Metodo classico: non chiamiamoli bollicine, ma tantomeno spumante!

A proposito di una recente proposta di Franco Ricci

Qualche ora dopo aver pubblicato l’appello del Presidente del Consorzio Franciacorta Maurizio Zanella a non utilizzare il termine generico “bollicine” e a chiamare piuttosto “il vino con il proprio nome e non con termini che ne generalizzano e ne uniformano le peculiarità, appiattendone, di fatto, la qualità percepita”, visto che “bollicine” è un termine obsoleto e senza futuro”, ho scoperto, confesso di non essere un assiduo lettore di quelle pagine Web, che un analogo appello era già stato lanciato, il 16 marzo, su Bibenda 7, dal presidente di A.I.S. Lazio Franco Ricci. In un articolo dal titolo Che noia che noia le “bollicine”.
Nihil sub sole novum
, nulla di nuovo sotto il sole, considerando che anche questo blog, in tempi precedenti, ha pubblicato altri appelli, questo ad esempio e poi questo, perché si evitasse di finire nel cul de sac di una definizione che non dice nulla – l’ho ripetuto giovedì sera a Treviglio conducendo una bella degustazione di metodo classico per l’Onav di Bergamo – quella che fa ricorso al termine “bollicine”.
Prendendo visione di quanto ha scritto Franco Ricci – e che potete leggere qui – sono rimasto stupito che dopo aver giustamente definito il termine bollicine “abusato come non mai”, “sconveniente”, “nauseante per come viene ripetuto a iosa”, “brutto, barbaro, penalizzante, limitante, sgradevole” (per la serie aggettivi a gogò per tutti i gusti), arrivi ad una conclusione altrettanto penalizzante e limitativa.
Anzi sorprendente, visto che arriva dal Presidente di A.I.S. Lazio, da uno degli uomini più in vista dell’A.I.S. nazionale, dall’inventore di quella formidabile macchina da comunicazione sul vino che porta i nomi di Bibenda, A.I.S. Roma, Duemilavini.
Dirò di più, dal Presidente in carica della W.S.A., Worldwide Sommelier Association, associazione che si fregia di un nome inglese, ma che presenta un Consiglio direttivo totalmente italiano.
A quale conclusione arriva Franco Ricci? Ecco quanto scrive: “Insomma, se proprio non ci riuscite a scegliere un altro termine chiamatelo col suo: SPUMANTE. Volenti o nolenti, la legge classifica questo vino – questo magnifico vino – come Spumante.
Se non vi riesce di chiamarlo Franciacorta (…) beh… allora, chiamatelo – almeno – Spumante. E le bollicine lasciatele al morbillo e alla scarlattina. Il vino è una cosa seria”.

Ricci arriva a questa conclusione perché sostiene che “Gli uomini di Franciacorta non sono ancora riusciti a far passare il termine come Prodotto e Territorio. Ne ho sentiti e ne sento ancora parecchi chiamare i loro capolavori bollicine”.
Non ho la presunzione, pur abitando a venti minuti dalla Franciacorta, e frequentando regolarmente e assiduamente le cantine franciacortine, di conoscere “gli uomini di Franciacorta” e di vantare la frequentazione che Ricci dice di avere con loro.
Personalmente li ho sempre sentiti chiamare orgogliosamente i loro metodo classico Franciacorta e accogliere con entusiasmo la scelta consortile che porta all’identificazione virtuosa territorio – prodotto. Ovvero Franciacorta e basta.
Mi stupisce che una persona intelligente come Ricci al posto delle insopportabili “bollicine” suggerisca di utilizzare un termine che non dice e non comunica nulla, che fa solo confusione, che non fa informazione utile al consumatore, come “spumante”.
Un termine – lo ricorda bene Zanella nel suo appello, quando ammonisce che “La similitudine tra ‘spumante’ e Franciacorta è da bandire in qualsiasi citazione” – che ha l’insano potere di mettere nello stesso confuso e indeterminato contenitore prodotti profondamente diversi, dal punto di vista della metodologia produttiva, delle uve utilizzate, dei costi di produzione, dei prezzi di vendita, della modalità di utilizzo a tavola, dell’immagine, del blasone e del prestigio, come i vari metodo classico a denominazione d’origine prodotti in Italia ed i metodo charmat. E poi gli “spumanti” generici, che non hanno storia e tradizione, che spesso sono di livello qualitativo dubbio.
Lo so bene che da un punto di vista meramente legislativo e di definizione merceologica sia metodo classico che Charmat sono riconducibili all’identica categoria di “spumanti”, ma credo che la comunicazione, anche quella fatta via Internet, mediante quella Rete nella quale, secondo Ricci, “molto spesso s’incontrano avventurieri del giornalismo, istrioni della comunicazione e blogger improvvisati”, non debba appiattirsi sul mero dettato della legislazione vinicola e debba invece fare chiarezza. Con originalità e fantasia e capacità di farsi capire. Doti di cui il presidente di A.I.S. Lazio dispone ampiamente.

E debba aiutare il consumatore a distinguere, cogliere le differenze, che sono reali e cospicue, ad abituarsi a chiamare i prodotti, soprattutto quando sono dotati di denominazioni specifiche, con il loro nome. Senza confusioni.
Credo pertanto, senza aver la pretesa di insegnare a Franco Ricci il proprio mestiere, che conosce molto bene – secondo Trentino wine blog, è “un uomo simbolo della comunicazione del vino in Italia. A cui l’Italia del vino dovrebbe fare un monumento in ogni città”, credo che si possa evitare, dal punto di vista della chiarezza, soprattutto quando si mettono in nomination e si premiano tre Franciacorta, nella categoria “miglior vino spumante” degli Oscar del vino 2012, di definirli banalmente e riduttivamente “spumanti”.
Ricorrendo ad un termine, che spesso designa anche vini che metodo classico non sono, che i produttori di Franciacorta tutti ed il Consorzio che li rappresenta aborrono e rifiutano.
Come ha ricordato il loro Presidente Zanella nell’appello di venerdì 27 aprile nonché in una precedente presa di posizione dove diceva testualmente che “il sostantivo “spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo in questi e molti altri frangenti”, il Franciacorta va chiamato Franciacorta e basta.
Senza banalizzarlo, essendo “il vino è una cosa seria”, definendolo come bollicine. Ma senza nemmeno fare confusione e soprattutto utilizzare una comunicazione confusa e pasticciona, chiamandolo “spumante”.

48 commenti

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48 commenti

  1. Giuseppe Tognotti

    maggio 2, 2012 alle 9:20 am

    Buongiorno sig.Ziliani,condivido in toto il suo post.

  2. Raimondo

    maggio 2, 2012 alle 10:03 am

    apprezzo molto che lei pur essendo stato sino a pochi mesi fa un collaboratore dell’AIS abbia avuto l’onestà intellettuale di criticare, con educazione e garbo, la posizione di un pezzo da novanta dell’Associazione come Ricci

  3. Fabio

    maggio 2, 2012 alle 11:25 am

    E’ verissimo e concordo, sebbene io non sia nessuno, ma solo un amante delle bollicine. Non si può confondere lo Spumante con il Franciacorta. Lo spumante è sì quanto giustamente descritto nell’articolo ma, per la fascia di alta qualità, una varietà di prodotti con una ricchezza e differenziazione di gusti, sensazioni, cuvee che in Franciacorta, nella mia ignoranza, non ho mai trovato.
    Fabio

  4. Vittorio Vezzola

    maggio 2, 2012 alle 12:14 pm

    Beh, occorre però creare un nuovo termine per definire tutti i metodo classico e tutti i vini metodo charmat.

  5. zakk

    maggio 2, 2012 alle 10:24 pm

    Che fatica!!!
    “Spumante” è un insieme che contiene sottoinsiemi che si chiamano Franciacorta, Alta Langa, Trentodoc, Champagne, prosecco, Cava…

    Cosa c’è di disdicevole nel chiamare spumante, per esempio, un Trentodoc? Non si è precisi, ma non si dice una castroneria.
    Se entro in un’enoteca e chiedo “uno spumante” significa che non ho interesse a discriminare il mio acquisto secondo i sottoinsiemi di cui sopra, ma semplicemente voglio acquistare una (ops) bollicina.

    Cha fatica, ma soprattutto che noia!

    • Franco Ziliani

      maggio 3, 2012 alle 1:56 pm

      se quanto scrivo la annoia, perché lo legge e perché perde tempo a commentare?

      • cristina vannuzzi

        maggio 3, 2012 alle 5:35 pm

        bella domanda…bravo!!!!!ci sono tantissime persone che ti leggono, leggono i tuoi dotti articoli, mai banali, e, tra l’altro, non si annoiano per niente…caro Ziliani, ti seguo…….

      • zakk

        maggio 3, 2012 alle 9:18 pm

        non mi annoia quando scrive. Mi annoia quando RIscrive infinite volte lo stesso concetto.
        Questa dello “spumante” e di come bisogna chiamare i vari metodo classico italiani sta diventando una litania, dai Ziliani, lei ha ben altri argomenti di cui discutere.
        E poi lei predica bene, ma razzola male, se scorriamo indietro gli argomenti di questo blog non faticheremo a trovare numerose volte la parola “bollicine” o l’espressione “sparkling wines”.

        • Franco Ziliani

          maggio 3, 2012 alle 10:03 pm

          quando io parlo di Franciacorta o di Trento Doc o di Alta Langa, e di vini che dispongono di una loro denominazione d’origine li chiamo con il loro nome. E il termine sparkling wines l’ho utilizzato non certo per queste denominazioni. So quello che scrivo

  6. Cosimo Piovasco di Rondò

    maggio 3, 2012 alle 12:09 am

    Mi dicono che nelle ultime ore..molte città d’Italia si stiano attrezzando… per il famoso monumento al valore..comunicativo.. mi dicono..i soliti ben informati eh..

  7. Roberto Morelli

    maggio 3, 2012 alle 8:19 am

    Mah…a me sembra che Ricci abbia solo espresso una preferenza per la parola “spumante” rispetto alla parola “bollicine”, usata troppo spesso, come ci ricorda Fabio nel suo commento. Non vedo perche’ tirargli le orecchie sia pure bonariamente. Anche se ammetto stona I’ll termine spumante nel titolo dei concorsi Bibenda.
    Cio’ detto e’ assolutamente vero che e’ bene e molto meglio usare I nomi delle denominazioni di origine o seplicemente Metodo Classico cosi almeno limitiamo I’ll campo.
    Poi I piu grandi e apprezzati o semplicemente famosi sono e saranno sempre chiamati univocamente con il loro nome e basta: Ferrari e Berlucchi per fare un esempio italiano o Dom Perignon e Cristal per fare un esempio francese.

  8. Pingback: Trentino Wine Blog » Ormai è certo: Franco Ziliani è una carogna!

  9. Fabiano giorgi

    maggio 3, 2012 alle 11:25 pm

    Penso di poter intervenire in questo dibattito, nonostante essendo oltrepadano forse potrei non esserne all’altezza……. Franco gia’ ci conosciamo, sono Fabiano giorgi, orgoglioso produttore e vicepresidente del consorzio del bistrattatissimo oltrepo pavese. Ovviamente non mi permetto di proferire parola sulla “querelle” bollicine, visto che a noi servono “fatti e non piu’ facili scontate parole” . Volevo solo farle sapere che noi non ci sentiamo inferiori a nessuno e le nostre ” bollicine” lo dimostrano! Forza oltrepo

    • Fabiano giorgi

      maggio 4, 2012 alle 12:11 am

      Scusate se, ancora in attesa di risposte alla mia “provocazione” voglio fare un’ulteriore precisazione. Noi produttori oltrepadani abbiamo sbagliato molto, stiamo sbagliando e sbaglieremo ancora, ma chi conosce veramente e storicamente l’enologia e la viticoltura italiana sapra’ che l’oltrepo e’ stato la fortuna delle piu’ grandi aziende spumantistiche italiane grazie al nostro terroir, alla nostra uva pinot nero!!!!!!!! Ebbene le nuove generazioni stanno faticosamente cercando di riappropriarsi del loro splendido territorio e chiedono giudizi che vadano al di la dei luoghi comuni, almeno da parte dei cosiddetti esperti. Grazie

    • Franco Ziliani

      maggio 4, 2012 alle 10:34 am

      va bene Giorgi, contento lei…

  10. Sisto

    maggio 4, 2012 alle 11:39 am

    Buongiorno,
    posto che quando un vino spumante coincide con una DO (Franciacorta, Alta Langa, Asti, etc.) noi dobbiamo chiamarlo solo con il suo nome (ben sapendo che, fuori dal nostro circolo di “iniziati”, il resto delle persone, di qualsiasi livello sociale e culturale, continuerà a dire solo “spumante”), però io ancora non capisco che termine si possa utilizzare quando si indica la tipologia “spumante” in seno ad una DO non specifica (cioè, numericamente, il 98% o giù di lì). Persino la mitica (e lo dico senza ironia, visto i numeri da “champagne”) “Prosecco Superiore DOCG” comprende sia il frizzante che il tranquillo (http://www.prosecco.it/it/prosecco/tipologie.php). Faccio un esempio terra terra, senza andare molto lontano; quando vado a Desenzano a comprare un Lugana spumante (100 % turbiana) o un Garda Spumante (a base del “nostro” groppello), che devo dire per farmi capire?
    Dico questo perché, una volta che abbiamo tutti concordato sul primo assunto di cui sopra, rimane un problemino: il restante 90% dei casi ovvero tipologie vini “spumante” all’interno di una vasta DO (per non parlare di quelli fuori da una DO e non sono pochi neanche questi). Mi sembra che i vari interventi non analizzino a sufficienza questa faccenda. È chiaro che sic stantibus rebus sia imperativo che tutti si sforzino di far capire alla “massa” che occorre dire “Franciacorta”, “Alta Langa”, etc. e stop e poi, inevitabilmente e giustamente, “Lugana Spumante DOC”, “Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle Spumante DOC”, “Greco di Tufo Spumante DOCG” (assaggiato la settimana scorsa in loco), etc.
    Ultima considerazione: se specificare terminologicamente in seno alla categoria “spumante” il metodo (classico-charmat) era così importante perché (tanto per fare un esempio) solo 3 anni fa la UE ha rivisito la classificazione degli spumanti in base al residuo zuccherino e altre questioni e non ha invece previsto una riforma terminologica per non confondere prodotti con metodologia diversa? A me risulta che le commissioni di qualsiasi ente legislatore (quindi anche la UE) ascoltino, in sede tecnica, le richieste degli “stakeholders”. Perché non si è ancora provveduto se siamo tutti d’accordo?
    Grazie

    • Franco Ziliani

      maggio 5, 2012 alle 11:59 am

      segnalo questo interessante post di Alessandro Carlassare pubblicato sul blog I saggi bevitori:
      http://www.saggibevitoriblog.com/article-per-mettersi-in-bolla-c-e-tempo-104564485.html

      • Sisto

        maggio 5, 2012 alle 3:03 pm

        appunto, è quello che segnalavo (“gli iniziati”) e che sappiamo noi tutti. In più, c’è anche l’altra questione, secondo me tecnico-terminolgica, secondo me centrale (che dire per gli “altri” spumanti, cioè quasi tutti?). Grazie dott. Ziliani della segnalazione.

    • Sisto

      maggio 8, 2012 alle 10:55 am

      Rettifico e mi correggo a proposito delle 3 tipologie del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, sono stato tratto in inganno dalla testata (“Prosecco Superiore”) della pagina web del consorzio che poi presenta e raggruppa tutte le tipologie (ho riletto il disciplinare) => Il “superiore” è solo lo spumante, il frizzante e il tranquillo sono (Conegliano-Valdobbiadene) Prosecco DOCG, senza “Superiore”. Tanto dovevo.

  11. Cantastorie

    maggio 4, 2012 alle 3:03 pm

    …io, intanto, caro Ziliani, farei una cosa, giusto per incominciare toglierei dalla pagina di questo bolg sotto la voce argomenti i vari “bollicine, spumante, spumanti, sparkling wine e compagnia cantando..”

  12. Fabiano giorgi

    maggio 4, 2012 alle 7:13 pm

    Signor zillani a proposito, le rinnovo l’invito, compatibilmente con i suoi sicuramente numerosi impegni a venire a visitare la nostra cantina per poter finalmente degustare le nostre” bollicine” che credo non abbia mai provato. Grazie

    • Franco Ziliani

      maggio 4, 2012 alle 7:24 pm

      Grazie per l’invito ma le confermo che in passato mi é capitato di degustarle.

      • Fabiano giorgi

        maggio 4, 2012 alle 7:41 pm

        Meglio, cosi’ potra’ appurare i continui miglioramenti e tastare di persona la nostra passione e il nostro entusiasmo

  13. Andrea

    maggio 5, 2012 alle 8:28 pm

    Buona sera a tutti….
    Vorrei porre la vostra attenzione ad andare sul sito di Ca’ del Bosco del Sig. Maurizio Zanella e precisamente nella sezione identità poi andate su Viticultura e poi su C’era una Vollta…
    Viene usato il termine così discusso fino ad oggi, di BOLLICINE… traete voi le conclusioni

  14. marco

    maggio 6, 2012 alle 11:02 am

    Buon giorno
    anche se in passato non siamo stati delle stesse idee,complimenti Sig.Andrea per la sua tenacia ne ricercare…Quanti qvrebbero avuto la stessa idea di andare a spulciare nei siti ufficiali….grande professionalità
    Signori voi tutti che appogiate questa nuova trovata publicitaria prendete esempio prima di parlare
    Saluti

  15. Andrea

    maggio 6, 2012 alle 4:16 pm

    Sig. Marco ora la cosa mi preoccupa iniziamo ad avere troppe opinioni in comune e in accordo…. Bella trovata per una pubblicità occulta …..

    • Franco Ziliani

      maggio 6, 2012 alle 4:37 pm

      cosa sarebbe la “pubblicità occulta”? Ci faccia capire Andrea, oppure Marco, tanto é lo stesso..

  16. Andrea

    maggio 6, 2012 alle 5:01 pm

    Concordo con il sig. Marco quando dice che tutto questo putiferio che si e’ scatenato dietro la parola BOLLICINE sia una bella trovata pubblicitaria …. Tutto qui….

    • Franco Ziliani

      maggio 6, 2012 alle 5:22 pm

      prendo atto che quanto lei prima definiva allusivamente “pubblicità occulta” ora é diventato “bella trovata pubblicitaria”.

  17. marco

    maggio 6, 2012 alle 5:33 pm

    Buona sera
    ho scritto trovata pubblicitaria,perchè in tutto questo parlare sul quale parola usare viene per il 95 per cento menzionato solo Franciacorta…purtroppo come diceva il Sig. Ricci53ml di persone non conosce il vino..e sapppiamo tutti che la non conoscenza si nutre con cio’ che ascolta,e la conseguenza si sa
    Saluti

  18. Marie Florence

    maggio 7, 2012 alle 11:24 am

    Buongiorno,permettete un commento dall’Olanda da una appassionata dei vini italiani (con diploma AIS e Degustatore Ufficiale), che osserva da tantissimi anni l’Italia, e non soltanto dal punto di vista enologico. Mi scuso per il linguaggio forse troppo diretto ma fa parte della franchezza tipico olandese.

    Il mondo ‘delle bollicine italiane’ è complicatissimo per il consumatore in Italia, figuriamoci per quello straniero. Direi un caos totale.
    Per dare un esempio: il prosecco, tanto popolare in Olanda che è diventato un sinonimo per qualsiasi spumante italiano. Quante volte non ho dovuto spiegare la differenza tra prosecco, spumante, frizzante, metodo charmat, metodo classico, prosecco DOC e quello DOCG e poi non dimentichiamo le orrende bevande gassose con aggiunta di CO2, che pur vengono messi sul mercato sotto il nome di prosecco.
    Come fa il consumatore a capire la differenza in prezzo tra €3,00 e € 12,00 o più per una bottiglia di prosecco? Il Franciacorta (per non parlare di Trento Doc, Oltre Po’pavese, Alta Langa) è difficilmente reperibile da queste parti, perché il consumatore lo considera come un ‘prosecco’ troppo caro. Se può e vuole spendere una cifra considerevole per ‘bollicine’ metodo classico, compra il famoso Champagne anziché un prodotto per lui totalmente ‘oscuro’ dall’Italia.

    Sarebbe auspicabile anche dal punto di vista del marketing internazionale, se i produttori di spumante metodo classico ed i loro consorzi si rendessero conto del caos che hanno creato e se si mettessero d’accordo su un nome generico per indicare TUTTI gli spumanti metodo classico di qualità in Italia.
    Per raggiungere tale meta è necessario capire che la strategia ‘ognuno per se’ non porta da nessuna parte. Meglio farsi un esempio dalla Spagna che è riuscito a conquistare i mercati internazionali con il Cava, con cui vengono indicati gli spumanti metodo classico.
    Bisogna muoversi uniti, abbandonare il comportamento permaloso da ‘prima donna’ tanto caratteristico per certi produttori e consorzi, assumere una certa modestia, NON polemizzare, non fare politica a visione corta e certe volte magari ingoiare il rospo.
    Soltanto agendo così, si può rafforzare l’immagine di un prodotto di altissima qualità che non ha niente da invidiare allo Champagne, in Italia ed all’estero.
    saluti, Marie Florence

    • Franco Ziliani

      maggio 7, 2012 alle 11:30 am

      grazie per il suo commento chiaro e pieno di buon senso Marie Florence. Però quello che lei propone, ovvero mettersi d’accordo “su un nome generico per indicare tutti gli spumanti metodo classico di qualità in Italia” é improponibile. E’ un qualcosa che é stato già provato, con scarso successo, e che oggi qualcuno sta ancora provando a fare. Con risultati ancora più scarsi.
      Non si può paragonare la situazione spagnola, dove il Cava viene praticamente prodotto in un’unica zona, nel Penèdes, con quella italiana, dove metodo classico vengono prodotti in Lombardia, Trentino, Alto Adige, Piemonte (per limitarci alle regioni che contano su specifiche denominazioni d’origine riservate a questi vini). Non si può pensare che un ipotetico Cava diventi il nome comune per i vari metodo classico italiani. Che bisogna abituarsi a presentare, chiamare, apprezzare, con i loro nomi, non con un nome di fantasia che non direbbe nulla

      • Marie Florence

        maggio 7, 2012 alle 1:53 pm

        Grazie per la sua reazione Franco.Infatti conosco le discussioni e polemiche infinite su un nome generico, per es. Talento, ma questo è proprio il mio punto. Per il consumatore sia in Italia che all’estero un comune denominatore sarebbe molto meglio per individuare un prodotto di qualità.
        In Francia esiste champagne e gli altri spumanti M.C. si chiamano cremant.
        Per quanto riguarda Cava, è vero che Cava viene prodotto per 95% in Penedes, ma non soltanto, anche in Rioja e Arragona.
        Se si riuscisse a mettersi d’accordo su un nome generico per tutti gli spumanti M.C. di qualià, si potrebbe aggiungere questo nome al nome DO. Franciacorta diventerebbe [nuovo nome] Franciacorta, Trento DOC [nuovo nome] Trento DOC ecc. Non sarà facile trovare un nome che va bene a tutti, ma per questo invoco di pensare al mercato ed al consumatore, anziché ai propri interessi miopi.
        Sono d’accordo “Che bisogna abituarsi a presentare, chiamare, apprezzare, con i loro nomi,” ma visto il ricchissimo e diversissimo patrimonio vitivinicolo in Italia, il consumatore continuerà a perdersi e confondere spumanti M.C. con prosecco.

  19. Sisto

    maggio 7, 2012 alle 6:45 pm

    dott. Ziliani: è tutto vero e tutto giusto, però, noi tutti (dove per noi intendo appassionati, esperti, produttori, tecnici, divulgatori, etc.) forse ogni tanto “ce la cantiamo e ce la suoniamo tra di noi”. La contraddizione, secondo me, è questa: ognuno di noi ritiene, a mio modesto avviso a ragione, che un metodo classico sia intrinsecamente “superiore” ad uno charmat (parlando in termini schematici e generali, ovviamente). Però, il “mondo” compra, consuma, apprezza, il Prosecco e l’Asti. Lei dirà: si, ma perché non si fa cultura, non si spiega la differenza, non si sottolinea il tema dell’abbinamento, etc. OK: io però, ogni tanto, nel mio piccolo ci provo e lo faccio. Nel 99% dei casi il risultato è che la gente mi risponde: “si, però vuoi mettere il Prosecco?” Per non parlare di quando si entra nel merito dei prezzi; la risposta, quasi sempre, è :” beh, allora mi compro 3-4 bottiglie di prosecco”. I non appassionati non vogliono complessità, persistenza, struttura, perlage finissismo, tradizione, etc. etc., vogliono aromaticità, semplicità, immediatezza, informalità. I non appassionati sono il 95% della popolazione che beve vino. Magari sono andato fuori tema e ho detto una banalità (nel senso che è un’ovvietà), però il dibattito dovrebbe sottolineare di più questa verità, o no?

    • Franco Ziliani

      maggio 7, 2012 alle 6:49 pm

      Sisto, non ha assolutamente detto delle banalità, anzi, ma ha sviluppato un’argomentazione logica, coerente e piena di buon senso.
      Io non affermo che i metodo classico siano “superiori” agli Charmat, ma rivendico il diritto di sottolineare con forza la loro diversità, per tanti motivi che ho più volte espresso, rispetto ai metodo Charmat. E proprio perché si tratta di prodotti profondamente diversi non ha senso metterli insieme in un confuso contenitore comune denominato “spumante italiano”.

    • zakk

      maggio 7, 2012 alle 10:41 pm

      il fatto è che a livello di charmat siamo maestri con il prosecco (e questo la dice lunga sulla qualità del prodotto charmat in generale), mentre a livello di metodo classico le prendiamo sonoramente sia a livello di nomea che di qualità, per non parlare dei prezzi: chi, all’estero, consumerebbe, a parità di prezzo, un franciacorta rispetto a uno champagne? forse un folle dal palato malato.

      • Franco Ziliani

        maggio 7, 2012 alle 11:06 pm

        magari un consumatore curioso, che volesse avventurarsi a conoscere altri eccellenti metodo classico senza fermarsi al secolare e straordinario modello rappresentato dallo Champagne…

  20. Zakk

    maggio 8, 2012 alle 2:42 pm

    certo, ma poi? Sono il primo ad aver voglia di cose nuove, ma se il confronto è disarmante…. A me i soldi non crescono sulle piante del giardino, per cui quando spendo cerco di andare sul sicuro.
    Se andiamo all’estero il franciacorta (quel poco che si trova) ha prezzi al tavolo paragonabili allo champagne per cui ok i primi esperimenti, ma poi uno abbandona.

  21. Andrea

    maggio 17, 2012 alle 2:01 pm

    A quanto pare il Sig Zanella non vuole proprio essere ascoltato…. Neanche dai suoi conterranei….
    A fare uso del termine è ora la Banca di credito cooperativo di Pompiano e della Franciacorta, che nella nuova filiale di Milano, in via Bastioni di Porta Volta, ha esposto una vetrofania con lo slogan: “Dalla Franciacorta è arrivata la banca con le bollicine”.
    ……….

  22. marco

    maggio 17, 2012 alle 11:11 pm

    Buona sera…
    Sig.Andrea le faccio i miei complimenti…ora mi chiedo
    Se chi è stato chiamato in causa mostrerà modestia e abbia la cortesia di risponderle e prendere atto che ci sono dei professionisti come lei che possono tenere testa ai grandi ,o presunti tali ,con due righe a tal punto di farli tacere

    • Andrea

      maggio 18, 2012 alle 1:52 pm

      Sig. Marco la ringrazio per i complimenti e se mi permette le rispondo con un proverbio…. Non c’e più sordo di colui che non vuol sentire… Sono sicuro che chi dovrà rispondere lo farà con un’unica lettera chiarendo i dubbi delle nostre considerazioni scritte in precedenza.
      Aspettiamo fiduciosi ….

  23. marco

    maggio 18, 2012 alle 7:33 pm

    Buona sera sig. Andrea
    bisogna sempre vedere se conviene più chiarire o tacere ….
    Il silenzio vale oro….
    La ringrazio e sono d’accordo col suo proverbio..
    saluti e aspettiamo

    • Franco Ziliani

      maggio 18, 2012 alle 7:42 pm

      Andrea e Marco, vogliamo smetterla con gli strani messaggi in codice e parlare chiaramente se avete qualcosa di interessante da dire?

  24. marco

    maggio 18, 2012 alle 8:44 pm

    Gentilissimo sig.Ziliani prima la ringrazio per l’ospitalità,
    in tutta sincerità non credo che ne io e ne tanto meno il Sig.Andrea abbiamo parlato in codice…anzi….se posso permettermi il sig. Andrea ha fatto da grande professionista nomi cognomi e quant’altro ,non conosco questo signore e spero in futuro di avere il piacere.perchè professionisti così non so quanti ce ne siano..io ho detto che era una strategia pubblicitaria (mi riferisco al termine banditoi bollicine d)e mi venga dimostrato il contrario… attendiamo risposte tutto qui…ma chissà…

    Buona Serata
    la ringrazio
    Buona serata

  25. Andrea

    maggio 19, 2012 alle 11:08 am

    Sig. Ziliani, se non ritiene interessanti le risp che vengono fornite da me o dal sig. Marco eviti di pubblicarle,ma non sono disposto a subire richiami immotivati. Penso di poter parlare per entrambe…. Con le nostre risposte ci siamo limitati a fare solo informazione veritiera…. Altrimenti un professionista come lei, giustamente non le avrebbe pubblicate. Mi scuso in anticipo se non ho lavato i panni in Arno con il sommo poeta e che il mio italiano non sia abbastanza chiaro o come dice lei scrivo strani  messaggi in codice. 
    Non vorrei ripetere le parole del Sig. Marco ma sono pienamente in accordo con lui… E’ stato scatenato un putiferio mediatico su riviste di settore,quotidiani,su molti blog e per finire anche su radio nazionali e tutto questo mi vorrebbe dire che non ha giovato all’immagine del  franciacorta dandogli ancora più visibilità ?
    Se questa non e’ una bella trovata pubblicitaria, lei come la definirebbe?
    Non può negare che questa crociata ha avuto inizio subito dopo determinate parole proferite dal PRESIDENTE…. Senza che lo stesso si accorgesse che nella franciacorta e addirittura in casa sua stava accadendo il contrario di quello che asseriva.
    Poi silenzio più completo …. Come gettare un sasso nello stagno ,nascondere la mano e attendere sulla riva per vedere dove arriva l’onda…. O se le suona meglio dar fuoco alle polveri e poi assistere allo spettacolo pirotecnico seduto comodamente in poltrona.
    La critica costruttiva ed un contraddittorio civile ,possono portare solamente ad una crescita professionale ed umana.
    Mi scuso in anticipo se sono stato invadente o ineducato offendendo qualcuno…
    ringraziandola dell’ospitalita’ Le auguro buon lavoro

    • Franco Ziliani

      maggio 19, 2012 alle 11:26 am

      questa volta, finalmente, é stato più chiaro e si é fatto capire, senza parlare in codice

  26. Cantastorie

    maggio 19, 2012 alle 2:08 pm

    ….se vogliamo cavillare, il termine compare degnamente ancora su questo blog e non credo che sparirà, ne qui ne altrove…anche perché non si possono fare decreti che vietino l’uso di termini inoffensivi…. anzi, io indrodurrei, se fosse possibile, ancora il termine desueto “schiumante” perché evoca la belle epoque..!!!

  27. marco

    maggio 19, 2012 alle 3:29 pm

    Buon pomeriggio,
    sicuramente il Sig.Andrea è stato di una chiarezza che a pochi compete,cosa che lo è stato sempre all’apertura di questo dialogo se così lo vogliamo chiamare…Io da parte mia magari con meno professionalità e competenza…e noi quando avremmo risposte e sono tutte come quella che ha dato oggi….evasiva quasi tagliare corto.
    Ringranzio il Sig. Andrea che nel suo piccolo come dice lui…ha dato informazione vera e conoscenza…e lei per l’ospitalità…
    e aspettiamo fiduciosi
    Saluti

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