Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2005

Denominazione: Franciacorta Docg
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
9


Si può parlare anche per la Franciacorta, proprio come accade in Champagne, di un’influenza avvertibile dello chef de cave, del Maestro di cantina, il tecnico – enologo degustatore dal palato finissimo che valuta e decide l’assemblaggio ideale delle cuvée e concorre a determinare uno stile aziendale?
Difficile dirlo, vista la struttura di molte delle aziende agricole franciacortine che preferiscono ricorrere ad un enologo consulente esterno (ed in Franciacorta ci sono figure classiche che ricordano un po’ il ruolo del medico condotto…) ed il grosso del lavoro viene lasciato ad un bravo cantiniere o dove è il proprietario stesso a decidere la composizione delle cuvée.
Una delle rare eccezioni di vero e proprio chef de cave attivo all’interno di un’unica cantina e responsabile in toto della difficile scelta di come comporre la tavolozza (o il puzzle?) che andrà a formare a risultato finale un Franciacorta Docg è, insieme a Stefano Capelli della Cà del Bosco, quel grande e riconosciuto enologo spumantista (ormai anche in proprio nella sua cantina Costaripa di Moniga del Garda) che corrisponde al nome di Mattia Vezzola, eminenza grigia enologica della Bellavista di Erbusco.
Non è difficile riconoscere la sua mano, la sua sapienza compositiva da vero chef de cave che predilige l’armonia, l’equilibrio perfetto e nemmeno uno spigolo, e la morbidezza e rotondità e più l’ampiezza che la profondità ed il nerbo deciso, quando si degusta alla cieca una batteria di Franciacorta dove è presente uno curato da Mattia.
Sul sito Internet della Bellavista viene sottolineato il lavoro tenace di “ostinata ricerca di una perfetta armonia italiana (..)un insieme armonico di variazioni su un unico tema: l’eccellenza. Le cuvée Bellavista sono il risultato di assemblaggi orizzontali e verticali di più di 90 selezioni provenienti dai 107 crus, che vengono distintamente vendemmiati e vinificati.
Ecco il segreto della complessità, dell’equilibrio e anche del perdurare di uno stile che si manifesta in ogni annata, in ogni tipologia”.
La riprova di questa misura, di questo stile molto personale, che rende decisamente diversi, tanto per fare un esempio, i vini di quelle che vengono considerati da molti le aziende numero uno franciacortine, Bellavista e Cà del Bosco, l’ho avuta recentemente conducendo la Serata Franciacorta dello scorso 24 novembre a Viareggio, dove di Bellavista era presente la Gran Cuvée 2006 e di Cà del Bosco il Dosage Zero 2006.
Ma ancora di più degustando (e bevendo) a casa uno dei Franciacorta di punta di Bellavista, la Gran Cuvée Pas Operé annata 2005, definita sul sito Internet aziendale (e sono certo che nei testi ci sia la mano di Vezzola) come “il risultato di una rigorosissima selezione di uve provenienti dai migliori appezzamenti aventi un’età media superiore ai 20 anni.
Franciacorta creato secondo la più antica metodologia di lavorazione che prevede la fermentazione di buona parte del mosto in piccole botti di rovere. Il Pas Operé rappresenta la “classicità” ed il sapore maschile del carattere di Casa Bellavista”.
Un Franciacorta importante e ambizioso (anche nel prezzo, tra i 35 ed i 40 euro in enoteca) che nasce da selezioni provenienti da vigneti di alta collina, esposti ad Est o Sud-est, e caratterizzati da maggiore spessore, struttura e nerbo. Una cuvée che prevede generalmente circa un 60-62% Chardonnay e 38-40% di Pinot Nero e riposa in cantina qualcosa come 6 anni prima della commercializzazione.
Un Franciacorta (la bottiglia da me degustata portava come data di sboccatura il 2011) di indiscutibile livello e dallo spiccato carattere gastronomico, tale da reggere e sollecitare l’abbinamento alle più raffinate preparazioni a base di pesce, che mi ha pienamente convinto ma mi ha dimostrato una volta di più di trovarmi di fronte ad uno stile che oltre che “Bellavista” definirei uno stile inconfondibilmente Vezzola.
Colore paglierino di media intensità, brillante e luminoso, perlage molto sottile di media persistenza, si propone subito con un naso molto complesso ed elegante, di buona ricchezza e finezza, con accenni di miele, agrumi, burro, vaniglia, leggeri accenni speziati e di fiori secchi, note di mela golden ed in secondo piano di piccoli frutti rossi, a comporre un insieme variegato e finissimo, denso e caldo il giusto.
Bocca molto ricca, composta, di grande delicatezza, cremosità e avvolgenza, con gusto di miele in evidenza, di frutta secca, palato morbido, rotondo, carezzevole, di grande dolcezza espressiva, con acidità ben calibrata che non morde, bella consistenza di frutto a pasta gialla succoso ampio e consistente, ma con grande freschezza, tale da lasciare un finale di bocca vivo estremamente pulito, sapido e un retrogusto ad ampia tessitura che richiama la mandorla.
Un Franciacorta Pas Operé molto equilibrato, piacevole elegante, secco ma senza essere aggressivo, molto caldo e ricco sul palato, con un calibrato uso del legno che dà consistenza e ampiezza ma non è protagonista. Finale avvolgente, dolce, di grande succosità quasi cremoso, con una nota leggermente mielosa di miele d’acacia che dà dolcezza e morbidezza al gusto. Un vino giocato più sulla morbidezza, la rotondità, l’armonia, che sul nerbo e la mineralità.
Proprio come piace a quel grande chef de cave che è Mattia Vezzola

2 commenti

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2 commenti

  1. Samuele

    novembre 7, 2012 alle 2:16 pm

    Quanto puó valere una bottiglia franciacorta pas operè del 1981??

    • Franco Ziliani

      novembre 7, 2012 alle 2:35 pm

      provi ad immaginare Samuele… sicuramente non vale niente. Provi ad aprirla e vedere se é ancora potabile…

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