Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2004 Cà del Bosco

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero

Giudizio:
10


E’ sempre un piacere e un impegno confrontarsi con uno dei vini che meglio simboleggiano il livello qualitativo raggiunto da una zona di recente storia, ma di grandissime ambizioni, come la Franciacorta.
Degustare il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi di Cà del Bosco, vino che forse meglio di qualsiasi altro rispecchia la personalità ed i sogni del suo artefice Maurizio Zanella, che non è solo il deus ex machina della grande “Maison” di Erbusco, e attualmente l’attivo e vulcanico Presidente del Consorzio Franciacorta, ma uno dei dieci personaggi che più hanno inciso e lasciato il segno nella storia di questa zona vinicola lombarda, fa capire quali siano stati gli sforzi profusi e la continua tensione ad una qualità senza compromessi e senza complessi di inferiorità verso nessuno, che hanno animato tutti i protagonisti di questa zona considerata quantomeno una delle capitali del metodo classico italiano.
Sicuramente ci troviamo di fronte ad una vera e propria “cuvée de prestige”, ad un vino e al modus operandi di un’azienda che fa parte del Gotha del vino italiano, ma se questo Franciacorta è potuto diventare così grande, al punto che solo un altro vino prodotto in altra zona, in Trentino, può legittimamente contendergli la palma di miglior metodo classico italiano, e non è rimasto solo uno splendido fiore isolato, è proprio perché è la zona intera che ha saputo sognare e costruirsi passo dopo passo uno sviluppo radioso.
E far sì che al proprio interno potessero nascere vini che altrimenti, senza questo sviluppo collettivo, senza questa volontà forte di pensare in grande, sarebbero suonati stonati ed eccessivi, e soprattutto fini a se stessi.

Degustare pertanto la nuova annata, la 2004, di un Franciacorta che per molti è l’autentico fiore all’occhiello di un territorio che oggi conta oltre 100 produttori per una produzione che ha agevolmente superato la boa dei dieci milioni di bottiglie, assume pertanto il significato non solo di verifica del valore di questo millesimo rispetto ai vari altri che in oltre vent’anni di storia (la prima annata di questa cuvée speciale, che all’epoca non riportava ancora questo nome in etichetta, è del 1979), ma di un check up dello stato di salute, che a me sembra ottimo e vitale, della zona bresciana.
Che cosa sia il Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi, nome della madre di Zanella, è presto detto: un Franciacorta riserva, che si affina lungamente sui lieviti, da sei a sette anni, frutto di una selezione rigorosa di uve provenienti da 16 diverse parcelle di vigna, dall’età media prossima ai quarant’anni, che vengono assemblate, sotto le cure dell’enologo Stefano Cappelli e di Maurizio Zanella, con ogni attenzione.
La scheda tecnica del vino dice che la Cuvée Annamaria Clementi “è il frutto della ricerca dell’eccellenza sia in vigna che in cantina. I vini base si ottengono esclusivamente con la fermentazione alcolica dei mosti di primissima frazione (circa il 40% del peso dell’uva) che avviene direttamente in piccole botti di rovere, dove si affinano per circa 6 mesi. Nessun compromesso, nessuna concessione: solo i migliori vini base, di almeno 16 diverse partite, vengono in seguito assemblati”.
La cuvée di questa annata 2004 prevede Chardonnay per il 55%, Pinot Bianco per il 25% e Pinot Nero per il 20%, uve raccolte nella prima decade di settembre 2004, con resa media per ettaro contenuta in 7.400 chilogrammi / 2.900 litri.
Interessante riportare anche i dati analitici delle uve: Chardonnay: Zuccheri 190 grammi/litro; pH 3,12; Acidità Totale 8,80 grammi/litro. Pinot Bianco: Zuccheri 180 grammi/litro; pH 3,08; Acidità Totale 9,20 grammi/litro. Pinot Nero: Zuccheri 196 grammi/litro; pH 3,09; Acidità Totale 8,40 grammi/litro. Tiraggio nel maggio 2005 e dosaggio alla sboccatura di 7,5 millilitri di liqueur per bottiglia, con dati analitici alla sboccatura alcool 12,5% Vol.; pH 3,06; Acidità Totale 6,20 grammi/litro; Acidità Volatile 0,34 grammi/litro.
Altre informazioni significative riguardano il costo medio in enoteca di 75 euro e la produzione, che si aggira sulle 32.000 bottiglie e 2.400 Magnum.
A differenza dei due millesimi che l’hanno preceduto e di cui ho scritto qui e poi ancora qui, vini che quando venivano degustati dopo poco tempo dalla loro commercializzazione apparivano ancora un po’ bloccati e bisognosi di evoluzione in bottiglia, con una estrattività e una potenza che prevalevano leggermente sull’armonia, ho notato in questa Cuvée Annamaria Clementi 2004, che mi è apparsa perfetta per venire apprezzata nel nuovo calice Franciacorta, una trasparente, riuscitissima, ricerca di armonia, una leggerezza, un’eleganza, una misura, e già ora una piacevolezza, straordinarie. Un disegno compositivo condotto con una mano così sicura, delicata, una tecnica di creazione della cuvée così ispirata da lasciare veramente ammirati per il perfetto dosaggio, l’assoluto bilanciamento di ogni elemento.
Splendido l’aspetto una volta versato il vino nel bicchiere dove mostra un perlage finissimo e continuo, con un colore paglierino oro di spettacolare brillantezza e vivacità, pieno di riflessi e un bouquet che colpisce subito, sin dal primo impatto, per la sua elegantissima fragranza, la meravigliosa freschezza nonostante la Cuvée si proponga aromaticamente ricca, complessa, stratiforme con sfumature di profumo che si disvelano progressivamente come delicati veli di seta, con leggerezza, charme, incisività.
Mandorla in evidenza, e poi fiori bianchi, una leggera crosta di pane, pesca gialla e pesca noce, accenni burrosi e di caramello, e poi soprattutto agrumi, con ricordi di bergamotto e pompelmo e lime e una leggera vena speziata, a costituire un insieme compatto, ricco, eppure freschissimo, di leggiadra e immateriale fragranza. L’attacco in bocca, secco il giusto, cremoso, avvolgente e setoso, con bollicine appena croccanti ad accarezzare e vellicare il palato, è una meraviglia di delicatezza, di morbidezza e di perfetto equilibrio, pieno e di salda tessitura, con una vena lunga e una persistenza lunghissima e un’acidità perfettamente calibrata, che fa presagire una magnifica possibilità di evoluzione e di tenuta nel tempo.
Una grande materia, un frutto succoso e ricco di polpa, ma soprattutto una freschezza, un sale, un’incisività e una perfetta “sfericità” senza spigoli, senza nessuna nota in eccesso, che lasciano sbalorditi ed esaltano una piacevolezza, già ora che il vino è giovane nonostante i molti anni sui lieviti (la sboccatura è dell’estate 2011), senza limiti.
Sicuramente uno dei migliori Franciacorta mai prodotti, un metodo classico in grado di misurarsi con qualsiasi altro nel mondo.

11 commenti

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11 commenti

  1. Mario Gagliardi

    aprile 4, 2012 alle 6:34 pm

    una sola parola:FANTASTICO

  2. Daniele De lucia

    aprile 12, 2012 alle 9:12 am

    Quoto

  3. Corrado

    aprile 12, 2012 alle 9:48 am

    E’ inutile paragonarlo con altri spumanti classici…per mè è insuperabile.

  4. Giovanni Mastroianni

    aprile 12, 2012 alle 10:34 am

    Bè che dire , da provare per credere. Lo proverò certamente..

  5. walter

    aprile 12, 2012 alle 8:56 pm

    L’unico a mio avviso in grado di competere con i migliori Champagne d’oltralpe.
    Grande Maison Franciacortina.

  6. Davide

    maggio 19, 2014 alle 9:58 pm

    Mi ha colpito subito, non appena degustato…..a mio giudizio le migliori bollicine in circolazione….fantastico…complimenti…

  7. Gabriele

    giugno 20, 2015 alle 8:30 pm

    Ho assaggiato questo vino e a mio avviso sapeva leggermente da tappo, mi è stato detto che è un carattere della bottiglia e che più persone hanno notato questo sentore. Secondo me se sa da tappo è sempre un difetto. Mi hanno bidonato alla grande o è veramente così?

    • redazione

      giugno 21, 2015 alle 9:16 am

      secondo lei, posso prendere sul serio una solenne idiozia come quella che lei ci propone qui, facendo finta di fare un’osservazione di tipo organolettico seria? Se un vino sa di tappo, si cambia la bottiglia e nessun vino serio può presentare come caratteristica intrinseca, e positiva, una nota di tappo.
      Quel Franciacorta di Cà del Bosco di cui ho scritto, e tornerò a scrivere, é un grande vino, uno dei gioielli della Franciacorta e non ha alcun sentore tipo quello che lei, con l’aria da finto tonto, descrive.
      Il solo problema é nella sua testa. Lei é un ignorante, ovviamente nel campo del vino, che non é in grado di capire un Franciacorta così complesso. Lei non ha palato né cultura. Lei é solo un provocatore da quattro soldi.
      Al suo palato, davvero limitato, come la sua mente, consiglio un bel prosechin, di quelli da battaglia, che si trovano facilmente nei supermercati.
      Dove purtroppo si trovano e fanno pessima mostra di sé, anche dei “Franciacorta”, così sta scritto in etichetta, tipo quello di cui ho scritto, a 4,25 euro euro sullo scaffale oppure quest’altro, ineffabile, a 3,99 euro, prezzo finale.
      Ecco, questi sono i “Franciacorta” adatti a bifolchi del gusto come lei “Gabriele”. E ciò detto la saluto e la invito ad andare a provocare altrove. Qui le sue emerite ca…volate o zakkate non avranno più spazio.

  8. Emanuele

    gennaio 1, 2016 alle 11:16 pm

    Sto imparando adesso è ho un milione di chilometri da fare. Ho preso una bottiglia di Annamaria clementi 2005 dopo aver letto questa pagina e l’ho gustata ieri sera. È davvero complesso da afferrare del tutto. Cambia tantissimo scendendo anche solo leggermente di temperatura. Anche avendo bevuto un po’ di franciacorta, ma ammetto le etichette classiche che si trovano in enoteca di range di prezzo attorno ai 20/30 euro, mi sono trovato davanti ad un vino del tutto diverso. Avevo paura dopo aver letto il commento provocazione di Gabriele giustamente stroncato. Paura di una delusione boh. Invece anche nella mia ignoranza, di vini, ho capito essere un vino incredibile. Sopratutto il profumo al naso così intenso e tanto diverso da tutto il resto che avevo bevuto. Non si arrabbi se ho scritto cose da profano.. Mi rendo conto di esserlo

  9. Raneri

    gennaio 6, 2016 alle 8:09 pm

    Buona sera, chiedo scusa, ho letto ciò che ha scritto Gabriele (che non conosco)
    Confesso di essere quasi un profano del Franciacorta
    Ma non può essere possibile che sia stato conservato male ?
    Dico questo perché penso che è successo la stessa cosa a me: acquistata diciotto mesi fa e conservata in una doppia scatola di legno in posizione orizzontale, il tappo era non proprio a posto e il debolissimo sentore di tappo presente
    Dopo un paio di ore, l’ultimo bicchiere rimasto non aveva più quei sentori
    Ne ho un altra bottiglia, che aprirò presto
    Potete darmi un vostro parere ?

  10. Edoardo

    gennaio 16, 2016 alle 12:41 pm

    Buongiorno, ho appena scoperto questo interessante blog e, come prima cosa, mi sono imbattuto in questo post.
    Ne approfitto per fare 2 osservazioni del tutto personali.
    Emanuele, AMC 2005 resta un grande franciacorta ma non passerà alla storia come una delle migliori incarnazioni di questa cuvee. Se posso darti un consiglio, assaggia il 2006 e ti stupirà!
    L’altra osservazione è per la “redazione”. Mi ha lasciato di stucco la reazione al commento di Gabriele. Naturalmente condivido senza riserve il giudizio sull’errore tecnico, concettuale e lessicale ma i toni della risposta mi paiono ben peggiori, tanto per la mancanza di garbo quanto per l’ arrière-pensée. Il vino è innanzitutto un piacere e un blog è innanzitutto uno strumento di divulgazione e confronto con una vasta e variegata platea di appassionati, non necessariamente competenti.

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