 alle 8:28 pm

      In merito alle ultime tue due righe: il lavoro di ca’ del Bosco io lo rispetto, credo sia lecito produrre per guadagnare (altrimenti la Caviro dovrebbe essere eliminata), meno lecito definire snob chi non gradisce certi vini (veo Ziliani?) Il rispetto deve andare in entrambe le direzioni. E il diritto di critica non è mancanza di rispetto.
      Su quello che scelgono i consumatori cosa vuoi che ti dica? Che la coca cola è la bollicina più consumata al mondo? Quindi dobbiamo dire per forza che è un grande spumante?

  12. Michele tarentini

    settembre 14, 2012 alle 9:03 pm

    Per me resta un vino senza infamia e senza lode..ma che non dovrebbe essere pagato + di 12 euro!al prezzo a cui è venduto vuol dire far pagare il marchio, la carta gialla e il fatto che lo beva Galliani.

  13. Antonella

    settembre 15, 2012 alle 10:17 am

    Oh Zakk, grazie a te per la tua risposta pacata!
    A questa nostra discussione vorrei aggiungere qualche considerazione…
    Io non sono un’esperta, cerco quando bevo un bicchiere di vino di non berlo cattivo! 
    Ed ho imparato che ogni vino e’ espressione della sua vigna e delle intenzioni del produttore,  e a maggior ragione, non mi sento di paragonare uno champagne ad un franciacorta piuttosto che a un trento. 
    Aggiungo anche che ho avuto modo di assaggiare degli champagne considerati molto pregiati, ma al  mio palato semplice non sono piaciuti !
    Penso, quindi, che le aziende producono prodotti diversi x accontentare i più. E non c’è infamia in questo, quando il lavoro e’ fatto con competenza.
    Per tornare alla Franciacorta, personalmente trovo il gusto franciacortino piacevole e naturalmente dei vari prodotti che ho avuto modo di assaggiare qualcuno mi e’ piaciuto di più altri meno e così la prossima volta saprò come scegliere in base ai miei gusti! 
    Penso che l’intenzione di ogni azienda, che non dimentichiamo e’ fatta del lavoro di tanti, sia quella di fare un vino che soddisfi le esigenze del consumatore al quale e’ diretto, altrimenti sarebbe un fallimento in partenza!
    E così torniamo alla Ca’ Del Bosco che sicuramente e’ stata in grado di creare un prodotto piacevole a bersi e a vedersi, che sicuramente e’ stata da traino e visibilità anche per le altre aziende produttrici in Franciacorta, avvicinando con il suo look accattivante e il gusto armonioso il consumatore verso questo tipo di bollicina.
    Adesso ognuno può scegliere quello che più lo soddisfa!
    E l’azienda che ho avuto modo di visitare rispecchia i suoi prodotti. Piacevole a vedersi e estrema professionalità. Complimenti!
    Che poi e’ più cara rispetto ai competitors questo pure e’ vero, purtroppo x noi estimatori!

    • Zakk

      settembre 15, 2012 alle 8:37 pm

      Vedi che concordi: operazione commerciale meravigliosamente riuscita.
      Non concordo con una cosa però: cuvée prestige non da visibilità alle altre aziende franciacortine, tutt’altro! Grazie alla sua penetrazione sul mercato le altre aziende soffrono. Per carità, fa parte del gioco, pero non diciamo che fa da apripista.

    • Zakk

      settembre 15, 2012 alle 8:38 pm

      Dimenticavo: quali sarebbero questi champagne famosi che non ti son piaciuti?

  14. Vincenzo

    settembre 15, 2012 alle 7:54 pm

    Buongiorno a Voi tutti, frequento saltuariamente i blog del Vino per curiosare ed ove possibile informarmi di più su quella che e’ la mia più grande passione e raramente mi sono sentito in dovere di intervenire.

    Da oltre 35 anni bevo vino e cerco di aggiornarmi con corsi, assaggi e degustazioni.

    Ebbene vorrei che i due palesi denigratori del Franciacorta, di Ca’ del Bosco e di M. Z. in particolare, mi spiegassero chi altro in Italia e’ riuscito a fare quello che ha fatto quest’uomo.

    Io l’ho conosciuto in una serata a Viareggio una dozzina di anni or sono e la passione, l’entusiasmo e la competenza con la quale presentava la Sua terra prim’ancora che i suoi vini
    lasciarono incantati e senza parole tutti gli ospiti.

    Al di la’ di questo episodio vorrei ricordare a lor Signori che 30 anni fa la Franciacorta era agli albori e non rappresentava nulla rispetto ai metodo champenoise prodotti nell’astigiano, rispetto a LaVersa, rispetto a Berlucchi ( che aveva “abbandonato” il territorio ) e rispetto a Ferrari.

    Chi ha fatto un grande lavoro di valorizzazione della Franciacorta ?

    Chi ha portato il Franciacorta dov’e’ adesso ? ( primo “spumante” Docg , primo x vendite di bottiglie e primo x i giudizi della critica )

    Ma non vi vergognate a denigrare l’unica realtà italiana che si e’ data un disciplinare produttivo che mi risulta essere il più ristrettivo al mondo ?

    Io sono per il libero giudizio e quindi se non vi piace la Prestige ditelo pure, sottolineatelo, ma per cortesia fermatevi li’ !

    Proseguendo con critiche infondate,ingiuste e non veritiere fate pensare di essere dei concorrenti frustrati o semplicemente degli invidiosi che vogliono gettare a tutti i costi fango su chi ha realizzato, con alcuni Suoi colleghi, un successo territoriale che nessuna altra zona e’ riuscita ad avere in Italia in così breve tempo.

    Venendo al Franciacorta in questione, io lo apprezzo moltissimo, così come molti miei conoscenti , soprattutto signore e non solo perché e’ il vino preferito di George Clooney…. ma perché incontra il loro gusto; piace molto per la sua costanza e per il suo inconfondibile taste, oltre che per la sua confezione.

    Quindi onore al merito ad un vino che qui da noi, in Versilia, ha un numero di seguaci sempre maggiore e che regala un’ottima qualità ed una straordinaria costanza, ben distante da quel vino in brik erroneamente citato come simile esempio di successo…..
    ( un conto aver successo vendendo a un prodotto a 2€, altra cosa un Franciacorta a 26 € il più caro di tutti i non millesimati italiani – almeno qui a Viareggio in Esselunga e nelle enoteche !)

    Per concludere mi unisco a quanto già detto da altri in un precedente intervento :
    ma e’ così difficile in Italia sostenere chi ha successo e crea un mito di cui tutti noi appassionati dovremmo sentirci orgogliosi ?

    Buon sabato sera, in compagnia di un’ottimo Franciacorta, qualsiasi esso sia.

    Io naturalmente mi aprirò una Cuvee Prestige di Ca’ del Bosco.

    • Zakk

      settembre 16, 2012 alle 3:06 pm

      Ma denigrare chi? Io dico che commercialmente Zanella è un genio. Accidenti si porta in alto questa docg e si vuole prendere le distanze dallo Champagne (ettecredo, il paragone sarebbe fatale) e poi cosa si fa? Si chiama il vino a maggior tiratura dell’azienda, cioè quello che incide maggiormente sui bilanci aziendali, con un nome francese (alla faccia del Made in italy tanto invocato), lo si confeziona in modo da richiamare da lontano, il Cristal, lo status symbol più conosciuto delle bollicine francesi. Ma per piacere!
      Ripeto, chapeau a Zanella, ma il vino a mio modo di intendere il metodo classico è men che mediocre e costa un botto.
      Anche la Fiat Panda ha avuto un brande successo commerciale, ma non sarà mai una Mercedes o una Ferrari.

      • Roberto Mizzulinich

        settembre 11, 2014 alle 3:21 pm

        La confezione è anche un’esigenza tecnica, la carta serve a proteggere il vino dai raggi ultravioletti in alternativa si poteva scegliere rossa o blu, ma avrebbe vanificato la bottiglia trasparente.
        Anche il Barolo non sarà mai un Brunello o viceversa, sono territori diversi, c’è chi preferisce l’uno o l’altro (c’è anche chi li apprezza tutti e due).

  15. Michele tarentini

    settembre 16, 2012 alle 11:16 am

    La grande abilità sta nel fatto che ca del bosco si sia creata una fama importante con prodotti eccellenti!e questo fa si che bere ca del bosco faccia Figo!altro che incontrare i gusti delle signore!vuoi mettere ordinare una magnum di CP piuttosto che un faccoli o un arici qualsiasi!

    • Franco Ziliani

      settembre 16, 2012 alle 11:34 am

      “fare figo” non ha proprio nessun significato. Nel suo discorso colgo una contraddizione: la fama importante l’azienda in oggetto l’ha creata, come dice lei, con “prodotti eccellenti” o con abilità di marketing, facendo diventare i propri vini dei must?

  16. Michele tarentini

    settembre 16, 2012 alle 11:54 am

    Con entrambe sia con un marketing ben studiato e con prodotti eccellenti!xó ripeto che secondo me il CPè stato creato per soddisfare più gli occhi che il palato!potrebbe fare il paio con il mumm stappato ai gran premi!

    • Franco Ziliani

      settembre 16, 2012 alle 12:14 pm

      di quel vino si vendono circa un milione di bottiglie. Pensa che succeda solo perché la bottiglia é accattivante, perché berlo e farsi vedere berlo, come dice lei, “fa figo”, oppure perché quel prodotto, ben azzeccato, piace? Possibile che siano tutti fessi da acquistarlo, berlo, sceglierlo?
      Ecco il mio discorso su questo insopportabile eno-snobismo…

  17. Michele tarentini

    settembre 16, 2012 alle 1:04 pm

    Io non mi ritengo enosnob, ma le dico sinceramente che : come non mi pongo problema comprare e spendere 30 euro e rotti per il dosaggio zero di ca del bosco,mi rifiuto di spenderne 25 per un prodotto come il CP solo perchè si chiama ca del bosco!cmq anche di mumm se ne vendono parecchie e se non ricordo male anche lei non ne parló entusiasticamente.cmq non è lo reputo una ciofeca dico solo che qualità prezzo non ci siamo!

  18. Zakk

    settembre 16, 2012 alle 3:13 pm

    Mi chiedo se i sostenitori del CP abbiano mai provato a metterlo in parte a tanti altri metodo classico della stessa fascia di prezzo o addirittura più basso.
    Io l’ho fatto diverse volte: un massacro. Non nego che ci siano vini peggiori, di solito franciacortini pure quelli.

    Dai ragazzi, un po’ di stagnola e passa la paura.

    • Franco Ziliani

      settembre 16, 2012 alle 3:50 pm

      bene Zakk, ormai hanno capito anche i sassi (ce l’ha detto e ripetuto in tutte le salse) che la Cuvée Prestige non le piace. Ovviamente che non concordo con il suo punto di vista, perché se il vino fosse davvero, come lei dice “men che mediocre” non gli avrei attribuito il punteggio che gli ho dato e non avrei scritto quello che, liberamente, in base al mio gusto e al mio assaggio, ho scritto

  19. Zakk

    settembre 16, 2012 alle 9:40 pm

    Semplicemente constato di essere un po’ più esigente quando spendo dei soldi per bere vini.

  20. Mauro

    settembre 18, 2012 alle 6:23 pm

    52 commenti +1

    Si diceva… parlarne bene o male? Basta parlarne: CadelBosco contro tutti 1-0.

    😉

    P.S.
    Non faccio commenti in merito al prodotto.

  21. Pingback: Trento Doc Brut Ferrari: sorprendentemente buono. Ma il Perlé 2006 è altra musica… | Il Prosecco

  22. marziano

    ottobre 1, 2012 alle 11:42 am

    “Mi risponda nel merito: quel tipo di vino, con quella veste (che devo ammettere essere davvero accattivante) sono stati studiati per soddisfare i (purtroppo pochi) palati più scafati o per fare (lecitamente) cassa.”
    e cosa c’è di male io ancora non l’ho capito?
    hanno tradito il territorio? è questa l’accusa o il punto da indicare? io consumatore medio alto che lavoro 12 ore al giorno per poter comprare un vino da 20-30 euro (ogni tanto) non ci vedo niente di male se non devo laurearmi in sapidità per farmelo piacere. comunque a me piace faccoli, anche il brut. mentre gli champagne base, delle marche note della GDO, li trovo pessimi. sapevatelo!

  23. Olivier

    dicembre 23, 2013 alle 12:52 pm

    Leggo ogni tanto questo blog con interesse. Questo mese mi è stato regalata una bottiglia di Ca del Bosco cuvée prestige. E sono capitato su questo articolo che ho letto con interesse. Devo dire che non vedevo l’ora di assaggiarlo per capire se ero un eno-snob o meno. Fatto ! Assaggiato. Non mi è piaciuto per niente. Non vi so dire se è un buon spumante o meno ma a me, non è piaciuto. Se in piu mi dicono che costa sui 25 euro a bottiglia allora devo dire che sicuramente non le vale (almeno, per me). Ben lontano di diversi champagne di piccoli produttori che si trovano sui 15 euro. Ma sto paragonando due cose diverse dunque non so se sia giusto farlo. A questo punto però mi piacerebbe assaggiare gli altri prodotti di Ca del Bosco sui quali ho l’impressione, tutti si trovano d’accordo. Comunque questo ersatz di “crystal” non è un gran che.

    • Franco Ziliani

      dicembre 24, 2013 alle 8:00 am

      mi faccia sapere dove li trova gli Champagne di piccoli produttori, di sicura qualità, a 15 euro…
      La sua mi sembra una simpatica barzelletta di Natale. Abbiamo registrato il suo punto di vista, sul quale ovviamente non concordo.
      Quanto agli altri Franciacorta di Cà del Bosco, le segnalo questo, ad esempio:
      http://www.cucchiaio.it/bere/55/

  24. Pingback: Quei Tre Bicchieri che non interessano a nessuno |

  25. Matteo Rondina

    dicembre 31, 2015 alle 2:44 pm

    Buonasera, ripesco questo articolo cercando recensioni su CP di CdB. Sono uomo di marketing, a cui piace bere poco ma bere bene, ho visitato la Franciacorta e diverse cantine e mi sono innamorato per dirne un paio di Majolini e Cantine Villa, forse perché hanno terroir simili, e nonostante visite in cantina cerco di non buttare soldi per bere un marchio, ma per degustare terra e lavoro e arte, caratteristiche necessarie per produrre un vino di questo tipo. CdB non è per le tasche di tutti, lo diventa con il suo CP, che non riesco a non rispettare. Continuano dopo tre anni da questo articolo, a produrre un ottima bottiglia da tutto pasto, ambasciatrice per le masse, che qualità-prezzo può non reggere nel complesso il confronto con produttori più piccoli per artigianalità e costruzione, ma che non può che essere considerata una gran bottiglia, un ottimo prodotto per il mercato, un ottimo veicolo per la crescita ancora del territorio italiano che ad oggi vende mediamente nel mondo a meno di 4€ litro contro i 17€ delle cugine Francesi. Bisogna crederci e spingere i nostri prodotti, non remare sempre contro per il gusto di farlo, perché così permettiamo a paesi che fino a 20 anni fa non sapevano nemmeno cosa fossero le viti di produrre vini migliori per i mercati che possono spendere. Buon pasto con Franciacorta, buon brindisi con spumante.

  26. Chicco

    marzo 24, 2017 alle 10:38 pm

    Franciacorta e Champagne
    A parer mio sono due vini diversi che non devono essere paragonati, appartengono a territori diversi, uvaggio diverso.. non bisogna ricercare il paragone, in due prodotti che non vogliono essere simili

Lascia un commento

Connect with Facebook