Brut metodo classico 2009 Planeta

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Carricante

Giudizio:
6


L’ho già scritto, plaudendo ad un post del mio amico Giovanni Arcari, che la “corsa allo spumante”, cui si assiste un po’ in tutta Italia, anche da parte di “aziende che fino a ieri hanno prodotto tutt’altro in un territorio che di fatto non produce metodo classico e che continua, nel suo insieme, a non produrne”, avrebbe fatto danni e che questa corsa alle “bollicine” che nel nome della moda e del fatto che questa tipologia di vino sembra soffrire meno di altre della crisi rischia di avere, ai tempi nostri, lo stesso effetto negativo che hanno avuto la merlotizzazione e la cabernettizzazione che hanno infestato i vigneti italiani dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.
Poco conta che si producano “spumanti” invece che con le classiche uve Chardonnay e Pinot nero con una miriade di uve autoctone, alcune con buona vocazione “spumantistica”, altre decisamente meno.
E questa idea, favorita anche dai disciplinari di tantissime Doc italiane, che prevedono una tipologia “spumante”, sta facendo nascere un sacco di vini “spumeggianti”, prodotti non solo con il metodo Charmat ma con il più impegnativo metodo classico, anche in zone che non solo non hanno alcuna storia spumantistica ma la cui immagine mai verrebbe voglia di abbinare a quella di uno “spumante”.
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, passando per Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania, è tutto un fiorire di vini che cercano di inserirsi e conquistare un piccolo posto al sole nella fortuna commerciale degli “spumanti”.
Poteva forse restare fuori una regione di grande importanza come la Sicilia da questa corsa alle bollicine? Sicuramente no.
E anche se è davvero arduo pensare alla terra del Nero d’Avola e del Marsala come terra di produzione di Charmat e metodo classico, ecco aumentare ogni anno il numero delle aziende che si cimentano con questa particolare tipologia. Si parla di una ventina di aziende siciliane che spumantizzano e di una produzione intorno alle seicentomila bottiglie.
E così dopo aziende come Milazzo, Fazio, Tasca d’Almerita e sul versante di quel mondo del tutto particolare che è l’Etna, Benanti, con il suo Noblesse, e Tenuta San Michele Scammacca del Murgo, poteva forse esimersi dal dire la sua sulle “bollicine” un’azienda nota, da tempo riconvertita alla causa delle uve autoctone ed identitarie, come Planeta?
Non sia mai ed ecco, vino che ufficialmente non dovrebbe essere ancora in commercio, un Brut metodo classico da  uve Carricante coltivate sull’Etna presso Sciara Nuova e rimasto sui lieviti per un periodo variante tra i 14 ed i 18 mesi.
Trovandomi recentemente a Palermo ho avuto la ventura di vedermelo servire, etichetta e collarino giocate su un azzurro molto chiaro, in un ristorante wine bar del centro dove mi è capitato di pranzare.
Rimanendo però, anche se in questi casi si dovrebbe essere comprensivi e magari sospendere il giudizio, attendendo che l’azienda si faccia la mano su questa particolare tipologia di vini, tutt’altro che entusiasta.
Bella e legittima l’idea di produrre un metodo classico dalla grande uva bianca che ci regala i fantastici bianchi dell’Etna, il Carricante, ma anche se alla Planeta avranno sicuramente fatto fior di prove e sperimentazioni prima di uscire in commercio con questo loro primo Brut, la conferma che, ahimé, spumantisti non ci si può improvvisare.
Anche se, come ho letto cercando sul Web (sul sito di Planeta non c’è traccia di questo Brut) ci si avvale della consulenza di un grande produttore di metodo classico di montagna come l’ottimo Joseph Reiterer, ovvero la piccola azienda Arunda/Vivaldi di Meltina a 1200 metri sopra Terlano.
Bello il colore, un paglierino oro carico intenso, ma nessuna traccia del perlage fine che hanno decantato persone che hanno assaggiato di recente in anteprima il vino, e soprattutto ben poche testimonianze di fragranza, freschezza, di quel carattere minerale che sarebbe lecito attendersi da un metodo classico dell’Etna.
Al contrario ho colto un naso abbastanza maturo, pieno, solare, compatto, intensamente vinoso, con accenni di tostatura e nessuna di quelle note sapide, petrose, essenziali, ma ricche di nerbo, che solitamente sciorinano i migliori bianchi del vulcano.
Altrettanto vinosa, ricca, strutturata, piena, la bocca, molto compatta e matura, larga, ma soprattutto sorprendentemente carente di nerbo e sale, con un’acidità contenuta e con un’impressione tattile, sul palato, di trovarsi di fronte non ad un vino con le bollicine, ad un metodo classico, ma ad un vino fermo. Il che non mi sembra davvero il massimo, considerando il nome del produttore, il valore dell’uva e l’importanza della zona di produzione.
Che abbia ragione chi assaggiando il Brut ha annotato: “Bollicine che hanno bisogno di tempo per svelare il loro potenziale e il comportamento del vitigno scelto”?
Spumantisti metodo classico di qualità, anche se ci si chiama Planeta, non si diventa di certo dall’oggi al domani…

23 commenti

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23 commenti

  1. zakk

    maggio 28, 2012 alle 9:51 am

    Ma quando la Franciacorta ha esordito lei cosa ha pensato?

    Lungi da me dire che in Sicilia si facciano grandi metodo classico, però se l’hanno fatto altrove perché non provarci pure li.

  2. Mauro ArdeCore

    maggio 28, 2012 alle 3:16 pm

    Tasca, se non ricordo male, produce MC già da parecchio tempo…da inizio/metà anni ’90.

  3. benux

    maggio 29, 2012 alle 12:15 pm

    io invece dalla descrizione non vedo l’ora di assaggiarlo finalmente un metodo classico pieno e non esageratamente acido

  4. Andrea

    maggio 29, 2012 alle 9:14 pm

    Ora mai spumantizzano tutti… E come dice qualcuno provare non costa nulla… E allora proviamo … Ma la Sicilia o la valle d’aosta o la Puglia o l’alto adige e via via discorrendo ,non hanno lo stesso potere e impatto mediatico della franciacorta… E quindi si parte sempre un po’ prevenuti o con qualche dubbio con le arie altre realta’. Pero’ poi nessuno ci fa notate che ci sono aziende della franciacorta ( e stiamo parlando della zona che viene considerata la patria delle bollicine, o spumantistica, che per qualcuno potrebbe suonare meglio) che ci hanno impiegato quasi 50 anni per sviluppare dei saten o dei pas dose’. A volte si nota prima il pelo nell’uovo ……che la trave…

  5. daniele

    maggio 30, 2012 alle 11:28 am

    Certo ogni imprenditore enologico ha il diritto ( soprattutto in questo momento) di cavalcare ogni prospettiva gli permetta la speranza (o l´illusione) di “arrotondare” ma il mio pensiero si allaccia a due aspetti
    1: Non perdiamo di vista la nostra identità enologica, altrimenti tra poco ci saranno “vini” analcolici, in lattina, aromatizzati, trendy, funky, frendly…
    2: Non ho ricordi di aver mai degustato vini di qualità da chi fa “bollicine” di qualità, ne di aver goduto di “buone bolle” da chi fa fermi di livello… come dire continuiamo a fare ciò che meglio sappiamo fare.

  6. michele tarentini

    maggio 30, 2012 alle 11:33 am

    è vero che provare non costa nulla (ci mancherebbe), però bisogna dare atto alla franciacorta che si è specializzata esclusivamente o quasi nelle “bollicine”, concentrando le forze e gli investimenti in tal senso, mentre mi sembra che gli altri MC siano un po’a corredo di un ampia gamma di vini delle varie aziende.e cmq un assaggio non lo si nega a nessuno.

  7. marco

    maggio 30, 2012 alle 9:30 pm

    Buona sera
    credo che purtroppo si è perso di vista molto l’indentita enologica…basta andare sulle vendite on line prima si puntava alle bollicine di eccellenza ora si fa a gara per prendersi la bollicina da bere con ghiaccio…senza andare oltre….non è detto che chi spumantizza deve produrre anche vini nella stessa zona e di qualità al pari …esempio i nostri vicini francesi grandi produttori di bollicine ma anche di vini i quali pero vengono prodotti in terroir completamente diversi …
    in Italia noi siamo cresciuti (senza concordare e scambiare serenate) con dei luoghi comuni Franciacorta patria delle bollicine ,,Valdobbiende patria del prosecco e via dicendo ..poi le altre realta parlo del Planeta con uvaggio inconsueto da spumantizzare Caricante…quanti di noi ha esclamanto ma che è .eppure chi ha avuto il privilegio di degustare questo azzardo ha avuto anche la fortuna di conoscere una realtà competitiva o che lo diverrà..senza nominare Bisson con abissi che un giorno ha messo a maturare per tredici mesi alla profondita di 60 nei fondali marini un metodo classico con delle uve alquanto blasfeme per una bollicina tradizionale Bianchetta Genovese e Vermentino però andato alla bocca di tutti perche stava nel mare…e la qualità no non era un franciacortino o di altra zona degna di produrre bollicine ..qui giusto due esempi ma ce ne sono…Signori non ci fossiliziamo sui luoghi comuni ci sono belle realtà facciamole crescere
    Saluti

  8. Carlo Merolli

    giugno 4, 2012 alle 9:55 am

    Molti produttori con una buona distribuzione commerciale ricevono da i loro agenti richieste di spumanti per feste matrimoni etc e preferiscono quindi darsi alla produzione in proprio invece che distribuire prodotti di altre Case. Ma a parte questo come la mettiamo con l’Inghilterra, la Nuova Zelanda e tutti gli altri che producono vini spumanti ? A parte il risultato organolettico, direi che c’é da apprezzare il fatto che la creativitá e la curiositá produttiva siano in continuo…fermento. Ci sono ottimi Verdicchio spumante, come tu giustamente indichi, eppure la DOC marchigiana non é la prima che viene in mente. Chissá fra trent’anni la Sicilia sará conosciuta anche per i suoi, che so’ “Classicilia” e se invece gli spumanti dell’isola si riveleranno flop commerciale, vedrai che saranno abbandonati. Peró meglio cosi´che il non provarci, se uno ne ha la voglia i mezzi e le convinzioni.
    O no ?

  9. francesco siben

    giugno 4, 2012 alle 12:18 pm

    la moda si è fatta vino peccato però che i tempi del vino non si adattino bene ai tempi della moda….

  10. carlo

    giugno 4, 2012 alle 7:49 pm

    …bisognerebbe chiamare le cose con il loro nome…metodo Merret nato nel 1662 in Inghilterra , metodo Martinotti, Metodo Cavazzani…

  11. carlo

    giugno 4, 2012 alle 7:50 pm

    ..bene, lo slogan a Vinitaly della Terra della Franciacorta era Non temiamo confronti…Dunque perchè si ostinano a non partecipare a concorsi alla cieca?

  12. Sebastiano

    giugno 5, 2012 alle 9:51 am

    Io amo particolarmente il Metodo Classico, enon sono contrario se un produttore di qual si voglia Zona Vitivinicola Italiana produca una buona Bollicina. Per esempio io conosco molto bene L’extra Brut di Murgo 2005 60 mesi sui lieviti (Nerello Mascalese Vinificato in bianco) e lo ritengo Straordinario. Poi vorrei dire che per quanto riguarda la storia e la tipicità data dal territorio, in Oltrepo’ abbiamo l’eccellenza della pumantizzazione del Pinot Nero e a Trento abbiamo l’eccellenza per la spumantizzazione dello Chardonnay e queste due zone spumantizzano da oltre un secolo e precisamente dall’inizio del ‘900. Nel 1901 il Sig Riccadonna vendeva i propri spumanti a New York….! Io credo che se un’azienda vuole sperimentare e produrre Bollicine MT che lo faccia pure poi sarà il mercato a dargli o no ragione.

  13. Andrea

    giugno 5, 2012 alle 10:59 am

    Buon giorno a tutti..
    Non potendo concordare e far serenate….
    Sig Carlo, se io e altri assidui lettori di questo blog abbiamo espresso opinioni, domande e dubbi,disturbando anche il PRESIDENTE ,senza avere risposte, come pretende ,che gran parte dei produttori della franciacorta possano partecipare a dei concorsi alla cieca…
    A volte la cosa più semplice e’ evitare e far cadere tutto nel dimenticatoio…
    Spero che lei sia più fortunato di noi altri lettori nel ricevere risposte ai suoi dubbi.

    • Franco Ziliani

      giugno 5, 2012 alle 11:37 am

      cosa c’entrano queste sue osservazioni Andrea con il tema di questo post, ovvero un metodo classico prodotto in Sicilia? Niente…

    • Rosario Aiello

      agosto 5, 2012 alle 7:06 pm

      Franco assaggia il Metodo Classico dell’Azienda Vinicola Funaro .Uno Spumante Prettamente Siciliano con uve che si trovano a 100 Metri sul livello del mare.Poi ci risentiamo !
      Grazie

  14. Andrea

    giugno 5, 2012 alle 1:27 pm

    Sig. Ziliani
    mi sono limitato solamente a rispondere alle osservazioni del Sig Carlo… Del 04 giugno 2012 delle 07:49

  15. marco

    giugno 5, 2012 alle 6:03 pm

    Buona sera
    della serie a buon intenditor poche parole…
    in fondo si è toccato un argomento tabù …Franciacorta…per noi amanti delle bollicine a prescindere delle zone di produzione…allora meglio tacere ma spesso si viene ripagati con la stessa moneta..
    Aspettiamo comunque fiduciosi

  16. carlo

    giugno 5, 2012 alle 10:37 pm

    gia’…la solita pura dei confronti… eppure fanno crescere..

  17. carlo

    giugno 5, 2012 alle 10:39 pm

    franco, grazie al tema del vino ho girato il mondo .. come diceva manzoni ..il coraggio chi non ce l’ha non se lo può dare…

  18. carlo

    giugno 5, 2012 alle 10:40 pm

    il punto è che se i terreni lo consentono, perchè no… magari escono cose migliori, pensa alla patagonia, stanno uscendo grandi metode classico da una zona dove c’è ancora la terra madre!

  19. carlo

    giugno 5, 2012 alle 10:41 pm

    dante mette gli aldobrandeschi nel purgatorio… e dove metterebbe i franciacortini paurosi?

  20. maurizio fava

    giugno 7, 2012 alle 12:30 pm

    una sola osservazione, Franco: a mio parere da un punto di vista enologico è molto più facile (e decisamente meno costoso, anche in termini di volumi minimi di produzione) fare un metodo classico che uno Charmat-Martinotti

  21. Carlo Rossi

    giugno 16, 2012 alle 7:44 pm

    interessante osservazione, Maurizio, perchè? e che dici dei metodo classico che stanno sui lieviti sette anni?

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