Franciacorta a 4 euro in vendita su Global wine & spirits. Urge attenta riflessione

Trovo sempre interessante, per capire come vanno le cose del mondo del vino, soprattutto dal punto di vista commerciale, dare periodicamente un’occhiata alla sezione denominata “Spot market place” del sito Internet specializzato Global wine & spirits, che presenta, senza tante parole, e veramente è il caso di dirlo, in soldoni, la disponibilità e soprattutto il prezzo di quantitativi di vini che sono disponibili.
Vini che, ovviamente, non si vendono bene per i normali canali, che restano in cantina, e che ci si trova costretti a (s)vendere a prezzi di realizzo. Tanto per svuotare le cantine e portare a casa un po’ di soldi.
Per una mia personale forma di curiosità vado periodicamente a vedermi, essendomi rifiutato di allinearmi con i trionfalistici celebratori del successo inarrestabile del Prosecco (Doc e Docg), a quali prezzi siano disponibili quantitativi significativi dello spumante aromatico prodotto in Veneto e Friuli Venezia Giulia.
E anche oggi mi sono trovato dei prezzi non proprio entusiasmanti, centomila bottiglie di Prosecco Doc disponibili a 2,68 euro e ben 600 mila bottiglie di Prosecco Doc proposte a 3,24 euro, che non è poi una quotazione tanto male. Poi, girando e curiosando qua e la, mi sono trovato di fronte a qualcosa che francamente non mi sarei mai aspettato.
Mi sono imbattuto in metodo classico Docg, prodotti in quella zona che considero la punta di diamante (con alcune espressioni del Trentino) del panorama del “metodo champenoise” italiano, sto parlando della Franciacorta, proposti a prezzi da Prosecco.
Diecimila bottiglie di Franciacorta Brut a 3,90 euro, 13.000 bottiglie di Franciacorta Satèn a 4,40 euro, e poi, per inciso, anche 20.000 bottiglie di Terre di Franciacorta rosso, della stessa azienda che proponeva a basso prezzo Franciacorta Brut e Satèn, a 1,80 euro.

Ma la cosa più preoccupante, al di là del rammarico per i problemi che evidentemente sta incontrando l’azienda in oggetto, un azienda di antica storia, non l’ultima arrivata, è scoprire la disponibilità di 90.000 bottiglie a 6,60 euro, Franciacorta del 2007, proposte, questo si legge nell’inserzione di Global wine & spirits, così: “Most famous sparkling wine-Italy-brut-franciacorta”.
E allora mi sono detto che se troviamo dei Franciacorta Docg svenduti intorno ai 4 euro, 4 euro e mezzo, e viene assicurata, ad un prezzo che non può essere soddisfacente, la disponibilità a 6,60 di novantamila bottiglie dei più famosi Franciacorta Brut, allora c’è qualcosa che non va bene nella zona vinicola bresciana, che la crescita straordinaria, in termini di qualità, di numeri, di protagonisti, di immagine, sta producendo qualche imprevista e indesiderata contraddizione.
Sulla quale è bene riflettere per tempo, con urgenza, perché non si può pensare che da un punto di vista economico abbia un senso produrre metodo classico, lasciandoli almeno 18 mesi sui lieviti per poi svenderli a 4 euro…

22 commenti

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22 commenti

  1. Marco Bertelegni

    febbraio 24, 2012 alle 1:27 pm

    Concordo sullo stato di preoccupazione creato da queste svendite. Non è possibile che un metodo classico serio esca sotto i 7-8 euro. Il problema è che prima ci si farcisce la bocca dal vantare produzioni e vendite in crescita record, poi ci si trova a dover combattere con questi prezzi da fame. E vogliamo parlare delle scontistiche che fanno certe aziende sulla soglia del 50%?
    Sta ai Consorzi ed agli enti di tutela fare norme rigide per evitare queste svendite che vanno a mettere in ginocchio intere zone viticole ed in particolare coloro che lavorano seriamente puntando alla qualità.
    E vi parlo da una zona che questo problema l’ha da sempre.

  2. Pingback: Franciacorta a 4 euro in vendita su Global wine & spirits. Urge attenta riflessione | Blog di Vino al Vino

  3. sebino

    febbraio 24, 2012 alle 10:18 pm

    madò… e pensare che bastasse un agente che passi per i bar della franciacorta a vendere a 1€ in piu a stock di 120 bottiglie e in un pomeriggio han venduto tutto… basterebbe passare solo sul lago d’Iseo e lago di garda…perlomeno fan “beneficenza” in loco… cornaleto com’è chi l’ha già assaggiato? che domani chiamo e vedo che prezzo mi fanno 😀

  4. Cosimo Piovasco di Rondò

    febbraio 25, 2012 alle 9:14 am

    Grazie, franco per questo tuo lavoro di monitoraggio dei prezzi… non siamo ancora allo sfascio della Doc Trento … ma mi pare che il fenomeno sia dilagante… Un’idea, mettiamo in piedi insieme un piccolo Osservatorio Prezzi. Visto che consorzi sembrano non occuparsene..
    CpR

  5. Matteo2

    febbraio 25, 2012 alle 2:44 pm

    Mio Caro Franco,

    condivido appieno il discorso ma mi permetto di dire che se si cerca meglio si potranno trovare inconfutabili indizi di chi riesce a fare ancora peggio di Cornaleto.
    Il mercato dei Fraciacorta ha un bisogno di un supporto da parte di un organismo indipendente, superpartes, in grado di scongiurare queste situazioni. Il nome di questo ente dovrebbe essere consorzio. Peccato, se solo ci fosse!

    • Franco Ziliani

      febbraio 25, 2012 alle 4:26 pm

      questi sono i “commenti”, diciamo così, qualunquisti e che non portano alcun contributo al dibattito, che non vorrei mai ricevere… Il Consorzio esiste e lo sa benissimo anche lei…

      • Matteo

        marzo 5, 2012 alle 3:59 pm

        Il Consorzio esiste per tutelare i vini della Franciacorta (infatti è Consorzio per la tutela dei vini di Franciacorta)
        TUTELARE appunto, ma chi?
        Il consorzio ha da non molto istituito l’Osservatorio Economico che invia mensilmente dati molto interessanti sulle vendite generali del Franciacorta.
        Ma poco s’interessa della politica dei prezzi adottata da troppe aziende.
        Siamo sempre noi produttori che ci accorgiamo che il vicino ha venduto a € 5,00 o meno e mai chi, invece, dovrebbe controllare.
        E credete che anche dopo varie segnalazioni qualcuno dal Consorzio si muova?
        E’ mai venuta una risposta ferma e decisa dal Consorzio dopo che alle varie riunioni si è fatto più volte presente questo problema?

        • Franco Ziliani

          marzo 6, 2012 alle 4:36 pm

          credo che queste questioni Matteo vadano dibattute alli’interno del Consorzio e non portate all’esterno. Non é questa la sede adatta per risolverle…

  6. MANTEGNA

    febbraio 25, 2012 alle 7:07 pm

    Buonasera,dico subito che il sito non mi pare sia molto serio,in quanto permette inserzioni diciamo un pò AL LIMITE!Sbirciando sulle offerte di Prosecco in corso figura un fantomatico Prosecco DOC dal Friuli! a marchio Pinturicchio,ma di Conegliano Valdobbiadene!
    La foto mostra chiaramente che è un doc,e non nomina l’area storica,ma ben la nomina nell’inserzione!
    Mentre il sito offre Prosecco DOCG,ma con l’etichetta che riporta la scritta DOC e nessuna origine Conegliano Valdobbiadene:
    http://www.pinturicchiovini.com/dry2.html

    Ora,se offre Prosecco Doc questo non puo’ essere di Conegliano Valdobbiadene,a meno che non quello di vendemmie dal 2009 o precedenti,ma dovrebbero specificarlo come minimo,però non lo riportano.
    E’ chiaro comunque che chiunque offra Prosecco Doc,spacciandolo per Docg commette una truffa e io da consumatore e appassionato spero che un’azienda venga punita severamente nel caso di tali truffe.I miei saluti

  7. maurisso

    febbraio 25, 2012 alle 7:53 pm

    Francois Moutand Metode Traditional a 3.50€+IVA alla Metro ma anche sui 10€ in alcune enoteche… Poi ho visto anche un Franciacorta, dal nome: “Franciacorta” in un noto centro commerciale di Lusso… Il prezzo del semi-champagne però era per una bottiglia non per 10.000 ;-)… Poi comunque ho visto di peggio. ciao nè

  8. sebino

    febbraio 26, 2012 alle 12:05 am

    chiamare un vino pinturicchio e poi lamentarsi del magazzino pieno?

  9. Giacomo

    febbraio 28, 2012 alle 5:56 pm

    Inutile dire che questa notizia è realmente preoccupante se una zona relativamente piccola come la Franciacorta (11.000.000 bottiglie vendute) si trovano sul mercato bottiglie con prezzi sottocosto o al limite del costi produttivi deve fare riflettere.
    E’ invece utile dire che non solo le stagioni sono sempre più bizzarre e diverse ma anche il mercato è alquanto cambiato negli ultimi anni. Sono entrate nuove realtà produttive, si sono aperti nuovi mercati dove il consumo di vino è in crescita, ma è soprattutto cambiato il consumatore che ha ridimensionato il ruolo delle guide e dei guru. In questo vortice di cambiamenti e di evoluzioni è importante avere una strategia e delle risorse da investire per capire, conoscere, restare al passo delle nuove esigenze. Comunicare è fondamentale, la comunicazione deve essere efficiente e all’altezza. Ci vogliono dei professionisti capaci di affrontare i mercati, ma spesso le piccole aziende non hanno le risorse per potere affrontare questi costi. Cosi si fa come si può. A volte non rimane che puntare tutto sul prezzo è una scorciatoia che anche nel breve non paga. Si libera la cantina ma non si guadagna e si crea un danno di immagine alla zona di produzione. Normalmente nel mercato le azienda che producono di più hanno prezzi più bassi in Franciacorta è l’inverso.

  10. max perbellini

    febbraio 28, 2012 alle 6:51 pm

    Ho sentito una chiacchiera, da voce autorevole, ma solo una, che un notissimo produttore Franciacortino ha comunicato ai suoi conferitori che quest’anno ritirerà circa il 30 % in meno di uva. Come ripeto è solo una voce, ma non è che ci sia sotto qualcosa in più, tipo invenduto o simili????

    • zakk

      febbraio 28, 2012 alle 10:15 pm

      C’è sotto che così il prezzo dell’uva cala e chi compra spende meno.

  11. matteo

    febbraio 29, 2012 alle 10:14 am

    Dott. Ziliani, La ringrazio per il “coraggio giornalistico” di aver pubblicato una notizia quantomeno scomoda. Non esiste certamente una soluzione magica e rapida al problema di surplus produttivo che certamente è presente in Franciacorta; credo che le soluzioni si troveranno solamente affrontando il problema a livello di consorzio (e chissà che questo non rafforzi anche la posizione dello stesso…). Se si inizierà a discutere e se si porranno in essere le basi per cercare una produzione sarà anche merito Suo. Cordialmente

  12. max

    febbraio 29, 2012 alle 10:29 am

    Franco,

    una precisazione doverosa.
    Il costo da te indicato è per il lotto intero.
    Nel senso che devi comprare 10.000 bottiglie se vuoi il prezzo di 3,90 Euro CAD.
    Ho contattato Cornaleto e mi hanno detto che quello è un lotto invenduto, i prezzi da loro sono completamente diversi per l’annata corrente.

    • Giovanni Arcari

      febbraio 29, 2012 alle 4:59 pm

      Mi perdoni Max, sarà anche un lotto invenduto ma non si svendono bottiglie al di sotto del prezzo di produzione e con scritto Franciacorta in etichetta.
      Visto che la Franciacorta non è solo di cornaleto e il danno investe la totalità del territorio, sarebbe stato più intelligente declassare il vino.
      Almeno avrebbe evitato di mancare di rispetto al territorio e ai produttori che ne fanno parte.

      • max

        marzo 1, 2012 alle 3:37 pm

        Giovanni,

        pienamente concorde con la sua nota.
        La mia voleva solamente essere una nota per chiarire meglio la notizia.

        Sul fatto che con questi prezzi si vada a rovinare l’intero nome .. mi trova pienamente concorde.

  13. Pingback: Happy Day! tra succo d’arancia a 7cent e franciacorta a 3,90euro. « TerraUomoCielo

  14. manuel

    marzo 26, 2012 alle 9:48 pm

    leggendo l’articolo e i commenti successivi, mi permetto di fare alcune considerazioni “ad alta voce” e chiedo a voi, più esperti, di darmi una mano a dare maggior logicità ai miei pensieri:
    – come “utilizzatore finale” del vino, non mi fa altro che piacere riuscire a trovare vini di qualità riuscendo a pagare pochi euro (visto che la qualità del prodotto non è stata messa in discussione)
    – a chi propone di vendere il vino della suddetta cantina declassandolo, per mantenere “alto” il nome della franciacorta, mi verrebbe da dire “oltre al danno, la beffa!”, visto che si trattava, se non ho capito male, di un lotto invenduto e quindi pesante sulle spalle del produttore
    -sarebbe interessante, ma credo non realizzabile, che il consorzio possa istituire un “fondo salva cantine” per supportare e magari ritirare gli invenduti senza che ne facciano le spese i produttori (soprattutto i piccoli, ma non solo, che cercano di mantenere standard di qualità e si scontrano con le spietate leggi del mercato) e nello stesso tempo salvino il buon nome;
    – la spendibilità del nome e il suo prestigio in questi anni è stato, a mio avviso, più messo in difficoltà da produttori che ne hanno abusato mettendo sul mercato prodotti di bassa qualità a prezzi comunque più alti del “lotto incriminato” (e mi riferisco a situazioni conosciute e più o meno tollerate anche dal consorzio)
    – ultima considerazione, un po’ di colore, ma altrettanto preoccupante…ho avuto il dispiacere di aprire (solo aprire!) una bottiglia di nobili palazzoli, franciacorta brut docg (vedere per credere il link, vino addirittura fatto con pinot grigio!http://www.globalwinespirits.com/catalog.WINE/Nobili%20Palazzoli%20BRUT%20reserve%20methode%20Champenoise/31019420/WORLWINE-it.jsa)e credo che( se non di truffa si tratta, ci arriviamo vicino) questo debba essere un motivo di grande preoccupazione per il consorzio, per i produttori e per tutti gli amanti del vino.
    aiutatemi a metter ordine ai miei pensieri, grazie
    manuel

  15. gianluca riz

    luglio 10, 2012 alle 3:07 pm

    beh che dire…come impegnato direttamente nel mondo del vino vedo che i problemi sono gli stessi in giro per l’italia…anche nelle doc più prestigiose.
    Io penso che quando un consorzio non fa ciò per cui è stato creato la soluzione naturale del problema è il suo declino..il mercato non perdona ma soprattutto dovebbero cominciare a non perdonare i produttori onesti che ne fanno le spese.

  16. fabio rota

    agosto 17, 2012 alle 2:13 pm

    Vedo che anche le zone più famose del vino vanno incontro al DISASTRO delle altre zone.
    Cito il disastro della mia zona il Lambrusco, è diventato impossibile vendere un buon prodotto: a me una bottiglia di fermentato in bottiglia costa di spese vive 3,80 e la vendevo a 4,50 quando c’è chi vende lo stesso marchio con il benestare del consorzio a 0,70 la bottiglia.
    I Consorzi sono un danno per l’enologia italiana perché non fanno quello che si fa in Francia: togliere il marchio a chi fa il furbo.

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