La data di sboccatura è importante: per lo Champagne e non solo

Sul suo blog Dr. Vino il wine blogger, nonché professore universitario, statunitense Tyler Colman rivendica l’importanza della presenza della data del dégorgement (della sboccatura per dirla in italiano) sulle bottiglie di Champagne scrivendo che “Disgorgement dates are important”.
Nel suo articolo ricorda che “after the jump, check out Champagne writer Peter Liem, who is pro-disgorgement labeling, giving his reasons why they are important.
I’m in favor of Champagne producers putting some sort of legible, comprehensible form of disgorgement dates on the (back) label. If you are too, hit the comments!”.
Perché Colman considera importante questa indicazione utile al consumatore? Come scrive, “The simplest reason is that bottles disgorged at different times are, in effect, different wines. A particular cuvée of either non-vintage or vintage champagne will see several different disgorgements over the time that it’s sold.
This is done for practical, physical reasons in the cellars, and also because leaving a champagne on its lees keeps it fresher while waiting for the next outgoing shipment. But since they spend different amounts of time on the lees the wines will necessarily be different, even if these differences are subtle.
The amount of post-disgorgement aging will obviously be different as well, which has perhaps an even bigger impact on the wine. Furthermore, it’s a relatively common practice to adjust the dosage for different disgorgements of the same wine: earlier disgorgements usually take a higher dosage, because the acidity is more pronounced.
In contrast, the dosage is often reduced for later disgorgements, as the wine mellows out and the acidity becomes rounder and less aggressive…”.
In altre parole considera questa indicazione importante perché a suo avviso bottiglie di Champagne, (il discorso vale anche per i vari metodo classico italiani a denominazione d’origine) sboccate in tempi diversi costituiscono in effetti vini diversi.
Una sboccatura recente indica uno Champagne che è rimasto più tempo sui lieviti rispetti allo stesso Champagne che è stato degorgiato mesi prima. Ed inoltre il vino tende ad essere diverso in ragione della differente evoluzione che subisce in bottiglia.



C’è chi preferisce vini con sboccatura più recente e chi invece, ad esempio il sottoscritto, pensa che siano più equilibrati e migliori ad alcuni mesi, talvolta un anno o più, dalla data in cui viene compiuta questa operazione.
Per il wine blogger statunitense “The main reason I like knowing the disgorgement date is not to find the “best” version of a cuvée, but to know what to expect when I open the bottle. A bottle disgorged six months ago is going to be different in character than the same wine disgorged two years ago.
Since I prefer wines with more post-disgorgement age, I’ll usually pick the older one if there’s a choice. In truth, I actually enjoy tasting different disgorgements of the same wine, and find it to be a very instructive activity”.
Gli piace cioé trovare l’indicazione della data di dégorgement in retroetichetta per avere piena consapevolezza di quello che potrà trovare nella bottiglia. E quando c’è possibilità di scelta tra bottiglie con epoca di sboccatura diversa, gli piace orientarsi su quelle più vecchie e trova che degustare in maniera comparativa lo stesso Champagne con sboccature in epoche differenti sia un esercizio molto istruttivo.
In conclusione indicare in retroetichetta la data di dégorgement (l’anno, anche se sarebbe stato meglio indicare anche il mese, di sboccatura), come hanno deciso qualche mese fa di fare in Franciacorta, è un elemento di grande trasparenza, chiaramente dalla parte del consumatore pagante.

11 commenti

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11 commenti

  1. Giovanni Arcari

    dicembre 9, 2011 alle 3:50 pm

    oggi trovo assurdo degustare (per poi valutarlo)un vino prodotto con metodo classico se non si conosce la data di sboccatura.
    come ho scritto, anche nel post da te gentilmente linkato, credo che limitarsi a riportare l’anno sia troppo vasto per avere una corretta chiave di lettura degli aspetti organolettici del vino in questione.

  2. Alle

    dicembre 11, 2011 alle 3:30 pm

    Molte volte oltre alla data di sboccatura, sulle retro etichette dello champagne ( mentre sui nostri metodi classici sono sempre più complete) manca la descrizione degli uvaggi che ritengo siano altrettanto utili per una corretta analisi sia visiva che olfattiva che gustativa. Cosa ne pensate?

    • Franco Ziliani

      dicembre 11, 2011 alle 3:32 pm

      é vero, molto spesso anche sulle retroetichette degli Champagne l’indicazione della composizione della cuvée é considerata accessoria, mentre invece sapere se c’é del Pinot noir o del Pinot Meunier oltre allo Chardonnay é sicuramente indicativo. Faremo appello agli champenois perché prendano in considerazione questo tipo di informazione

  3. santo

    maggio 26, 2014 alle 11:33 am

    Trovo assurdo che si continui ad acquistare spumanti francesi. Su questi prodotti non esiste alcuna indicazione di sboccatura e, ciò che è peggio, questi signori non rispondono neanche se scrivi loro chiedendo informazione sul degorgement dei loro prodotti. Ho scritto sia ad Armand de Brignac che a Ruinart, indicando i numeri di lotto delle bottiglie che possiedo, sperando che mi comunicassero la data di sboccatura ma mi hanno completamente ignorato. Come si fa a determinare la possibile longevità di uno champagne se non si sa quando è stato degorgiato? In Italia si fanno certe cose molto più seriamente!

  4. luca

    settembre 16, 2015 alle 12:09 pm

    Buongiorno Franco,

    per festeggiare l’acquisto della casa, ieri mi sono concesso l’acquisto di una bottiglia di NPU 1996, sboccatura 2009, lei cosa ne pensa?…devo ancora degustarla…

    • redazione

      settembre 16, 2015 alle 12:19 pm

      é giovanissima…. aspetti, se riesce, ancora un paio d’anni a stapparla… 🙂
      auguri!

  5. Paola

    giugno 26, 2017 alle 6:04 pm

    Buona sera siamo una piccola azienda della maremma e dal 2008 ci siamo avventurati nel mondo del vino. Siamo partiti da zero cioè impiantando tutte le vigne tra cui il Pinot nero ( che io adoro) e Chardonnay perché mi piacciono tanto le bollicine. Abbiamo fatto un metodo classico non dosato con 70% chardonnay e 30% Pinot nero (CUORDICRU) . La prima sboccatura l’abbiamo fatta a 18 mesi la seconda a 36. Il mio problema è come differenziare le bottiglie , visto che le etichette ce ne sono abbastanza, fare un bollino? Fare una fascetta?, ho bisogno di un consiglio
    Grazie, Paola

    • redazione

      giugno 26, 2017 alle 9:37 pm

      innanzitutto grazie per il suo intervento e per la fiducia dimostrata.
      Io al posto suo eviterei la fascetta, perché rischia di confondersi con le fascette delle Docg e magari crearle qualche problema burocratico e andrei con un bollino di colori diversi, su uno riportare in grande la cifra 18, sull’altro la cifra 36.
      Così evita di dover far stampare una seconda etichetta.
      Se poi usa la retroetichetta metterei bene in chiaro nel testo la differenza tra i tempi di affinamento sui lieviti.
      E poi, magari, io farei assaggiare questi due metodo classico ad un certo Franco Ziliani (lo conosce?) che potrebbe farsene un’idea e magari scriverne su… Lemillebolleblog.. 🙂

  6. Giuseppe

    agosto 10, 2017 alle 8:11 pm

    Un ferrari brut de brut metodo champenois 1981 sboccatura 1985….che faccio stappo?????

    • redazione

      agosto 11, 2017 alle 12:42 am

      Sono pronto a scommettere che la bottiglia è pronta. Per il lavandino…

  7. Giuseppe

    agosto 10, 2017 alle 8:13 pm

    Ecco la bottiglia

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