Punzecchiature: Trento Doc o “spumanti”?

Inauguro questa rubrica flash di punzecchiature… in punta di spillo con una tirata d’orecchie all’amico Roberto Giuliani responsabile dell’ottimo sito Internet LaVINIum, che ha titolato una cronaca sulla manifestazione Bollicine su Trento, a firma di Luciano Pavesio nientemeno che: “”Bollicine su Trento”, la grande festa degli spumanti trentini”.
Rimprovero amichevole anche a Luciano Pavesio” che inizia il suo articolo così: “A fine novembre il capoluogo trentino sprizza effervescenza, il protagonista assoluto diviene il Trentodoc, lo spumante italiano che probabilmente in questi ultimi anni si è più evoluto sia in termini di qualità che di bottiglie prodotte.
L’occasione per scoprirne i progressi è rappresentata ormai da otto anni da “Bollicine su Trento”, la manifestazione organizzata per il sesto anno consecutivo da Camera di Commercio e Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con Trentino Marketing SpA”.
Ma come si fa ad intitolare un articolo su una manifestazione dedicata al Trento Doc e scrivere di questa manifestazione parlando ancora di “spumanti” e “spumante italiano”?
Non basta chiamarle TrentoDoc per spiegare che si fa riferimento alle bollicine metodo classico prodotte in provincia di Trento?

17 commenti

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17 commenti

  1. Roberto Giuliani

    dicembre 21, 2011 alle 7:56 am

    Questo è quello che si vorrebbe credere, ma il mondo del vino non può bastare a se stesso. Di gente che non ha tutta questa conoscenza per capire al volo che quando si parla di Trentodoc o di Franciacorta ci si riferisce agli spumanti ce n’è parecchia, ed è del tutto normale che sia così, a meno che non pensiamo che tutto ciò che scriviamo è indirizzato al nostro stesso ambiente.
    Di email con domande bizzarre ce ne arrivano tutti i giorni, sebbene siano ormai 12 anni che scriviamo di vino.
    Dare per scontato che tutti sappiano cose per noi ovvie è fondamentalmente sbagliato. Proprio ieri dicevo in un intervento su un noto blog che quando si parla di Prosecco, nella migliore delle ipotesi lo si associa a Valdobbiadene, mentre se si entra nel merito del Cartizze o dell’altra Docg Asolo, molti cascano dalle nuvole, anche fra gli appassionati.
    Il che la dice lunga sulla nostra illusione che certe etichette siano ovvie…

  2. Luciano

    dicembre 21, 2011 alle 11:44 am

    Mi trovo pienamente d’accordo con Roberto sull’evitare di ritenere che tutti siano appassionati o conoscano in maniera approfondita il mondo del vino.
    Personalmente in ogni mio articolo cerco di fornire il maggior numero di informazioni che possano essere utili a un lettore “comune”, appassionato o semplice curioso, con l’intenzione di allargare il più possibile la schiera di lettori ed evitare di “leggerci a vicenda”.
    Nello stesso tempo sono d’accordo con te Franco che l’obiettivo a tendere sia quello di individuare gli spumanti italiani direttamente con il nome del territorio d’origine, sia per far lievitare di importanza il prodotto sia affinché la maggioranza dei consumatori possa soddisfare appieno le proprie aspettative avendo chiaro caratteristiche e tipicità di ogni vino, desiderio difficilmente esaudibile ordinando un comune “spumante”.
    Per questo nel mio articolo ho abbinato spesso il nome di Trentodoc a spumante italiano (anche confrontandolo con il più noto termine Champagne) proprio per rendere chiaro al lettore di cosa si stesse parlando e per fornirgli gli elementi per distinguere in modo il più possibile inequivocabile questo vino tra le altre “bollicine” italiane.

    • Franco Ziliani

      dicembre 21, 2011 alle 12:01 pm

      Roberto e Luciano resto dell’idea che noi comunicatori dobbiamo essere chiari nei nostri messaggi ai consumatori e chiamare i prodotti con il loro esatto nome. Per me parlare di “spumante” o “spumanti” italiani non ha alcun senso e continuare a farlo vuol dire fornire ai lettori una comunicazione che comunica confusamente. Noi dobbiamo aiutare il lettore a saperne di più, ad avere le idee più chiare.
      Se si scrive di TrentoDoc chiamiamolo TrentoDoc e basta.
      Questo anche se gli stessi produttori non danno l’esempio: basta passare in autostrada davanti alle Cantine Ferrari di Trento, per vedere come l’azionista di maggioranza del TrentoDoc metta in bella mostra sulla facciata la parola spumante e si guardi bene dallo scrivere, come dovrebbe,TrentoDoc…

  3. Roberto Giuliani

    dicembre 21, 2011 alle 1:18 pm

    Il Trentodoc è e rimane uno spumante, esattamente come il Franciacorta, non scherziamo. Che poi il nome sia nato per valorizzare il territorio ci sta benissimo ed è giusto. Ma io continuerò a dire cosa producono, esattamente come il Dogliani rimane un Dolcetto.
    La spumantizzazione viene effettuata per realizzare quei vini, e noi lo sappiamo e lo diamo per sottinteso, ma il resto del mondo può non saperne nulla e se io mi limito a chiamarlo Trentodoc o Franciacorta, senza specificare che tipo di vini sono, non faccio assolutamente un buon servizio a chi deve conoscere proprio quei territori.

    • Franco Ziliani

      dicembre 21, 2011 alle 1:22 pm

      la pensiamo in modo totalmente diverso Roberto, ma tu resti un amico carissimo

  4. Roberto Giuliani

    dicembre 21, 2011 alle 1:47 pm

    Franco,
    io non credo che la pensiamo in modo diverso, è solo diverso il modo di porci nei confronti di chi ci legge. Se io parlo di Treontodoc (che fra l’altro è un nome già obsoleto visto che doc perderà sempre più di significato) o di Franciacorta senza nominare né bollicine né la parola “spumante”, mi limito ad omettere ciò che caratterizza quei vini, cosa che non ha alcun senso, è come se non dicessi che il Brunello è rosso o la Vernaccia di S.Gimignano è bianca. Non dobbiamo confondere una tipologia e un metodo di produzione con un territorio, le due cose non si escludono a vicenda ma sono e saranno sempre complementari.
    Lo Champagne? E’ uno spumante prodotto in una specifica regione della Francia.
    Tutti conoscono lo Champagne? Certo, ma sanno per inciso che è uno spumante, che fa deliziose bollicine e non far capire la stessa cosa per il Trentodoc po per il Franciacorta, significherebbe sottrarre gran parte dell’interesse e della curiosità per questi territori italiani.

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  6. Primo Oratore

    dicembre 21, 2011 alle 8:53 pm

    Chiedo scusa di intromettermi fra i giganti…
    Il fatto è che ha ragione Ziliani, per quanto, spiace dirlo, il nome “Trentodoc” sia veramente brutto rispetto a “Franciacorta” che è una poesia.
    Tuttavia ci sarebbe la necessità di concordare su un nome-contenitore per vendere/promuovere collettivamente gli “spumanti italiani” (non mi sgridi dott. Ziliani, non è colpa mia se manca un nome che li rappresenti nel loro complesso) .
    Un po’ come nella promozione turistica: rivolgendosi agli Italiani ha senso parlare di Trentino, ma nella promozione nei paesi lontani (es. Stati Uniti o Giappone – o Cina?) forse sarebbe meglio unire le forze con i Veneti e dire “Dolomiti”.
    Saluto, PO.

  7. Nicola Barbato

    dicembre 22, 2011 alle 8:48 am

    non sono d’accordo. francamente mi pare una critica sterile, con rispetto parlando. ci sono molti appassionati che non hanno idea che il trento doc sia un vino spumante (non bisogna dimenticare che spumante è termine della lingua italiana di uso sia comune che tecnico. e ha un senso preciso e comprensibile). chi vuole comunicare informazioni sul trento doc (ma pure sull’asti doc o sul barolo docg o sul dogliani docg) è bene che lo faccia con linguaggio preciso, sì, ma anche comprensibile a chi di vino nulla sa. ferrari scrive spumante perché sa che così venderà più bottiglie: le venderà a chi non sa cosa il trento doc è.
    invece, presumere che tutti conoscano il significato di trento doc e parlare solo un linguaggio per “addetti” significa escludere chi è curioso ma, non per colpa sua, ignorante. significa parlare a pochi.
    ed è un peccato.
    buona giornata a tutti.

    • Franco Ziliani

      dicembre 22, 2011 alle 9:01 am

      E no Barbato, parlando di TrentoDoc e non, genericamente, di “spumanti” (parola che non vuol dire niente) significa solo non aiutare il consumatore ad essere più informato e consapevole, a saperne di più. Non si tratta certo di usare un linguaggio “per addetti ai lavori” ma dire le cose come stanno.
      Lei si chiama Barbato e io mi rivolgo a lei chiamandola per nome e cognome e non mi limito a definirla uomo o maschio e basta.
      Abituiamoci, soprattutto noi comunicatori del vino, a chiamare le cose con il loro nome e a non accontentarti di definizioni superficiali e generiche!

      • Nicola Barbato

        dicembre 22, 2011 alle 4:47 pm

        e io infatti sono nicola barbato.
        ma qui non c’è la foto né la carta d’identità. quindi in realtà potrei essere nicoletta barbatella [ops]. o pasquale gargiulo. quello che volevo dire è che il trento doc è comunque anche un vino spumante. non lo dico io: è un fatto.
        chiamiamolo trento doc, benissimo, sono d’accordo.
        ma spieghiamo a chi non lo vede, a chi non ha il bicchiere davanti, a chi è curioso ma vive in un posto dove l’enoteca a lui vicina è sfornita di vini altoatesini, di cosa stiamo parlando. altrimenti comunichiamo solo a chi già sa.

  8. Giovanni Palazzi

    dicembre 22, 2011 alle 1:53 pm

    Il termine spumante non è un optional, ma va specificato sull’ etichetta in quanto la designazione della categoria di prodotto vitivinicolo , se non ricordo male, è obbligatoria (escluso per 10 denominazioni tra cui Champagne, Cava e Franciacorta per i metodo classico e Asti e Marsala, oltre alla Franciacorta, per i vini italiani).
    Penso che Ferrari, per il Trento doc, lo scriva perchè è obbligatorio; il termine vino spumante/vino spumante di qualità non è solo un termine della lingua italiana, ma risponde ad una definizione ben precisa della normativa europea ed italiana.
    L’universo non è enocentrico , va bene promuovere la territorialità, ma per molti la Franciacorta è unicamente un’ area geografica e Trento una città, ve lo dice uno che a Cantine Aperte, in Franciacorta, si è sentito richiedere più volte “un frizzantino”,un prosecchino o un vino mosso e che, alla richiesta di un Prosecco in un bar delle Porte Franche ad Erbusco, si è sentito rispondere :”lo vuole di Valdobbiadene, brut o saten ?”. Quindi il sig. che ha citato Franco Ziliani , è comunque un uomo, mentre Franciacorta e Champagne sono comunque vini spumanti di qualità e questo, ai neofiti, va fatto presente.

    • Franco Ziliani

      dicembre 22, 2011 alle 2:09 pm

      c’é poco da fare in ogni zona, Franciacorta compresa, ignoranti non mancano e quindi può accadere che in un bar di questa zona qualche eno-troglodita arrivi a proporre “Prosecco brut o satèn”….
      Il termine “spumante” non va indicato obbligatoriamente in etichetta, come dimostrano i produttori di Franciacorta che ne fanno tranquillamente senza. Anche nel caso del TrentoDoc non é obbligatorio: sto controllando due bottiglie proprio di Ferrari e non figura. Quindi se non lo scrivono in etichetta potrebbero benissimo di fare a meno di scrivere “spumante” anche sulla facciata della cantina

      • Giovanni Palazzi

        dicembre 22, 2011 alle 3:04 pm

        Ok Franco, la recente normativa prevede l’obbligo in etichetta solo per i vini senza denominazione di origine, per gli altri è ora facoltativo; è stata tolta anche la sigla VSQPRD.

  9. Zakk

    dicembre 23, 2011 alle 1:28 pm

    ma e’ cosi’ difficile?
    Franciacorta, trentodoc…. Sono tutti facenti parte dell’insieme “spumante”.
    Che non significa che spumante significhi franciacorta o trentodoc o…. in maniera univoca.

    Per cui se si vuole evidenziare una statistica che riguarda tutti i vini a rifermentazione, la parola spumante va benissimo, mentre se si parla soltanto di un tipo specifico di spumante e’ giusto dare il nome proprio della denominazione.

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