Blanc de Morgex et de la Salle Brut Avalanche 2009

Denominazione: Altre Bollicine
Metodo: classico
Uvaggio: Prié blanc

Giudizio:
6


Spiace molto dove aver parlato generalmente bene, su questo blog e poi due volte su Vinix, qui e poi ancora qui, dei metodo classico, Brut, Extra Brut e Cuvée du Prince, della Cave du Vin blanc de Morgex et de la Salle, che da 20 ettari di superficie (oltre il 90% delle uve raccolte nei comuni di Morgex e La Salle) produce bollicine di montagna, prodotte da vigneti che arrivano a 1000-1200 metri di altezza, ai piedi del Monte Bianco, eche sono espressione di un’uva rara e particolarissitma come il Prié blanc, dotata di un corredo acido indomito, di non trovarsi d’accordo sulla qualità e sull’impostazione stilistica di un altro vino.
Sempre un metodo classico espressione di quest’uva misteriosa che riesce a crescere e maturare in condizioni estreme tali da farci aspettare un vino che riesca a farci capire che è cresciuto in questo terroir tutto particolare e che porta i segni distintivi del vino di montagna.
Invece, di fronte a questo Blanc de Morgex Brut Avalanche 2009 (data di sboccatura ottobre 2011) sempre a base 100 % Prié Blanc biotipo Blanc de morgex et de la Salle, prodotto con tradizionale rifermentazione in bottiglia, prima fermentazione in acciaio inox, secondo il medesimo protocollo del vini estremi, primo dégorgement svolto dopo 16 mesi, e permanenze sui lieviti su questa linea di prodotto rimangono brevi, “al fine di garantire freschezza ed immediatezza allo spumante”, sono rimasto molto perplesso.
Apparentemente mi sono trovato di fronte ad un vino con le caratteristiche degli altri che avevo apprezzato e di cui avevo scritto, un bel colore paglierino – verdolino brillante, metallico traslucido, un buon perlage sottile, un naso fine, fragrante, profumato di crosta di pane, mela verde e fiori bianchi, un accenno leggero di agrumi e una certa sapidità e mineralità, una buona freschezza, anche se inferiore a quella degli altri vini provati.
Ma è bastato il primo sorso per capire che qui la musica cambiava completamente e con un grado zuccherino elevato (la Cave parla di 11 gradi litro anche se a me sembravano decisamente di più) si puntava a realizzare un vino molto più morbido, rotondo, appealing, adatto a compiacere i palati meno esperti ed esigenti, magari un certo gusto “giovane” che apprezzerebbe, dicono, i prodotti leggermente più dolci, con minore acidità e più frutto.
Un vino che del nerbo dei Blanc de Morgex metodo classico, della loro scattante e indomita acidità, della loro freschezza, nemmeno l’ombra, sacrificati sull’altare di una piacevolezza che scivola verso la piacioneria e di un gusto che finisce per essere addirittura stucchevole, molle, senza dinamismo, con poca energia, magari adatto come aperitivo, o addirittura pensato per essere una sorta di “spumantino” proseccheggiante valdostano. Magari proposto d’estate con delle fragole fresche.
Ma che senso avrebbe mai un simil Prosecco della Vallée prodotto ai piedi del Monte Bianco con il Prié Blanc? Secondo me nessuno.
Ecco perché boccio, non solo al palato, ma anche de un punto di vista concettuale questa cuvée..

Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle Soc. Coop.
Chemin des Iles, 31 La Ruine – 11017 Morgex (Ao)
tel. 0165.800331
fax 0165.801949

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