Champagne Cuvée Brut Gastronome Premier Cru 2006 Pierre Gimonnet

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay

Giudizio:
9


Non mi stancherò mai di ripetere che nonostante il doveroso rispetto per il lavoro importantissimo delle grandi Maison de Champagne e l’ammirazione per l’opera dei piccoli récoltant manipulants sono persuaso che molti degli Champagne più interessanti, al servizio di una produzione che costituisce il tessuto connettivo della grande denominazione francese, venga da aziende produttrici di medie dimensioni.
Maison che producono cento-duecentomila bottiglie o poco più e che possono contare su una lunga storia e tradizione familiare, su un savoir faire consolidato che fa sì che i loro Champagne costituiscano degli autentici termini di riferimento per gli appassionati.
Una di queste Maison è sicuramente, in quel di Cuis nella Côte des Blancs la maison Pierre Gimonnet et fils (distribuita in Italia da Meregalli) la cui storia familiare e azione in Champagne risale al 1750.
Dapprima semplici vignerons e conferitori di eccellenti uve al négoce champenois, è nel Novecento che i Gimonnet decidono, con Pierre, intorno al 1935, di vinificare in proprio, e sarà poi vent’anni dopo, a guerra finita, suo figlio Michel, a dedicarsi alla creazione di un marchio aziendale via via più credibile e personale. Meglio ancora, a perfezionare uno stile che potremmo definire tutto Chardonnay dovuto al progressivo possesso di qualcosa come 28 ettari di Chardonnay situati esclusivamente nella Côte des Blancs, che esprimono una produzione intorno alle 250 mila bottiglie.
Vigneti situati a Cuis et Vertus, villaggi classificati Premiers Crus, nonché a Cramant, Chouilly e Oger classificati come Grands crus. 12 ettari del totale di 28 sono Grand Cru e un terzo, ovvero nove ettari, sono situati nel cuore dei Grandi Cru, come i Gimonnet amano ricordare.
Vigneti che la famiglia controlla da oltre settant’anni e che lavora alla luce di una fondamentale convinzione, che lo Champagne sia innanzitutto un vino, un gran vino, e che non può esistere alcun vino di qualità senza che questo possa vantare nobili origini.
La raccolta delle uve avviene a mano, la pressatura è tradizionale per frazionamento, la vinificazione viene effettuata in piccoli tini, da 25 a 125 ettolitri, per preservare la tipicità dei singoli appezzamenti, legata all’età di ogni vigna e al singolo terroir, si ricerca la fermentazione malolattica.
La disponibilità di terroir diversi, dai nomi evocativi quali Croix Blanche » e « Les Roualles » a Cuis, « Mont Aigu » a Chouilly, « Buissons», « Fond du Bateau » ou encore « Grosmonts » a Cramant, « Terres de Noël » a Oger…facilita assemblaggi ricchi di sfumature.
Un altro aspetto importante è l’età dei vigneti e l’ampia disponibilità di vieilles vignes: l’80 per cento hanno più di 30 anni ed il 55% più di 40. I più vecchi, nel cuore del Grand Cru di Cramant, risalgono addirittura al 1911. Le selezioni massali sono ovviamente preferite a quelle clonali, di modo da mantenere lo stile e la popolazione originale del vigneto.
Diverse e tutte importanti le cuvées Gimonnet, dal Brut sans année Cuis Premier Cru ai millésimés Fleuron Brut Premier Cru, alla Cuvée Extra Brut Oenophile Premier Cru Non dosé, alla Cuvée Special Club Collection.
Per entrare nell’universo Pierre Gimonnet ho però scelto un’altra cuvée, un vino perfetto per l’aperitivo, come lo definisce l’azienda “un concetto di millesimato giovane, una cuvée nella quale sono ricercati l’espressione, la complessità e la ricchezza di un millesimato ma con la freschezza di un senza annata giovane”.
Un vino creato per la ristorazione, per il servizio a bicchiere e per accompagnare i pasti, con una mousse molto fine e morbida che non disturba il palato. L’assemblaggio è naturalmente Chardonnay 100%, con Chouilly grand cru et Cuis Premier cru dominanti. A partire dall’annata 2005, confermata nel millesimo 2006 che ho degustato (sboccatura dicembre 2010), anche l’apporto prezioso del Grand cru Oger, per dare maggiore materia e mineralità. In dettaglio la cuvée è composta per il 45 % dal Grand cru Chouilly ( 30% Mont Aigu , 15% Rond Buissons) che conferisce fruttato ed eleganza, per il 20% dal Premier Cru Cuis (Croix-Blanche) che conferisce tutta la vivacità e la freschezza dello stile Gimonnet.
Quindi un 19% del Grand Cru Cramant (Fond Bateau, Buissons, Gromonts) che conferisce rotondità al vino e un 16% di Grand Cru Oger (Terres de Noël, Brulis, Champs Nérons) che apportano una materia più maschile di quella di Cramant e maggiore mineralità.
Un dosaggio calibrato dello zucchero (7,5 grammi litro), tre anni di affinamento sui lieviti per una produzione intorno alle 37 mila bottiglie. Il risultato mi ha pienamente convinto, senza se ne ma.
Colore paglierino brillante vivo luminoso, perlage finissimo e continuo, un bouquet di grande ampiezza e consistenza e notevole nitidezza, con note di frutta esotica e mandorla, di albicocca e pesca bianca a dominare e conferire uno spiccato carattere fruttato e una notevole freschezza, sapidità ed eleganza. Attacco in bocca morbido, cremoso, non aggressivo, di buona ampiezza e spessore, largo sul palato e godibile, con una notevole vinosità (da vino di gran carattere con le bollicine ma soprattutto vino) ed un perfetto equilibrio, una persistenza lunga e salata, con una bollicina croccante, che rende il vino piacevolissimo e chiusura su nitida vena di mandorla, con acidità calibrata e grande freschezza, elementi tutti che lo rendono perfetto per una vasta gamma di abbinamenti a tavola.

1 commento

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Un commento

  1. algérienne

    maggio 14, 2014 alle 7:39 am

    C’est un vrai bonheur de parcourir votre post

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