TrentoDoc: ma perché per promuoverlo si devono usare i soldi dei contribuenti?


I finanziamenti pubblici ad un solo soggetto non costituiscono forse una turbativa di mercato?

Ho letto con grande piacere a metà aprile, sulla news letter quotidiana “Tre bicchieri” del Gambero rosso, nell’ambito di una notizia non particolarmente esaltante relativa alle dispute relative all’uso del marchio territoriale collettivo TrentoDoc, che quella del metodo classico prodotto in provincia di Trento è, come hanno scritto, “una filiera economicamente in salute, che nel 2011 ha aumentato le vendite di quasi il 15%, per oltre 850 ettari vitati e una produzione complessiva di circa 9 milioni di bottiglie, per un fatturato di circa 160 milioni di euro”.
Dalla stessa news letter ho appreso che l’Istituto ”continuerà a far pagare una quota agli aderenti in base al numero di bottiglie” di modo che come ogni Consorzio che si rispetti, l’Istituto sia in grado di mantenersi. E di fare tutte le operazioni di promozione e comunicazione che vuole.

Questo accadrebbe in un mondo normale, ma non in Trentino. Sebbene il potente assessore all’Agricoltura della Provincia Autonoma di Trento abbia recentemente dichiarato – come si può leggere qui – “Non possiamo più finanziare le cattedrali del vino” – a dire il vero la politica trentina ha finanziato già di tutto, “dalla cittadella del vino di MezzaCorona sino alla fabbrica del duomo (e non parlo solo di lavori di muratura) della Viticoltori in Avio, passando per Nogaredo e Mori, le cattedrali sono già state finanziate”, sempre dal battagliero e irriducibile Trentino wine blog si apprende – e dirette conferme le ho avute interpellando alcuni “bollicinari” metodo classico locali – che finanziamenti pubblici continuano ad arrivare. Alla faccia della cosiddetta “spending review”…
Anche, come si vede qui, al TrentoDoc: “il tema è ancora quello della contesa farsesca sull’uso e la titolarità  del brand commerciale, una giostra impazzita che si muove a pendolo fra Camera di Commercio, Consorzio Vini, Trentino Marketing e Istituto. La questione, come sappiamo bene, è piuttosto seria. E di mezzo non ci sono solo gli ideali e i cavilli legali. Ci sono anche soldi. Parecchi. Una cifra vicina al milione di euro, ovvero il budget che la Provincia mette a disposizione per le politiche di promozione del Trento”.
Sarebbero oltre ottocentomila euro di soldi pubblici (un miliardo e mezzo delle vecchie lire), una buona parte già spese per il mega stand al Vinitaly, “offerte” loro malgrado dai contribuenti alla causa della promozione del TrentoDoc.

Di fronte a questa evidenza, dopo essermi letto le domande senza risposta dell’intervista inesistente che Trentino wine blog avrebbe voluto rivolgere al “direttore” del TrentoDoc, domande che sono state riprese in una interrogazione al Presidente della Provincia presentata da un Gruppo Consigliare, e dopo aver cercato di leggere in fondo senza addormentarmi il Piano operativo 2012 per “La promozione del settore vinicolo spumantistico e grappicolo del Trentino” Piano operativo, e un’altra notiziola pescata sul Corriere del Trentino del 27 marzo, relativa ad altri fondi pubblici, altri 330 mila euro, stanziati da Trentino marketing (Società di marketing territoriale del Trentino) e dalla Trentino film commission per finanziare un film di argomento vinoso che sarà girato in provincia di Trento, mi sono deciso a porre la classica semplice domanda retorica.
Il fatto che uno dei principali competitor del panorama del metodo classico italiano, forte di nove milioni di bottiglie prodotte (oltre la metà appannaggio di un fortissimo marchio presente nel canale horeca nonché in quello della Grande Distribuzione Organizzata), goda, a differenza degli altri soggetti, che non ne usufruiscono, di un finanziamento pubblico per la promozione, non costituisce forse – sarebbe interessante conoscere in merito l’opinione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che per mandato “garantisce il rispetto delle regole che vietano le intese anticoncorrenziali tra imprese, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza” – una forma di turbativa di mercato?
E se anche non fosse materia da Garante, non è quantomeno singolare, assurdo, ed eticamente scorretto, che uno dei soggetti che agiscono sul mercato del metodo classico possa contare, per farsi conoscere, per promuovere iniziative di comunicazione e di marketing, su un aiuto, su contributi pubblici, che agli altri soggetti in campo, penso all’Alta Langa Docg, all’Oltrepò Pavese Docg, al Franciacorta Docg, per citare solo gli “champenois” che contano su una denominazione d’origine, non sono erogati?
Basta leggere qui per capire come stanno le cose: “Fino alla fine del secolo scorso (!) i produttori, spumantisti compresi, co-finanziavano al 50% la pubbli-promozione da loro decisa (e le cose funzionavano); dal 2000 in poi i costi se li è accollati pressoché tutti l’ente pubblico (e le cose hanno funzionato fino ad un certo punto)”.
Non è moralmente (ma si sa bene che nel commercio l’etica non esiste e che business is business ad ogni costo) ingiusto un privilegio del genere?
E cosa ne pensano i consumatori, gli appassionati di metodo classico, che ormai in tanti ci ripetono che non dobbiamo chiamare “bollicine”, di questo singolare stato di cose?

7 commenti

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7 commenti

  1. Cantastorie

    maggio 3, 2012 alle 10:48 am

    …la stessa cosa è avvenuta nella regione Friuli quando il Tocai venne ridenominato “Friulano”….l’intervento fu di oltre un milione di euro che, se vogliamo fare le pulci, diviso per la produzione, non enorme, dava circa 30/35 c. a litro….

  2. Adriano Bellini

    maggio 3, 2012 alle 3:51 pm

    @CANTASTORIE….il contributo regionale (quindi anche con le tasse della parte della regione che nessuno nomina mai,… la Venezia Giulia) è stato di 10 milioni di euro! Per fortuna, quando si sono accorti della ca…ta; sono stati dirottati su TUTTI i prodotti enogastronomici regionali!

  3. fabio

    maggio 3, 2012 alle 6:13 pm

    Condivido. E’ una riflessione che ho fatto più volte anche io. Però mi interessava sapere se quei fondi pubblici rientrano all’interno di piani di finanziamenti (spesso comunitari) erogati dalla Regione a enti e organizzazioni incaricate di sviluppare progetti di promozione e marketing. Ovvero mi chiedo se siano soldi destinati alla promozione del comparto agro-alimentare di cui ogni Regione dispone. In questo caso può essere che il Trentino li gestisca meglio di altre regioni e i produttori di Trento DOC acquisiscano un vantaggio conpetitivo rispetto ai diretti concorrenti di altre regioni. Per esempio, in alcune regioni le Enoteche Regionali si accaparrano il grosso dei finanziamenti destinati ad attività di promozione, forti della loro struttura, ma poi di fatto ottengono pochi risultati, gestendo male i soldi pubblici verso interessi più particolari che generali. Può essere che in Trentino sappiano spenderli nel modo giusto?

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  7. MARIO

    maggio 12, 2012 alle 3:28 pm

    ..non ci resta che dire..ANDATE IN TRENTINO…TERRA DI VINO E ..DI SOLDI (per il vino)!!

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