Bollicine: non è solo una bizantina questione linguistica

Il Gastronauta conferma: c’è chi le ama e chi non ne vuole più sentir parlare

E’ stato interessante come sempre aver seguito e anche aver detto la mia nel corso della puntata di sabato scorso, annunciata qui, della trasmissione radiofonica di Davide Paolini Il Gastronauta trasmessa da Radio 24, la radio del Sole 24 ore.
Lo spunto per la discussione è stato l’appello del Presidente del Consorzio Franciacorta, a non chiamare con il termine riduttivo di “bollicine”, né tantomeno con quello di “spumanti” i vini, prodotti con il metodo classico, in Franciacorta.
Ha detto la sua il presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella, che ha ricordato come in Francia nessuno si sogni di definire “vin mousseux” uno Champagne e tantomeno di parlare della grande AOC champenoise, secolare modello dei vini realizzati con la tecnica della rifermentazione in bottiglia, come di “bulles”, ovvero bollicine.
Cercare di fare operazione di cultura, di ricordare che i vini, come il Franciacorta Docg, non sono solo una mera espressione merceologica, ma sono espressione e portabandiera di un territorio, riportandone il nome, come ha cercato di fare, con il suo appello, il presidente del Consorzio bresciano, ecco che diventa però per alcuni altro.
Un’operazione di marketing, un modo di far discutere catturando l’attenzione, manco se si trattasse di una denominazione sconosciuta o minore, che nessuno si fila, sul Franciacorta, un espediente di comunicazione, un’operazione pubblicitaria a costo zero.
E così, nel corso della puntata del Gastronauta di sabato abbiamo potuto apprendere alcune cose molto istruttive. Che quanto proposto (non imposto o comandato, come se fosse un dittatore) da Zanella, ovvero la volontaria rinuncia a definire bollicine il Franciacorta, venga giudicato dal giornalista Paolo Massobrio roba da “maestrini” e “professorini”, da porre sullo stesso livello di quanto fatto, illo tempore, nientemeno che da Mussolini, quando propose di eliminare alcune parole dal vocabolario.
Sempre secondo lo stesso giornalista, il sogno, ovviamente proibito, di Zanella, è che tutto il metodo classico italiano finisca per chiamarsi Franciacorta e che in Francia finiscano con il bere Champagne dicendo “brindiamo con il Franciacorta francese”.
Barzelletta, seppure con il farfallino, a parte, dagli ospiti intervenuti al Gastronauta di sabato abbiamo appreso altre cose interessanti. Ad esempio che secondo il presidente di A.I.S. Lazio Franco Maria Ricci “53 milioni di italiani non sanno nemmeno cosa è il vino” e ovviamente lui si ripromette di introdurli tutti al verbo di Bacco e di educarli.
E poi che il vice presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese (sempre presto on line, come viene annunciato da mesi, il nuovo sito…) nonché produttore Fabiano Giorgi, che per un proprio “spumante” ha addirittura messo a punto un “metodo Giorgi”, dopo averci assicurato che in terra oltrepadana “stiamo puntando forte” sul Cruasé, si è dichiarato disponibile ad utilizzare il termine “bollicine” per definire gli ”spumanti” oltrepadani se gli altri consorzi produttori dovessero rinunciare ad utilizzarlo.
Dalla trasmissione abbiamo capito inoltre che al pubblico dei consumatori il termine “bollicine” piace molto e che sono intenzionati a continuare ad utilizzarlo soprattutto quando ordinano un bicchiere al bar o per farsi capire al ristorante, e che secondo il giornalista Andrea Grignaffini gli addetti ai lavori, coloro che fanno comunicazione devono essere più attenti nello scrivere e utilizzare i termini territoriali pertinenti. E chiamare Franciacorta i Franciacorta e Trento i Trento.
Considerando anche, come ha rivendicato orgogliosamente Zanella, che la scelta franciacortina di aver eliminato la parola “spumante” nelle comunicazioni ufficiali del Consorzio (ma sarebbe bene che anche le singole aziende rinunciassero ad utilizzarla, nei loro siti Internet e nelle brochure cartacee, perché tra il dire ed il fare non ci sia di mezzo il mare e qualcuno, simpaticamente, lo faccia notare…) “ha contribuito a dare autorevolezza e riconoscibilità ai Franciacorta Docg”. Tanto che un numero sempre maggiore di consumatori oggi non chiama più riduttivamente “spumanti” i vini prodotti con il metodo classico nella zona vinicola bresciana.
La puntata di sabato del Gastronauta ci ha infine regalato un’altra “rivelazione”, ovvero che secondo il consulente/direttore del TrentoDoc Fabio Piccoli, la dichiarazione di Zanella “riconosce il primato dell’identità territoriale” e afferma “l’orgoglio dei territori” produttori di metodo classico a denominazione d’origine senza complessi e paure.

Rilievo impeccabile. Bisognerebbe però che in quest’ordine di idee entrasse anche il maggiore soggetto produttivo della Doc Trento (e del marchio TrentoDoc) le Cantine Ferrari di Trento, che come ho già fatto notare non perde occasione, nelle proprie comunicazioni di “dimenticarsi” di sottolineare che i suoi eccellenti metodo classico sono Trento Doc e non solo “spumante Ferrari”. Come si legge a chiare lettere sulla facciata della cantina.
E bisognerebbe poi che di questo “primato dell’identità territoriale” Piccoli convincesse e rendesse consapevole un altro importante soggetto produttivo, le cantine Rotari emanazione del potente gruppo Mezzacorona, che sul loro sito Internet dichiarano che “In Italia, il Trentino rappresenta l’area più vocata per la produzione di spumante Talento” e sono i responsabili del tentativo di riesumazione del cadavere Talento.
Nel suo intervento al Gastronauta Fabio Piccoli ha poi, un po’ pateticamente, rilanciato, ogni tanto ci riprovano in Trentino, ma generalmente non se li fila nessuno…, un appello, a “verificare se c’è la possibilità di fare iniziative comuni all’estero per i vari metodo classico italiani”.
Involontariamente Piccoli ha poi finito con il ricalcare stilemi linguistici e “motivazioni” (diciamo così) avanzate dall’Istituto Talento, che con molta fantasia afferma che “Talento sono oggi tante zone spumantistiche italiane che, tutte riunite, formano una tipologia omogenea di oltre 20 milioni di bottiglie” e che “l’altra denominazione lombarda riservata agli spumanti metodo classico, la Franciacorta, pur essendo di fatto un Talento”, quando, leggete qui, afferma che “l’Istituto si pone come promotore di un movimento italiano per valorizzare, sotto il marchio di certificazione Talento, la notorietà, la riconoscibilità e l’immagine di qualità della spumantistica metodo classico, presso il trade e il consumatore finale a livello nazionale e soprattutto internazionale”.
Per quale motivo mai in Franciacorta, ma anche in Oltrepò Pavese e in Piemonte con l’Alta Langa, dovrebbero accettare di confondersi e fare operazioni comuni con altre denominazioni che dicono, a parole, di credere nel primato dell’identità territoriale e poi, senza battere ciglio, lasciano che propri associati corrano dietro all’inutile chimera Talento?

12 commenti

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12 commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò

    maggio 7, 2012 alle 9:42 am

    Mi pare che la lezione finale, uscita dalla trasmissione sia riassumibile così: evviva il pluralismo lessicale. Rappresentazione di un pluralismo ontologico. Che poi il pluralismo a volte declini nel caos disorganizzato… è altro paio di maniche. O forse è lo stesso paio di maniche. Mi soffermo, però, sulla questione Trento, materia che mi è più cara. Ora, che il direttore-consulente (?) di un Istituto di Tutela ormai inesistente – vedi le cronache delle ultime settimane, vedi la web site (trentodoc.it) -, come dici tu, poeticamente si lanci nella riesumazione dell’estetica talentista, lascia perplessi e anche qualcosa in più. Ma soprattutto chiarisce una cosa non di poco conto. In queste ultime settimane, parallelamente alla crisi ormai certificata dell’Istituto, in Trentino si osserva un (in)atteso rifiorire della parola Talento. Che improvvisamente, dopo anni, appare anche sulle cronache dei quotidiani trentini. Per formazione sono abituato a non credere nelle casualità, ma a cercare di dare una sistemazione sistemica ai dettagli per cercare di trarne una visione complessiva. E questo susseguirsi di episodi mi fa pensare ad uno spostamento della leadership (meglio, della regia politica) del mondo “spumantistico” trentino verso il gruppo Mezzacorona (Rotari-Talento), così come del resto già avviene per il comparto vino in generale. Che poi di questo si faccia interprete anche il direttore-consulente (?) dell’Istituto del Trento – non dimentichiamo finanziato con denaro pubblico -, questo appartiene agli interna corporis dell’ente. Però mi pare estremamente rappresentativo dell’andazzo.

  2. Franco Ziliani

    maggio 7, 2012 alle 11:43 am

    ottimo commento caro Cosimo, é davvero singolare che il direttore consulente (un uomo per tutte le stagioni) del Trento Doc (o TrentoDoc?) finisca con l’utilizzare tematiche (sgonfie) e motivazioni (senza costrutto) care all’estetica (diciamo così) talentista e al pensiero (parola impegnativa) dei suoi ispiratori…

    • Cosimo Piovasco di Rondò

      maggio 7, 2012 alle 3:12 pm

      Il talento, soprattutto quando è talentuoso, caro Franco, non ha stagione…anzi diventa un classico … per tutte le stagioni…

  3. Sebino

    maggio 7, 2012 alle 12:05 pm

    Caro Franco… aldilà delle edonistiche visioni del definire il Franciacorta con il solo termine Franciacorta, mi pare il momento ancora troppo poco maturo… Mi spiego meglio, lavorando e vivendo in Franciacorta, già mi rendo conto di quanto sia difficile parlare con la gente di Franciacorta senza alcun suffisso, perlomeno nel mio locale su cento persone che mi chiedono vino della Franciacorta 99 voglion vino fermo Bianco o rosso. Hai voglia a perdere tempo ogni volta sul tavolo a perder tempo e far due chiacchiere a spiegare su cosa come dove è il Franciacorta; quasi quasi mi viene voglia di fare una pagina bilingue nel menù che lo spiega e la risolvo 😀 ehehehe… Il termine spumante è oramai antiquato e il termine bollicine è un simpatico sostituto…
    Inoltre, sto aiutando in questi giorni la mia morosa a fare la tesina di maturità sulla Franciacorta e ti giuro che per me è risultato IMPOSSIBILE non usare sostitutivi quale l’odiato spumante o bollicine, per non fare una serie di pallose ripetizioni che bloccano la scivolosità della lettura ogni 2 righe…
    E rileggendo il tuo articolo mi rendo conto che la cosa è difficile anche per te, come oltretutto sempre per la tesina mi ero permesso di leggere la pagina di wikipedia francese riguardo allo Champagne e per ovviare anche loro al problema usano altre parole come “mousseux” parecchie volte, andare a vedere per credere…
    Purtroppo se anche io la penso come voi bisogna tenere il CUORE IN PACE e PIEDI PER TERRA…
    P.S.
    tra i sinonimi di frizzante il vocabolario annota anche il termine “GAIO” sperando che nessuno lo prenda mai in considerazione ti do i miei MORDACI saluti…

    • zakk

      maggio 9, 2012 alle 8:21 pm

      Come si chiama il tuo locale? Non vedo l’ora di venire a ordinarti un “franciacorta bollicine” :-))))))))

  4. Pingback: Trentino Wine Blog » Lo sciopero continua… ma fino ad un certo punto

  5. Pingback: Alla Ferrari le “bollicine” piacciono più del Trento Doc | Il Prosecco

  6. Fabiano giorgi

    maggio 9, 2012 alle 9:59 pm

    Franco, lei mi stupisce sempre, devo ammettere la sua professionalita’ e conoscenza generale del mondo vitivinicolo ( metodo giorgi ). Bisognerebbe altresi’ sottolineare anche che purtroppo non mi stupisce la sua continua antipatia per il nostro territorio. P.s. Lei era presente in diretta al gastronauta ed avra’ sicuramente sentito dalle mie parole che, quella delle”bollicine” oltrepo’ pavese era una battuta-provocazione ( mi pare di averlo sottolineato in maniera evidente) grazie

  7. Fabiano giorgi

    maggio 9, 2012 alle 11:03 pm

    Visto che le sue risposte sono generalmente fredde e non prettamente esaustive, soggettivamente parlando, le chiederei possibilmente un suo maggiore impegno

  8. Fabiano Giorgi

    maggio 10, 2012 alle 6:06 pm

    impegno nelle sue risposte visto che a volte mi sembrano poco esaustive. Buona serata grazie

  9. CARLO CATTANE

    giugno 19, 2012 alle 8:46 pm

    PORTO UN CONTRIBUTO LANCIANDO UN’IDEA , PARTIAMO DA QUI , DAL WEB , PER TROVARE INSIEME UN TERMINE CHE POSSA RIUNIRE TUTTI I METODO CLASSICI PRODOTTI IN ITALIA , NELL’ETICHETTA CI SARA’ SPAZIO ANCHE PER IL PRODUTTORE , SE LE E’ POSSIBILE CREI UN’AREA DEDICATA A TALE SCOPO.

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