Sparkling wines: United States tra tentazione dell’autarchia e voglia di spendere poco

Voglio dedicare questo corsivo a quegli amici responsabili o protagonisti nelle più importanti denominazioni d’origine del metodo classico italiano che si sono messi in testa “un’idea meravigliosa” (e a mio avviso di difficile realizzazione): fare degli Stati Uniti un mercato reale e non virtuale com’è attualmente (da quattro bottiglie in croce piazzate simbolicamente in ristoranti top e qualche enoteca o wine merchant) per le loro bollicine.
Nel periodo natalizio e nei giorni che hanno preceduto il Capodanno o New Year’s Eve scorrendo siti Internet e wine blog americani ci si accorgeva facilmente che anche se gli States rimangono un mercato fortissimo, il secondo mercato estero, per lo Champagne, con 16,9 milioni di bottiglie vendute nel 2010, la tentazione di cercare e trovare delle alternative al classico modello francese è fortissima.
Lo è dal punto di vista del prezzo, ma aggiungeremmo anche da quello dell’orgoglio nazionale. Per capirlo non bisogna tanto consultare le riviste specializzate ma alcuni dei tanti siti Internet generici che al loro interno comprendono rubriche e spazi vari riservati al vino, rubriche lette dallo zoccolo duro di quei consumatori che decidono o meno il successo, commerciale, di un determinato vino.
Mi è bastato leggere ad esempio, su un sito come HauppagePatch.com l’articolo firmato dalla giornalista Erin Schultz dal titolo di “10 Local Sparkling Wines to Ring in the New Year” per capire come ad una fetta consistente di comunicatori del vino e soprattutto di consumatori poco importi in fondo l’origine delle “bollicine” e che possono andare bene, anche se non hanno nemmeno lontanamente l’allure o il blasone dello Champagne anche gli sparkling wines locali.
Come si può vedere nell’articolo, qui, l’articolista esordisce ricordando che “With New Year’s Eve right around the corner, many local wineries offer sparkling wines to usher in the New Year. The local vineyards that produce sparkling wines take pride in producing this labor intensive variety. There’s still time to stop by a tasting room to find the perfect one for your party. Here is a list of just some of the locally produced sparkling wines”.
Come ci si può accorgere leggendo, le proposte sono le più varie e disparate, e comprendono, a fine 2011, quelli che con suprema faccia di tolla vengono definiti Dazzling Champagnes e non sono altro che bollicine prodotte nell’area di Long Island, oppure Cuvée Rare Champagne, oppure “sparkling méthode champenoise”, che magari hanno vinto delle medaglie “a silver at the 2011 Finger Lakes International Wine Competition”, o dei Rosé che ci viene assicurato essere degli ottimi abbinamenti, “a good match for fruit plates or chocolate”.

C’è l’orgoglio nazionalistico “bollicinaro” in gioco, ma anche la voglia di risparmiare e di spendere poco, testimoniato ad esempio dal successo del Cava negli States, che nel 2010 ha venduto qualcosa come 17.512.477 bottiglie registrando un aumento del 18,26%.
E dalla marcia trionfale che sta facendo, come competitor dello Champagne puramente dal punto di vista del prezzo, perché solo uno stupido potrebbe mettere sullo stesso piano tipologie di prodotto che sono profondamente diverse e non hanno nulla in comune, il Prosecco.
Lo dimostra ad esempio, su un altro sito, questa volta canadese, The Record.com, l’articolo del Wine & Spirits writer Dan Kislenko, dal titolo emblematico di “Wines & spirits: Bubbly for New Year’s Eve doesn’t have to be pricey”, ovvero le bollicine per il brindisi di fine anno non devono (per forza) essere costose, dove si legge, qui: “you know we have to talk about bubbly today — with popping corks and New Year’s Eve celebrations just a few hours away. In fact, as you read this, it’s already Jan.1 in New Zealand and parts of Australia). But French Champagne is expensive (hello, Dom Perignon at $230 a bottle!). So let’s look at alternatives that deliver similar sparkling delight at affordable prices. In fact, several of these choices are discounted today”.
E poiché lo Champagne é costoso (e per spiegare che lo é viene citata una cuvee costosa di 230 dollari a bottiglia, come se non ci fossero alternative risparmiose valide) “bisogna cercare alternative di sparkling simili a prezzi abbordabili”.
E per l’articolista le alternative di prodotti “simili”, se così si può dire, sono rappresentate da un popolarissimo Brut californiano, da due Cava molto base di Freixenet, da un Moscato spumante californiano, da un Kir Royal, da un Malbec Rosé, dalla versione bollicine del celeberrimo e popolarissimo Yellow Tail australiano, da due sparkling canadesi dell’area del Lago Ontario e delle Niagara falls, e di un Prosecco senza particolari pretese dal packaging orripilante con tanto di bottiglia blu.
Questi i competitors, tra cui anche il Prosecco di una celebre azienda toscana ormai americana di proprietà, “a major Tuscan producer better known heretofore for its Chianti”, degli ambiziosi metodo classico a denominazione d’origine che vorrebbero trovare spazio sul mercato Usa.
Per quanto possano essere bravi a raccontare che loro sono Franciacorta Docg o Trento Doc, che hanno una storia (abbastanza recente peraltro) un blasone, livelli qualitativi importanti, grandi ambizioni, che le loro bottiglie, seppure diverse, non hanno nulla da invidiare, a tanti Champagne, sempre bubbles, sparkling wines, i loro vini restano.  Sempre valutati se siano o meno dotati di affordable prices e che “doesn’t have to be pricey”.
Come diavolo potranno fare, stretti come sono tra Champagne, Cava, sparkling vari americani e Prosecco a trovare un loro spazio?

5 commenti

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5 commenti

  1. Nelle Nuvole

    gennaio 2, 2012 alle 11:56 am

    Come diavolo potranno fare? Domanda da un miliardo di dollari.
    Forse mettendosi di buzzo buono a diffondere e consolidare il marchio “Franciacorta” o “Trento”, senza andare tanto per il sottile e il raffinato, senza distinguo fra azienda e azienda, mettendo la qualità delle singole produzioni in secondo piano. Anche senza sputtanarsi in una guerra al ribasso dei prezzi. Ma cercando dei testimonial di impatto, un’agenzia di comunicazione seria e radicata negli USA. Insomma tutto l’ambaradam promozionale in grado di creare l’idea dell’esclusività a portata di molti.

  2. Vittorio Vezzola

    gennaio 2, 2012 alle 3:37 pm

    Domanda da un milione di dollari!
    Globalmente ce ne sarebbero mille di cose da fare, ma prima di tutto puntare a fare un prodotto migliore di tutti gli altri “sparling” in senso assoluto. Puoi fare tutta la pubblicità del mondo, ma se il prodotto non è buono non serve a niente. Per il mercato americano, devono spingere il satén, che mi sembra il prodotto più adatto.

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  5. delphine

    marzo 6, 2012 alle 4:29 pm

    Il buono o il cattivo sparkling non è la chiave. Il vino perchè un Champagne, sparkling etc… deve prima di tutto piacere e non bevuto solo perchè costoso. L’Italia non ha niente da vergognarsi sulla qualità anzi. Però a tutto da fare a livello strategico. I sparkling inglesi posizionati su un prezzo medio di 23€ per fare concorrenza alla champagne …. ahahahahahahah!!! Idiozie già sentite in Italia, fin troppo. E ora di parlare seriamente!

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