Franco Ziliani e i metodo classico rosé italiani: piccole perle tutte da scoprire. Una degustazione a Madonna di Campiglio

Ricevo dagli amici dell’Ufficio stampa dell’A.I.S. Trentino il seguente comunicato stampa e con ovvio piacere pubblico.

Sabato 3 dicembre, nell’ambito della due giorni “Perlage, territori eccellenti”- organizzata da AIS Trentino a Madonna di Campiglio- l’eno giornalista Franco Ziliani ha condotto una degustazione di metodo classico rosè italiani.
“Dieci anni fa, credo che nessuno avrebbe organizzato una degustazione tematica di questo tipo”, ha affermato Ziliani in apertura, a testimoniare la rilevante novità di un prodotto che solo di recente ha iniziato ad incontrare un diffuso gradimento di pubblico.
“Per troppo tempo è stato considerato un vino di serie B, ma così non è: al contrario, produrre un grande rosè è estremamente impegnativo”.
Pur non essendoci dati precisi, Ziliani ha stimato che la produzione di rosè in Italia non superi il 10% sul totale dei metodo classico. La mancanza di cifre precise è legata alla grande confusione che caratterizza il mondo delle bollicine italiane, ma su questo aspetto Franco Ziliani ha le idee molto chiare: “E’ assurdo e insensato parlare di spumante.

E’ un termine che non significa nulla: come in Francia si parla di Champagne, in Italia dovremmo abituarci a mettere al centro i territori e le loro originalità: Trento, Franciacorta, Oltrepò pavese, Alta Langa … unire tutto in un indistinto termine è avvilente e fallimentare”.
La degustazione di nove importanti metodo classico rosè, provenienti dalle quattro diverse zone di produzione riconosciute in Italia, ha dato ragione a questa riflessione, tante sono le differenze e le originalità che fanno di ogni vino degustato un interprete davvero autentico della storia e della tradizione vitivinicola del suo territorio.
Alcune caratteristiche però, secondo Ziliani, devono essere trasversali: “Un rosè deve essere charmeur, deve colpire, ma senza rinunciare all’eleganza e alla finezza. Per passare dal francese al lombardo, non devono essere vini gnucchi, pesanti, ma aggraziati e sottili”.

In ordine, sono stati serviti:

Rösa Alta Langa Rosè 2006 (Giulio Cocchi)

Cruasè Oltrepò Pavese  Rosè 2007 (Bruno Verdi)

Galanta Oltrepò Pavese Rosè (Ruiz De Cardenas)

Dolomiti Brut Rosé (Pojer & Sandri)

Perlé Trento Doc Rosé 2005 (Ferrari)

Franciacorta Rosé 2006 (Derbusco Cives)

Franciacorta Rosé Pas Dosé “Parosé” 2006 (Il Mosnel)

Extra Brut Rosè 2008 (Bruno Giacosa)

Cuvée Annamaria Clementi Francicorta Rosé 2003 (Cà del Bosco)

“Nove vini diversi, nove colori diversi, nove interpretazioni diverse”, ha concluso Ziliani. “Vini non clonati, ma legati con autenticità al loro territorio”.

Ufficio stampa AIS Trentino
Per info: ufficio.stampa@aistrentino.it

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  3. Carmine Servadio

    dicembre 11, 2011 alle 8:12 pm

    Le bollicine italiane stanno ottenendo consensi positivi visto ormai il target alto raggiunto dai vari produttori che danno vita l’espressione del territorio nel calice dalla lombardia alla sicilia !!!!!!!!!

    • Franco Ziliani

      dicembre 11, 2011 alle 8:21 pm

      con tutta la simpatia per le “bollicine” prodotte in Sicilia, non mi sembra che la qualità dei metodo classico siculi sia lontanamente paragonabile a quella dei migliori Franciacorta Docg e TrentoDoc…

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