Storie di ordinaria enoburocrazia: niente Alta Langa (per ora) per Principiano

Il buon senso, di cui, anche in tempi stravaganti e difficili come i nostri, dovrebbe essere rimasta traccia, indurrebbe a pensare che nell’ambito di denominazioni particolarmente piccole o di recente storia quando un soggetto manifesti l’intenzione di entrarvi a farne parte e di rivendicarle venga accolto con un forte benvenuto. E che non venga certo ostacolato.
Questo nel migliore dei mondi possibili, non certo in un’Italia del vino dove le contraddizioni e le stranezze sono di casa.
E così, come si può leggere in un post colmo di amarezza pubblicato sul rinnovato blog “eno-movimentista” Terra uomo cielo del mio amico bresciano (e molto attivo in Franciacorta) Giovanni Arcari, un produttore di vaglia come il langhetto Ferdinando Principiano non si è trovato di fronte ad uno scenario gioioso stile “aggiungi un posto a tavola”, quando ha fatto richiesta di iscrivere all’albo dei vigneti rivendicati ad Alta Langa D.O.C.G. un ettaro e mezzo piantato a Serravalle Langhe.
Ma si è trovato di fronte ad una risposta stile Enzo Jannacci, quando cantava “Vengo anch’io? No tu no!”.
Con una scelta intelligente, che manifestava fiducia nella possibilità di sviluppo della più recente delle denominazioni del metodo classico italiano, l’Alta Langa, Doc nel 2002 e Docg nel 2011, Principiano, eccellente produttore di Barolo e Barbera d’Alba con vigneti a Serralunga d’Alba e cantina a Monforte d’Alba, seguendo l’esempio di un altro barolista con la passione delle “bollicine”, Sergio Germano, aveva pensato di poter presentare tra qualche anno la sua prima produzione di metodo classico da Chardonnay e Pinot nero piantati in un comune che fa davvero parte del territorio, geografico e amministrativo, dell’Alta Langa, la Docg riservata ai metodo classico piemontesi di alta collina.
La sua, figlia di un ettaro e mezzo di vigna, non di cento, sarebbe stata una piccola produzione artigianale, che non avrebbe invaso e inflazionato il mercato e che sarebbe servita a dare credibilità e prestigio ad una denominazione che stenta a crescere, che non prende quota, che è ancora sconosciuta ai più. Che resta ancora una bella idea e basta.
Ma cosa hanno risposto alla richiesta di Principiano di “aggiungere un posto” alla tavola, tutt’altro che enorme, dell’Alta Langa Docg? Hanno risposto con la langue de bois della eno-burocrazia, informando che “Per ora le iscrizioni all’albo dei vigneti atti a produrre Alta Langa DOCG sono chiuse: c’era l’intenzione di riaprirle per la vendemmia 2012 ma visti i dati vendite in forte calo e le scorte in magazzino delle aziende, si è deciso di rimandare tutto alla prossima vendemmia”.
Una risposta che se da un lato impedisce (per ora ) a Principiano di poter produrre un metodo classico, da vigneti di alta collina, commercializzato come Alta Langa, dall’altro fornisce in maniera impietosa la fotografia di un progetto che non decolla e resta al palo, perché le vendite sono in forte calo, le scorte in magazzino cospicue.
Questo nonostante gli aderenti al Consorzio Alta Langa, che sul sito Internet consortile vengono definite con brillante scelta lessicale “case spumantiere”, siano in larga parte, accanto a piccoli produttori come Cocchi, Valter Bera, Germano Ettore, grosse realtà produttive (grosse soprattutto per quanto riguarda la produzione di Asti Docg), grossi spumantisti o strutture riconducibili a grandi aziende come Bosca, Fontanafredda, Gancia, Martini e Rossi, Vigne Regali (Banfi) Enrico Serafino (Sella & Mosca).
E di fronte a questo rifiuto, motivato certo, ma in una maniera che convince poco e lascia l’amaro in bocca, alla richiesta avanzata dal piccolo aspirante “altolanghista” Principiano, non si può non concordare, in toto, con le osservazioni di Giovanni Arcari, che commenta: “tradotto: dobbiamo aspettare che le vendite in Gancia, Martini e Fontanafredda vadano meglio, prima di poter produrre Alta Langa con il nostro vigneto?”.

Ha totalmente ragione quando si chiede come diavolo sia possibile “estendere la conoscenza di un territorio se lo stesso risulta privo di massa critica e soprattutto di variabili concrete al suo interno? Perché un conto è produrre centinaia di migliaia di bottiglie sulla scorta di un’idea di massima (si vendono bolle: produco bolle) che si è rivelata già fallimentare per tante aziende e un’altra è invece quella di produrre un vino che sia, senza compromessi, espressione della volontà di un uomo e valore aggiunto per il territorio tutto”. Come dice benissimo, “i produttori, soprattutto quelli piccoli, rappresentano la spina dorsale di ogni territorio. Sono quelli che mancano a Trento, che mancano in Alta Langa e tale assenza non può generare sviluppo. Quattro marchi importanti e accentratori non possono fare un territorio.
Riteniamo siano necessarie altre regole, che non deprimano l’entusiasmo di chi ha voglia di fare bene e che non portino l’Alta Langa a un punto di non ritorno. Attendiamo risposte”.
Da parte mia, che per inciso ho provato a scrivere un paio di volte al Consorzio Alta Langa manifestando interesse a poter fare una degustazione di tutti i loro metodo classico non ottenendo alcuna risposta, non posso che condividere la perplessità e l’indignazione di Arcari (e Principiano soprattutto) e augurarmi che anche a questo piccolo, appassionatissimo, produttore di Langa sia consentito produrre metodo classico che non debbano essere commercializzati con un nome generico, tipo “vino spumante”, ma che possano rivendicare orgogliosamente e con speranza la denominazione Alta Langa Docg.
Che merita di essere ben più di un bel progetto dotato di un nome evocativo…

3 commenti

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3 commenti

  1. maurizio fava

    giugno 18, 2012 alle 12:15 pm

    direi che è il risultato di un equivoco tra il concetto di Consorzio di Tutela di una Denominazione e il concetto di consorzio privato tra aziende.
    Il secondo può essere un circolo chiuso all’esterno, il primo proprio di no

  2. Zakk

    giugno 21, 2012 alle 9:04 am

    Fossi in Principiano mi impegnerei al massimo per fare un metodo classico strepitoso e poi lo metterei nel bicchiere di chi prende certe decisioni.
    Aspettare gancia, fontanafredda e tutti gli altri colossi che con la parola qualità mi sembra abbiano poco da spartire mi sembra follia

  3. Giovanni Arcari

    giugno 26, 2012 alle 6:26 am

    Caro Franco,
    concordo pienamente con la tua chiusura di post, soprattutto quando dici che non vogliamo produrre “un metodo classico generico”. L’intenzione di Ferdinando e anche la mia è quella di fare un Alta Langa orgoglioso della sua territorialità che già quest’anno, acquistando uva, faremo. E acquisteremo uva a denominazione anche gli anni successivi, finché non si riterrà il vigneto di proprietà pronto per l’uso.
    Però non vorremmo trovarci nella situazione di uscire con le prime annate a denominazione, per poi declassare il vino quando dovremo usare l’uva di nostra proprietà. Lo trovo assurdo per l’immagine di un territorio appena nato.
    Grazie per aver ripreso la cosa e per aver messo in luce questa vicenda.

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