Estate: un ottimo periodo per “scoprire” e consumare metodo classico

E’ clamorosamente arrivata la bella stagione e l’arrivo del grande caldo porta come ogni anno non solo a soffrire per gli effetti dell’afa e dei trenta gradi e più, che in città si fanno particolarmente sentire, ma ad un deciso cambiamento dei consumi in materia di vino.
Calano in generali i consumi, ed in particolare quelli dei vini rossi più strutturati e importanti, particolarmente adatti alla cucina e al clima invernale e salgono i consumi di vini rosati e bianchi.
Eppure, secondo alcuni recenti sondaggi sugli orientamenti dei consumi, ad avvantaggiarsi di questa decisa tendenza a bere… in bianco, sarebbero prevalentemente, in larghissima maggioranza, i bianchi fermi.
E non i bianchi con le… bollicine, tra i quali dominano, in funzione della popolarità del nome, del successo del prodotto, del prezzo generalmente molto contenuto (nella grande distribuzione si possono tranquillamente acquistare bottiglie ben al di sotto dei cinque euro), i Prosecco. Doc e Docg.
Eppure, più nella proposta a bicchiere effettuata al ristorante (parliamo, è ovvio, di ristoranti dotati di un minimo di proposta differenziata di vini) che nel servizio a bicchiere al bar, dove bianchi secchi e Prosecco regnano pressoché indisturbati salvo rare eccezioni, i migliori metodo classico italiani, quelli targati Alta Langa, Oltrepò Pavese, Franciacorta, Trento, oppure Alto Adige, avrebbero fantastiche possibilità di farsi conoscere e apprezzare dal consumatore.
Se solo il ristoratore, con un pizzico di fantasia e di voglia di percorrere sentieri meno battuti dal solito, scegliesse di proporli.
Su larghissima parte dei piatti della cucina estiva difatti, dagli antipasti a base di salumi ai piatti freddi a base di carne e pesce, alle insalate, al riso e alla pasta servita fredda in insalata, ai primi a base di verdure e di pesce, ai secondi di pesce, alle carni bianche, un bicchiere (o due) di metodo classico italiano si sposa magnificamente, e stuzzica, fresco, leggero, ricco di energia e di nerbo, sorretto dall’acidità e dalla croccantezza delle bollicine, l’appetito. Basta provare.
Per farlo però, è fondamentale che i ristoratori vogliano provare strade meno battute e che si sottraggano ad una sorta di pigrizia che li porta, di conserva, a proporre le solite cose (dal “prosecchino” al Pinot grigio, ai bianchi friulani o altoatesini che dominano, salvo rare eccezioni, nelle carte dei vini), e che provino a muovere le cantine e movimentare le carte inserendo, una volta i più bravi lo facevano come aperitivo, la proposta di almeno due o tre metodo classico italiani al bicchiere.
L’esperienza insegna che molti clienti dopo aver aperto il pranzo con un bicchiere di “bollicine” non hanno nulla in contrario, anzi, a continuare il pranzo o meglio la cena con lo stesso tipo di vino.
La loro parte, importante, anzi fondamentale, la devono fare i ristoratori, sforzandosi di essere originali e propositivi.
Ma una parte importante credo la debbano fare anche le aziende produttrici, sforzandosi di studiare, insieme ai ristoratori, “soluzioni commerciali” che invoglino il ristoratore a spingere e proporre gli ottimi metodo classico italiani a bicchiere.
E a studiare menu che ne prevedano la proposta in abbinamento ai piatti più leggeri e stuzzicanti tipici dell’estate. Tentar non nuoce, perché non provarci?

Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook