Champagne Millesimé 2002 Jacquesson

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Chardonnay, Pinot nero

Giudizio:
10


Ho da tempo in arretrato un discorso ampio e articolato, ovviamente entusiasta, sugli Champagne, straordinari, ça va sans dire, della Maison Jacquesson, la più antica maison indipendente di Champagne, fondata nel lontano 1798 da Memmie Jacquesson con l’aiuto del figlio Adolphe che in seguito si avvalse per la parte strettamente viticola della collaborazione di Jules Guyot che, come si legge su Wikipedia, qui, “De 1841 à 1850 à Châlons en Champagne, puis de 1850 à 1858 à Sillery, il est employé par l’entreprise de vins de Champagne Jacquesson où il fit de nombreuses inventions.
Il décrit son expérience de viticulteur puis de vinificateur chez Jacquesson dans son manuel de viticulture publié à partir du journal de la plantation d’un vignoble”.
Discorso su Jacquesson da fare presto che ha origine da una degustazione, da cui non mi sono ancora ripreso, di più bottiglie della gamma di questo marchio prestigioso importato e distribuito in Italia dal 2002 dall’amico Pietro Pellegrini.
Maison che conta su 36 ettari, di cui dieci in affitto, in larga parte nella Côte de Blancs, ad Avize, vigneti Grand Cru (a Aÿ, Avize e Oiry) e Premier Cru (Dizy, Hautvillers e Mareuil-sur-Aÿ) – i vigneti di Avize e Oiry orientati ad est i Premiers Crus Dizy, Hautvillers, Mareuil sur Ay orientati a sud – e produce non più di 350 mila bottiglie con metodi di elaborazione non industriali, dedicati ai più alti standard di qualità.
Ho detto della fondazione dell’azienda da parte di Memmie Jacquesson ma va anche detto del suo temporaneo declino, intorno al 1875, dovuto ad Adolphe, della rinascita dell’azienda, nel 1925, ad opera del courtier Léon de Tassigny, che la fece rinascere acquistando 11 ettari di vigneti nei Grand Crus di Avize e Oiry, e poi dell’avvento della famiglia Chiquet (un nome che in Champagne significa molto) che riprende l’azienda nel 1974 e colloca la sede a Dizy.
Oggi l’azienda è condotta saldamente da Jean-Hervé e Laurent Chiquet. Sempre da un punto di vista puramente storico va ricordato che lo Champagne Jacquesson fu il preferito da Napoleone, e nel 1810 l’Imperatore a seguito di una sua visita diede il più alto riconoscimento dell’epoca per un’impresa commerciale, una medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves”.
Il discorso articolo sugli Champagne di Jacquesson riguarderà le cosiddette Cuvées numerate, i Brut sans année 7xx, unione dei vini di una stessa vendemmia da decine di parcelle diverse completata da una percentuale del 20-25% di vins de réserve, nati con la cuvée contrassegnata con il numero 728, relativa al numero progressivo di cuvée prodotte presente nei registri aziendali. In passato questi Brut sans année venivano denominati Perfection Brut.

In attesa di raccontarvi, presto, le mirabilie che la degustazione di tre cuvée numerate, 735, 734 e 733, ha suscitato, e di parlare di un’altra importante modalità di espressione aziendale, legata ai vins de terroir lieux dit, voglio parlarvi di un altro Champagne Jacquesson che mi ha letteralmente lasciato di sasso per la sua magnificenza, e che riflette la predilezione aziendale per uno stile decisamente secco, di grande purezza, che prevede vinificazione e affinamento in botti da 6 a 75 ettolitri, dosage degli zuccheri molto basso (tutti i millesimati sono elaborati come extra-brut).
Sto parlando del millésimé di un’annata, la 2002, che in Italia, salvo rarissime eccezioni, ad esempio la Valtellina, evoca livelli qualitativi da dimenticare, ma che in Francia e segnatamente in Champagne è stata di grande livello. Tanto che nella scheda tecnica del vino si può leggere che “è stato un anno con condizioni meteorologiche quasi perfette per le viti: praticamente assenza di gelo e grandine, un estate calda e soleggiata con notti fresche interrotta solo alcune volte da piogge leggere all’inizio di settembre.
A causa delle basse riserve d’acqua nel suolo, gran parte dei grappoli ha iniziato a disidratarsi e a perdere peso, fenomeno piuttosto inusuale in Champagne. La raccolta è iniziata il 12 Settembre in condizioni soleggiate con una media nei mosti di 11 gradi potenziali e un‘acidità tartarica di circa 7 gr/l, un equilibrio molto vicino a quello raggiunto nella leggendaria raccolta del 1976”.

Soltanto in annate eccezionali come questa la Maison Jacquesson può creare un assemblaggio con i “vins clairs” delle sue migliori parcelle di Grands Crus di Avize e Ay, al quale vengono aggiunti i vini delle migliori parcelle di Dizy e Mareuil sur Ay, due Premier Crus, per creare un vino che può dare piena espressione al carattere, unico ed eccezionale, dell’annata in questione.
E così dopo la fermentazione in botti “non è stato fatto nessun travaso, ed è seguito un regolare “batonnage” settimanale per i 3 mesi successivi. Si è poi approfittato dell’ultimo freddo invernale per ottenere una stabilizzazione naturale dei vini. Fin dall’inizio gli assaggi dei “Vins Clairs” hanno dimostrato rotondità, struttura e grande maturità”.
E le degustazioni “che sono seguite hanno confermato la prima impressione e all’inizio di giugno è stato deciso di utilizzare per l’assemblaggio definitivo lo Chardonnay di Avize (36%) e di Chouilly (7%) e il Pinot Noirs di Dizy (35%), di Aÿ (15%) e di Mareuil sur Aÿ (7%).
Uno Champagne speciale questo Millésime 2002, prodotto in 35.280 bottiglie, 1.508 magnums e 80 jeroboams, perché costituisce l’unico e ultimo esempio di millesimato non di singola particella e non dégorgement tardif prodotto dalla Maison francese. Dal 2003, infatti, Jacquesson ha deciso di sacrificare” anche le uve destinate al millesimato più importante per utilizzarle nella produzione della Cuvée “numerata”.
Un campione dégorgiato nel primo trimestre 2010, degustato un paio di mesi orsono, con un dosaggio di zuccheri dichiarato di 3,5, così mi ha raccontato: colore oro brillante luminoso di lucentezza smagliante, con perlage sottile, fine e continuo nel bicchiere, naso squillante, vivo, pieno di vita e di energia, di joie de vivre, con una compresenza e un mix nitidissimo di frutta a pasta gialla, fiori secchi, spezie, accenni minerali e di frutta secca, e una mineralità e un sale che danno smalto e freschezza inaudita al tutto.
Bocca all’insegna di un’assoluta armonia, di uno splendido equilibrio, di una grande spinta, con un attacco nervoso, vivo, scattante e un gusto che continua miracolosamente a produrre energia e nerbo sapido e si ripropone, con bella ricchezza di frutto, nerbo sapido, acidità perfettamente calibrata e ben fusa, sorso dopo sorso, con assoluta piacevolezza, con una facilità di beva, nonostante la ricchezza e la complessità del vino, che mostra rotondità, salda struttura, una giusta maturità ma senza alcun segno di stanchezza o cedimento, che lasciano letteralmente senza fiato.
Un solo limite per questo Champagne fiammeggiante, il prezzo al pubblico non inferiore ai 100 euro, che lo rende, ahimé, Champagne da happy few. Ma straordinario senza se né ma.

Champagne Jacquesson
importato e distribuito in Italia da Pellegrini Spa.


Lascia un commento

Condividi

Lascia un commento

Connect with Facebook