Champagne Brut Rosé H. Goutorbe

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Chardonnay

Giudizio:
10


Mi capita a volte, romantico, idealista (a Milano direbbero un po’ “pirla”) come sono di sognare un mondo del vino italiano positivamente contagiato da quello che, almeno secondo per me (che per di più mi dichiaro tradizionalista), è il mondo del vino ideale, quello francese.
Meritocratico e anti-egualitario come sono sogno un mondo dove volendo realizzare una classificazione dei vini e dei vigneti, si adotti l’esempio storico del classement di Bordeaux del 1855, o meglio ancora la classification dei crus di Champagne.
In Italia invece, quando la zona vinicola più vicina allo spirito transalpino e borgognone, vicinanza scandita a suon di sorì e vignaioli, decide di fare una classificazione (per le vigne di Barbaresco e Barolo) finisce per l’inventarsi le menzioni geografiche aggiuntive con una classificazione orizzontale e anti-meritocratica (si veda qui) che mette scandalosamente sullo stesso piano cru e vigneti storici e vigneti dalla dubbia vocazione…
Ma torniamo alla classificazione dei cru di Champagne realizzata con un sistema rigidamente gerarchico che ha classificato i 318 comuni produttori di Champagne: il prezzo di mercato dell’uva prodotta in ogni villaggio (fondato sulla qualità dell’uva).
Un sistema che prevede tre denominazioni di “crus”: i “Grands Crus”, i “Premier Crus” ed i Champagne senza “cru”. Solo l’uva con punteggio di 100/100 (cioé la perfezione) viene qualificata come Grand Cru.
Le uve con punteggio da 99 a 90/100 sono qualificate Premier Cru, con Grand Cru e Premier Cru uniche definizioni riportate in etichetta.
Mi chiedo se vivrò abbastanza per vedere qualcosa del genere realizzato in Franciacorta o in Trentino (in Oltrepò Pavese lo escluderei proprio..). Nell’attesa che si realizzi questa beata utopia, mi consolo stappando qualche bottiglia di Champagne classificati Grands Crus e Premiers Crus, i primi vengono da 17 comuni su 318 (5%), 4.000 ettari su 30.000 (13%), i secondi vengono invece da 44 comuni su 318 (13%), 5.000 ettari su 30.000 (17%), e fantasticando ripetendomi come in un mantra nomi magici come Ambonnay, Avize, Aÿ, Beaumont-sur-Vesle, Bouzy, Chouilly, Cramant, Louvois, Mailly-Champagne, Le Mesnil-sur-Oger, Oger, Oiry, Puisieulx, Sillery, Tours-sur-Marne, Verzenay, Verzy.
E da Aÿ, Grand Cru di Champagne, uno dei più grandi villages di questa mitica AOC, località dove dal 6 all’8 luglio si svolgerà l’Aÿ Champagne Festival, e dove hanno sede celebri Maison come Bollinger, Deutz & Gelderman, Gosset and Ayala, arriva uno dei più buoni, anzi eccellenti, Champagne Rosé che abbia bevuto negli ultimi tempi, prodotto da una piccola Maison, una “entreprise familiale” che nasce a seguito di una lunga attività precedente prima di responsabili dei vigneti presso Perrier-Jouët, quindi di vivaisti, anzi di “pépiniériste viticole” fondatore delle Pépinières Viticoles Goutorbe.
La Maison, i cui vini sono fortunatamente distribuiti in Italia da Sarzi Amadè, si chiama Henri Goutorbe, creata da Henry producendo dapprima solo 4000 bottiglie e progressivamente di più, soprattutto alla fine della seconda guerra mondiale, e poi proseguita dal 1970 da René Goutorbe e dai suoi figli Elisabeth et Etienne.
Oggi la produzione, da una ventina di ettari, dove è nettamente prevalente il Pinot noir, non raggiunge le duecentomila bottiglie. E difatti, a parte il Blanc de Blanc Pinot noir è protagonista nelle diverse Cuvée, Tradition, Prestige, Cuvée Millesimé, con percentuali che vanno dal 70 al 75%.
La vinificazione viene fatta, parcella per parcella, in acciaio e senza ricorrere alla malolattica ed i vini sono prodotti senza alcuna fretta, con un affinamento mai inferiore ai tre anni sui lieviti, badando ad esaltare al massimo le caratteristiche dei terroir di cui dispongono, ed il carattere e la presenza forte del Pinot noir.
Questo Champagne Brut Rosé non millesimato Grand Cru Ay, con una quota del 75% di Pinot noir (di cui 12 % AY ROUGE) e 25 % di Chardonnay, mi è piaciuto tantissimo per la sua assoluta piacevolezza, per la capacità di far capire chiaramente cosa sia un Rosé Grand Cru, espressione di un Pinot noir d’eccellenza. Prezzo in enoteca tra i 45 ed i 50 euro.

Colore rosa pallido, melograno, fragolina di bosco, bellissima presa di spuma, perlage finissimo che si dispone a nuvole con grande vivacità nel bicchiere, davvero uno spettacolo da vedersi, si propone con un naso ricco, intensamente espressivo, di splendida succosità, con note di piccoli frutti, lampone e ribes soprattutto, di agrumi (pompelmo rosa e arancia rossa), una vena di mandorla e un accenno floreale, di grande pienezza, fragranza, assolutamente elegante e di grande presa.
Ancora meglio la bocca, ovviamente ben strutturata, di grande ampiezza, salda struttura, piena soddisfazione, con una bolla ben croccante, viva e salata, una grande freschezza e un perfetto equilibrio, con soavità e suadenza sul palato, dove il vino si dispone largo, succoso, di lunga persistenza, con una ben calibrata vinosità e un nitido ritorno, in retrogusto, delle note agrumate.
Un Rosé perfetto in abbinamento a crostacei, ma ottimo anche su un roast beef, uno di quei vini che non ti stancheresti, ancor più se bevuti in piacevole compagnia, di gustare, sorso dopo sorso.
Chapeau, Monsieur Goutorbe!

Champagne Goutorbe
9bis, rue Jeanson
51160 AY-CHAMPAGNE
Tél. + 33 (0)3.26.55.21.70
Fax + 33 (0)3 26 54 85 11
E-mail info@champagne-henri-goutorbe.com
Sito Internet http://www.champagne-henri-goutorbe.com/default.asp

1 commento

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Un commento

  1. francesco

    ottobre 9, 2014 alle 4:31 pm

    condivido pienamente la descrizione di questo champagne che io vendo nella mia… Enoteca Noble major a Fiorano M. è veramente un Grand cru’ – saluti francesco zumbo sommelier

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