Franciacortisti del Monte Orfano perché non date insieme un segno della vostra differenza?

E’ opinione comune, ampiamente condivisa, che la zona sud della Franciacorta, quella a ridosso del Monte Orfano, ovvero il più antico affioramento della pianura padana, rilievo isolato che si estende nei territori dei comuni di Coccaglio, Cologne, Erbusco e Rovato per una lunghezza di oltre cinque chilometri, zona che é stata designata come una delle sette “unità vocazionali” del territorio dal pioneristico lavoro di zonazione fatto negli anni Novanta, costituisca un unicum. Un terroir del tutto particolare nell’ambito della zona vinicola bresciana.
Questo in ragione di una particolare geologia, il cosiddetto “conglomerato” di natura litorale, con molti elementi ciottolosi grossolani, di un’età geologica più antica del resto della Franciacorta, da 26 a 5 milioni di anni, un particolare microclima, con temperature massime e minime più alte, un’esposizione massima al sole e una presenza calcarea spiccata. E un’epoca di maturazione anticipata.
Tutti questi elementi legati alle particolari caratteristiche del Monte Orfano, dotato di una unica dorsale, “diretta da nord-ovest a sud-est, è disegnata da un crinale con andamento ondulatorio irregolare composto da vertici, dossi, cime secondarie, brevi piani e selle” che tocca il punto più alto a 452 metri, influenzano decisamente la personalità dei vini che vengono qui prodotti.
Che sono decisamente diversi da larga parte della gamma dei Franciacorta prodotti in altre zone. Non dico assolutamente migliori o peggiori, ma sostanzialmente differenti, dotati di un profilo aromatico particolare e affilato, di un nerbo acido speciale, di una particolare propensione all’evoluzione in bottiglia che li rende talvolta un po’ “acerbi” se freschi di sboccatura, ma che una volta che i vini si sono potuti “distendere” ed esprimere appieno conferisce loro un allungo e caratteristiche di freschezza e sapidità del tutto particolari.
Per certi versi i Franciacorta espressione di vigneti posti nell’area del Monte Orfano sono dei Franciacorta un po’ controcorrente, decisamente meno fruttati e succosi, più essenziali, ma dotati di una mineralità, di uno scatto, di una verticalità che richiedono particolari attenzioni per essere apprezzate, di qualche parola in più, da parte dei produttori, per essere “spiegati”.
Per fare sì che le loro caratteristiche speciali vengano apprezzate, come meritano, come pregi. E non certo come limiti.
Non sono molte le cantine che operano nell’area del Monte Orfano e nessuna di loro può contare su numeri particolarmente importanti, su un forte appeal mediatico e ognuna di loro deve impegnarsi a trasmettere al consumatore medio, che magari si trova maggiormente a proprio agio con Franciacorta provenienti da altre zone, dall’enclave di Adro-Erbusco, o da quella di Borgonato, o come spesso accade da vini frutto di cuvée di uve provenienti da più zone, la propria eno-diversità.

Una situazione, questa, che mi ha spinto a porre, pubblicamente un interrogativo. Nella logica del motto “l’unione fa la forza”, perché le aziende franciacortine del Monte Orfano (che superano di poco le dita di una mano, comprendendo un’azienda che utilizza uve della zona del Convento dell’Annunziata di Rovato) non pensano seriamente a puntare sulla loro diversità facendone un valore?
Non tanto chiedendo, cosa molto complessa e assai difficile se non impossibile da realizzare, la creazione di un’ipotetica “sottozona” Franciacorta Monte Orfano, ma dando vita ad un’Associazione produttori Franciacorta del Monte Orfano, che vari iniziative comuni di comunicazione e promozione e si doti di un logo che possa essere riportato in retro etichetta e che dichiari al consumatore a chiare lettere la loro provenienza da un’area speciale ed il loro stile peculiare?
Intendiamoci: non si tratta assolutamente di dare vita ad un’associazione alternativa al Consorzio, ma che operi all’interno e di comune accordo con il Consorzio e con tutti gli altri produttori franciacortini e dia un senso e un’applicazione concreta a quel bellissimo lavoro di zonazione che è stato realizzato anni fa e che costituisce più un bellissimo e importante lavoro scientifico che un “manuale d’uso del territorio” come avrebbe dovuto essere e non è stato se non parzialmente.
Produttori franciacortini del Monte Orfano, perché non ritrovarvi tutti attorno ad un tavolo e discutere della possibilità di un’iniziativa comune del genere? Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista su questa ipotesi, a disposizione per trovare un punto di aggregazione e l’ipotesi di un dialogo che, ne sono convinto, sarebbe nell’interesse di tutti…

10 commenti

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10 commenti

  1. Cluadio

    maggio 30, 2012 alle 8:55 am

    Ciao, mi pare che allo stato attuale ci sia già abbastanza lavoro da fare per comunicare tutti assieme cosa facciamo in Franciacorta per dedicarci ad altre iniziative, le risorse sono quelle che sono non disperdiamo energia.Un saluto. Faccoli Claudio

  2. vittorio lenza

    maggio 30, 2012 alle 11:50 am

    Personalmente condivido pienamente il suo pensiero.
    Una iniziativa simile era stata affrontata anni fa..ma senza successo. Forse oggi i tempi sono più maturi..oso sospettare che anche taluni produttori lo siano altrettanto.
    Intendo dire che difficilmente riusciremo a portare avanti un discorso di valorizzazione legato ad una sola delle sottozone…
    Condivido poi il punto di vista di Claudio che mi ha preceduto
    Saluti.Vittorio Lenza

  3. Gianpietro

    maggio 31, 2012 alle 2:31 pm

    A mio moodesto parere serebbe un’inutile dispendio di energie e risorse, rischiando di comromettere quanto buono a livello di “pubblicità” è stato fatto, soprattutto negli ultimi anni.

  4. marino

    giugno 4, 2012 alle 12:04 pm

    Caro Franco, ci sono voluti anni a creare il consorzio, questa mi sembra una forzatura che non può avere futuro, non siamo in Francia, è solo Francia-corta.

    • Franco Ziliani

      giugno 4, 2012 alle 12:07 pm

      caro Marino, come ho detto chiaramente non si tratterebbe di un’iniziativa in alternativa al Consorzio, ma solo di una migliore qualificazione, all’interno e in armonia con il Consorzio, dei vini di una zona che presenta caratteristiche del tutto peculiari.
      Ma sono pronto a scommettere che non se ne farà nulla, visto che i diretti interessati, salvo un paio, sembrano del tutto indifferenti a quanto ho proposto. Resta una mia idea nella quale credo

      • lorenzo gatti

        giugno 5, 2012 alle 6:12 pm

        Pur non avendo vigne in quella zona Franco appoggio pienamente la tua ipotesi, solo che siamo in Franciacorta non in Francia come ha scritto Marino.Sono per le sottozone , sono per la valorizzazione di queste,cosa che doveva essere il proseguo della zonazione. Ma la zonazione(ottimo lavoro realizzato da bravi professionisti)Ma ora il problema è promuovere,promuovere, Perchè dal 2000 gli ha in Franciacorta sono raddoppiati! Sono daccordo ,la massa critica serve, ma mi aspettavo una massa critica più di qualità.Scusami lo sfogo Franco,so che mi capisci.Ciao

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  6. Luigi Bersini

    giugno 5, 2012 alle 6:43 pm

    Condivido anch’io pienamente il pensiero di Claudio Faccoli nel dire che le poche risorse disponibili le dobbiamo impegnare tutti insieme per affermare ancora di più la Franciacorta, anche se, in un futuro, sarebbe sicuramente un’opportunità da sfruttare. Ciclicamente quest’idea si ripresenta però le energie che le aziende del Monte Orfano oggi dispongono non sono sufficienti per agire sul mercato. Saluti. Luigi Bersini, Castello Bonomi

    • Franco Ziliani

      giugno 5, 2012 alle 8:45 pm

      Gentile Bersini, non credo proprio che la creazione di un’Associazione come quella da me proposta comporterebbe l’utilizzo di grandi risorse. Comunque prendo atto che alcune delle più rappresentative aziende dell’area Monte Orfano ritengono la mia idea impraticabile. Io continuo ad essere di opinione diversa.

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