823 Maso Michei: un Trento Doc (non TrentoDoc) di montagna

Denominazione: Trento Doc
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot nero

Giudizio:
8


Ho fatto una bella scoperta al Vinitaly. Un metodo classico trentino che si presenta in etichetta come Trento D.o.c. (nome della denominazione) e non con il marchio del consorzio di tutela Trentodoc.
Sul cui uso – “proprietà della Camera di Commercio di Trento, assegnato (regalato) al Consorzio Vini del Trentino, bypassando l’Istituto del Trento DOC”, vale la pena leggere questo istruttivo post del battagliero Trentino wine blog.
Un Trento Doc che nasce non tanto da una joint venture, ma da un’antica amicizia veneto-trentina, quella tra il produttore veneto, area Val d’Agige veronese-Terra dei Forti, Albino Armani (che poi si è espanso in Valpolicella, in Vallagarina in Trentino ed in Friuli) ed il trentino Giuseppe Tognotti, che una decina di anni fa ha creato in alta Val dei Ronchi, a nord di Ala, tra i Monti Lessini e le Piccole Dolomiti, la piccola azienda agricola che porta il nome del maso circondato dai boschi di larici, faggi e betulle: Maso Michei.
Un Trento Doc denominato 823, ovverosia l’altezza da cui partono i vigneti del maso per salire sino a quota 900 metri. Un vero Trento Doc di alta collina e di montagna, mica come tanti TrentoDoc spacciati per tali pur provenienti da Chardonnay di pianura, espressione di Pinot nero in purezza, un Blanc de Noir dunque, coltivato, insieme a Müller Thurgau, Traminer aromatico, Chardonnay, Sauvignon, nei dieci ettari, su suolo complesso e variegato con prevalenza di roccia calcarea e marnosa, di questa tenuta, dove la meccanizzazione è quasi inesistente, l’irrigazione, di soccorso, è a goccia con acqua di sorgente e si celebra quotidianamente una sorta di “sfida di vita e viticoltura” con le vigne che !si arrampicano fino a 890 m/slm – tra le più alte d’Italia – contendendo lo spazio vitale a cinghiali e caprioli, e richiedono ogni anno 1.000 ore di lavoro uomo/ ettaro”.
Con questo loro 823 Giuseppe Tognotti e Albino Armani, “accomunati dalla passione per la vigna e sempre inclini alla ricerca di terreni estremi per la produzione vinicola di rara qualità hanno voluto esprimere una loro idea di metodo classico trentino. Rigoroso, ricco di personalità, espressione di un terroir particolare che è punto di incrocio tra culture vinicole e tradizioni diverse, quelle del basso Trentino, della zona confinante del Veneto e della vicina area del Garda.
E nel progetto Tognotti e Armani hanno voluto coinvolgere, come raccontano, “uno staff di enologi che ci hanno saputo guidare e accompagnare, quasi prendendoci per mano, nella costruzione di questa bottiglia. Sono Marco Campostrini, Alberto Massaro e Gianni Gasperi.
Naturale, trattandosi di Pinot nero in purezza, e la lontananza da qualsiasi idea di prodotto facile, ruffiano, quasi proseccheggiante, la scelta della tipologia del dosaggio zero, con venti mesi di permanenza sui lieviti e una sboccatura recentissima, poco meno di una settimana, quando ho assaggiato una delle prime tremila bottiglie (il prossimo anno saranno il doppio e nella cuvée entrerà anche una quota di Chardonnay, forse addirittura il cinquanta per cento) prodotte.

La tecnica di produzione è semplice: “il Pinot Nero, selezionato e raccolto manualmente in piccole casse, viene accompagnato alla pressa intero e, senza diraspatura, pressato leggermente. Il fiore ottenuto, fermenta in piccoli vasi di cemento. La temperatura di fermentazione viene abbassata utilizzando solo l’acqua della fonte di Maso Michei.
Il vino riposa e si affina sui lieviti di prima fermentazione in quota, fino alla primavera. Il tiraggio, con l’aggiunta di lieviti selezionati e zuccheri, avviene sempre nella piccola cantina del Maso, dove il vino affina per più di 20 mesi superando due rigidi inverni di montagna. Alla sboccatura, l’aggiunta di un delicato e rispettoso liqueur d’expedition, con un rincalzo di vino della stessa partita e senza zuccheri aggiunti”.
Colore paglierino brillante di bella luminosità all’assaggio, con perlage abbastanza sottile e continuo, naso vivo, di aerea fragranza e bella sapidità, con uno spiccato carattere varietale, agrumi, ananas, una certa quale succosa vinosità e una certa ampiezza aromatica, e un fresco, incisivo carattere di montagna, molto pulito e accattivante.
L’attacco in bocca è vivo, carnoso, abbastanza cremoso e largo, con una bella bolla croccante, un frutto succoso e di buona polpa, un interessante sviluppo e una persistenza salata lunga, con grande equilibrio e piacevolezza, con una bella spalla ampia e ben sostenuta che fa presagire un’eccellente evoluzione in bottiglia.
Un esordiente nel campo del Trento Doc che merita tutto l’incoraggiamento possibile.

15 commenti

Condividi

15 commenti

  1. Franco Ziliani

    aprile 10, 2012 alle 10:42 am

    di questo ottimo Trento Doc (non TrentoDoc) scrive oggi anche il vivacissimo Trentino wine blog: http://www.trentinowine.info/2012/04/trento-macchebbellezza/

  2. Pingback: Trentino Wine Blog » Il TRENTO DOC non TRENTODOC: 823 – Maso Michei Armani

  3. Angelo Rossi

    aprile 10, 2012 alle 10:51 am

    Grazie Franco, un tuo post vale più di 10 convegni quaquaraquà per svegliare le coscienze e per affermare l’importanza della viticoltura di montagna.

  4. Giuseppe Tognotti

    aprile 11, 2012 alle 11:33 am

    Grazie sig.Ziliani del suo post.

  5. Roberto Morelli

    aprile 11, 2012 alle 2:53 pm

    Forse ho capito male e l’appunto sulla chardonnay si riferisce ad altra bottiglia e non a quella del post: dall’anno prossimo oltre al Pinot Nero ci sara’ anche la presenza di Charnonnay? Sarei curioso di sapere come mai entra in gioco (ed in maniera sostanziale, se confermato I’ll 50%) lo Chardonnay.
    Saluti

    • Franco Ziliani

      aprile 11, 2012 alle 6:20 pm

      credevo di essere stato chiaro… Questa prima uscita del Trento Doc Maso Michei é interamente a base di Pinot nero, il prossimo anno la cuvée sarà per il 50% ancora base Pinot nero e per il 50% base Chardonnay

      • Roberto Morelli

        aprile 11, 2012 alle 9:20 pm

        Grazie! I’ll che rafforza la mia profana curiosita’. Come mai da un anno con l’altro di passa da pinot nero in purezza a presenza di chardonnay addirittura al 50%? Dipende dall’annata o da cambio di filosofia o da altro? Speravo che I’ll produttore, pronto a ringraziare per la positiva recensione sul pinot nero in purezza, potesse condividere con I lettori la sue scelte sul futuro.
        Un saluto

  6. Pingback: Trentino Wine Blog » Trentino Wine Award aprile 2012: 823 Maso Michei Albino Armani

  7. nemesi

    aprile 11, 2012 alle 9:46 pm

    Ma Albino Armani non è un produttore trentino che poi si è espanso in Veneto e Friuli?

    http://www.albinoarmani.it/it/storia.html

  8. Max Cochetti

    aprile 12, 2012 alle 10:37 am

    Assaggiato anch’io al Vinitaly. Indubbiamente buono, ma un po’ “acerbo”, forse qualche mese di bottiglia in più aiuterà o forse l’aggiunta di chardonnay risulterà la scelta azzeccata per le prossime annate
    Comunque una bollicina molto interessante.

  9. Albino Armani

    maggio 8, 2012 alle 10:54 pm

    grazie a Franco Ziliani, ogni tanto rileggo quanto tu scrissi sul Foja Tonda ed ancora un filo mi commuovo..eccoti ora con questo bell incoraggiamento ad osare ed a proseguire nella ricerca della qualita’ che emoziona, ovunque essa possa nascondersi..anche a 800 e rotti metri sul livello del mare. Salire al Maso e ritrovarsi in una dimensione separata, assenza di suoni sgraziati del fondovalle, profumo di arie trasparenti, luce radente sulle foglie, nessun bisogno di parole per capire quello che e’ già tutto li. Chiunque venga toccato da qualche luogo magico vorrebbe conservarne l’incanto, trasportarne la magia..magari racchiudendola in un barattolino e renderla sostanza. A me, a Giuseppe e’stato data questa possibilità con 823..tutto qui. Forse 823 e’ancora giovane, forse aggiungeremo dello chardonnay, forse potrebbe essere migliore: c’e ancora tanto da scoprire, lo so. So di certo che la spumantistica Trentina dovrebbe differenziassi altimetricamente perché’ lassù, davvero, le uve sono adatte alla spumantizzazione.
    Sicuramente in quest’avventura che dura da 10 anni ci siamo divertiti, Giuseppe ed io e questo in momenti cosi’ bui e’cosa rara. Grazie Franco, grazie 823!

  10. Pingback: Trentino Wine Blog » Scioperare (dal Trento) fa bene!

  11. Luca Perugia

    maggio 31, 2012 alle 4:00 pm

    Seguo con attenzione il blog (non faccio parte del settore sono solo un “bevitore”) e ho colto spunto per visitare ieri Maso Michei. Giuseppe mi ha accolto con entusiasmo facendomi assaggiare oltre al buonissimo 823 gli altri suoi ottimi vini traminer (finalmente uno non troppo zuccherino), muller e pinot nero. Le loro vigne sono davvero in alto in un posto molto suggestivo. La visita vale la candela! Un caro saluto e complimenti a Maso Michei, Luca

  12. Pingback: A Maso Michei si lavora all'823 » Albino Armani Blog

  13. Pingback: La sfida fra TRENTO e Franciacorta passa per l'823 | Albino Armani Blog

Lascia un commento

Connect with Facebook