Ma la Doc Prosecco ha ancora basi solide o è a rischio?

A proposito di recenti dichiarazioni del Presidente del Consorzio Carso

Mi ha un po’ stupito che, così come ho già scritto su Vino al vino, non sia stata sinora presa in considerazione la serietà e la pericolosità delle dichiarazioni, vere mine vaganti, rilasciate da Sandi Skerk, Presidente del Consorzio Carso, a Stefano Cergoly in un articolo-intervista pubblicato sull’ottimo sito Internet LaVINIum.
Skerk ha riferito dell’incavolatura solenne dei produttori della zona del Carso, in provincia di Trieste, che si sentono presi in giro per le promesse non mantenute in occasione della creazione della Doc inter-regionale Prosecco Doc.
Che ha avuto come presupposto base il riferirsi non più al nome del vitigno (rapidamente ribattezzato Glera) del celebre “spumante” prodotto dapprima nella Marca Trevigiana e poi nel resto del Veneto, bensì al piccolo villaggio, Prosecco, situato sul ciglione carsico in provincia di Trieste, la cui improvvisa “scoperta” da parte di industriali del vino veneti e ministeriali, con la conseguente “rivelazione” che questo villaggio carsico fosse la terra d’origine del vitigno Prosecco, ha consentito di imbastire la grande operazione commerciale Prosecco Doc.
In altre parole di creare accanto alla denominazione storica del Prosecco (inteso come vino “spumante”), quella di Conegliano Valdobbiadene, promossa a Docg, una nuova immensa Doc inter-regionale, riferita alla produzione di Prosecco Doc nelle altre province venete oltre a quella di Treviso e nel Friuli Venezia Giulia.
Dove la produzione di Prosecco, prima di questa geniale “pensata” era praticamente inesistente e dove la presenza di vigneti di Prosecco o Glera, come ora si è deciso di chiamare l’uva, era da cercare con il binocolo. Nell’intervista Skerk ha lanciato, creando un vero e proprio percorso minato, un avvertimento formidabile: il Carso potrebbe “rinunciare a far parte della Doc Prosecco, che potrebbe fermarsi a Monfalcone e non interessare più il territorio carsico”.

Ma se così fosse, non verrebbero a cadere tutti i presupposti e le peraltro non solidissime basi su cui si regge la Doc Prosecco? Come faranno difatti i geniali ideatori dell’operazione a tenere in piedi una Doc Prosecco fondata sulla località carsica come nome della denominazione e origine del vitigno Prosecco alias Glera se, come dice Skerk, il Carso dovesse uscire dalla Doc?
Possibile che in Veneto, al Ministero delle Politiche Agricole, e anche in Regione Friuli Venezia Giulia si limitino ad alzare le spalle e non prendano sul serio, come fossero delle boutade un po’ rodomontesche, le affermazioni del presidente dei produttori carsici?

3 commenti

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3 commenti

  1. Matteo

    aprile 17, 2012 alle 2:09 pm

    Io personamente temo che se il Carso rinunciasse a questa appartenenza, gli altri, come dice Lei, non farebbero che alzare le spalle, forse pensando addirittura “peggio per loro”.
    Il fatto è che serviva un appiglio per allargare la DOC e lo hanno USATO (usando il Carso) nel momento in cui serviva. L’unico interesse, piu che proteggersi dalle imitazioni, era quello di rincorrere il prodotto che tira, e siccome ormai il concetto di DOC è abbastanza sdoganato, occorreva poter vendere molto, ma molto, ma molto PROSECCO DOC, ergo, aumentare gli ettari. Ormai l’operazione è fatta, io personalmente non conosco molto bene la legislazione, ma dubito che crolli tutto il castello (con quello che vale intermini economici) solo perchè il paese di Prosecco non risulta all’interno della DOC. Il tutto, mi pare dimostri anche il fatto che quelle che dovrebbero essere Politiche Agricole in realtà non sono altro che strategie ecomoniche per manipolare i regolamenti a fovore del marketing, soprattutto dei grandi nomi.
    Per quello che può valere, io lo trovo molto triste ma that’s Italy, e ancor di più, that’s nord-est ( e lo dico da Vicentino)

  2. Adriano Bellini

    aprile 25, 2012 alle 11:03 pm

    Bella la cartina della DOC del Prosecco, peccato che, COME QUASI SEMPRE, non viene evidenziato l’intero nome della Regione, ma solo il FRIULI, la VENEZIA GIULIA, dov’è situato il paese che da origine al nome non esiste; evidentemente l'”ignoranza geografica” è costante…! Volevo solo rilevare che se i produttori del Carso non davano il consenso all’uso del nome per la DOC, neanche la DOCG PROSECCO sarebbe mai nata ed avrebbe, secondo le leggi comunitarie, fatto la stessa fine del TOCAI FRIULANO. Chiedete ai produttori lombardi che usavano il nome PROSECCO per il milioncino di bottiglie che, appunto per la legge della C.E., hanno dovuto cambiarne il nome.

  3. LUCIO

    aprile 26, 2012 alle 8:23 am

    Ma, la VENEZIA GIULIA dà ancora fastidio a qualcuno che non viene mai menzionata?

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