Miracoli trentini: chiedi un TrentoDoc e ti servono un Prosecco Docg…

Divertente episodio, che testimonia meglio di tante analisi la ridotta popolarità, nelle stessa regione di produzione, del TrentoDoc, quello raccontato dal misterioso Cosimo Piovasco di Rondò sul vivacissimo e scapigliato Trentino wine blog.
In un post che merita attenta riflessione, Cosimo racconta quello che può accadere azzardandosi ad ordinare un bicchiere di TrentoDoc in un locale di Rovereto.
Ecco il testo: “Comunque, dicevo, verso sera sono rientrato a Rovereto. Ho portato la macchina a casa e ho deciso di concedermi finalmente un Trento Doc. Sono entrato in un locale della città in cui non ero mai entrato prima. Ma che, almeno dall’esterno, da un po’ di tempo in qua mi ispirava. In vetrina una bella serie di magnum Trentodoc e Franciacorta, messe in fila una dopo l’altra. Uno spettacolo a vedersi, per quelli come noi.
Questa la ragione dell’ispirazione che andavo coltivando da qualche settimana. All’interno un’atmosfera elegante e parecchia gente ai tavoli. Dietro il banco, un quarantenne in divisa da barman. Apparentemente inappuntabile. Poi, ho saputo essere il titolare del locale. Comunque, questo è un dettaglio.
Appena entrato ho chiesto subito un Trento Doc. Il barista mi ha fatto capire di aver inteso e senza tentennamenti ha fatto pochi passi dietro il bancone ed è tornato davanti a me con una bottiglia di Merlot – Bottega Vinai (Cavit). A quel punto, ho chiesto scusa e ho ripetuto: “Vorrei un Trento Doc non un Trentino Doc”. Il barista ha insistito con il Merlot.
Per tagliarla corta ho pronunciato la parola magica: spumante di Trento. Ho evitato di usare l’espressione Metodo Classico, per non complicare le cose. E infatti gli si sono illuminati gli occhi.
Si è chinato in basso, verso la cella frigo, e ha tirato fuori una magnum di Prosecco Val d’Oca Docg. Ho chiesto ancora scusa per l’insistenza e ho provato a spiegarmi ancora meglio: “Mi dia un Ferrari, un Methius, un Letrari, un Revì, mi dia una cosa così”.
Volutamente ho citato alcuni marchi che avevo notato poco prima in vetrina. Finalmente ci siamo capiti e, da sotto il bancone, come per incanto è uscita una bottiglia di Altemasi Cavit. Insieme abbiamo tirato un sospiro di sollievo che ha tagliato l’imbarazzo. Di entrambi.
Ho bevuto la mia flute. E ho chiesto il conto: euro 3,50 con lo scontrino. Lo stesso prezzo che mi viene chiesto, per esempio, per un Letrari Dosaggio Zero in un bel locale dei paraggi.
Troppo, ho pensato, per un Altemasi base. E soprattutto troppo faticoso, a Rovereto, riuscire a bere un Trento Doc /TRENTODOC.
Proporrei di ripartire da qui, dalla Città della Quercia, per un programma di diffusione del marchio. Sia presso i consumatori che presso gli operatori del commercio. Per questi ultimi, butto lì un idea banale: una giornata di formazione, gratuita, ogni sei mesi.
Costerebbe poco, credo. Di sicuro meno delle cattedrali faraoniche che abbiamo avuto il (dis)piacere di visitare a Vinitaly. E forse contribuirebbe a far vendere qualche bottiglia in più del nostro Metodo Classico”.
Domanda: ma non sarebbe forse meglio invece di puntare al mondo, concentrare gli sforzi e convincere la ristorazione trentina che proporre uno o più TrentoDoc invece di un Prosecco, che con le tradizioni vinicole c’entra come i cavoli a merenda, sia non solo cosa buona e giusta, ma un modo intelligente di valorizzare la produzione locale?

4 commenti

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4 commenti

  1. gianni pasolini

    aprile 11, 2012 alle 4:18 pm

    ahi ahi..!!!

    che figura colleghi miei…

  2. Pingback: Trentino Wine Blog » I panni sporchi si lavano in casa

  3. Daniele

    aprile 13, 2012 alle 2:22 pm

    “buonasera vorrei bere (l’ho detto per farmi comprendere) una bollicina”.
    “no guardi mi spiace abbiamo solo franciacorta e prosecco”

    ….

  4. Cantastorie

    aprile 13, 2012 alle 9:07 pm

    …..se l’ignoranza fosse dolorosa …ci sarebbero gemiti dappertutto…. (De La Rochefocault)

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