Spumante batte Champagne: e l’informazione va a farsi… benedire.

A proposito di un trofeo conquistato alle Vinalies

Spiace molto tirare le orecchie ad un vecchio e simpatico collega come il toscano Emanuele Pellucci, che conosco e umanamente apprezzo da una vita, ma di fronte ad una “notizia” del genere, seppure data dall’edizione on line di un rivista che non gode proprio della mia considerazione come Civiltà del bere, non posso che “prendere cappello” e chiedermi a che razza di informazione ci si trovi di fronte.
Spumante batte Champagne al Vinalies Internationales
il titolo, assurdamente trionfalistico, sparato da una testata che, storicamente, ha sempre legato i buoi al carro degli interessi delle Grandi Aziende del Vino italiane. E che ha sempre scelto di celebrarle con un ruolo quasi da “fiancheggiatore” o portavoce.
Ecco, testualmente, le prime righe di questa cosiddetta “news”. “Una bella notizia per la spumantistica italiana arriva da Parigi, dove al concorso Vinalies Internationales, una delle principali competizioni enologiche mondiali, il Talento Metodo Classico Eliseo Bisol Cuvée del Fondatore 2002 dell’azienda Bisol Desiderio & Figli di Santo Stefano Valdobbiadene (Treviso) si è aggiudicato il trofeo quale migliore spumante assoluto della competizione, battendo la forte concorrenza francese degli Champagne.
Una bella soddisfazione anche per il “nostro” Federico Castellucci, direttore generale dell’Oiv, chiamato sul palco durante la cerimonia conclusiva al prestigioso hotel George V, a proclamare l’assegnazione del trofeo di categoria. Il successo dell’azienda veneta è stato completato da una seconda medaglia d’oro al Prosecco di Valdobbiadene Desiderio Jeio e da una d’argento al Prosecco di Valdobbiadene Garnèi”.
Mi chiedo: ma come si può realisticamente strillare, come Civiltà del bere ha tranquillamente fatto, all’affermazione di un qualcosa che non esiste, lo “spumante” su un prodotto reale, di lunghissima storia, universale blasone, rinomanza mondiale, come lo Champagne?
E come si può pensare, pur con tutto il doveroso rispetto per il prodotto in sé e per l’azienda produttrice, che a livello di comunicazione e di corretta informazione per il consumatore, possa avere un senso l’affermazione di un metodo classico italiano prodotto da un illustre prosecchista Docg, che si presenta in etichetta senza una denominazione d’origine ma semplicemente con il nome posticcio di Talento, su un metodo classico a denominazione per antonomasia come lo Champagne?
Capisco che per la rivista risultasse doveroso suonare propagandisticamente la grancassa per i colori italiani ricordando che al concorso parigino organizzato dall’Unione degli enologi di Francia, cui hanno partecipato 3363 campioni provenienti da 44 Paesi, l’Italia, partecipante con 90 vini, abbia ricevuto 23 medaglie, di cui 9 d’oro e 14 d’argento, e sottolineare che “le nostre bollicine hanno avuto molto successo visto che anche un’altra azienda, la Al Canevon di Valdobbiadene ha ottenuto 2 medaglie d’oro per i suoi Prosecco di Valdobbiadene anche in versione Cartizze”, ma per correttezza dell’informazione sarebbe bastato… informarsi di più.
Ad esempio andare sul sito Internet del Concorso internazionale, e scoprire come fosse maturata l’affermazione dello “spumante” sullo Champagne. E vedere come il Talento si fosse affermato in una categoria di vini, testualmente definiti “Effervescent”, dove accanto al metodo classico italiano vincitore figuravano indistintamente, giudicati in un’allegra e caciarona confusione, prodotti profondamente diversi tra loro come Crémant de Loire, Crémant de Limoux, Crémant de Luxembourg, Crémant de glace e sparkling ice canadesi, Cava, Sekt tedeschi, método tradicional brasiliani, Conegliano Valdobbiadene Docg, Charmat Serra Gaucha del Brasile e, incredibile dictu, Champagne.
Che non si capisce bene con quale costrutto, anche se presentati soprattutto da grandi cantine cooperative e da nomi non particolarmente prestigiosi, accettino di partecipare ad un concorso dove devono schierarsi ai nastri di partenza accanto a cose che non hanno nulla ma proprio nulla a che spartire con l’antica nobile tradizione champenoise.
Basta scorrere l’elenco completo dei 115 vini “effervescent” premiati
, dove troviamo a medaglia méthode traditionnelle réserve che vengono venduti sul Web a meno di 8 euro, o méthode traditionnelle de Loire da 10 euro, per capire non solo che da contesti e confronti enologici del genere bisognerebbe starsene (come hanno fatto giudiziosamente produttori di TrentoDoc e Franciacorta Docg) alla larga.
E che gonfiare e menare vanto per i colori italiani, come Civiltà del bere ha fatto, per il risultato di una simile competizione dove ad esempio, come la rivista puntualmente sottolinea, c’è stata una “importante affermazione anche per la piemontese Giordano, che si è aggiudicata ben 6 medaglie d’argento per vini di Piemonte, Puglia e Toscana”, e dove le medaglie sono andati a vini italiani non proprio entusiasmanti, non ha proprio assolutamente senso.
Se si vuole fare ancora dell’informazione indipendente e non altro…

2 commenti

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2 commenti

  1. Cosimo Piovasco di Rondò

    marzo 12, 2012 alle 10:46 am

    Qui siamo al surrealismo…. sembra un quadro di Magritte…. il capovolgimento della realtà..

    “Piove”
    disse lei
    “un uomo dal cappotto nero
    passa per la via”
    disse lei.
    Magritte però
    non la sentiva
    più tanto bene
    (infatti lei lo disse soltanto
    anni dopo la morte di lui)
    Così non sentì più
    le ultime tre parole
    e capì soltanto
    “piove un uomo dal cappotto nero”
    e lo dipinse.
    E.F.

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