Alta Langa Contessa Rosa Rosé Brut 2008 Fontanafredda

Si parla ancora poco, nonostante sia diventata Docg dal febbraio di quest’anno (la tredicesima Docg piemontese), della denominazione Alta Langa, che designa i vini metodo classico che nascono nelle province di Cuneo, Asti e Alessandria.
Eppure si tratta di un progetto che parte da lontano e si ricollega a quei primordi della spumantistica metodo classico piemontese che videro protagonista intorno al 1865 Camillo Gancia, e che punta, con scoperta ambizione, a rivitalizzare e rilanciare una tradizione di produzione di “méthode champenoise” in terra di grandi rossi, con uve coltivate in vigne a oltre 250 metri sul livello del mare, nella zona collinare a destra del fiume Tanaro in ben 146 comuni.
L’Alta Langa conta su circa 350mila bottiglie da poco più di seimila quintali di uva Pinot Nero e Chardonnay, come recita il disciplinare di produzione, ma forse la sua ridotta diffusione e conoscenza presso il pubblico degli appassionati è dovuta al numero ridotto di protagonisti, undici “case spumantiere” (brutta definizione usata sul sito Internet del Consorzio), e al numero ridotto (nemmeno 20) di vini che rivendicano la denominazione in etichetta e fanno circolare nome e marchio.
I nomi noti tra i produttori non mancano, piccole aziende agricole o di dimensioni ridotte quali Valter Bera, Paolo Avezza, Ettore Germano (ben più noto per il suo Barolo), Monteoliveto di Casà, oppure Giulio Cocchi, ma anche “spumantisti” storici quali Gancia, Bosca Giovanni Tosti, Martini e Rossi, Enrico Serafino e Vigne Regali (emanazione del Castello Banfi a Montalcino in quel di Strevi).
Un caso a parte è quello della Fontanafredda di Serralunga d’Alba, forse l’azienda più nota e mediatica aderente al Consorzio, che alle bollicine metodo classico in terra albese crede da sempre, sin dai tempi quando responsabile tecnico era quel grande enologo e galantuomo che corrisponde al nome onorato di Livio Testa, per trenta vendemmie tecnico della grande azienda, nonché responsabile della commissione tecnica dell’Istituto Talento metodo classico negli anni Novanta.
Fontanafredda alla “mission” quasi impossible dell’Alta Langa crede davvero come dimostra la presenza di ben quattro Alta Langa Docg nella sua vasta gamma di “bollicine”.
Parlo del Vigna Gatinera Brut 100% Pinot nero, del Contessa Rosa Pas Dosé Pinot nero e Chardonnay, del Contessa Rosa Brut (Pinot nero e Chardonnay) e, ultimo nato, del Contessa Rosa Brut Rosé, a base di Pinot nero in purezza vinificato in bianco.
Un Alta Langa di scoperta ambizione questo Contessa Rosa Rosé, che intende inserirsi autorevolmente nell’ambito dei Rosé metodo classico italiani, ottenuto da uve Pinot nero coltivate nel comune di Lequio Berria nell’Alta Langa montana, in un vigneto ad un altezza di 600 metri con esposizione sud-est posto su un terreno costituito prevalentemente da argille bianche intervallate da strati di sabbie e pietre marnose.
Esposizione e altitudine che consentono di ottenere una maturazione delle uve lenta, tardiva e tale da produrre naturalmente un grande equilibrio dal punto di vista acido e aromatico, ma senza eccedere nella maturazione dei tannini, che in fase di macerazione non vengono rilasciati nel mosto.
4500 ceppi ettaro la densità, raccolta delle in cassette da venti chili nella prima decade di ottobre, e tecnica di produzione che prevede diraspatura, pigiatura e invio del mosto in serbatoi termocondizionati dove avviene una macerazione a 10 gradi per circa 24 ore fino ad ottenere un colore rosso rubino scarico.

Al termine della macerazione il mosto con le bucce viene prima pressato in modo soffice e delicato, poi viene immesso in serbatoi termocondizionati per la decantazione statica.
Il mosto limpido viene avviato alla fermentazione in serbatoi di acciaio inox a bassa temperatura (18-20° C) e viene mantenuto a contatto delle fecce fino alla primavera successiva. Nel mese di maggio il vino affronta una seconda fermentazione, quella in bottiglia, seguita da un processo di maturazione sui lieviti che si protrae per 24 mesi.
Alla mia degustazione del millesimo 2008 (sboccatura dichiarata aprile 2011), questo Rosé mi si è presentato con un colore più rosa cipria che rosa salmone, brillante e luminoso un perlage sottile e continuo di grana sottile, ed un bouquet abbastanza elegante dove le classiche note dei piccoli frutti di bosco, soprattutto fragoline più che lampone o ribes, si accompagnano ad accenni floreali, che richiamano rosa e geranio, agrumati, di crosta di pane.
La bocca è di buon impegno, con una netta componente fruttata succosa e morbida e una vena leggermente dolce che emerge e rende rotondo e molto piacevole il gusto, all’insegna della freschezza, della sapidità, di un certo sale, più che della potenza.
Un Rosé senza spigoli, scorrevole, non impegnativo, ben fatto ma anche non particolarmente complesso, che si fa bere bene sia come aperitivo su tartine varie e antipasti freddi, ma può essere portato anche a tavola con buona soddisfazione.
Un Alta Langa che conferma la predilezione da parte del nuovo management di Fontanafredda per vini non impegnativi e decisamente dalla parte del consumatore.

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