C’est la vie c’est La Vis. La Cantina commissariata lancia banali Charmat senza identità


Bisogna fare i più sinceri complimenti al commissario Marco Zanoni, e al nuovo fiammeggiante management tecnico e agli addetti di marketing della Cantina Cooperativa di La Vis a Lavis in provincia di Trento, sul cui dissesto si indaga e si vuole avere chiarezza, finalmente, per provare a capire come sia potuta passare “nel giro di pochi anni da gioiello del Trentino a una sorta di buco nero in grado di ingoiare milioni come se fossero noccioline”, totalizzando “debiti per 79,6 milioni di euro”.
Bisogna farli per le prime “geniali” soluzioni inventate per invertire la tendenza e portare l’azienda a funzionare meglio che in passato. Urge davvero complimentarsi con quello che i più compiacenti definiscono “esperto del mercato enologico internazionale” e con gli altri “grandi nomi” espressioni di un’autentica “cupola” del vino anni Novanta e di un convergere d’interessi tra produzione vinicola e stampa di cui si sperava non si avesse più notizia.
Lo pseudo grande responsabile di marketing, di cui Questo Trentino ha scritto: “nello specifico enologico Ercolino punta, oltre che sul primato dell’immagine, sulla sostanziale irrilevanza del territorio: famosa l’invenzione del Patrimo, nome di fantasia per un Merlot non autorizzato, la solita storia del vino non del posto, importato e imbottigliato, e fatto passare per una specialità. È questa la professionalità di cui ha bisogno la LaVis?”, e di cui già in passato abbiamo avuto prove della propria spregiudicatezza, ha pensato bene che per risollevare le doti di La-Vis, cantina nella cui orbita troviamo un’azienda storica del metodo classico trentino, Cesarini Sforza, a sua volta recentemente rivitalizzata (così almeno dicono) dall’arrivo di un nuovo direttore generale proveniente da Cavit, sia urgente e strategico, come ho già scritto, prosecchizzare.
Ovvero non puntare sul Trento Doc, (una tipologia che Lavis, con il Trento Arcade ha prodotto dal 1984 sino a raggiungere una produzione di oltre 50 mila bottiglie) ma scegliere la via, apparentemente facile, di uno spumantino qualsiasi, di uno Charmat da mettere in competizione diretta con il formidabile spumante aromatico veneto-friulano sul piano del prezzo e dell’easy drinking style.
E così, dal cappello del mago sono saltati fuori due Charmat, due “spumanti”, la cui presentazione, pur con tutto il rispetto parlando per quei prodotti, la cui “filosofia” non mi sembra sia superiore, per appeal e capacità di proporsi come prodotto di alto pregio, a quelle del Tavernello frizzante o della linea dei frizzanti della casa veneta Maschio.
Stesse bottiglie bianco-trasparenti anche se con qualche pretesa il loro aspetto viene spacciato come “grafica semplice ed accattivante della Champagnotta bianca satinata” che assicurerebbe, dicono, “l’espressione dell’identità di questo prodotto”. Un’identità semplice e senza pretese, senza alcun legame con il territorio di origine.
Identità territoriale annullata sull’altare del “vino vivace, fresco e giovane”, anche se poi nella scheda tecnica della versione Rosé viene assicurato che “nella scelta del Pinot Nero c’é la volontà di legare fortemente questo prodotto al territorio d’origine, il Trentino, terra dalla grande cultura e tradizione spumantistica”.
E voi, grandi “geni” del nuovo management tecnico e di marketing di La Vis vorreste richiamare questa “cultura e tradizione” con un banalissimo Charmat? Ma siamo seri!
Altrettanto comiche le note di presentazione dello Chardonnay Charmat definito “l’espressione, in una veste giovane ed accattivante, della grande vocazione spumantistica trentina”. Uno spumantino veloce veloce “ottenuto con sole uve Chardonnay, provenienti dai vigneti della zona classica della collina di Trento e bassa Valle di Cembra”, che secondo i genietti che l’hanno pensato per rilanciare la Cantina “riflette fortemente le caratteristiche del territorio d’origine”.
E voi pensereste di rifletterle con uno “Charmattino” appena un po’ più lungo dell’ordinario con 4 mesi di permanenza sui lieviti? Poveri noi, come siamo messi male: come aspettarsi un futuro migliore per questa cantina dalla gamma di prodotti e dalle linee di prodotti ipertrofiche e sterminate?
Ma perché poi prendersela se arrivati al ponte di comando gli Ercolino, i Caviola, i Muscella e le Di Nunzio le “logiche” restano quelle di sempre senza un filo di buon senso e di logica?
Inutile farlo perché, come dice bene lo slogan finale della locandina pubblicitaria dove si mischiano il bianco e nero di una bella foto d’epoca d’autore (del fotografo trentino Flavio Faganello) ed il moderno della Champagnotta satinata, “C’est la vie. C’est Lavis“. Il Trentino del vino che non cambia mai…

16 commenti

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16 commenti

  1. Silvana Biasutti

    agosto 22, 2012 alle 10:47 am

    “C’est la vie” è un modo di dire – una chiosa – che ha una connotazione malinconica, che invita a “farsene una ragione”.
    Altro che pubblicità.

    • Franco Ziliani

      agosto 22, 2012 alle 10:50 am

      hai ragione Silvana é un po’ come dire, che ci volete fare, siamo così…

  2. Pingback: Trentino Wine Blog » Radiografia del Trentino

  3. Elena

    agosto 23, 2012 alle 3:10 pm

    beh, anche la scelta di un modo di dire francese trasmette proprio territorialità…

    • Silvana Biasutti

      agosto 25, 2012 alle 1:25 pm

      C’è chi cerca di aggiungere valore e chi – magari avendone a portata di mano – li toglie..

  4. principe

    agosto 23, 2012 alle 3:31 pm

    sono curioso di vedere a quale prezzo escono. Sicuramente con i “fratelli cooperatori” di Cavit, hanno elaborato una adeguata strategia di posizionamento del prezzo e, posto che il Trentodoc Altemasi Brut 24 mesi si compra a meno di un discreto Prosecco (attenzione all’ aggettivo, ho detto DISCRETO), stiamo a vedere !!

  5. Emanuele

    agosto 27, 2012 alle 9:15 am

    Attenzione all’uso impropio del Prosecco. Se si parla di discreto è giusto generalizzare scrivendo Prosecco e … basta ma se si parla di formidabile Prosecco allora i Friulani sono di diritto esclusi. Scusate ma sono di Valdobbiadene.
    Tanti auguri a La Vis (Cooperativa!)!

  6. Delphine

    agosto 27, 2012 alle 11:47 am

    Il titolo c’est La Vis e non solo per i francesi visto che anche in Italia su usa molto. Tanta ironia anche in questo gioco di parole le vice (omonimo che si pronuncia uguale in francese) significa il Vizio. Buona giornata!

  7. Delphine

    agosto 27, 2012 alle 11:48 am

    … volevo dire questo titolo e GENIALE … ho mangiato una parola!

    • Franco Ziliani

      agosto 27, 2012 alle 11:50 am

      é l’unica cosa di genio di questa operazione, il titolo della comunicazione. Sul resto, lasciamo perdere…

  8. Delphine

    agosto 27, 2012 alle 2:34 pm

    Si, concordo. Meglio lasciar perdere.

  9. pincopalla

    settembre 2, 2012 alle 7:01 pm

    Io sono un pincopalla qualunque …ma con questa operazione La-Vis non va a fare concorrenza allo spumantificio del proprio gruppo ( Cesarini Sforza ) che ha già una linea di charmat a basso prezzo ? Cioè , che senso ha che lo stesso prodotto lo facciano in due ? La-Vis faccia vini , Cesarini spumanti e frizzanti ! Quindi secondo me trattasi di operazione quantomeno discutibile dal punto di vista della qualità e del legame con il territorio , ed addirittura idiota se guardiamo ad un semplice punto di vista commerciale ! Un premio a chi ha avuto la genial pensata ! Sbaglio io o qualcuno condivide questo punto di vista ?

  10. ilTrentino

    settembre 4, 2012 alle 2:03 pm

    controllate come funzionano le cose nel mondo del vino trentino… trà omertà e protezione politica… quello che vale in Italia non vale in Trentino!!

    http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13516
    http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13550

  11. ilTrentino

    settembre 4, 2012 alle 2:04 pm

    anche questo non è male …
    http://www.questotrentino.it/qt/?aid=13479

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