Dall’Oltrepò Pavese parte la “sfida” al Prosecco: Con un metodo classico da 5 euro a bottiglia?

Mi spiace tremendamente aver appreso solo domenica 6 dalla segnalazione di un amico lettore che sabato 5 era stato organizzato e si è svolto a Stradella in provincia di Pavia questo convegno: “La filiera vitivinicola dell’Oltrepò Pavese: problemi, opportunità, prospettive”.
Si trattava di un’iniziativa di Lega Coop agroalimentare, come viene definita altrove “un colosso produttivo e commerciale nel campo agroalimentare” che in Lombardia controlla qualcosa come 32 cooperative per una produzione pari a 720 milioni di euro con 5.600 soci e 890 dipendenti.
Decidendo sorprendentemente – e a mio avviso sbagliando – di non invitare il Consorzio tutela vini Oltrepò, nonostante si parlasse di vino prodotto in territorio oltrepadano, il convegno ha esaminato temi di notevole interesse, come l’andamento del mercato del vino in Italia e nel mondo, le prospettive per i vini della Valle Versa, i cambiamenti dei comportamenti dei consumatori, le opportunità per i vini dell’Oltrepò Pavese nella distribuzione moderna, con la presenza del Presidente di Fedagri Confcooperative Maurizio Gardini.
Non è dato al momento sapere cosa sia stato detto nel corso del convegno. Sulla Rete disponiamo di un unico resoconto, che fa riferimento all’intervento di Gardini secondo il quale “ci sono troppe strutture ridondanti, nel vino come in tutto il comparto agricolo.
Occorre operare a diversi livelli una reale opera di razionalizzazione e semplificazione” e la strada maestra, soprattutto in epoca di crisi resta “la concentrazione dell’offerta. Solo se avvierete con successo processi di aggregazione riuscirete a produrre a costi competitivi e a liberare risorse economiche che potrete poi utilizzare per la promozione e la valorizzazione dei vostri prodotti di qualità e per processi di innovazione e internazionalizzazione”.
Secondo Gardini, che ha garantito il supporto di Fedagri, “è necessario recuperare quella voglia di protagonismo che soltanto voi potete avere. Ci sono tutte le possibilità perché riusciate ad essere competitivi sul mercato, ma occorre che abbiate la determinazione necessaria per operare strategie realmente capaci di guardare lontano”.
Questo perché, a suo dire, “oggi gli spazi ci sono sul mercato ma abbiamo tempi corti. C’è un vento favorevole, quello dei mercati esteri, che però non soffierà per sempre”.
Nell’articolo viene ricordato un dato molto importante, ovvero che “il 50% dell’intera produzione della Doc Oltrepò, pari a 500.000 ettolitri di vino, è concentrato in tre strutture cooperative: la Cantina Terre d’Oltrepò – aderente a Fedagri, 300.000 ettolitri di vino prodotto e un volume d’affari di 31,3 milioni di euro – la Cantina Torrevilla Viticoltori Associati – aderente a Fedagri, 40.000 ettolitri di vino prodotto e un volume d’affari di 8,2 milioni di euro – e la Cantina Canneto Pavese, che aderisce a Legacoop Agroalimentare”.

Ma perché sarebbe stato interessante essere presenti e sentire parola per parola quanto si è detto nel corso del convegno di sabato? Per saperne di più su quanto è stato scritto, presentando il convegno, in un articolo di Fabrizio Guerrini, pubblicato lo scorso 29 aprile (e anche questo da me conosciuto solo domenica 6 maggio) sulla Provincia Pavese.
Un articolo, leggete qui, che fa capire a cosa pensasse il Presidente di Fedagri Confcooperative quando parlava della necessità di concentrare l’offerta dei vini oltrepadani. Articolo che ci dice che qualcuno pensa ad un futuro per l’Oltrepò (che il quotidiano pavese scrive Oltrepo senza l’accento) come grande serbatoio per vini da commercializzare “su grande scala”.
Un’impostazione che secondo il responsabile lombardo di Legacoop Agroalimentare nord-Italia aiuterebbe a “vendere meglio il vino oltrepadano”. Come anticipava nel suo articolo Guerrini il convegno di sabato 5 maggio non intendeva “dibattere in senso filosofico del sistema vino”, bensì prendere in considerazione la richiesta “da parte delle reti della grande distribuzione di uno spumante Oltrepo in grado di poter competere con lo strapotere del Prosecco”.
Non stupisce affatto che le grandi cantine cooperative, come già accade, ad esempio con la Cavit Collection dove l’Oltrepò Pavese fornisce alla grande cantina cooperativa trentina Cavit uve e vini per vini varietali base Moscato, Riesling e Pinot nero, pensino alla nobile terra lombarda come ad una grande riserva dove pescare uve che poi vengono utilizzate vini che non portano alcun vantaggio alla creazione di un’identità vitivinicola oltrepadana. E alla costruzione di una sua forte immagine presso il consumatore italiano ed estero.
Quello che stupisce, secondo quanto riferisce l’articolo della Provincia Pavese, è che in terra oltrepadana ci siano personaggi del vino che siano disponibili a fare gli “ascari” del mondo cooperativo. Proprio come lo scorso anno qualcuno aveva predicato che le piccole aziende agricole diventassero gli ascari della Grande Industria del Vino Italiano.
Si resta stupefatti a leggere difatti che secondo “Riccardo Ottina, uno dei guru del vino della Valle Versa (ex direttore di La Versa, creatore della cantina Montù)” é “giunto il momento di lanciare, su larga scala, uno spumante metodo classico più agile degli attuali: con 9 mesi di preparazione rispetto ai 18-24 di un metodo classico tradizionale. Un prodotto, si dice, che possa scendere sotto la soglia dei 5 euro a bottiglia entrando così in diretta concorrenza con il Prosecco che da tempo domina l’impero del bianco fresco, facile e beverino.
La sfida al prosecco potrebbe, per altri operatori oltrepadani, coinvolgere, invece, gli charmat o nuovi vini a base chardonnay, pinot grigio e riesling”. L’articolo definisce queste ipotetiche manovre “un risiko che presto si giocherà in Valle Versa”, ricordando che “in Valle Versa gravitano due Cantine sociali (La Versa e Canneto) e un grande produttore italiano come Zonin. La grande Cantina di Broni e Casteggio, a sua volta, segue con interesse cosa accade nella valle degli spumanti”.
Si capisce benissimo e si giustifica “l’incavolatura” (eufemismo) di Paolo Massone, presidente del Consorzio di tutela Oltrepò Pavese, che giudica il mancato invito al Consorzio una scelta non corretta, visto che “il Consorzio discute da sempre di come tutelare e valorizzare il vino dell’Oltrepò”.
E non giudica certo favorevolmente “l’atteggiamento di chi viene da fuori a insegnarci cosa fare. Proprio sugli spumanti poi, dove da sempre siamo all’avanguardia”.
Sorvolando su questa ultima osservazione, visto che non mi sembra proprio che l’Oltrepò possa dire essere “all’avanguardia” nel settore “spumanti”, viene da chiedersi che razza di futuro e di sviluppo possa configurarsi per l’Oltrepò e per il suo settore spumantistico, con una conversione, caldeggiata dalle potenti cooperative rosse, alla produzione di un ipotetico competitor del Prosecco, versione metodo classico breve (o Charmat lungo?) da (s)vendere a cinque euro?
E’ questa l’identità del proprio settore spumantistico con cui l’Oltrepò Pavese, terra da tremila ettari di Pinot nero, intende presentarsi al mondo?

7 commenti

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7 commenti

  1. Luca Ferraro@Bele Casel

    maggio 8, 2012 alle 10:06 am

    il giusto modo per farsi del male.

  2. Alessandro

    maggio 8, 2012 alle 10:43 am

    Mi scusi….cos’è il metodo classico breve (o charmat lungo?)
    Grazie

    • Franco Ziliani

      maggio 8, 2012 alle 1:15 pm

      non ha colto l’ironia, anzi non mi sono fatto capire… non esiste un metodo classico breve. Ironizzavo sul fatto che non si possa considerare come un vero metodo classico un vino che fa solo 9 mesi di affinamento sui lieviti. E’ molto più simile ad uno Charmat, seppure lungo…

      • Alessandro

        maggio 8, 2012 alle 1:56 pm

        ops…..haha ok grazie

  3. Pingback: Dopo l’Oltrepò Pavese anche il Trentino pensa a produrre un “anti-Prosecco” | Wine-Italy blog

  4. PAOLO VERDI

    giugno 1, 2012 alle 11:30 pm

    Per chi non mi conosce sono un piccolo produttore anche di spumante met.cl. e non entrando in merito a questo convegno , dico che quest’anno ho fatto lavori in cantina per arrivare a 45/50 mesi sulle bottiglie , 60 sui magnum e 80 sui Jeroboam altro che 9 o 18 mesi!
    Questo deve essere l’Oltrepò!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Corrado

      giugno 4, 2012 alle 12:12 am

      Complimenti per il Vergomberra, un’ottima bottiglia con un rapporto Qualità/prezzo davvero molto alto!
      Concordo con quanto detto da Ziliani, in fin dei conti ognuno è libero di farsi del male come meglio (peggio) crede…

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