Buoni risultati per gli UK Sparkling wine al Judgment of Parsons Green

Sorprendenti risultati, che confermano lo stato di salute di questa tipologia di vini che incontra crescente successo in patria, dall’edizione 2012, che si è svolta ad inizio marzo a Londra, dell’UK Sparkling contest noto anche come “Judgement of Parsons Green”, riservato agli English Sparkling wines. Come racconta in questo articolo l’edizione on line della rivista The Drink Business, e come documenta in questa dettagliata relazione il creatore dell’iniziativa, il wine writer e Master of wine Stephen Skelton, il più attento conoscitore dell’industria del vino britannica, la degustazione, che ha avuto tra i componenti del panel tasting personalità come Jancis Robinson, Michael Edwards, Steven Spurrier, Giles Fallowfield, Essi Avellan, ha visto la partecipazione di qualcosa come 90 vini, con un incremento del 73% rispetto all’edizione 2001 quando erano stati 52.
Anche in questa edizione del concorso erano stati inseriti in degustazione, come vini ospiti a sorpresa, alcuni Champagne, ma mentre lo scorso anno gli ospiti avevano occupato quattro posizioni nella top ten del gradimento, quest’anno i vini, scelti nella stessa fascia di prezzo di larga parte degli “champenoise” britannici, si sono classificati alle posizioni 19, 35 e 88. Metà degli Sparkling inglesi degustati erano espressione dell’annata 2009.
Oggi nel Regno Unito ci sono circa 400 vigneti destinati alla produzione di vino e solo un decimo producono uve destinate agli sparkling, con una ristretta minoranza piantati appositamente con questo obiettivo e la presenza nei vigneti, accanto alle classiche uve utilizzate in Champagne, di una serie di ibridi, come il Seyval Blanc, o di incroci come Müller-Thurgau o Bacchus. Senza indulgere nell’ottimismo, molto filo britannico, di Skelton, secondo il quale, come si legge sul sito ufficiale, “English Sparkling wines is the new Champagne – so say many of today’s wine writers, journalists and wine professionals. Why? Because at its best it is excellent, the equivalent of wines grown in that well known appellation and well worth trying”, oggi, come attestano i risultati della partecipazione dei metodo classico inglesi a concorsi e degustazioni internazionali, il livello dei vini é molto migliorato.
Come scrive più realisticamente Skelton “There is absolutely no doubt that the best UK sparkling wines, almost all made from the classic Champagne varieties, can hold their own on a world stage. We are producing wines with good fruit, length on the palate and the best have a superb balance of sweetness and acidity”.
Ovvero non v’é dubbio che i migliori, quasi tutti ottenuti dale classiche varietà champenoise possono avere uno spazio a livello internazionale, perché si producono vini con buon frutto, lunghezza al palate e nei migliori casi un superbo equilibrio tra dolcezza e acidità. Per poi annotare che “i top wines presentano un miglior frutto, una migliore acidità e una più ampia persistenza di vini nati in climi più caldi”.
Quanto alla composizione dei vini, Skelton annota che tra i 35 peggiori vini della degustazione ben 23 presentavano una “significativa percentuale” di varietà diverse da Chardonnay, Pinot noir e Pinot Meunier, il che porta a consigliare di pensarci bene prima di lavorare su questo tipo di uve.
Cosa che vale soprattutto per i Rosé, che sono andati particolarmente nella degustazione, con sette campioni nelle prime undici posizioni della classifica, che funzionano bene quando si lavora con il Pinot noir, ma molto meno, con risultati insoddisfacenti, quando vengono utilizzate in prevalenza uve tipo Regent, Rondo e Triomphe.
Le conclusioni di Skelton sono molto chiare: “uve acerbe e non compiutamente mature, eccessivamente acide e con uno spiccato carattere vegetale non possono assolutamente tradursi in vini di qualità di nessuno stile”.
Quanto ai prezzi dei vini migliori, sono prezzi non certo bassi, visto che, come si può verificare qui, vanno dalle 20 alle 30 sterline, ovvero da 24 a 36 euro.

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