Era già tutto previsto: il direttore di Cavit nuovo presidente del TrentoDoc

Inutile incavolarsi, gridare allo scandalo, prendersela con il sempiterno potere delle Cooperative che fanno il bello (e soprattutto il cattivo) tempo in terra trentina.
Anche se da più parti, ad esempio qui e ancora qui, si era auspicata una grande unione tra i protagonisti veri del TrentoDoc che fosse in grado di esprimere un candidato comune in occasione delle elezioni del Presidente dell’Istituto di tutela della denominazione bollicinara trentina, questa unione non c’è stata.
E così, come racconta Francesca Negri sul suo blog Geisha Gourmet, la notizia tutt’altro che positiva di questa sera, che scaturisce dall’assemblea dell’Istituto di tutela del TrentoDoc è questa: “Enrico Zanoni, direttore di Cavit, è il nuovo presidente dell’istituto, vicepresidente è Carlo Moser (figlio di Francesco, bocconiano under 30, rientrato in azienda dopo esperienze di marketing all’estero).
Nel nuovo cda ci sono Luciano Lunelli, Matteo Lunelli, Luca Rigotti, Alessandro Dini, Andrea Pisoni e Lucia Letrari”.
E così presidenza e larga parte del Cda sono appannaggio dei soliti poteri forti del vino trentino, visto che in Consiglio, oltre al neo presidente uomo di Cavit c’è Luca Rigotti presidente della Nosio Spa del Gruppo Mezzacorona e il buon Matteo Lunelli dei Lunelli proprietari delle Cantine Ferrari.
Voglio vedere cosa riusciranno a fare gli altri, persone sicuramente capaci come il giovane vice presidente Carlo Moser, la combattiva Lucia Letrari figlia di Leonello, Luciano Lunelli di Abate nero, Alessandro Dini direttore generale dell’Istituto Agrario di San Michele Fondazione Mach, di fronte ad una volontà generale, anche politica, che ha preteso/voluto che ai vertici del “rinnovato” (si fa per dire) TrentoDoc ci fosse nientemeno che il direttore di Cavit…
Questo è il Trentino (del vino e non solo) che ci volete fare?

27 commenti

Condividi

27 commenti

  1. Franco Ziliani

    dicembre 13, 2011 alle 8:53 am

    da un commento pubblicato a margine della news data da Cosimo Piovasco di Rondò, qui
    http://www.trentinowine.info/2011/12/13/cattivi-pensieri-trentodocchisti/ scopro che “il presidente e’ stato votato praticamente all’unanimità”, quindi anche i piccoli produttori trentini avrebbero votato per l’uomo di Cavit.
    Che dire? Non ho parole…

  2. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 13, 2011 alle 9:07 am

    Non abbiamo parole. Ma questa conclusione è in linea con il profilo unanimista ed ecumenico del Trentino, che affida, da decenni,al movimento cooperativo un ruolo di sintesi e di rappresentanza dell’interesse collettivo. E quindi anche di guida. Non solo nel campo del vino. A me personalmente quest’assenza di dialettica non piace, ma prendo atto che è così: e non per colpa della forza, legittima,del movimento cooperativo che in trentino è estremamente radicato, e ci sarà un perché, ma per l’oggettiva fragiltà degli altri interlocutori.
    buon trentodoc a tutti!

    • Franco Ziliani

      dicembre 13, 2011 alle 9:10 am

      hai detto bene Cosimo! Quando scopro dal tuo ottimo blog che il direttore di Cavit é stato votato, anche dai piccoli produttori, quasi all’unanimità, non posso che pensare alla Sindrome di Stoccolma, che ribattezzerei Sindrome di Trento…
      Povero Trentino,poveri trentini, povero TrentoDoc!

  3. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 13, 2011 alle 9:31 am

    Quella della sindrome di Stoccolma è proprio buona, e se mi permetti, fa il paio, è l’altra faccia della medaglia, con quella che io chiamo sindrome ombelicale. Insomma, un trentino da riprogrammare completamente: dall’ombelico a Stoccolma…

    • Franco Ziliani

      dicembre 13, 2011 alle 9:37 am

      mi piacerebbe tanto sentire i piccoli e medi produttori di Trento Doc e capire come abbiano potuto, tarantolati da chissà quale incantesimo perverso, votare come “nuovo” Presidente di TrentoDoc il direttore della Cavit: ma come si fa!!!

  4. Patrizia

    dicembre 13, 2011 alle 10:03 am

    mi tolga una curiosità Ziliani. Lei non ha avuto nulla da dire quando il proprietario (si fa per dire) della più grossa azienda franciacortina, Maurizio Zanella di Cà del Bosco, é diventato presidente del Consorzio Franciacorta e ora si straccia le vesti perché é diventato presidente del Trento Doc il direttore di Cavit?
    Due pesi e due misure?

    • Franco Ziliani

      dicembre 13, 2011 alle 10:09 am

      e no Patrizia, lei mi accusa di qualcosa che non esiste. Vuole mettere sullo stesso piano quello che hanno fatto Zanella e Cà del Bosco per la Franciacorta,sia dal punto di vista qualitativo dei Franciacorta Docg prodotti sia da quello dell’immagine e del prestigio, e quello che ha fatto (ma cosa ha fatto?) Cavit per il TrentoDoc?
      E c’é un poi un motivo di ordine generale che avrebbe richiesto, da parte dei produttori trentini, un ben diverso comportamento, senza farsi impiccare con le loro mani.
      La Franciacorta può mostrare orgogliosa e fiera il volto di un uomo come Maurizio Zanella quale presidente del proprio Consorzio, i trentini, pur con tutto il rispetto per la persona in sé, mostrano invece simbolicamente che chi comanda in Trentino sono le potenti cantine cooperative, di cui Cavit é espressione.
      Contenti i trentini…

      • Il contestatore

        dicembre 13, 2011 alle 12:33 pm

        Non tutti i franciacortini, col senno di poi, son contenti di Zanella!
        Si documenti tuttologo…

        • Franco Ziliani

          dicembre 13, 2011 alle 1:24 pm

          tuttologo sarà lei! E’ normale e pacifico in un Consorzio normale, non in una dittatura o in una qualsiasi forma che non si regga su un consenso bulgaro, non tutti siano contenti dell’operato di un presidente. Accade anche in questo caso e non c’é nulla di strano o di sconveniente…

  5. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 13, 2011 alle 10:03 am

    Si fa così: il movimento cooperativo è profondamente penetrativo della società trentina. Ora non ho sottomano i numeri esatti, ma da qualche parte ce li ho alla virgola e li cercherò: ad ogni modo, in ogni famiglia trentina c’è un cooperatore, anche due. Magari cooperatore di consumo o di credito o agricolo o di servizi o di lavoro. E questo vale anche per i piccoli trentodocchisti. Anche loro, probabilmente sono cooperatori, nel senso di soc. E non è un male in sé, ma è una situazione che descrive la forza, l’omogeneità culturale, il riconoscimento collettivo dei trentini nella cooperazione. E in quanto di buono, magari non nel settore vino, è comunque riuscita a fare, in quanto a redistribuzione del reddito e a protezione sociale. Credo sia questa, insieme ad altro su cui sorvolo, la ragione per la quale anche i trentodocchisti alla fine si riconoscono nei volti cooperativi.
    CpR

  6. Antonio

    dicembre 13, 2011 alle 10:04 am

    la cosa scandalosa non é che sia stato eletto presidente il direttore di Cavit ma che l’insieme degli altri produttori che fanno il Trento Doc, non nei numeri delle bottiglie ma come numero di aziende, non siano stati capaci di esprimere una candidatura comune a questa presidenza annunciata e benedetta dal potere politico.
    Tutto questo é davvero sconsolante e tristissimo

  7. Patrizia

    dicembre 13, 2011 alle 10:13 am

    prendo atto della sua spiegazione, che trovo giusta, ma continuo a pensare che nei confronti del Trentino e dell’Oltrepò lei mostri una severità di giudizio di cui non dà prova scrivendo di Franciacorta

  8. Franco Ziliani

    dicembre 13, 2011 alle 10:16 am

    un produttore di TrentoDoc, non importa sapere chi, che ha partecipato all’assemblea di ieri mi ha così scritto:
    “La scelta e’ stata condivisa perché dobbiamo superare un momento difficile e nessun, dico nessun “piccolo” ha voluto giocare per la presidenza.
    In questo momento e’, a mio giudizio, molto meglio concentrarsi su un CdA d’insieme (non solo il presidente) che possa esprimere la volontà della base (dove c’e’) e comunque cercare di portare alto il nostro territorio con tutte le sue realtà”.
    Ringrazio il produttore e trovo il fatto che nessun piccolo abbia voluto giocare per la presidenza dimostrazione perfetta dell’esistenza di quella Sindrome di Trento di cui ho già parlato.
    Auguri amici trentini, cercate di guarire di questa sindrome al più presto!

  9. Flaviano

    dicembre 13, 2011 alle 12:24 pm

    Anche io non capisco questa polemica onestamente. Se i “non cooperativi” non erano d’accordo potevano uscire o fondare un’altra associazione. E poi ha davvero senso valutare la cosa guardando solo alla forma giuridica?

    • Il contestatore

      dicembre 13, 2011 alle 6:06 pm

      quanto pare per ziliani si, dove gli sbatte la porta in faccia, lui la vuole sfondare avendone ragione, solamente con le offese e gli insulti.
      visto l’articolo poi scritto al neo presidente, io gli metterei un bel pedaggio se qual’ora questo tizio, vorrà andare nella provincia di trento!

  10. Pingback: Lettera aperta ad Enrico Zanoni neo Presidente dell’Istituto TrentoDoc | Wine-Italy blog

  11. Giorgio Cestari - Primo Oratore

    dicembre 13, 2011 alle 7:37 pm

    Premesso che ho anch’io auspicato che la Presidenza fosse affidata ad uno dei “poteri deboli” (Lei chiama poteri forti gli altri, come chiamare questi?), tuttavia la vedo così: persone libere ed intelligenti, di cui Lei stesso magnifica le qualità, hanno ritenuto che in Trentino, dove tendenzialmente cerchiamo accordi e mediazioni, fosse meglio questa scelta che andare a scontri vari e contrapposizioni.
    Magari queste sarebbero piaciute tanto a Lei e a Cosimo, ma evidentemente i trentodocchisti non la pensano così. Non li ha obbligati nessuno e non mi consta che vi fossero pistole puntate alla tempia di nessuno.
    Probabilmente vogliono provare, piuttosto che rompere. Ed io do ragione a loro.
    Saluto, PO

    • Franco Ziliani

      dicembre 13, 2011 alle 7:54 pm

      vorrei tanto condividere il suo ottimismo Giorgio e la sua apertura di credito… Certo che non li ha costretti nessuno, ma lei dimentica l’influenza, subdola, della Sindrome di Stoccolma, pardon, Trento…

      • Giorgio Cestari - Primo Oratore

        dicembre 13, 2011 alle 8:57 pm

        E’ l’ottimismo della volontà, ahimè.
        Cosimo -non mi ricordo in quale occasione su qualche sito- ha detto che dopo anni di Trentodoc la penetrazione del marchio è debole e non lo conosce praticamente nessuno; nei bar di Trento servono il Prosecco; spendono i soldi per fare commemorazioni con firme generaliste dice Lizzy (Vino Pigro); manco aggiornano il loro sito… Insomma bisogna sperare davvero che i privati confidino di fare bene con i cooperatori.
        Saluto PO.

  12. Cosimo Piovasco di Rondò

    dicembre 13, 2011 alle 11:36 pm

    Ottimismo della volontà… e pessimismo della ragione..questo il motore per un’analisi consapevole della realtà e una proiezione rivoluzionaria verso il futuro… (insegnava il compagno Gramsci, quanto sono obsoleto eh…)..ecco.. una buona dose di pessimismo della ragione,caro PO, vista la situazione forse non guasterebbe… insieme all’ottimismo cooperativo della volontà.. ben si intende…

  13. Pingback: TRENTINO WINE BLOG » Coop: i numeri dell’egemonia

  14. Pingback: INTORNO A ZANONI PRESIDENTE TRENTODOC « osservatorio del vino

  15. Pingback: Trentino Wine Blog » Coop: i numeri dell’egemonia

  16. Pingback: Enrico Zanoni, presidente del TrentoDoc, ricorda le promesse? | Wine-Italy blog

  17. Pingback: Trento Doc: un grande talento nel complicare anche le cose più semplici | Il Prosecco

Lascia un commento

Connect with Facebook