Champagne Brut millésimé Blanc de Noir 2003 Roger Coulon

Denominazione: Champagne
Metodo: classico
Uvaggio: Pinot noir, Pinot Meunier

Giudizio:
10


Avevo promesso di completare il discorso avviato giusto un mese fa, con la recensione positiva senza se e senza ma sulla Cuvée Réserve de l’Hommée, sugli Champagne della piccola Maison di Vrigny nella Montagne de Reims denominata Roger Coulon, su cui notizie più dettagliate, su come sia stata selezionata dall’importatore italiano, la Bellenda distribuzione di Umberto Cosmo, potete leggere in questa scheda.
In attesa di parlarvi di un esemplare, succoso Rosé, voglio parlarvi di un altro Champagne Coulon che mi ha lasciato letteralmente basito. Per la qualità e per un prezzo di listino inferiore di qualche euro ai 30 euro che lo rendono strepitosamente appealing.
Sto parlando dello Champagne Brut millesimato Blanc de Noir, nell’edizione 2003 da me degustata sintesi di un 60% di Pinot nero e 40% di Pinot Meunier, mentre l’edizione 2004 vede un rapporto paritario tra le due uve.
Vale la pena riprendere quello che scrivevo nel primo articolo, ricordando che quella dei Coulon è una “famille de vignerons, depuis 8 générations” una famiglia di vignaioli, Vigneron Indipendant, di récoltants-manipulants da otto generazioni, un’azienda animata da Eric Coulon, Président des Vignerons de Vrigny, e da Isabelle Coulon, impegnata nell’elaborazione dei vini, nelle visite in cantina, nelle degustazioni e nella commercializzazione.
Un domaine che produce solo novantamila bottiglie, che vengono vendute in Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Svizzera, Giappone, Stati Uniti e Italia. Dieci ettari di vigneto di proprietà ripartiti su 5 villaggi e su 70 parcelles (vigne dai nomi evocativi come “Les Gouttes d’Or”, “Les 4 Vents”, “Les Champs de Vallier”) classificate come Premier Cru, con un terroir che “bénéficie d’une situation privilégiée à mi-coteaux exposés au Sud-Est et sur un sous-sol composé de calcaire tendre etd’argile du sparnacien”.
Nei vigneti domina leggermente, con il 40% delle superfici il Pinot Meunier, mentre un 30% ognuno vanno a Chardonnay e Pinot nero, con un’età media delle vigne intorno ai 40 anni. Altra cosa importante da sottolineare è che i vigneti vengono piantati con una selezione massale e assolutamente non clonale, così da assicurare e perpetuare il carattere originario.
Tornando al vino, strepitosamente buono, ancora più perché degustato il giorno successivo alla grande delusione (ne scriverò presto) ricevuta da un Franciacorta millesimato 2005, decisamente presuntuoso e dalla beva penalizzata da un eccesso di legno e da un’ambizione smodata di ottenere un grande vino che alla prova dei fatti non si rivela affatto tale…, va ricordato che la parcelle denominata “Les Linguets” dedicata al Pinot Meunier presente in questo assemblage è stata piantata nel 1953 senza il ricorso al porta innesto americano e quindi le uve che ottenute da questo vigneto franco di piede esaltano al massimo le caratteristiche del terroir originario. Le uve, Pinot Noir e Pinot Meunier provengono dai villaggi di Vrigny et Coulommes la montagne classificati premier cru.

I Coulon amano definire questo Champagne “un assemblage de vérités : son élaboration est “nature”, sans levure selectionnée ni fermentation malolactique, aucun collage, aucun passage au froid et aucune filtration. Le vin exhale ainsi toute sa richesse aromatique et conserve la typicité du terroir”.
In altre parole un assemblaggio verità, un’elaborazione naturale senza lieviti selezionati né fermentazione malolattica, né chiarifica o filtrazione. Così il vino può sprigionare tutta la sua richezza aromatica e la tipicità del terroir. Dosaggio degli zuccheri contenuto lodevolmente in 5 grammi litro e affinamento in cantina protratto per sei anni.
Veniamo alla degustazione, esaltante, di questo grande Blanc de noir, dotato di una piacevolezza tale che ha portato la bottiglia, consumata e goduta giudiziosamente in due, come dovrebbe accadere con ogni Champagne degno di questo nome, ad essere prontamente e magicamente vuotata cenando e a far rimpiangere che si trattasse di una normale bottiglia e non di un magnum… Colore oro antico splendente, glorioso, dalla lucentezza smagliante, per usare la descrizione, efficace, dei Coulon “or soutenu aux reflets orangés. Grande limpidité”, oro intenso dai riflessi aranciati, grande limpidezza”, perlage finissimo, sottile, vivacissimo nel bicchiere (niente flûte) di grande persistenza. I profumi sin dal primo impatto colpiscono per la loro complessità, finezza e delicatezza, sciorinando in sequenza, ognuno ben distinguibile eppure capace di fondersi nell’insieme olfattivo, sfumature di crosta di pane, mandorla, albicocca e mango disidratati, chiodi di garofano, pan brioche, pesca bianca, accenni floreali che richiamano il tulipano e poi progressivamente un fruttato succoso che richiama lampone e ribes e un ricordo di fichi secchi con mandorla. Il tutto in una cornice di grande sapidità e precisione, di grande freschezza.
In bocca appena entrato sul palato questo Blanc de Noir evoca la sensazione tattile di un merletto, croccante e ben secco sul palato, largo, pieno, ben strutturato, con una bolla cremosa e “crepitante”, eppure delicato, finissimo, di spalla salda eppure dinamico, verticale, ricco di nerbo.

Otto anni di età e l’origine da quella celebre annata calda che fu il 2003, eppure questo Blanc de Noir di Roger Coulon sorprende, affascina, soggioga e conquista d’imperio, come una donna elegante e di gran classe cui vorresti legarti per tutta la vita, per la sua vitalità e freschezza, per la coda lunga e nervosa, per la ricchezza minerale e di “sale”, un’acidità perfettamente equilibrata e una piacevolezza assoluta da fuoriclasse.
Hanno proprio ragione i francesi: il ny a de Champagne que dans la Champagne. Mais oui Mesdames et Messieurs!

1 commento

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Un commento

  1. Mauro ArdeCore

    dicembre 8, 2011 alle 2:55 pm

    Gentile Ziliani, una curiosità…vista la dichiarazione dei produttori di non utilizzare né collaggio, né filtrazioni, né stabilizzazioni a freddo, non ha notato nessun difetti visivo, o nessun deposito di tartrati sul tappo o sul fondo della bottiglia?

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