Rotari: i cinque milioni di bottiglie come gli otto milioni di baionette di Mussolini?

Gran brutta cosa i libri. A differenza dalle riviste e dai quotidiani, che hanno vita breve e riportano articoli che hanno (bisognerebbe dire avevano, perché ora le edizioni on line assicurano loro una durata nel tempo e una sorta di perennità telematica…), vita breve e finiscono per essere dimenticati, i libri, specie quando sono interessanti, tendono ad essere conservati.
E, cosa ancora più pericolosa, può capitare che qualcuno li tolga dallo scaffale e dopo averli spolverati si faccia prendere dell’uzzolo di rileggerli o semplicemente sfogliarli.
Così mi è capitato, qualche giorno fa, con un libro edito a Trento da Artimedia nel non poi così tanto lontano 1999, libro dall’emblematico titolo di Spumante Trentino. Storie di Uomini, Cantine, Talento.
L’autore, Andrea Andreotti, scomparso nel 2005, cardiologo, medico dello sport con la passione della roccia e della vela era anche un buon conoscitore del vino cui ha dedicato questo e altri libri. Questo volume dedicato allo Spumante trentino è, ancora ad una dozzina di anni di distanza, un utile compendio per conoscere e capire la storia e lo sviluppo della spumantistica (metodo classico e charmat) in provincia di Trento, storie, protagonisti e personaggi vari.
Un ampio spazio è riservato anche alle aziende del Trento Doc, di alcune delle quali oggi non si ha più traccia. E leggendo queste schede, più o meno estese, dedicate da Andreotti, membro della “Confraternita del Vino e della Vite di Trento”, alle varie aziende, mi sono imbattuto in quella molto ampia, ben quattro pagine, dedicata alla Rotari Mezzacorona.
Ecco alcuni passi riportati fedelmente: “Il grande padre di Rotari ha un nome e un cognome ben precisi: Fabio Rizzoli. E’ al suo entusiasmo, al suo dinamismo, alla sua ferma convinzione che il Trentino potrebbe diventare una piccola Champagne, che si deve la nascita di Rotari e soprattutto la sua odierna spettacolosa e, pare, inarrestabile crescita. Oggi, la cantina in cui nasce Rotari è la più grande cantina italiana per la produzione di un metodo classico”.
E ancora: “la storia di Rotari inizia ufficialmente nel 1976 con il tirage delle prime 5400 bottiglie (….) Le iniziali 5000 bottiglie divennero 40.000 nel 1978, 150.000 nel 1980, un milione nel 1997 e si avviano, secondo i progetti, a diventare 5 milioni nel giro di non molti anni”.
Leggiamo ancora Andreotti su Rotari: “All’inizio degli anni Novanta ci si rende conto che per imporre il prodotto sul mercato mondiale è necessario arrivare a una massa critica minima di bottiglie quantizzabile in milioni di unità” (…) Nasce così, nel 1994, la Nosio Spa controllata dalle Cantine Mezzacorona, che si dedica interamente alla produzione e commercializzazione dello spumante Rotari.
La prima imponente realizzazione della nuova società è la costruzione della splendida e modernissima Cantina Rotari con la quale, non solo si recupera una zona molto degradata della Piana Rotaliana, ma si garantisce la futura produzione di oltre 5 milioni di bottiglie annue di Rotari, con una capacità di stoccaggio di oltre 14 milioni di bottiglie”.
Con questa successiva osservazione finale: “cifre da capogiro, ma che la storia personale di Fabio Rizzoli rende quanto mai credibili”.
Dispiace molto rilevare che l’entusiasmo e la fiducia in Rotari e nel suo lider maximo di cui dava prova il dottor Andreotti non abbiano poi trovato conferma nei fatti e che Rotari, nonostante le promesse ed i proclami pubblici del suo management, sia lontanissima dall’obiettivo “millantato” degli “oltre cinque milioni di bottiglie prodotte”.
Oggi, molto ufficiosamente, si parla di una produzione intorno ai due milioni e mezzo di pezzi, lontana anni luce, visto che si tratta nella migliore delle ipotesi della metà, dalla cifra annunciata con voce stentorea da Fabio Rizzoli (padre di quel Claudio che oggi guida la cantina, ancora con Fabio deus ex machina dietro le quinte) in occasione dell’inaugurazione ed in seguito.
Ad esempio parlando con Andreotti, quando il medico stava lavorando alla realizzazione di questo libro sullo spumante trentino e su un Trento Doc definito recentemente “a crescita condizionata”.

Mi viene un dubbio: ma vuoi vedere che i cinque milioni di bottiglie di Rotari proclamate da Rizzoli sono un po’ come gli otto milioni di baionette annunciate da un altro conduçator, Benito Mussolini, in un discorso dell’ottobre 1936? L’importante è saperlo (e non perdere occasione di ricordarlo) e non abboccare…

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