Così parlò Paolo Massone: con il Cruasé conquisteremo gli States!

In Oltrepò Pavese devono essere grati al Presidente del Consorzio di tutela vini Paolo Massone: se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Chi comunica meglio di quanto comunichi lui? Chi più di lui sa offrire a noi giornalisti occasioni per scrivere dell’Oltrepò?
La più recente uscita di questa eroica tempra di comunicatore, (responsabile di un blog il cui più recente post risale a dicembre: cosa normale, visto che da un bel po’ di tempo anche sul sito Internet del Consorzio si legge “presto online il nuovo sito”…), risale a domenica 4 marzo, quando intervistato da Francesca Fiocchi sul Corriere della Sera in partenza per la Prowein Massone ha annunciato la nuova mission: inebriare e conquistare con il Cruasé (che nell’articolo è sempre citato con la c minuscola) gli Stati Uniti.
Prima di proseguire con il racconto del mirabolante annuncio del Presidente del Consorzio, alcune indispensabili premesse.
Innanzitutto spiegare cosa il Cruasé rimandando al sito Internet dedicato, che a sua volta, come in una scatola cinese, anzi ticinese, ci rimanda al sito Internet Perle d’Oltrepò, visto che il Cruasé “è al centro del piano di valorizzazione e approfondimento tecnico” rappresentato da questo progetto, da cui apprendiamo che “Cruasé è il biglietto da visita della spumantistica naturale e di qualità che si veste di rosa.
E’ un prodotto elegante e di tendenza, un marchio collettivo dell’Oltrepò Pavese, un Metodo Classico DOCG unico”, un qualcosa che dovrebbe rappresentare una rivoluzione iniziata “dai piccoli gesti quotidiani, al tavolo del bar o del ristorante”.
Bene, a fronte di una situazione reale dove trovare un Cruasé nella carta dei vini di un ristorante al di fuori della cerchia oltrepadana o al massimo della Lombardia costituisce un evento, dove il numero di bottiglie prodotte e di produttori (quelli reali, e non quelli di qualche mega cantina sociale che magari produce lo stesso vino per svariate aziende…) permane un mistero, dove c’è ancora tutta l’Italia (che non finisce a Broni, Mairano di Casteggio, Torricella Verzate e Zavattarello…) da conquistare alla causa dei vini oltrepadani, cosa promette il fantasioso Presidente del Consorzio?
Annuncia nientemeno che l’incremento del doppio della produzione attuale, proponendo “di arrivare al milione di bottiglie in due anni”, e lancia la campagna americana.
Questo perché, dice “A Chicago c’è grande interesse per il rosé naturale: il primo step sarà collocare, a breve, almeno duecentomila bottiglie. Il sogno, lo dico da produttore, è che il cruasé diventi la bandiera edonistica dell’Oltrepò nel mondo. È un vino a tutto pasto, ma non è un vino da tavola”.
E punterà “sull’ export d’ oltreoceano” grazie ad un’innovativa pensata massoniana: “Il nostro è il primo progetto collettivo territoriale: finora sono state le singole aziende a esportare i loro vini negli Stati Uniti”.
Come se a Montalcino, a Barolo, nel Chianti Classico, in Valpolicella, ad Asti, ad esempio, i Consorzi che hanno fatto tanto per promuovere, far conoscere e vendere i loro vini nel mondo, non fossero mai esistiti e non avessero fatto un tubo, prima della geniale innovativa invenzione di Massone.
E poi, fatemi capire, cosa diavolo vuol dire definire il Cruasé un “rosé naturale”? Significa forse che gli altri rosé italiani sono artificiali, costruiti in laboratorio, prodotti sintetici o che altro?
Fantastica poi, dopo il volo pindarico sul Cruasé “bandiera edonistica dell’Oltrepò nel mondo” (come se nel mondo si picchiassero per contendersi le bottiglie prodotte in provincia di Pavia), l’invenzione del Cruasé definito “un vino a tutto pasto, ma non è un vino da tavola”.
Il fantasioso Presidente del Consorzio Oltrepò vuol forse dirci che che il Cruasé si fregia della Docg e non è un vdt, o forse che possiamo berlo a tutto pasto, ma solo durante i picnic, i buffet in piedi, i ricevimenti, e dobbiamo guardarci bene dal portarlo a tavola? Mistero…
Impagabile anche il finale, dove all’intelligente osservazione della giornalista, secondo la quale vendere, ovviamente per inebriare edonisticamente quel grande Paese, quantitativi crescenti e importanti di Cruasé, costituisce “una sfida non facile, considerando che il mercato d’ oltreoceano ha sempre mostrato di preferire i vini frizzanti dolci come il Moscato”, Massone, dimostrando una grande conoscenza del mercato americano, da grande esperto di marketing e di fenomenologia dei consumi, sentenzia: “gli americani, abituati alla Coca Cola, non sono ancora pronti per i bianchi molto secchi: preferiscono quelli più morbidi.
Ci orienteremo in questa direzione con il cruasé nella tipologia brut, il cui residuo zuccherino può variare da 6 a 12 grammi al litro. L’ extra brut, che è meno dolce, incontra maggiormente il favore di chi è abituato a bere prodotti di qualità”.
Vuol forse dire, l’immaginifico Presidente del Consorzio O.P., l’aedo del “prodotto elegante e di tendenza”, che per conquistare Chicago e gli States le aziende oltrepadane pensano di confezionare su misura Cruasé non “di qualità”, dolcioni, zuccherosi, morbidoni, con residui zuccherini prossimi al limite massimo consentito, perfetti per chi è abituato alla Coca Cola e non è ancora pronto “per i bianchi molto secchi”?
Per favore, che qualcuno dica all’informatissimo Massone che gli Stati Uniti, secondo i dati 2011 appena resi noti, si confermano il secondo mercato export per lo Champagne, con 19,4 milioni di bottiglie importate, contro le 16,9 del 2010 (incremento record del 14,4%).
E questo senza progettare di produrre degli Champagne stile “Coca Cola”…

13 commenti

Condividi

13 commenti

  1. Mauro

    marzo 7, 2012 alle 9:45 am

    Hanno perso il senso del ridicolo.

  2. Cantastorie

    marzo 7, 2012 alle 9:52 am

    ……l’illuminato presidente ha sicuramente in mano la “situazione”…. difficile che gli americani (con la a minuscola..) possano prenderlo in castagna…… vedè per cruasè……!!!

  3. Vittorio Vezzola

    marzo 7, 2012 alle 12:33 pm

    Non essere sempre così intransigente, a parte i demi-sec, anche gli champagne più commerciali tendono al dolce proprio per piacere ad una fascia di pubblico più ampia. Magari trascinato dal successo del Cruasé più commerciale anche quello di qualità inizia a prendere quota.

    • Lorenzo

      marzo 7, 2012 alle 1:33 pm

      La distinzione fra Cruasé commerciale e Cruasé di qualità direi che appartiene, a livello concettuale, a un futuro remoto. Prima dovrebbe affermarsi il Cruasé evitando di proporre da subito,c ome fosse una cosa buona, lo stesso vino in una serie di varianti diverse.

      • Franco Ziliani

        marzo 7, 2012 alle 1:43 pm

        magari ora pensano ad una special cuvée di American Cruasé…

  4. Lorenzo

    marzo 7, 2012 alle 12:43 pm

    questo rappresenta tutti gli altri e gli altri l’hanno eletto, il migliore…. chissà gli altri :-)))))))))))))))))))))))))

  5. Gianluca

    marzo 7, 2012 alle 12:44 pm

    domanda: ma qualche tempo fa non avevano nominato un nuovo direttore del Consorzio?
    E se c’é ancora, perché non fa lui le dichiarazioni invece del Presidente Massone?
    Così magari evitano qualche brutta figura…

    • Miriam

      marzo 10, 2012 alle 3:13 pm

      Ma no… quale brutta figura!! E’ in perfetta media oltrepadana. Guai se così non fosse! ci sarebbe seriamente da preoccuparsi. Abbiamo una tale vis comica in questo “fazzoletto” di terra, che vien da piangere dalle risate, se non fosse che qui ci sono tanti che credono a questi fringuellini cinguettanti.
      In quanto al nuovo direttore, mi confermano ci sia ancora, ma da persona seria quale dicono sia, non si mette certo al livello del “guascone” Massone! tace, consapevole che non sarà mai in grado (buon per noi!) di spararle altrettanto grosse come il suo presidente.
      Una volta si diceva che “il bel tacer non fu mai scritto”, dunque…!

  6. claudio grignani

    marzo 7, 2012 alle 7:00 pm

    Buonasera signor Ziliani,
    sono un Suo affezionato lettore di Pavia. Pur essendo un medico e avendo quindi solo limitate competenze nell’ambito enologico (mi sono isccritto al corso somellier FISAR) ho apprezzato molto alcuni Cruasè prodotti in provincia di Pavia (es Conte Vistarino, Travaglino). Vista la stima che nutro nei Suoi confronti volevo un Suo parere specifico su queste bottiglie al di là del valore o meno della camapagna promossa da Massone.
    La saluto cordialmente
    Claudio Grignani

    • Lorenzo

      marzo 10, 2012 alle 5:25 pm

      Mi intrometto in attesa della risposta di Ziliani per ricordare – se non sbaglio – che Ziliani chiese lo scorso anno al Consorzio di organizzargli una degustazione dei Crusé e che questa non fu mai organizzata ma ne seguì un “cinema” tipico Oltrepo. Lì le camApagne di promozione si fanno così.

      • claudio grignani

        marzo 10, 2012 alle 11:21 pm

        Ciao Lorenzo, questo è purtroppo sempre stato un limite di tutta la provincia di Pavia non solo nella promozione dei vini. Credo sia un territorio che venga poco apprezzato più per totale incapacità di comunicazione che per mancanza di risorse. La mancata organizzazione di una degustazione di Cruasè con un esperto come Ziliani ne è un ottimo esempio. Quello che mi interessava sapere era un suo parere sulle bottiglie (se ha avuto altre occasioni di degustarle) tralasciando ogni altra polemica.
        Un saluto

  7. rampavia

    marzo 17, 2012 alle 9:23 am

    In Oltrepo regna da sempre la mancanza assoluta di una seria autocritica. Se azzardi anche solo un suggerimento vieni ignorato. Se poi ti prendi la briga di girare per le enoteche ed i ristoranti di Pavia o di Milano, trovi che il vino oltrepadano viene proposto quasi sempre come un figliastro. Relegato ad accompagnare salumi o piatti semplici. E’ difficile trovare un Noir di Mazzolino (a prezzi da Borgogna) o un Rosso Arfena (più abbordabile).
    E’ la storia che da sempre si ripete: pubblicità esagerata ed autocelebrativa che si scontra con una realtà di scetticismo nelle stesse vicine città che dovrebbere essere il loro primo canale di utenza.
    Non mi pare, Ziliani, che sia cambiato molto dalla ormai vecchia intervista al mitico faraone Panont.

  8. Roger Marchi

    marzo 29, 2012 alle 8:52 pm

    Per la conquista del mercato americano con il Cruasé forse potrebbe tornare utile mettere on line la versione inglese del sito del Cruasé, creato nel lontano maggio 2008 e da allora rimasto consultabile solo in lingua italiana…

Lascia un commento

Connect with Facebook