English sparkling wines figli del global warming e dei cambiamenti climatici in atto


Fa indubbiamente piacere scoprire di aver ispirato, con questo post, tanto da essere citato, un acuto commento del fondatore e presidente internazionale di Slow Food Carlo Petrini. Un articolo pubblicato sabato 5 maggio su Repubblica e oggi disponibile sul sito Internet di Slow Food.
Lo spunto è stato il crescente successo e la progressiva affermazione degli English Sparkling wines, i metodo classico inglesi prodotti nel sud dell’Inghilterra, nella regione del Sussex in particolare.
Io mi sono limitato a prendere atto, come avevo già fatto in precedenza, qui, qui e poi ancora qui, di una nuova realtà produttiva di cui tenere conto, che ampliava e diversificava il panorama dei vini prodotti con la méthode champenoise nel mondo.
Carlo Petrini, con un taglio decisamente più impegnato e colto, ha invece sottolineato, con grande acutezza e sicuramente a ragione, che “l’astro nascente rappresentato dai vini inglesi è il segno tangibile, che essi rappresentano, di un graduale innalzamento delle temperature medie a latitudini superiori al 50° parallelo.
Se fa regolarmente più caldo nel Sussex, significa che in Piemonte fa ancora più caldo e che in Sicilia ci sono aree dove ormai il termometro in estate indica limiti proibitivi per coltivazioni un tempo possibili, anche sull’ isola. Significa che il deserto del Sahara si espande, comprimendo la delicatissima e sovrappopolata area mediterranea dell’ Africa, riducendo gli spazi coltivabili e riducendo gli usi agronomici nelle aree che non diventano proprio incoltivabili”.
Il tema è quello, preoccupante, anzi inquietante, dell’influenza sull’agricoltura e sulla viticoltura dei cambiamenti climatici in atto, di quello che viene chiamato “global warming”.

E così – tirata d’orecchie di prammatica per i titolisti di Repubblica, che hanno sparato “champagne inglese”, dimostrando di non sapere che il termine Champagne può essere utilizzato esclusivamente per l’omonimo vino prodotto nella celebre zona settentrionale della Francia, e non certo applicato agli sparkling wines britannici – Petrini può giustamente concludere che “una buona bottiglia di spumante inglese (non credevo che lo avrei mai scritto, fino a pochi mesi fa) diventa la sintesi di cambiamenti realmente epocali per il nostro pianeta.
E se di norma un vino spumante si associa alla leggerezza senza pensieri, in questo caso la flûte può aiutarci ad acquisire consapevolezza di ciò che accade, in modo persino più efficace e tangibile di una dotta relazione accademica”. Acciperbacco come cambiano gli scenari nel mondo del vino!

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