Lo Champagne trema, il Prosecco avanza in Cina L’ultima “sparata” dei Battistella

Quando tra qualche anno si realizzerà uno studio dedicato al successo del Prosecco, sono pronto a scommettere che tra i motivi chiave di questa inarrestabile avanzata emergerà, accanto all’intraprendenza commerciale, che ai prosecchisti non fa certo difetto, anche una formidabile capacità di vendersi bene e, quando necessario, di spararle grosse.
Aiutati da un nome che funziona magicamente, da una grande quantità di prodotto disponibile, da prezzi che rendono i vini particolarmente appealing soprattutto in questo periodo di crisi economica e da un’indubbia capacità di fare sistema, i prosecchisti quando c’è da magnificare e sostenere i propri vini non sono secondi a nessuno. E non si tirano indietro anche quando c’è da ricorrere a rodomontate da Capitan Fracassa.
Ricorderete, risalente allo scorso novembre, la sparata, pardon l’uscita molto coraggiosa di Gianluca Bisol, che parlando nel corso di un seminario ad Hong Kong ha testualmente nientemeno dichiarato che nel 2035 la richiesta di mercato del Prosecco supererà il miliardo di bottiglie.
E di dichiarazioni del genere sono piene le cronache dell’ultimo anno, con produttori che fanno a gara con politici veneti nel delineare un futuro sempre più splendente e vittorioso per gli Charmat aromatici della Marca Trevigiana. Tra i più immaginifici protagonisti di questo battage, che vede il Prosecco, Docg e Doc, anzi Dop e Igp, come qualcuno di loro già lo definisce dominatore assoluto della scena spumantistica interplanetaria ci sono due giovani (ventisette anni, beati loro…) cugini di Pianzano, frazione del comune di Godega di Sant’Urbano zona collinare e precollinare a quattro chilometri da Conegliano, Mirco e Andrea Battistella, che per farsi notare hanno scelto la strada della comunicazione, un po’ rodomontesca, a 360 gradi.
Non passa difatti settimana che non si facciano notare inviando via mail e via comunicati Ansa lanciando appelli, ultimatum, inviti, sfide, moniti. Il tutto per difendere la causa, contro imitazioni incongrue e contraffazioni, del Prosecco, ma anche, e soprattutto, per farsi un po’ di pubblicità, che evidentemente anche per loro è l’anima del commercio.
L’ultimo, in ordine di tempo, loro comunicato, i cui titoli si aprono sempre con il loro cognome, come se la loro parola fosse quella del Papa o di un presidente della Repubblica, recita: “BATTISTELLA: signori champagnisti, tremate! La Cina vuole solo il nostro Prosecco”.
Nel testo si legge: “Qualche anno fa, l’attore francese Pierre Segui disse: ‘quando un uomo dice di no allo Champagne, dice no alla vita’. Caro Pierre, ti sbagliavi di certo, o forse non ti riferivi all’uomo ‘cinese’:  quando un cinese dice di no al Prosecco, dice no alla vita!… dovremmo declinare in questo modo la massima del celebre attore francese.
Questo, considerando il crescente successo delle bollicine di casa nostra nel Paese del Dragone: previsione richieste più 100% tra 2012 e 2013, come afferma una dei più noti giornali del Paese”, il China Daily.
Al che uno é portato a chiedersi: ma quante bottiglie producono questi Battistella per avere tale capacità di invadere i mercati mondiali, di rispondere alla richiesta del loro prodotto che arriva un po’ da tutti i Paesi? Milioni di bottiglie?
Macché, come si legge nell’articolo del China Daily dove vengono citati, “Despite the current difficult times, our company plans to more than double its annual wine production from 20,000 to some 50,000 bottles in 2013”.
Eppure ancora con una produzione così contenuta – “un esordio, nel 2009, con una produzione 20 mila bottiglie, i cugini Battistella puntano al raddoppio per il prossimo anno della produzione di Prosecco DOP” – i Battistella, che nel comunicato annunciano il lancio di un misterioso nuovo prodotto, ovvero “una linea di premium functional wines, da vitigno rosso, destinati alle elite economiche cinesi di Pechino e Shanghai, pronte a sborsare migliaia di euro per una bottiglia di vino ‘funzionale’ Made in Italy, arricchito con gli utili e preziosi polifenoli”, riescono a fare un “casino” davvero niente male e a farsi notare, soprattutto grazie alle loro sparate, nel variopinto e articolato panorama del Prosecco.
Loro dicono che lo fanno “riuscendo a lanciare ai giovani “un messaggio di ‘ottimismo’ e speranza” e “minacciando” addirittura di impegnarsi anche in politica.
Ma se riescono a far parlare così di sé e addirittura a lanciare la sfida allo Champagne con una produzione ancora piuttosto, cosa diavolo arriveranno a combinare se invece di 20 o 50 mila bottiglia dovessero contare su dieci volte tanto?
Ricordiamocelo: è anche in questa capacità, simpaticamente “spudorata” e un po’ spacconesca, di proporsi e vendersi, uno degli innegabili segreti del successo del Prosecco…

5 commenti

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5 commenti

  1. Cantastorie

    maggio 24, 2012 alle 10:55 am

    ….abito a sette/otto kilometri da Pianzano….mai vista una bottiglia…!!!! forse li mandano tutte in Cina…!!! mah!

  2. giuseppe marini

    maggio 24, 2012 alle 12:15 pm

    Cina paese emergente, miliardi di persone, nuove frontiere commerciali che paiono una corsa all’eldorado, una nuova corsa alla ricerca dell’oro. Il successo del prosecco indubbiamente gioca sulla sua, diciamo, popolarità: è un prodotto facile e di incontro e, non ultimo, poco costoso. A mio avviso la qualità è altra, ma ben venga questa opportunità, questa nuova possibilità di diventare testimonial del prodotto italiano…. a patto che non si commettano gli errori del passato. Gli spetti del metanolo, delle sofisticazioni, dei brunelli abbreviati sono ricordi ancora vivi e ferite aperte, danno enorme per l’immagine italiana.
    Vogliamo essere protagonisti all’estero? e allora portiamo prodotti seri e di qualità. Col chianti abbiamo dissetato il mondo ma non son sicuro se l’abbiamo educato alla finezza e alla qualità. Ci proviamo col prosecco?

  3. renato bisol

    giugno 27, 2012 alle 1:08 am

    Ma cosa sono i vini funzionali? qualcuno sa darmi una risposta? ho letto qualcosa in giornali americani tempo fa, ma mi sembrava una cosa ambigua. so che costano molto, ma onn capisco da cosa dipenda

  4. Pingback: Il ritorno dei mitici Battistella con un rosso… della Madonna! | Blog di Vino al Vino

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