Molto fumo e poco arrosto nel Billionaires Row Champagne

Luxury good: quando un certo tipo di presentazione aiuta (forse) a vendere

E’ singolare vedere come, nonostante la crisi economica imperante e a dispetto di una riscoperta di valori quali la sobrietà e la misura, nella comunicazione, anche in quella del vino, continuino ad essere giudicati validi ed in grado di funzionare e di avere appeal su un certo tipo di consumatore concetti in voga nel recente passato quali lusso, esclusività, ricchezza.
La riprova di questa considerazione e la conferma che, crisi o non crisi, o meglio a dispetto della crisi, resiste, anzi forse sta ancora meglio, una fetta di consumatori dei cosiddetto luxury good, beni di lusso, che ricercano e si sentono confortati dal consumo di cosiddetti luxury brands, avvertiti come status symbol ed elementi di distinzione nei confronti della massa dei consumatori di necessity good ovvero beni di pubblica necessità, viene dalla notizia ripresa dal sito Internet specializzato britannico The Drink Business.
News, in arrivo dagli Stati Uniti, che riguarda il lancio di uno Champagne, ma non di uno Champagne qualsiasi, bensì lo Champagne Billionaires Row “Cuvée Billionaires Row” Brut Rosé Grand Cru.
Un Rosé che ha la società assicura di aver prodotto “only a limited quantity of the Champagne to maintain quality”, solo in quantità limitata di modo da assicurare la qualità, (come a dire che i 320 milioni di bottiglie vendute lo scorso anno nel mondo sono rappresentate in larga parte da “fuffa”…), e che fa parte della proposta, ovviamente esclusiva, di vini di una “New York-based premier luxury lifestyle company”, denominata Billionaires Row.
Basta visitare il sito Internet della company per avere un’idea di cosa si tratti e la sua “mission”: “Billionaires Row, a premier luxury lifestyle company, serves as a definitive authority on connoisseurship by hosting exclusive top tier events that showcase the lifestyle of the modern, trendsetting and affluent consumer.
By successfully providing our clientele with very unique experiences that highlight the latest products and services available from the most prestigious luxury brands around the world. Billionaires Row’s unique passion fuels its rise to one of the most recognized brands in the world”.
E inoltre: “Billionaires Row obtains information from different sources to interpret new and iconic fundamentals from the best Cuisine, Art, Fashion, and Film, Music worldwide. These fact-findings influence Billionaires Row ‘s search for rich traditions and its delivery of new ideas to a critical mass”.
Come afferma il COO (ovvero chief operating officer) della Luxury Spirits Division della compagnia, “The Billionaires Row brand is noted for and becoming a recognisable force in the luxury industry worldwide,” e quindi uno Champagne “esclusivo” da questa selezionato costituisce “the “perfect addition” to its luxury line of goods and services”.

Cosa hanno fatto quelli della Billionaires Row? Hanno cercato un partner con cui realizzare una joint venture. Un produttore di Champagne che accettasse di preparare per loro la Cuvée da miliardari.
E l’hanno individuato nella Maison Charles Mignon, presentata dal loro chairman William Benson come “one of the world’s finest and most respected Champagne producer Charles Mignon”. Azienda che in qualche comunicato stampa rintracciabile in Rete, ad esempio questo, è diventata “One of the most rare and exclusive French Champagne Houses”, produttrice di “outstanding Cuvees for more than 120 years”.
Peccato che la Rete non perdoni e dopo una rapida ricerca, e dopo non aver trovato traccia della Maison de Champagne partner di Billionaires Row in una serie di volumi che ho consultato, abbia scoperto su questo sito Internet in inglese riservato allo Champagne, e poi ancora qui, che la Maison è stata fondata solo nel 1995.
E ho anche scoperto che nonostante si tratti di una luxury good company, Billionaires Row abbia scelto come partner una Maison, presentata come “Award Winning”, i cui Champagne presentano prezzi normali tutt’altro che esclusivi o proibitivi, come si può vedere qui, qui, qui e poi ancora qui.
E ho infine appurato che anche il distributore esclusivo di questo Champagne, nonostante venga presentato in modo roboante quale “a world known distributor of fine luxury wines and spirits”, impegnato a presentare al “global luxury marketplace a new standard in fine wine enjoyment”, sia tutt’altro che una company dall’immagine sfolgorante, prestigiosa ed esclusiva.
La Vidalco International é una company che doverosamente nei link del proprio sito Internet rimanda a Wine Spectator, Robert Parker e Wine Enthusiast, ma è una società creata da un misterioso personaggio di origine romena, tale Constantin George Zamfirescu (sul quale in rete non si trovano molte notizie) che si è distinto sinora soprattutto per aver importato e distribuito negli States vini della Romania.
E nel portafoglio aziende della cui società, Vidalco International, figurano nomi tutt’altro che fiammeggianti o leggendari, visto che sono soprattutto aziende romene, peruviane, di Libano, Argentina, Cile, Lussemburgo, Uruguay, Francia, Spagna, e venendo all’Italia, il celeberrimo Consorzio vini tipici di San Marino, una società di Bolgheri, una in Chianti (l’unica un po’ nota) e una sconosciuta di Montalcino.
Quale morale ricavare da questa vicenda? Che per vendere o provare a vendere un prodotto oggi, nella strana situazione dei mercati cui assistiamo, non è fondamentale che si tratti veramente, nella sostanza, di un bene di qualità indiscutibile, nella fattispecie di uno Champagne straordinario, esclusivo, di livello stellare.
Ma può essere servire e funzionare, che venga presentato come tale, quale luxury good opera di una “rare and exclusive French Champagne House”, proposto da una luxury lifestyle company.
Cosa importa se l’apparenza prevale sulla sostanza? In fondo se oggi non si esita a presentare come status symbol wine il Prosecco, non si può proporre come outstanding wine da Billionaires anche un normalissimo e non trascendentale Champagne?

4 commenti

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4 commenti

  1. Cantastorie

    maggio 17, 2012 alle 3:02 pm

    ….i prodotti per i miliardari devono avere un solo requisito: essere esageratamente cari…. sarebbe un peccato non approffittarsene….!! non vi pare? …. poi ci sono i buongustai-miliardari,…e li non c’è limite al ricarico……

  2. karl

    maggio 17, 2012 alle 6:04 pm

    Sono daccordo!!!
    Ha mai frequentato certe degustazioni o degustazioni dove le fanno?
    Quanto snobbismo!!!
    Pensa ha que produttori, e quelli che lavorano che si fanno un mazzo cosi per un ritorno piccolo piccolo!!!!!
    Ma!!

  3. Roberto Morelli

    maggio 18, 2012 alle 6:55 am

    Piu’ che roba per ricchi, sembra una “fregatura” in piena regola.

  4. Rocca Filippo

    settembre 14, 2012 alle 5:51 pm

    Mai sentito parlare di Marketing Responsabile? oooops ho fatto un ossimoro! Che bello sarebbe un mondo dove gli uomini di marketing e i venditori enfatizzino solo le verità dei prodotti. Invece siamo costretti a sentire verità inventate, nuove tutti i giorni, ed a usare il nostro tempo per cercare di smascherarle.

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