Franciacorta Rosé Brut Faccoli. Un’altra idea di Rosé

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio:

Giudizio:
8


Dove sta scritto che per bere un Rosé con le bollicine si debba rischiare di imbattersi per forza, anche in una zona che su questa tipologia va dimostrando la propria nobilitate e vocazione, parlo della Franciacorta, in vini furbetti, scopertamente proseccheggianti e morbidoni, dai colori sospetti, dai profumi di confetto e fragola (magari all’aroma sintetico) e dal gusto privo di nerbo tanto è stupidamente piacione e molle?
In verità non sta scritto da nessuna parte e sono certo che i responsabili di questa sciocca tendenza, che non fa altro che cavalcare una moda e nel modo più insensato e senza futuro, presto si accorgeranno che questo modo di intendere il Franciacorta Rosé non paga.
Pertanto, cari appassionati di metodo classico franciacortini che amate, come me, la tipologia del Rosé e non vi accontentate di vini senza spina dorsale, guardatevi in giro che, basta cercarli, di Rosé buoni ce ne sono.
Quello di cui intendo parlarvi oggi è il classico esempio di un Rosé che contraddice completamente le mie convinzioni, ovvero che l’attuale disciplinare del Rosé che fissa solamente nel 25% la percentuale minima di Pinot nero richiesto nella cuvée non vada bene e venga rivisto (ovviamente non appena il numero di ettari di Pinot nero, che attualmente credo sia intorno ai 500, crescerà e si individueranno, secondo quell’ottimo lavoro di zonazione realizzato vari anni orsono e rimasto un po’ lettera morta, le zone più vocate per questo vitigno), e portato ad almeno un cinquanta per cento.
Ho già scritto più volte che i Franciacorta Rosé che amo vedono il grande vitigno borgognone protagonista e non comprimario, eppure eccomi a proporvi, e garantirvi, un Franciacorta Rosé nella cui cuvée il Pinot nero non supera il 30 per cento contro un 60% di Chardonnay ed un 10% di Pinot bianco.
Atteggiamento contraddittorio il mio? Apparentemente, perché al mio discorso generale, che confermo, possono esserci delle eccezioni, legate soprattutto al nome di chi produce questi Rosé che non vedono il Pinot nero come azionista di maggioranza, al luogo (o meglio, ai terroir) dove vengono prodotti, e alla storia e alla filosofia di chi li produce.
Perché nei posti giusti sono persuaso che le persone giuste e capaci siano in grado di produrre Rosé, di stile molto peculiare, di forte personalità. Lontani anni luce dal modello caricaturale di Rosé di cui parlavo aprendo questo articolo.
Un esempio di questi produttori che si applicano al Rosé senza scorciatoie, cercando di far emergere su questa tipologia soprattutto la forza e la verità/unicità del terroir dove hanno i loro vigneti, è sicuramente l’azienda agricola Faccoli di Coccaglio posta ai piedi del Monte Orfano, il più antico della Franciacorta, composto di ciotoli, argilla rossa e calcare, che si traducono in profonde note minerali, terra da vini rossi, di struttura: nelle bollicine si esprime corpo e sapore.
Secondo i Faccoli “le nostre bolle non sarebbero come sono, senza questa terra” e il Rosé, che non hanno aspettato che diventasse una moda, visto che lo producono dal lontano 1984, non deve avere “vinosità” nella bolla e dev’essere secco, rigoroso, croccante e pieno di energia come gli altri Franciacorta prodotti. Tra cui, ricordiamo, non figura il Satèn, al quale i fratelli Faccoli, Gian Maria e Claudio hanno rinunciato non essendo nelle loro corde.
Di Rosé producono oggi 11-12 mila bottiglie anche se potrebbero produrne di più vista la richiesta, ma loro preferiscono farne il numero giusto senza farsi prendere la mano dalla moda del momento, animati dall’intento di unire la finezza e la struttura dell’uvaggio alla potenza del territorio.
Negli anni è aumentata la percentuale di pinot nero nell’uvaggio anche se non credo che visti i numeri dell’azienda, 4,5 ettari a vigneto e due in affitto, 4 ettari a Chardonnay, 1,5 la parte più vecchia a Pinot bianco un ettaro a Pinot nero, e una produzione che si aggira (e non intende andare oltre) intorno alle 50 mila bottiglie, esclusivamente Franciacorta Docg, potrà diventare maggioritario.
Chi siano i Faccoli è presto detto, degli autentici vignerons e récoltant manipulant franciacortini, produttori di quello che sarebbe diventato Franciacorta Docg dal 1979 e maggiori notizie su di loro potrete trovarle leggendo questo recente articolo dove ho celebrato i loro Extra Brut e Dosaggio Zero.
Come ho già scritto, i loro Franciacorta sono agli antipodi del modello di bollicina accattivante e un po’ ruffiana che mette tutti d’accordo: o piacciono, e soprattutto agli appassionati più consapevoli ed esigenti piacciono molto, senza se e senza ma, o lasciano un po’ freddi. Soprattutto i bevitori meno esperti che vorrebbero bolle più rassicuranti e meno impegnative.
A me piacciono e di molto e non c’è Franciacorta nella loro gamma che non apprezzi e che quando lo stappo non mi faccia venire voglia di berlo e di andare avanti, specie se in compagnia, a vuotare gioiosamente la bottiglia.
Discorso che vale per questo Franciacorta Rosé non millesimato, sei grammi di zucchero litro, sboccatura primo semestre 2011, 24 mesi di affinamento sui lieviti, colore rosa salmone scarico, sangue di piccione, dal perlage vivacissimo, pimpante, scoppiettante nel bicchiere, che preferire ovviamente alla flûte, dal naso salato, elegante, vivo, di bella fragranza e sapida freschezza, appena fruttato, con una leggera nota di fragoline di bosco, e con leggeri accenni floreali, ma soprattutto salati e petrosi.
Bocca succosa il giusto, senza sconfinarle nell’eccessivamente fruttato, nel vinoso o nel banalmente dolce, ben secca, di grande energia ed integrità, vitale, di bella continuità e spiccato dinamismo, gusto molto saporito e sostenuto ricco di nerbo, con coda lunga nervosa e ricca di sale, grande equilibrio e soprattutto freschezza.
Un Franciacorta Rosé che potrete proporre, con grande successo, come aperitivo, e poi gustare su antipasti e carni bianche, su primi piatti a base di pesce e verdure, e poi continuare a bere, senza mai stancarvi, a tutto pasto. Ecco la Franciacorta in Rosé su cui puntare senza esitazioni!

Azienda agricola Faccoli
via Cava 7 Coccaglio BS
tel. 030 7722761
sito Internet http://www.faccolifranciacorta.it
e-mail aziendafaccoli@libero.it

13 commenti

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13 commenti

  1. Alessandro Carlassare

    dicembre 29, 2011 alle 9:35 am

    Che brutta la frase “in vini furbetti, scopertamente proseccheggianti”: dileggia un vino ed un territorio.
    Un vino può essere prodotto in modo furbetto, può essere “morbidone” e “piacione”, ma dire che somiglia ad un altro vino, intendendo tale somiglianza come un aspetto negativo, non serve a rafforzare tale critica. (come dire: “stamane mio figlio era talmente brutto che somigliava al tuo…”).
    Da un uomo che come te sa usare bene le parole, considero la licenza descrittiva come un piccolo scivolone.
    Almeno questo è il mio parere.
    Un caro saluto

    • Franco Ziliani

      dicembre 29, 2011 alle 9:42 am

      Alessandro, nessun dileggio. Volevo semplicemente condannare la tendenza di alcuni Rosé ad essere mordidoni, rotondi, leggermente dolci e a ricordare al gusto un Prosecco. Cosa che potrà andare bene per un Prosecco, non per un Franciacorta Rosé
      cari saluti

      • Il contestatore

        dicembre 29, 2011 alle 2:01 pm

        Mah…arrivare a dire che alcuni Franciacorta Rosè, arrivino a somigliare ad un prosecco…è da dilettanti!mamma mia!
        Che siano dolci, rotondi e morbidi, è quello che il mercato, chiede, e si aspetta.
        Perfortuna, in Franciacorta, ci sono rosè diversi li uni dagli altri!

        • Franco Ziliani

          dicembre 29, 2011 alle 3:22 pm

          aspetto che mi insegni lei a scrivere, contestatore…

        • Francesco Beghi

          dicembre 29, 2011 alle 5:29 pm

          Mi scusi, vorrei sapere se lei è Gigi Balestra dell’azienda “Il Pendio” di Monticelli Brusati, di cui ho assaggiato un Franciacorta chiamato appunto “Il Contestatore”.

          • Franco Ziliani

            dicembre 29, 2011 alle 5:42 pm

            sarebbe paradossale che un produttore di Franciacorta venisse a contestare i miei giudizi su Franciacorta Docg prodotti da quelli che, lo si voglia o meno, sono colleghi…
            Ma tendo ad escludere questa ipotesi, saremmo proprio nel grottesco.. O peggio

          • Il contestatore

            dicembre 29, 2011 alle 11:41 pm

            Lo conosco personalmente, il Sig. Balestra, lui si che è un contestatore puro!
            E secondo lei, un 70enne non in ottima forma si mette a scrivere qui?
            Sicuramente avrebbe già mandato a quel paese il sig. ziliani! 😀

  2. spirito

    dicembre 29, 2011 alle 12:10 pm

    Complimenti per il sito e le molto interessanti recensioni.
    Una settimana fà ho provato un metodo classico fatto in abruzzo davvero sorprendente e mi piacerebbe leggere una recensione a proposito, magari lo hai gia testato, l’ho cercato nell’archivio del sito e non l’ho trovato.
    Lo spumante è l’ Esmery’s di Dora Sarchese (cococciola-trebbiano e chardonnay) a meno di 15 euro in enoteca che fà 10 anni sui lieviti prima di essere commercializzato

    saluti

  3. massimiliano

    dicembre 29, 2011 alle 1:08 pm

    Che meraviglia le bollicine di Faccoli. Consiglil a chi ama prodotti veri una visita in azienda, troverete simpataia, cordialità, prezzi eccellenti e prodotti superbi, con una gamma in crescita dal brut all’extrabrut al rosè per un gran finale con il pas dosè.
    Ho letto del trattamento che le hhano riservato all’AIs sig. Ziliani, ed anche se non è questo il luogo giusto, le porgo il mio piccolo sostegno morale. Abbiamo bisogno di persone competenti ed intellettualmente oneste come lei nel mondo del vino (e non solo).
    P.S. quando qualche bell’articolo sull’amato Barolo su Vino al Vino)?.

  4. stefano77

    dicembre 29, 2011 alle 2:27 pm

    Concordo con il giudizio di Franco su questo rosè, un rosè deve avere determinate caratteristiche per essere un vero prodotto! Se la Franciacorta avrà il coraggio di utilizzare più pinot nero nella cuveè dei rosè daranno ulteriore valore ai loro vini.

  5. giorgio

    dicembre 29, 2011 alle 2:58 pm

    Concordo pienamente con le sue parole e ne sono felice ,dato che lo tratto da moltissimi anni e anch’io trovo che si lasci bere senza mai stancare.
    Saluti e buon anno

  6. Davide

    dicembre 30, 2011 alle 4:54 pm

    esula dal commento, leggo qui a fianco nel dizionario del vino che Extra dry va da 12 a 20 grammi di zucchero. Non vorrei dire sciocchezze ma mi sembra che reg. ce 607 09 allegato (forse ricordo male, allegato 14 mi sembra) ha modificato la classe merceologica da 12 a 17 grammi litro di zucchero. chiedo scusa per l’intervento fuoriluogo, colgo l’occasione per fare a tutti lettori e autori gli auguri per un 2012 più sereno

  7. Antonio

    agosto 12, 2012 alle 1:32 pm

    Mi piacerebbe molto leggere qualche altro abbinamento consigliato per questo rosé. Non l’ho ancora assaggiato, ma ho avuto la fortuna di bere il brut e l’extra-brut e ne sono rimasto davvero soddisfatto.

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